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Notiziario Marketpress di Lunedì 04 Marzo 2013
AFFRONTARE LA PERDITA DI UDITO  
 
Bruxelles, 4 marzo 2013 - Circa il 16 per cento degli adulti europei soffrono di una perdita di udito sufficientemente grave da influire negativamente sulla loro vita quotidiana. Le perdita di udito colpisce la capacità di un individuo di comunicare - ovvero sentire, elaborare il suono e rispondere - e questo può rendere la vita molto frustrante. La perdita di udito non curata può scoraggiare l´interazione sociale, portando a depressione, ansia e isolamento dal resto del mondo. Chi ne soffre tende anche a manifestare maggiore insoddisfazione per le amicizie, la vita famigliare, la salute e la situazione finanziaria. La depressione è comune tra gli adulti anziani che hanno problemi di udito. Nella maggior parte dei casi, la perdita di udito è una conseguenza dell´invecchiamento o dell´esposizione a forti rumori, e può essere classificata in base alla parte del sistema uditivo che è danneggiata. Ci sono tre tipi principali di perdita dell´udito: ipoacusia trasmissiva, ipoacusia neurosensoriale e ipoacusia mista. L´ipoacusia neurosensoriale è associata con la progressiva degenerazione delle cellule ciliate nell´orecchio interno. Questa riduzione dell´udito legata all´età è un processo naturale, ma può essere rapido in alcuni individui. Esso solitamente ha inizio tra i 35 e i 40 anni di età. Con il raggiungere degli 80 anni di età, oltre la metà delle persone ha subito una significativa perdita di udito. Infine, la perdita di udito può anche essere ereditaria (a seconda del background genetico) o essere la conseguenza di una malattia, un trattamento o dell´esposizione a sostanze chimiche. Tuttavia, ora gli scienziati ritengono che la perdita di udito possa essere sconfitta nei prossimi decenni. I rapidi progressi nella bioscienza e nella tecnologia dell´udito fanno sì che sia ora realistico immaginare una cura nel futuro immediato. Il progetto Neuearn è uno di questi nuovi progressi tecnologici che hanno visto la luce negli ultimi mesi. Questo progetto triennale finanziato dal 7° Pq è stato lanciato nel settembre 2012 ed è guidato da una Pmi danese chiamata Nsgene A/s, che è specializzata nello sviluppo di dispositivi terapeutici clinicamente conformi e rispettosi delle normative Ue. Il progetto Neuear ha riunito partner industriali e accademici provenienti da Danimarca, Svezia, Germania, Austria, Regno Unito e Stati Uniti. Il progetto mira a riuscire a commercializzare questa nuova protesi acustica nei prossimi anni, poiché essa presenta un chiaro potenziale per l´applicazione clinica. Oggi, la perdita di udito non curata costa all´Europa 213 miliardi di euro all´anno. Questa patologia ha creato un grande mercato mondiale per gli impianti cocleari, che nel 2008 valeva 725 milioni di dollari e si prevede che raggiunga 1,59 miliardi di dollari nel 2013. Come indicato, una grande parte della popolazione è colpita da ipoacusia neurosensoriale (Snhl). L´ipoacusia neurosensoriale solitamente si presenta in seguito a danneggiamento e perdita delle cellule ciliate, le cellule sensoriali nella coclea dell´orecchio interno, che, in risposta al suono, convertono le vibrazioni meccaniche in impulsi nervosi nei neuroni uditivi primari. Il solo intervento terapeutico attualmente disponibile per i pazienti che soffrono di ipoacusia neurosensoriale è l´uso di un impianto cocleare, una protesi neurale progettata per stimolare elettricamente in modo diretto i neuroni uditivi. Mediante un impianto cocleare, le cellule ciliate danneggiate vengono scavalcate, e il nervo uditivo viene stimolato direttamente. L´impianto cocleare non porta al "ripristino" o alla "cura" dell´udito. Esso tuttavia permette di percepire la sensazione del suono. Nonostante i miglioramenti nella tecnologia degli impianti cocleari, l´esperienza uditiva con questi dispositivi rimane lontana dalla normalità, in parte a causa della limitata interfaccia con i neuroni uditivi e della loro progressiva degenerazione. Il progetto Neuear sta sviluppando un impianto prototipo capace di ripristinare la funzione uditiva e supportare la rigenerazione dei neuroni uditivi. L´impianto salverà i neuroni uditivi primari dalla degenerazione e promuoverà l´interfaccia neurone-elettrodo creando una secrezione cronica di fattori neurotrofici che sarà combinata con una serie di elettrodi cocleari. Inoltre, il progetto aprirà la strada a un impianto neurotrofico indipendente come possibile terapia rigenerativa per l´orecchio interno senza l´uso di un elettrodo. L´impianto non solo migliorerà l´udito, esso migliorerà significativamente anche la qualità di vita della gente. Per quelli che sono sordi dalla nascita, esso non fornisce una capacità uditiva del tutto "normale", ma per quanto riguarda la parola e la comprensione, esso fornisce un efficace trampolino di lancio verso una migliore qualità di vita. Per maggiori informazioni, visitare: Neuear http://www.Neuear.eu/index.html    
   
   
ALLA RICERCA DI NUOVI FARMACI SUL FONDO DELL´OCEANO  
 
Bruxelles, 4 marzo 2013 - Ogni volta che si usa un antibiotico, i ceppi più deboli dell´infezione vengono uccisi mentre quelli più forti e virulenti resistono e si moltiplicano. In passato, questo non era fonte di grande preoccupazione, poiché era sempre disponibile un nuovo farmaco per combattere l´infezione. Ora, tuttavia, stiamo esaurendo le opzioni. In effetti, come spiega il professor Marcel Jaspars dell´Università di Aberdeen nel Regno Unito, sin dal 2003 non è stato registrato nessun nuovo antibiotico. L´interesse nello sviluppo di nuovi antibiotici è calato poiché essi vengono usati solo per brevi periodi di tempo e la loro efficacia è limitata a circa dieci anni. Questo non li rende degli investimenti redditizi per le case farmaceutiche e, di conseguenza, le nostre scorte si stanno esaurendo. "Se non viene fatto nulla per combattere questo problema noi in circa dieci o venti anni siamo destinati a tornare a una "era-pre-antibiotici", dove insetti e infezioni che sono attualmente abbastanza facile da curare potrebbero rivelarsi mortali", dice Jaspars. La scoperta di farmaci è quindi una questione molto seria legata alla salute. Comunque, gli scienziati ritengono che l´oceano potrebbe fornire la risposta al problema dello sviluppo di nuovi farmaci. La maggior parte degli antibiotici utilizzati attualmente è stata isolata da fonti terricole, e i recenti tentativi di bioprospezione terrestre hanno per lo più portato alla riscoperta di antibiotici conosciuti o di loro stretti omologhi. Dati recenti indicano in modo deciso che l´ambiente marino rappresenta una fonte non sfruttata di nuove molecole biologicamente attive, in particolare di antibiotici. Per lungo tempo gli scienziati hanno cercato negli oceani di tutto il mondo nuovi possibili farmaci, anche se questa ricerca si è concentrata principalmente nelle acque tropicali. Il progetto Pharmasea mira a combattere il crescente problema della resistenza agli antibiotici mediante la ricerca di nuovi farmaci nell´oceano. La novità di questo progetto è che esso esplorerà alcuni degli oceani più profondi e freddi del pianeta. Questo potrebbe essere interessante, poiché finora sono stati pochissimi i campioni raccolti nelle regioni dell´Artico e dell´Antartico. Questo progetto di quattro anni su larga scala riunirà ricercatori europei provenienti da Regno Unito, Belgio, Norvegia, Spagna, Irlanda, Germania, Italia, Svizzera e Danimarca per raccogliere e setacciare campioni di fango e sedimenti prelevati da enormi fosse oceaniche mai toccate in precedenza. Esso è supportato con oltre 9,5 milioni di euro di finanziamenti Ue e riunisce 24 partner provenienti dal mondo industriale, da quello accademico e da organizzazioni no profit sparsi in 14 paesi. Uno degli obiettivi di Pharmasea è quello di cercare nuovi antibiotici in batteri marini scoperti recentemente. Esso si concentrerà inoltre sulla scoperta di farmaci per malattie neurologiche, infiammatorie e altre di tipo infettivo. Già da qualche tempo i ricercatori sanno che la grande diversità della vita marina negli oceani rappresenta ciò che potrebbe equivalere a una miniera d´oro farmaceutica mai esplorata prima. Gli oceani sono la fonte di un grande gruppo di prodotti naturali strutturalmente unici, che sono per lo più raccolti in invertebrati quali spugne, tunicati, briozoi e molluschi. Parecchi di questi composti (in particolare il metabolita Et-743 nei tunicati) mostrano notevoli attività farmacologiche e sono dei candidati interessanti per nuovi farmaci, soprattutto nel campo della cura del cancro. Altri composti sono attualmente in fase di sviluppo come analgesici (ziconotide ottenuto dal mollusco Conus magus) o per trattare le infiammazioni. Numerosi prodotti naturali provenienti dagli invertebrati marini mostrano impressionanti similitudini strutturali a metaboliti conosciuti di origine microbica, facendo pensare che dei microrganismi, batteri o microalghe, sono coinvolti almeno nella loro biosintesi. Pharmasea non soltanto esplorerà un nuovo territorio sul fondo degli oceani, ma anche nuove aree nello "spazio chimico". "Con la nostra ampia piattaforma di bioanalisi all´avanguardia per rilevare attività assimilabili a quella dei farmaci, noi testeremo molti composti chimici unici provenienti da questi campioni marini che non hanno, nel vero senso della parola, mai visto la luce del giorno. Noi siamo abbastanza fiduciosi di trovare un certo numero di eccitanti indizi per nuovi farmaci", dice la dott.Ssa Camila Esguerra, ricercatrice industriale e docente al laboratorio per la bioscoperta molecolare presso l´Università di Lovanio in Belgio. Gli organismi marini che vivono oltre 2;000 metri sotto la superficie del mare sono considerati come una fonte interessante di nuovi composti bioattivi, poiché essi sopravvivono in condizioni estreme. "Le fosse sono separate le une dalle altre e rappresentano delle isole di diversità. Esse non sono connesse tra loro e la vita si è evoluta in modo diverso in ciascuna", spiega Jaspars. Il team internazionale impiegherà delle strategie normalmente usate nel settore dei salvataggi per effettuare il campionamento. Usando dei battelli da pesca, i ricercatori caleranno uno strumento per la campionatura montato su cavi fino al fondo della fossa oceanica per raccogliere sedimenti. Gli scienziati tenteranno quindi di far crescere dai sedimenti batteri e funghi unici che possono essere estratti per isolare nuove molecole simili a farmaci per prove farmacologiche. Il progetto Pharmasea sarà supportato anche da partner provenienti da Cina, Cile, Costa Rica, Nuova Zelanda e Sudafrica. I primi test sul campo verranno eseguiti il prossimo autunno nella fossa di Atacama nell´oceano Pacifico orientale, al largo delle coste di Cile e Perù. Il team cercherà anche nelle acque dell´Artico al largo della Norvegia e nell´Antartico con partner italiani e sudafricani. Ci si spingerà in fosse profonde anche al largo della Nuova Zelanda e della Cina. "Noi siamo abbastanza fiduciosi di trovare un certo numero di eccitanti indizi per nuovi farmaci", dice Jaspar. Il team si augura che, se tutto va bene, i farmaci che scoprono saranno pronti per l´uso sui pazienti nel giro di dieci anni. Questo aiuterà ad affrontare la questione delle infezioni batteriche, a causa delle quali muoiono ogni anno circa 25;000 cittadini dell´Ue. Per maggiori informazioni, visitare: Pharmasea http://www.Pharma-sea.eu  Marcel Jaspars/   Università di Aberdeen: http://www.Abdn.ac.uk/ncs/profiles/m.jaspars/  Camila Esguerra / Ku Leuven: http://www.Kuleuven.be/wieiswie/nl/person/00044015    
   
   
"CONFERENZA INTERNAZIONALE SU INVECCHIAMENTO E COGNIZIONE"  
 
Dortmund, 4 marzo 2013 - Dal 25 al 27 aprile 2013 si terrà a Dortmund, in Germania, la "Conferenza internazionale su invecchiamento e cognizione" (International Conference on Aging and Cognition). I cambiamenti della funzione cognitiva, come la lenta elaborazione delle informazioni, sono comuni nell´invecchiamento normale. La loro entità però cambia considerevolmente da una persona all´altra e il declino cognitivo non è inevitabile. Le sue cause rimangono tuttavia sconosciute. L´evento riunirà scienziati americani ed europei per discutere l´alterazione della funzione cognitiva legata all´invecchiamento e per stimolare le attività di ricerca in Europa. Per ulteriori informazioni, visitare: http://www.Ifado.de/ac2013/    
   
   
TRENTO: MIGLIORATO L´ACCORDO PROVINCIALE DEI MEDICI PEDIATRI  
 
Trento, 1 marzo 2013 - Oggi la Giunta provinciale, su proposta dell´assessore alla salute e politiche sociali Ugo Rossi, ha approvato una modifica all´accordo provinciale vigente per i medici pediatri di libera scelta, che va nella direzione di sostenere l´attività dei pediatri nelle zone disagiate. "Si tratta di disposizioni necessarie, vista anche la carenza di nuovi pediatri disponibili - ha commentato l´assessore Ugo Rossi - per un servizio che ha una forte valenza sociale. L´obiettivo è quello di garantire l´assistenza pediatrica capillarmente e con continuità, anche nelle aree più periferiche della nostra provincia". L´importo complessivo è di 92.000 euro per il 2013. Gli strumenti a suo tempo concordati, finalizzati a promuovere l’inserimento di nuovi pediatri nelle zone periferiche e incentivarne la permanenza, non consentono di dare una risposta efficace alle esigenze di assistenza, in quanto hanno avuto limitata applicazione proprio in ragione della carenza di professionisti. Per tali motivi le nuove disposizioni introdotte intendono sostenere e incentivare l’attività, sia domiciliare che ambulatoriale, dei pediatri che già operano in ambiti nei quali l’erogazione dell’assistenza può risultare particolarmente gravosa. Questi Comuni, come previsto da una deliberazione della Giunta provinciale dello scorso anno, hanno specifiche connotazioni riguardanti: la popolazione, inferiore a 2000 abitanti; l´altezza altimetrica, superiore a 700 metri; il rapporto fra la densità e l´altezza, inferiore a 0,06; la distanza dai centri abitati di riferimento distrettuale, superiore ai 10 km per i Comuni a più di 1000 metri e superiore a 20 km per i Comuni da 700 a 1000 metri di altitudine. In base alle modifiche approvate oggi dalla Giunta provinciale, si è convenuto di riconoscere ai pediatri di libera scelte un compenso aggiuntivo, per ogni assistito in carico di età inferiore ai 7 anni residente in uno dei Comuni classificati come disagiati (pari a 5 euro mensili), maggiorato di un ulteriore compenso qualora nella zona delimitata dai territori di questi Comuni sia stabilmente disponibile per lo stesso pediatra uno studio professionale entro una fascia di rispetto di 15 chilometri dal Comune di residenza dei propri assistiti.  
   
   
POTENZIAMENTO AIUTI A MALATI DI SLA IN FVG  
 
Trieste, 4 marzo 2013 - "In Friuli Venezia Giulia stiamo lavorando per potenziare le forme di aiuto dedicate alle persone affette da Sla (Sclerosi laterale amniotrofica)". Lo ha dichiarato il 28 febbraio il vicepresidente della Regione, Luca Ciriani, che ha reso noto di aver dato mandato ai tecnici della direzione regionale Salute di effettuare entro 30 giorni un iter volto a "potenziare il sostegno ai malati di Sla, tenendo conto della necessità di aiutarli a fare fronte economicamente anche alle spese assistenziali accessorie, che gravano in modo rilevante su questa tipologia di malati". Entro marzo la struttura competente presenterà Ciriani un percorso di integrazione in grado di sostenere ulteriormente i malati di Sla e le loro famiglie.  
   
   
TRANI: CITTADINI OCCUPANO OSPEDALE.  
 
Bari, 4 marzo 2013 - “Ho sempre dimostrato molta attenzione per le preoccupazioni della comunità tranese, così come di altre comunità, in merito ai destini degli ospedali e dei bisogni di presa in carico dei cittadini pugliesi. Segno inequivocabile del rispetto mio e della amministrazione regionale, è la riorganizzazione delle funzioni del presidio ospedaliero di Trani, destinato a diventare snodo centrale e fondamentale per l’integrazione ospedale-territorio.” In una nota, del 28 febbraio l’assessore alle Politiche della Salute, Ettore Attolini, commenta l’occupazione dell’ospedale di Trani, da parte di circa alcuni cittadini. “Ho più volte ribadito che, con il Piano di Riordino ospedaliero, l’Ospedale di Trani assume la vocazione di elemento di raccordo fra l’assistenza ospedaliera e i servizi territoriali che sono in fase di potenziamento e di riorganizzazione. Come è noto, è previsto il mantenimento di attività chirurgiche in modalità di day surgery. “E’ in atto, inoltre, un lavoro di riorganizzazione che porterà proposte innovative e interessanti per l’Ospedale di Trani, concordate con il management e gli amministratori locali, così come stabilito sin dagli incontri avuti nello scorso giugno. Per questo mi rivolgo agli amministratori, chiedendo loro di intervenire con senso di responsabilità, di riportare la calma fra i cittadini e di far cessare le polemiche strumentali che stanno circolando, perché sanno che le porte della Regione sono sempre state aperte e il Piano è nato da un confronto franco e condiviso. Ai cittadini di Trani voglio dire di non avere alcuna preoccupazione rispetto all’Ospedale, perché stiamo lavorando al suo potenziamento e al miglioramento dell’efficienza e del livello dei servizi.”  
   
   
LE MALATTIE RARE DELLA PELLE : CAMPANELLI D’ALLARME ANCHE PER PATOLOGIE NEUROLOGICHE, METABOLICHE E NEOPLASTICHE ESPERTI E TESTIMONIANZE DI PAZIENTI INVITANO ALLA MASSIMA ATTENZIONE  
 
Roma, 4 marzo 2013 - Sono rare ma tante! Come numerose sono le manifestazioni ed i segnali che appaiono sulla pelle fin dall’infanzia e sono indicatori di patologie sistemiche, metaboliche e neurologiche di una certa gravità. La sclerodermia, dal greco “pelle dura,” causa l´ispessimento ed indurimento della pelle in circa 70.000 persone con circa 300 nuovi casi annui, che si traduce in danni articolari e a organi interni perché colpisce tutte le cellule endoteliali. Le porfirie acute e non acute sono un gruppo di patologie metaboliche e per lo più ereditarie. La forma acuta colpisce in Europa una persona su 75.000, quella tarda una su 25.000, le protoporfirie raggruppano due malattie rare ereditarie e colpiscono una persona su 150.000, ma è così subdola che si presenta simulando le malattie più comuni come il mal di pancia, mentre al livello cutaneo provocano una ipersensibilità alla luce che costringe le persone ad una vita “nell’oscurità”. Ma non solo, anche sapendo di essere portatori del difetto enzimatico 2 di questo gruppo di malattie capita, come nel caso di C. Di Brescia, di vivere esperienze davvero drammatiche a causa dell’ “inesperienza” sulla gestione di queste patologie. C. Eredita la malattia dal padre insieme ai 4 fratelli e sorelle e la trasmette a 2 dei quattro figli. Una figlia morirà a soli 21 anni mandando nel panico i medici che l’avevano in cura in ospedale. “Il San Gallicano, grazie al centro per le Malattie Rare,- sottolinea il Prof. Aldo Di Carlo, Direttore Scientifico dell’Isg - ha un ruolo guida nel trattamento di queste particolari patologie della pelle in un contesto nel quale troppo spesso si sottovaluta l’ambito della ricerca e quello socio-assistenziale.” Il Centro fornisce analisi di laboratorio altamente specialistiche, ha una casistica di oltre 1000 casi relativa ai diversi tipi di Porfiria, sia acuta che non acuta. L’istituto ha di recente registrato presso il Ministero della Salute, un importante test di screening in caso di sospetto di “attacco acuto di porfiria” (dolori addominali generalmente accompagnati da altri sintomi quali nausea, vomito, costipazione, tachicardia, ipertensione, debolezza muscolare, etc). Si tratta del “Kit per il test qualitativo del Porfobilinogeno”, che si spera venga presto distribuito presso i Centri di medicina d’urgenza e di Pronto Soccorso, oltre che i Centri per le porfirie. Anche se l’attacco acuto è relativamente raro, solo il 10% dei portatori del difetto enzimatico è sintomatico, il sospetto deve però essere rapidamente escluso. Infatti se una crisi acuta viene tempestivamente riconosciuta è possibile bloccarla in pochi giorni con una terapia specifica. Al contrario quando il quadro clinico si aggrava e subentrano le complicanze neurologiche, come la paralisi motoria, anche se biochimicamente il paziente ha superato la crisi, il recupero può essere compromesso. Altra novità è il progetto finanziato dalla fondazione Telethon per gli anni 2012-2015, sulla malattia di Hailey-hailey , patologia che da recenti studi del San Gallicano può giovarsi dell’uso di un forte antiossidante. “E´ necessario – spiega Gianfranco Biolcati, Responsabile del Centro per le Porfirie e Malattie Metaboliche Ereditarie Isg - uno sforzo congiunto tra istituzioni, industria farmaceutica e laboratori di ricerca per contribuire non solo all´assistenza ma anche allo studio di nuovi farmaci, spesso costosi e privi di finanziamento”.  
   
   
MASTOCITOSI A CURA DI MARCO ARDIGÒ – DERMATOLOGIA CLINICA ISG  
 
Roma, 4 marzo 2013 - La mastocitosi è una malattia rara caratterizzata dalla crescita anomala e dall´accumulo di mastociti in diverse sedi dell´organismo, tra cui la cute (mastocitosi cutanea) ed alcuni organi interni, quali il midollo osseo, i linfonodi, il fegato e la milza (mastocitosi sistemica). Il termine mastocitosi deriva dal tedesco "mästung" (alimentare in eccesso). La estrema differenziazione clinica che spazia da forme indolenti a prevalente interessamento cutano a forme estremamente severe come la leucemia mastocitari, ne determina una complessissima classificazione ed una oggettiva difficoltà nella gestione clinica e terapeutica. Incidenza: In italia l’incidenza totale è di 2 casi ogni 300.000 abitanti, mentre per le forme cutanee 1 su 1000-8000 abitanti. La mastocitosi cutanea si manifesta prevalentemente nella prima infanzia; la mastocitosi sistemica, invece, è più frequente nell´età adulta. Le mastocitosi pur essendo malattie rare in Italia non sono classificate come tali. Ne consegue un enorme disagio per i pazienti che ne sono affetti e una scarsa formazione dei medici. Sintomi: La cute rappresenta l’organo più comunemente interessato. La mastocitosi può mostrarsi con una lesione elementare polimorfa con mastociti evidenti solo al momento della loro degranulazione e conseguente liberazione di Istamina, Triptasi, Chimasi, carbossipeptidasi, Proteoglicani Etc. Più spesso sono presenti macule, maculo-papule o noduli di colorito variabile, di solito marrone. Altri sintomi frequenti sono il prurito, dolori addominali, crampi, nausea, vomito e diarrea, tachicardia, iperemia congiuntivale, flushing del volto e del torace, emicrania, episodi ipotensivi, fatica cronica e dolori muscolari (simil fibromialgici), dolore osseo, reazioni anafilattiche ripetutute, segno di Darier. Cause: Le cause sono sconosciute, ma sono note mutazioni genetiche che determinano una proliferazione e diffusione cutanea o più raramente in altri organi. Solo in casi molto rari viene trasmessa per via ereditaria. Mentre per quanto riguarda una “crisi” anafilattica nella mastocitsi i fattori più frequentemente coinvolti sono: -stimolazioni fisiche: strofinamenti e compressioni della cute, esercizio fisico, stress emozionali ed eccessivi sbalzi di temperatura (caldo-freddo); - alcool (vino, birra); - alcuni alimenti: cioccolato, crauti, crostacei, fegato di maiale etc; - alcuni tipi di farmaci: antinfiammatori non steroidei, alcuni anestetici, narcotici e miorilassanti altri farmaci, come Acth, amfotericina B, derivati del chinino, pilocarpina e reserpina. Diagnosi: La diagnosi avviene attraverso l’osservazione della cute, utilizzando manovre diagnostiche come il segno di Darier, raccogliendo accurata anamnesi sintomatologica ed eseguendo biopsia cutanea o ossea. Risulta essere inoltre importante il dosaggio della triptasi nel sangue che è un enzima prodotto esclusivamente dai mastociti. Nel caso in cui i livelli di triptasi nel sangue siano elevati può essere sospettata una mastocitosi sistemica mentre nella mastocitosi cutanea i livelli di triptasi sono solitamente nella norma. Terapia: Nel trattamento della malattia per bloccare i sintomi più comuni, generalmente vengono utilizzati antistaminici, inibitori di pompa, stabilizzatori delle mast cellule, steroidi topici, Puva, acido acetilsalicilico e l’ esposizione al sole. In via sperimentale si usano invece per curare le forme più aggressive: inibitori dei leucotrieni, anticorpi monoclonali e terapie citoriduttive e farmaci citostatici che bloccano la crescita dei mastociti.  
   
   
SCLERODERMIA A CURA DI ANNA MUSSI – DERMATOLOGIA CLINICA ISG  
 
Roma, 4 marzo 2013 - La Sclerodermia Sistemica è una malattia autoimmune che coinvolge vari organi e apparati colpendo principalmente la cute. Attualmente è possibile distinguere tre forme principali di sclerodermia: la sclerodermia limitata o early scleroderma, la sclerodermia sistemica ad interessamento cutaneo limitato e la sclerodermia sistemica ad interessamento cutaneo diffuso. Il termine sclerodermia in greco antico letteralmente significa “pelle dura” perché la patologia causa l´ispessimento ed indurimento della pelle. Incidenza: In Italia la prevalenza della malattia è di circa 70.000 malati con circa 300 nuovi casi annui. Le donne sono colpite più degli uomini con un rapporto di circa 3:1 e questa differenza si accentua con l’età fertile arrivando ad un rapporto di 8:2. L’età di esordio della malattia è compreso generalmente tra i 45-65 anni. Sintomi: Indurimento e ispessimento della cute sono i tratti caratteristici della patologia, spesso preceduti, dal fenomeno di Raynaud. Uno spasmo vascolare che provoca una variazione di colore della pelle delle mani e dei piedi, che si manifesta dapprima con un tipico pallore, seguito da un colorito bluastro e infine rosso cupo dovuto alla diminuzione del flusso di sangue e che si accompagna generalmente ad una diminuzione della temperatura cutanea. Vengono colpite quindi le cellule endoteliali, che formano il rivestimento interno dei vasi sanguigni. Questo fenomeno patologico, attraverso la partecipazione del sistema immunitario, comporta maggiore produzione di collagene, una proteina costituente il tessuto connettivo. Successivamente si arriva alla fibrosi, processo per il quale in un organo o in un tessuto aumentano le componenti connettivali degli organi colpiti che è la principale particolarità della malattia. Altri sintomi sono: dolori articolari fino a vera artrite, debolezza muscolare; difficoltà a inghiottire cibo; rallentata motilità gastrointestinale con difficoltà digestive; secchezza di occhi e bocca; coinvolgimento polmonare con difficoltà respiratorie, del cuore con alterazione del ritmo cardiaco. Cause: Le cause della malattia sono ancora oggi sconosciute. Alcune ipotesi legano l’insorgenza della sclerodermia con l’assunzione di alcuni farmaci o l’esposizione ad alcuni agenti tossici ambientali (cloruro di vinile, tricloretilene, silicone). La malattia non presenta carattere ereditario anche se vi è un’associazione con alcuni geni (Hla A1, B8, Dr1, Dr3, Dr5, Dr11). La maggiore frequenza tra la popolazione femminile sembrerebbe da ricondursi agli effetti degli estrogeni sulle risposte immunitarie anomale studiate in laboratorio. Diagnosi: Per una diagnosi precoce sono importanti: il dosaggio sierico degli anticorpi tipici della patologia, in particolare gli Ana; l’esame capillaroscopico con stereo-microscopio ottico. Importante inoltre, è il monitoraggio clinico e strumentale delle complicanze della malattia. Spesso infatti, sulla base dei sintomi riferiti dal paziente, è necessario effettuare degli esami per valutare un eventuale danno degli organi interni. Terapia: La terapia è complessa : l’immunomodulazione, la microangiopatia e la fibrosi rappresentano i più importanti aspetti patogenetici della malattia nonché i principali obiettivi terapeutici. Inoltre, l’interessamento multisistemico (polmoni, cuore, apparato gastroenterico, etc) richiede spesso una scelta molto accurata anche della terapia sintomatica. Generalmente vengono usati farmaci vasoattivi, corticosteroidi, generalmente a basso dosaggio o possono essere impiegati i farmaci immunosoppressori, capaci di inibire la risposta immunitaria anomala. Di notevole importanza è la fisioterapia in quanto ritarda i possibili danni articolari.  
   
   
ALCAPTONURIA  
 
Roma, 4 marzo 2013 - L’ alcaptonuria è una malattia metabolica rara di origine genetica, caratterizzata dall´accumulo di acido omogentisico (Hga) nell’organismo, che provoca una colorazione scura delle urine esposte all´aria, una colorazione grigia-blu delle sclere degli occhi e dell´elice dell´orecchio e una malattia invalidante delle articolazioni assiali e periferiche. Incidenza: In Italia la prevalenza stimata dell’alcaptonuria è inferiore a 1/250.000 casi. Cause: La malattia si verifica per il difettoso funzionamento del gene Hgo localizzato su uno dei cromosomi non sessuali (autosomi). I soggetti che manifestano l’alcaptonuria sono omozigoti recessivi per tale gene; gli eterozigoti possiedono soltanto una copia del gene alterato e sono dunque portatori sani. Il gene mutato Hgo è responsabile della mancata conversione dell’acido omogentisico in maleil-aceto-acetico. Nei pazienti alcaptonurici si assiste quindi ad accumulo ed escrezione di questa sostanza in vari distretti dell’organismo, in particolare a livello delle articolazioni osteo-articolari. Sintomi: L’alcaptonuria è asintomatica fino all’età adulta; tuttavia, la presenza di acido omogentisico può essere già rilevata nella prima infanzia (pannolini tinti di urina scura). Dopo i trenta anni si osserva una pigmentazione anomala della cute che ricopre le cartilagini in tutti i distretti del corpo. I pazienti sviluppano poi con il tempo una artropatia, talvolta particolarmente aggressiva, la cosiddetta artrite ocronotica, malattia degenerativa a carico delle grandi articolazioni e della colonna vertebrale e deposizione di pigmenti a livello delle cartilagini laringee e delle valvole cardiache. L’artrite si presenta con la comparsa di episodi acuti che si ripetono (recidivanti), ed evolve solitamente in una limitazione articolare e nella anchilosi della colonna che, come indica un controllo radiografico, mostra una evidente degenerazione dei dischi intervertebrali che possono essere soggetti a rotture. Diagnosi: Un’importante test diagnostico per l’alcaptonuria è basato sulla ricerca dell’acido omogentisico nelle urine, tramite le sue particolari proprietà chimiche. Dalle alterazioni radiografiche della sola colonna lombare è spesso possibile fare, con ragionevole certezza, diagnosi di alcaptonuria. La colonna lombare mostrerebbe degenerazione dei dischi intervertebrali con riduzione degli spazi e calcificazioni. A ciò si accompagna fusione dei corpi vertebrali di grado variabile. Calcificazioni alla cartilagine dell’orecchio sono un altro segno della malattia che può essere osservato ai raggi X. Attraverso screening genetici è possibile effettuare una diagnosi precoce e identificare i soggetti portatori sani. Anche i familiari dei pazienti dovrebbero ricorrere a consulenza genetica. Terapia: Ad oggi non esiste una terapia di provata efficacia che curi le cause della patologia. La terapia è dunque rivolta ai sintomi, i quali vengono alleviati tramite farmaci antalgici e antinfiammatori. Importantissima è la dieta a basso tenore di fenilalanina e tirosina, che deve essere prescritta dal medico e seguita sotto sua sorveglianza. L’ acido ascorbico potrebbe inoltre prevenire la deposizione dell’acido omogentisico, pur non modificando il difetto metabolico di base. Il gruppo di ricerca del San Gallicano, ha da tempo messo in atto un approccio multidisciplinare all’alcaptonuria. A cura di Gianfranco Biolcati Responsabile del Centro per le Porfirie e Malattie Metaboliche Ereditarie Isg.  
   
   
MALATTIA DI HAILEY-HAILEY  
 
Roma, 4 marzo 2013 - La malattia di Hailey-hailey è una rara patologia dermatologica, ereditaria, a trasmissione autosomica dominante. Questo significa che, per trasmettere la malattia, è sufficiente che uno solo dei due genitori sia affetto: se verrà tramandata la metà del patrimonio genetico con la mutazione, il figlio sarà portatore della patologia, se lo stesso genitore trasmette la metà del patrimonio genetico senza la mutazione, il figlio sarà sano. Incidenza: In Italia non esistono studi epidemiologici che ci consentono di conoscere né quanti soggetti sono affetti da Hhd, né quanti siano i portatori della mutazione genetica. Sintomi: La malattia esordisce intorno ai 25-30 anni di età, e in genere ha un andamento cronico-recidivante. Si presenta con tipiche lesioni vescico-bollose che si trasformano in erosioni essudanti e croste. Possono essere presenti anche lesioni papulose ed eritematose. Le sedi principalmente interessate sono le pieghe del collo, ascellari, inguinali, interglutea. I sintomi principali sono bruciore, dolore e prurito. I pazienti lamentano spesso la presenza di cattivo odore. Cause: La malattia di Hailey-hailey è associata a un gene denominato Atp2c1 che codifica per una proteina la cui funzionalità alterata determina un inefficace controllo dell’omeostasi intracellulare del calcio, e conseguente rigonfiamento della pelle per distruzione dei ponti che collegano le cellule dello strato dell’epidermide. Tali cellule vanno incontro a degenerazione e tendono a staccarsi, creando ammassi nelle cavità formate dall’edema .Questa alterazione è detta acantolisi. Diagnosi:il sospetto diagnostico viene dopo una attenta anamnesi ed uno scrupoloso esame obiettivo delle lesioni cutanee, spesso si ricorre all´esame istologico. Il test genetico consente una diagnosi certa ed inoltre è il solo che consente di individuare i portatori asintomatici. Terapia: Le terapie ad oggi esistenti mirano unicamente a ridurre oppure eliminare temporaneamente i sintomi. I pazienti traggono giovamento dall´uso di cortisonici applicati localmente a volte somministrati per bocca o per via iniettiva. Spesso, a causa di irritazione cronica possono, sulla pelle macerata e con fessure, sovrapporsi infezioni batteriche o micotiche. Quando sono presenti tali sovra infezioni è necessario ricorrere all’uso di antibiotici e antimicotici per via generale oppure solamente con rimedi locali di antinfiammatori, con temporaneo e fugace miglioramento. Recenti studi hanno dimostrato che insieme al problema genetico alla base della sintomatologia c’è lo stress ossidativo, pertanto l’uso di antiossidanti potenti o ad alto dosaggio possono essere di giovamento. A cura di Luca Barbieri Centro per le Porfirie e Malattie Metaboliche Ereditarie Isg  
   
   
PORFIRIE ACUTE  
 
Roma, 4 marzo 2013 - Le porfirie sono un gruppo di patologie metaboliche rare, perlopiù ereditarie, causate dall´alterazione di uno degli enzimi della via biosintetica del gruppo eme. L`eme è la parte non proteica dell`emoglobina, che funge da trasportatore specifico per l`ossigeno. Il nome "porfiria" deriva dal fatto che queste malattie sono caratterizzate dall´accumulo di sostanze chimiche dette porfirine: pigmenti di complessa struttura. L’accumulo di questi metaboliti avviene in sedi diverse, così come è diversa la via della loro eliminazione e la sintomatologia alla quale danno luogo. Esistono infatti diversi modi per classificare le forme di porfiria; la più comune è quella che le suddivide in porfirie acute e porfirie non acute. Porfirie Acute - a cura di Gianfranco Biolcati Responsabile del Centro per le Porfirie e Malattie Metaboliche Ereditarie Isg - - Il termine porfiria acuta comprende tre malattie ereditarie simili tra loro: porfiria acuta intermittente, porfiria variegata e coproporfiria ereditaria. Vengono raggruppate insieme poiché ognuna di esse può manifestarsi con attacchi acuti. Questi attacchi sono atipici e spesso difficili da diagnosticare. Le Porfirie Acute hanno la caratteristica comune di avere tutte sintomatologia neurologica. Questo gruppo di patologie rappresenta il classico esempio di malattie toxogenetiche: se si riesce a controllare il fattore tossico, la malattia spesso rimane allo stadio di quiescenza o meglio ancora silente. La porfiria acuta intermittente rappresenta la forma più comune. In questo tipo di porfiria possono verificarsi attacchi acuti, ma non si osservano mai problemi alla pelle. Se si è affetti da porfiria variegata o da coproporfiria ereditaria possono invece comparire alterazioni cutanee. Nella porfiria variegata, gli attacchi acuti e i problemi cutanei possono anche non insorgere contemporaneamente. Incidenza: Nella maggior parte dei paesi europei, i malati sono circa uno su 75.000. Sintomi: Solo il 10% dei portatori del difetto enzimatico è sintomatico. La sintomatologia neurologica è quanto mai varia e può simulare molte malattie più comuni, tanto che le porfirie acute sono state soprannominate “piccole simulatrici”. Le manifestazioni neurologiche sono tipicamente intermittenti e spesso sono aggravate dalla ingestione di farmaci, ai quali il porfirico è sensibile (soprattutto barbiturici). Si manifestano con coliche addominali, neuropatie periferiche, e disturbi mentali. Quando non si interviene in tempo utile con terapie adeguate, la sintomatologia si aggrava fino ad arrivare a paraplegia e tetraplegia, convulsioni, interessamento dei nervi cranici, delirio, riflessi tendinei profondi assenti, paralisi respiratoria. Le manifestazioni cutanee sono dominate dalla ipersensibilità della cute stessa alla esposizione alla luce del sole, dovuta all’accumulo a livello della pelle di precursori dell’eme, che agiscono da fotosensibilizzanti molto potenti. Cause Degli Attacchi Acuti: La sostanza tossica che scatena attacchi acuti è di solito rappresentata da un farmaco o da ormoni endogeni. La sintomatologia infatti compare spesso in donne dopo la pubertà e le donne hanno un rischio tre volte maggiore di attacchi acuti rispetto agli uomini a causa delle loro variazioni ormonali. Altre cause che possono essere responsabili di una crisi sono: diete povere di zuccheri, infezioni, alcool e fumo. Quando i sintomi vengono riconosciuti bisogna contattare il proprio medico e se l´episodio è particolarmente grave si deve richiedere il ricovero in ambiente ospedaliero. Una crisi acuta viene interrotta in pochi giorni dalla terapia specifica, quando invece il quadro clinico si aggrava e subentrano le complicanze neurologiche, come la paralisi motoria, anche se biochimicamente il paziente ha superato la crisi, il recupero è molto lento e graduale. Diagnosi: Per la diagnosi di un attacco acuto di porfiria e l´identificazione del tipo di porfiria, sono necessari esami accurati su urine, sangue e feci eseguiti da un centro specializzato nel campo delle porfirie. Gli esami misurano la concentrazione delle porfirine e dei loro precursori Ala e Pbg, di solito molto alta nel paziente durante l´attacco acuto. Non esistono dei valori soglia comuni ma ogni paziente ha i propri valori soglia che comunque sono sempre oltre le 10 - 20 volte superiori rispetto ai valori normali. È importante che queste indagini vengano eseguite prima possibile dall´inizio della sintomatologia, in quanto una diagnosi accurata diventa difficile dopo la remissione dei sintomi dell´attacco acuto. È importante che i pazienti affetti da porfiria non attribuiscano tutti i sintomi a questa malattia, in quanto potrebbero sottovalutare malattie comuni, ma potenzialmente serie. L´esame delle urine può risolvere il dubbio ed essere d´aiuto al medico specialista. Terapie: Il riconoscimento precoce dell´attacco consente una terapia immediata. Quando i sintomi vengono riconosciuti bisogna immediatamente sospendere l´agente scatenante, ad esempio i farmaci che si stanno utilizzando. L´assunzione tempestiva di sostanze zuccherine o di tavolette di glucosio possono aiutare a ridurre la gravità dei sintomi. Iniziare immediatamente la terapia specifica per l´attacco acuto: ad esempio con la somministrazione di arginato di ematina da somministrare in una grossa vena. Somministrare i farmaci necessari per trattare i diversi sintomi che insorgono durante l´attacco. Queste cure comprendono farmaci per alleviare il dolore e la nausea e sedativi. L’arginato di ematina serve a sopperire alla carenza di eme, e a bloccare la produzione di Ala sintetasi nel fegato.  
   
   
PORFIRIE NON ACUTE  
 
Roma, 4 marzo 2013 - Le Porfirie non acute hanno la caratteristica comune di avere solo sintomatologia cutanea. Comprendono Porfiria Eritropoietica Congenita, Porfiria Cutanea Tarda, Porfiria Epatoeritropoietica, Protoporfiria Eritropoietica. La definizione di “Porfirie non acute” è improprio poiché la sintomatologia soprattutto della Protoporfiria eritropoietica e della Porfiria eritropoietica congenita è ad insorgenza acuta, tuttavia viene ancora utilizzato perché divide in modo netto le porfirie con sintomatologia neurologica da quelle senza sintomatologia neurologica. Porfiria cutanea tarda - a cura di Luca Barbieri Centro per le Porfirie e Malattie Metaboliche Ereditarie Isg - La porfiria cutanea tarda è la forma di porfiria più comune, colpisce prevalentemente il sesso maschile. La forma ereditaria è trasmessa in modo autosomico dominante, e rappresenta circa il 20% - 36% dei casi di porfiria cutanea tarda totali. Si ricorda che le malattie dominanti colpiscono le persone che portano un singolo gene mutato. Le porfirine prodotte in eccesso dal fegato, si accumulano nel corpo e causano fotosensibilità della pelle. Incidenza: La porfiria cutanea colpisce circa una persona su 25.000. Sintomi: La malattia di solito insorge intorno ai 40-50 anni, rari sono i casi ad insorgenza in età pediatrica. La sintomatologia cutanea caratteristica è la presenza nelle zone esposte alla luce di fragilità cutanea, anche dopo minimi traumi, con comparsa di bolle seguite da erosioni, croste e discromia. La pigmentazione è aumentata e nella zona temporo-zigomatica è presente un aumento di peluria. Altri sintomi, meno frequenti, che compaiono principalmente nelle forme che durano da molto tempo e con valori di porfirine elevati sono: senescenza cutanea precoce, aspetti sclerodermiformi, alopecia cicatriziale. La sintomatologia dipende dalla quantità di porfirine che si trovano in circolo, dalla fotoesposizione e dai traumi subiti dalla cute. La porfiria cutanea è spesso associata a malattie del fegato che in molti casi dipende da una infezione virale di tipo C, in altri casi da un aumento dei depositi di ferro nel fegato, o da entrambe le situazioni, nelle donne la malattia è spesso favorita dall’assunzione di anticoncezionali orali. Cause: La parziale inattivazione di un enzima chiamato uroporfirinogeno decarbossilasi (Urod) è all’origine della malattia. Questo porta ad un accumulo di porfirine nel fegato che raggiungono il flusso sanguigno e quindi la pelle. Diagnosi: La porfiria cutanea viene diagnosticata misurando la quantità di porfirine in campioni di sangue, urine e feci. Il medico specialista dovrebbe anche verificare la funzionalità epatica, la presenza di epatite virale e i livelli di ferro nell’organismo. Terapia: Lo scopo del trattamento è di rimuovere o diminuire i fattori di predisposizione, per invertire l’inattivazione dell’enzima Urod e per rimuovere l’eccesso di porfirina che si è accumulata nel corpo. Le due cure specifiche sono: 1. Il prelievo regolare di un’unità di sangue (pari alla quantità prelevata ad un donatore). 2. Bassi dosaggi di clorochina. Altre precauzioni si basano sull’allontanamento, quando possibile di sostanze tossiche: alcool e farmaci. La porfiria epatoeritropoietica è la forma omozigote della porfiria cutanea tarda tipo Ii, ereditata secondo modalità autosomica recessiva. Le malattie recessive colpiscono i soggetti che portano tutte e due le copie del gene mutato, in caso vi sia una sola copia del gene mutato il soggetto sarà portatore sano. Ne sono stati descritti pochissimi casi in tutto il mondo.  
   
   
PORFIRIA ERITROPOIETICA CONGENITA  
 
Roma, 4 marzo 2013 - La porfiria eritropoietica congenita o morbo di Günther è una forma di porfiria molto rara, ereditata secondo modalità autosomica recessiva, vale a dire che deve essere trasmessa da entrambe i genitori, che tuttavia non presentano alcun sintomo. Incidenza: La porfiria eritropoietica congenita è così rara che il numero esatto delle persone affette non è chiaro. Si stima che circa 1 ogni 2 - 3 milioni di persone sono affetti dalla malattia che può colpire maschi e femmine allo stesso modo, e ogni gruppo etnico. Sintomi: I sintomi principali, sono anemia emolitica e grave fotosensibilità, sono presenti fin dalla nascita e sono dovuti alla massiva quantità di porfirine circolanti. Classico segnale, utile a fini diagnostici, è il colore marrone del pannolino del neonato, dovuto alla grande quantità di porfirine eliminate attraverso le urine. Lo stesso pannolino se illuminato con la luce di Wood apparirà di una fluorescenza rosso brillante. Le bolle sono all’origine delle cicatrici e delle alterazioni cromatiche della pelle. Il danno cutaneo ripetuto nel tempo, le sovrainfezioni ed i processi di cicatrizzazione possono condurre ad atrofia cutanea, scomparsa delle falangi distali e severe limitazioni funzionali. Si possono avere mutilazioni soprattutto nelle estremità quali il naso, i padiglioni auricolari. Spesso la cute fotoesposta assume un aspetto sclerodermiforme, a volte è iperpigmentata e ricoperta di peli. Caratteristica di questa malattia è la fluorescenza rossa dei denti, se irradiati con la luce di Wood, questo è dovuto al fatto che le porfirine si depositano nel fosfato di calcio dei denti. Cause: Nella porfiria eritropoietica l’attività di un enzima chiamato uroporfirinogeno sintasi Iii (Uro) è molto bassa. Questo porta ad un aumento della produzione di porfirine dal midollo osseo. Diagnosi: La diagnosi è confermata misurando i livelli di porfirine dell´individuo nel sangue, urine e feci. Terapia: Il trapianto di midollo osseo oppure con cellule staminali ricavate da cordone ombelicale, garantisce una buona qualità di vita ed è la terapia più efficace per una malattia metabolica con un coinvolgimento primario delle cellule emopoietiche. La terapia genica rappresenta lo sviluppo terapeutico più promettente. A cura di Luca Barbieri Centro per le Porfirie e Malattie Metaboliche Ereditarie Isg  
   
   
PROTOPORFIRIA  
 
Roma, 4 marzo 2013 - Con il termine protoporfiria si intendono due malattie ereditarie rare, caratterizzate da un aumento nel sangue, della protoporfirina Ix. Si tratta di due malattie legate alla alterata attività di due diversi enzimi della catena biosintetica dell’eme. Nella Protoporfiria Eritropoietica l’enzima responsabile è la Ferrochelatasi che ha una diminuita attività enzimatica. Il secondo tipo di Porotoporfiria, identificata nel 2008, è denominata X Linked Dominant Protoporfirina Ix, ed è dovuta ad una aumentata attività dell’enzima Ala-sintetatsi 2. La proto porfirina si accumula nel corpo, particolarmente nei globuli rossi, nel fegato e nella pelle che diventa sensibile alla luce. Incidenza: La malattia colpisce 1 persona su 150.000 nella popolazione dell’Europa occidentale. Sintomi: La sintomatologia è caratterizzata da bruciore, eritema, edema delle zone fotoesposte, solo raramente si formano bolle. Gli esiti della sintomatologia acuta sono caratterizzati da ispessimento della cute che, soprattutto in corrispondenza del dorso delle mani e del naso, assume l’aspetto caratteristico di “acciottolato romano”. Spesso è presente una compromissione epatica dovuta alla stasi di protoporfirine negli epatociti e nei canalicoli biliari, con conseguente formazione di calcoli nella colecisti, in alcuni casi la compromissione sfocia in un’insufficienza epatica fulminante, tuttavia si ritiene che l’insufficienza epatica grave è determinata anche da altri fattori. Cause: Nelle protoporfirie il risultato della carenza dei rispettivi enzimi determinano un aumento dei livelli di protoporfirina Ix nel sangue. Nel momento in cui il sangue passa attraverso la pelle, la protoporfirina assorbe l’energia della luce solare liberando energia con conseguente produzione di radicali liberi, alla base della sintomatologia. Diagnosi: La diagnosi viene eseguita in un centro specialistico mediante il dosaggio della protoporfirina Ix nel sangue. Terapia: La terapia consiste nella somministrazione di alte dosi di antiossidanti e nel proteggere la pelle esposta alla luce mediante creme contenenti schermanti fisici (biossido di titanio). Nel 2008 è iniziata una sperimentazione con un farmaco, si tratta di un analogo sintetico dell’ormone Alfa-msh. E’un farmaco capostipite che mediante la produzione di melanina produce un effetto pigmentante e soprattutto antiossidante. Si tratta di un impianto sottocutaneo, bio-riassorbibile da somministrare ogni 60 giorni. La sperimentazione ha dato dei risultati soddisfacenti tanto che dopo un breve periodo di somministrazione, il farmaco è stato inserito nella lista dei farmaci somministrabili grazie alla legge 648/96. In considerazione dell’efficacia di questo potente antiossidante al San Gallicano si è iniziato a somministrare un integratore che potesse dare gli stessi risultati ottenuti con l’alfa-Msh. Sono stati trattati 20 soggetti con un mix di antiossidanti. Il risultato è incoraggiante e il team di ricercatori è ora in attesa di avere i dati statistici ricavati dal trattamento avvenuto durante l’estate 2012. A cura di Luca Barbieri Centro per le Porfirie e Malattie Metaboliche Ereditarie Isg  
   
   
FIRENZE, ASL 10: I SEGRETI DELLA TERAPIA RICOSTRUTTIVA INTERPERSONALE SVELATI DA LORNA SMITH BENJAMIN A TORREGALLI  
 
Firenze, 4 marzo 2013 - Lorna Smith Benjamin terrà un seminario organizzato dall’Azienda sanitaria di Firenze che si svolgerà l’intera giornata di giovedì 14 marzo all’aula Muntoni dell’ospedale San Giovanni di Dio, in via di Torregalli 3 Si è occupata a lungo di bambini con infanzie atroci, un passato di sofferenza che li ha segnati per il resto della vita: violenze, incesti, omicidi, suicidi, ripudi, tradimenti, alcolismo. Storie traumatiche che hanno modificato profondamente la personalità di quegli individui, innescando gravi problemi psichici una volta divenuti adulti e reso difficilissimo anche l’intervento del terapeuta e la possibilità di cura. La psichiatra americana Lorna Smith Benjamin è nota agli esperti come l’artefice della Terapia ricostruttiva interpersonale (Irt), un metodo che punta a dare grande rilievo al rapporto tra psicoterapeuta e paziente come esperienza correttiva mediante la quale quest’ultimo riesca a disfarsi degli apprendimenti passati e inizi a correggerli, evitando la riproposizione delle interazioni interpersonali apprese in tenera età. Sono questa nuova relazione, i comportamenti che al suo interno prendono corpo, le modalità dell’approccio che - oltre al percorso di ricostruzione dell’esperienza soggettiva e inconscia – possono innescare un cambiamento individuale e diventare l’occasione per imparare nuovi tipi di rapporto umano, diversi da quelli imparati precedentemente. Lorna Smith Benjamin terrà un seminario organizzato dall’Azienda sanitaria di Firenze che si svolgerà l’intera giornata di giovedì 14 marzo all’aula Muntoni dell’ospedale San Giovanni di Dio, in via di Torregalli 3. Il tema della giornata seminariale è “Trattare rabbia, ansia e depressione trattando i disturbi della personalità” e fa parte di un modulo su “Complessità e dipendenze” organizzato dal dipartimento delle dipendenze della Asl 10 in collaborazione con il servizio Sviluppo e formazione. La professoressa Smith Benjamin è stata invitata per dare un contributo a quanti operano nell’ambito delle dipendenze confrontandosi quotidianamente con fenomeni complessi in cui gli elementi interni alla persona e quelli esterni sono intimamente interconnessi in un continuo divenire. Docente di psicologia, professore aggiunto di psichiatria e fondatrice della Clinica di terapia ricostruttiva interpersonale presso l´Istituto di neuropsichiatria dell´Università dello Utah, Lorna Smith Benjamin è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti internazionali ed è consulente editoriale per la sezione psichiatria del “Journal of Personality Disorders”. Tra i suoi lavori Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità (Ed. Las Roma, 1999), e La terapia ricostruttiva interpersonale: promuovere il cambiamento in coloro che non reagiscono (Ed. Las Roma, 2006). Tra l’altro gli studi di Lorna Smith Benjamin sullo sviluppo in età adulta della personalità narcisista hanno dato spunto all’analisi di figure che nella storia politica più o meno recente hanno ricoperto il ruolo di tiranno. Al corso, gratuito per i dipendenti della Asl e a pagamento per i privati – psicologi, psichiatri, psicoterapeuti e specializzandi in psicoterapia - ci si può iscrivere, fino a un massimo di 100 partecipanti, inviando una mail a serena.Stupani@asf.toscana.it    
   
   
DIABETE: LET’S GET PHYSICAL! UNO STUDIO APPENA PUBBLICATO SU ‘DIABETOLOGIA’ DIMOSTRA CHE RIDURRE LA SEDENTARIETÀ (IL TEMPO TRASCORSO SEDUTI O SDRAIATI) DI 90 MINUTI AL GIORNO, APPORTA GRANDI BENEFICI ALLA SALUTE  
 
Roma, 4 marzo 2013 - Ecco i consigli per un esercizio fisico ‘Doc’ stilati dal professor Pierpaolo De Feo, direttore del Centro Universitario Ricerca Interdipartimentale Attività Motoria (C.u.r.i.a.mo.) dell’Università di Perugia, centro di riferimento del Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e della Fmsi (Federazione Medico Sportiva Italiana) per gli atleti con diabete tesserati con le varie federazioni medico-sportive. Il professor De Feo, che è anche un maratoneta, è l’esperto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) per il tema esercizio fisico e diabete ed è stato fondatore e presidente del Gruppo Attività Fisica Sid/amd. Sono sempre più numerosi gli studi che indicano che l’esercizio fisico funziona come una vera e propria medicina anti-diabete. Che l’esercizio fisico faccia bene è d’altronde noto a tutti. Meno chiaro è quale forma di esercizio fisico sia realmente benefica per il paziente e per il suo diabete; insomma si continuano a dare indicazioni vaghe di ‘fare più attività fisica’, senza tuttavia arrivare a ‘prescrivere’ l’esercizio fisico, indicandone la durata, l’intensità e la tipologia degli esercizi. Ma presto si potrebbe arrivare ad una ‘prescrizione’ su misura del singolo paziente, anche grazie alla corposa mole di studi che si stanno accumulando sull’argomento. Questo mese ad esempio, la rivista ‘Diabetologia’, organo ufficiale dell’Easd (European Association for the Study of Diabetes), ha pubblicato una metanalisi e un lavoro sui benefici dell’esercizio fisico nel trattamento ma anche nella prevenzione del diabete. Abbiamo chiesto ad uno dei massimi esperti sull’argomento, il professor Pierpaolo De Feo, professore associato di Endocrinologia presso l’università di Perugia ed esperto della Società Italiana di Diabetologia, di farci il punto della situazione su questo argomento che sta prendendo forma giorno per giorno. Quale importanza riveste l’esercizio fisico nella prevenzione del diabete? Gli studi di intervento (trial clinici randomizzati) dimostrano che il miglioramento dello stile di vita, inteso come sana alimentazione e regolare attività fisica, comporta una riduzione del 50-60% del rischio di comparsa di diabete in persone ad alto rischio, cioè in quelle che già presentano un’alterazione dell’intolleranza ai carboidrati. Ampi studi come quello finlandese – il Diabetes Prevention Study – dimostrano che per prevenire il diabete è sufficiente camminare 150 minuti alla settimana. Quale importanza riveste l’esercizio fisico per il trattamento del diabete? Anche in questo caso gli studi di intervento, tra i quali due italiani, uno dell’Università di Perugia (1) e l’altro dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma (2), hanno dimostrato che l’attività fisica migliora il controllo glicemico e riduce il rischio per malattia cardiovascolare in pazienti con diabete mellito di tipo 2. Alla luce di queste evidenze, le principali Società Scientifiche Internazionali indicano l’esercizio come terapia fondamentale per la cura della malattia diabetica (3,4). Ma quale attività fisica va ‘prescritta’? Innanzitutto, bisogna fare una distinzione tra attività ed esercizio fisico. L´attività fisica si identifica con qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che si traduce in un consumo di energia. L´esercizio fisico, invece, è un’attività fisica caratterizzata da contrazioni muscolari strutturate, ripetitive e finalizzate al miglioramento o il mantenimento dello stato di forma fisica. Come per la terapia farmacologica, anche per l’esercizio-terapia è necessario prescrivere il tipo, la giusta dose (intensità, frequenza, volume) e, allo stesso tempo, valutarne i possibili effetti collaterali e le controindicazioni. Il Vademecum Per Un Esercizio Fisico ‘Doc’ A Misura Di Persona Con Diabete - Quale tipo: sia l’esercizio fisico aerobico, che quello di resistenza per l’aumento della forza muscolare sono indicati nella terapia del diabete di tipo 2. L’esercizio aerobico (es. Camminare a passo svelto, corsa, bicicletta, sci da fondo, etc.) serve a ridurre il peso, in particolare la massa grassa addominale, migliora l’efficienza del sistema cardiovascolare (Vo2max ovvero il trasporto massimo di ossigeno ai muscoli), il controllo metabolico e riduce i fattori di rischio cardiovascolare. L’esercizio di resistenza (es. Sollevamento pesi o esercizi con bande elastiche) serve ad aumentare la forza muscolare e quindi a prevenire infortuni e cadute, ad aumentare la massa muscolare (il metabolismo basale: spesa energetica a riposo) e a ridurre la glicemia. Quale intensità: l’esercizio fisico per una persona sedentaria deve essere commisurato allo stato di forma fisica, basato su una valutazione specialistica che valuti la capacità aerobica (test su tapis roulant) e stimi la massima forza dei vari distretti muscolari (ripetizioni con pesi) a cura dello specialista in medicina dello sport. In linea di massima è meglio iniziare con un’intensità pari al 50% della capacità massima e poi incrementare gradualmente (ogni 6 sedute) sino al 65% della capacità aerobica e di forza massimali (5). Ad esempio, per quanto riguarda il lavoro aerobico, si può stimare che una persona di 50 anni che abbia una frequenza cardiaca (Fc) massimale di 170 battiti minuto (220-età) ed una Fc a riposo di 70, per lavorare al 50% della Fc di riserva debba esercitarsi ad una Fc di 105 battiti al minuto. Questo ultimo valore si ottiene utilizzando la formula della riserva cardiaca di Karvonen: [(Fcmax-fcriposo)x 0,5 (% intensità)-Fc riposo]. La frequenza minima di esercizio fisico che comporta benefici nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 è di due sedute settimanali, distribuite ad intervalli omogenei (6) (ad esempio il lunedì ed il giovedì). Le Società scientifiche raccomandano tuttavia almeno tre sedute settimanali, dato che vi è una correlazione tra numero di sedute di allenamento e benefici (3,4). Il volume di esercizio o la quantità di dispendio energetico ottenuta con l’esercizio fisico deve essere di almeno 10 Met•h-1•settimana-1 che equivalgono a circa 150 minuti di esercizio alla settimana (ad esempio trenta minuti per 5 giorni alla settimana). Il massimo dei benefici si ottiene se i pazienti praticano l’esercizio per 25-30 Met•h-1•settimana-1 (1,2), che equivale a percorrere circa 30 km alla settimana alla velocità di 4-5 km/h. L’esercizio fisico, può essere praticato, dopo valutazione medica di idoneità, a tutte le età. Dati non pubblicati del Centro Universitario di Ricerca Interdipartimentale Attività Motoria (C.u.r.i.a.mo.) dimostrano che su un numeroso campione di soggetti con obesità e/o diabete (dai 20 agli 80 anni), la percentuale di miglioramento della forma fisica aerobica e della forza muscolare è simile, indipendentemente dall’età. In pratica, non è mai troppo tardi, perché i sistemi cardiovascolare e muscolo-scheletrico, se stimolati correttamente, hanno sempre margini di miglioramento. Alcune patologie associate al diabete e all’obesità possono limitare alcuni tipi di esercizio; in questi casi la ginnastica in acqua o l‘uso di alcuni ergometri (ad esempio ergometro a braccia per chi problemi di artrosi dell’anca o del ginocchio) possono supplire a deficit funzionali o patologie osteo-articolari. La parola d’ordine per un sedentario che voglia finalmente avvicinarsi allo sport è iniziare con gradualità possibilmente dopo una valutazione specialistica e pianificare il programma di esercizio fisico con il supporto del medico e del laureato in Scienze Motorie. Una regola importante è dare tempo all’apparato muscolo scheletrico di condizionarsi al nuovo lavoro e di incrementare l’intensità ed il volume in modo graduale. Se si ha troppa fretta si rischia di fermarsi a causa di infortuni. La mentalità vincente è fare dell’esercizio fisico una scelta di vita da mantenere il più a lungo possibile. Esiste un tipo di attività fisica più salutare e dunque più adatta per i pazienti con diabete? Una recente meta-analisi, pubblicata da Daniel Umpierre e altri sulla rivista ‘Diabetologia’, conferma l´importanza della quantità (volume) rispetto all’intensità dell’allenamento aerobico per migliorare il controllo glicemico. Per l´allenamento della forza muscolare il maggior numero di ripetizioni settimanali diventa importante solo se le sedute di allenamento includono anche il lavoro aerobico. In sintesi, la tipologia di allenamento deve essere mista (esercizio aerobico e di resistenza) e maggiore è il volume dell’esercizio fisico, maggiore sarà la riduzione della glicemia. Per quanto riguarda la prevenzione del diabete, lo studio di Henson e colleghi dell’Università di Leicester, pubblicato su Diabetologia, dimostra una maggiore associazione tra le ore di sedentarietà ed il rischio di diabete di tipo 2, rispetto ai minuti di attività fisica moderata/vigorosa. Questo studio conferma i risultati di altri studi epidemiologici, eseguiti sia nell’adulto che nel bambino, che dimostrano come la sedentarietà (ore seduti in ufficio, auto, davanti alla Tv, video giochi, etc.) rappresenti il principale fattore di rischio per lo sviluppo di obesità, insulino-resistenza, sindrome metabolica e diabete di tipo 2. La prevenzione più semplice sta nello sfruttare tutte le occasioni utili ad aumentare il dispendio energetico, ad esempio camminando e facendo le scale in ogni occasione possibile. Alcune persone con diabete hanno paura di incorrere in una crisi ipoglicemica facendo esercizio fisico. E’ un pericolo reale? Il rischio che ‘un’attività fisica personalizzata possa indurre ipoglicemia in persone con diabete tipo 2 è solitamente trascurabile. Farmaci come la metformina e le incretine, soprattutto se non associati a farmaci ipoglicemizzanti, non aumentano il rischio di ipoglicemia anche a fronte di un aumento dell’attività fisica. Il rischio aumenta, invece, in quei soggetti che assumono sulfoniluree o insulina. Questi pazienti devono controllare la glicemia ogni 30-60 minuti durante la seduta di allenamento per poter introdurre zuccheri semplici (ad esempio bevande zuccherate) si riscontra una tendenza all’ipoglicemia. E’ inoltre opportuno con l’inizio di una regolare attività fisica pianificare con il diabetologo la riduzione della terapia ipoglicemizzante perché questo permette il regolare svolgimento di attività fisica anche di carattere sportivo in totale sicurezza. Tipico è l’esempio di noti sportivi con diabete di tipo 1, come la medaglia olimpica d’oro ad Atene nei 50 stile libero maschile Gary Hall e diversi calciatori quali Paul Aaron Scholes del Manchester United e Nicolas Amodio, già centrocampista del Napoli. L’esercizio fisico fa bene dunque. Ma rende anche felici? La risposta a questa domanda è in due recenti studi del C.u.r.i.a.m.o.: la dimostrazione che una regolare attività fisica migliora il tono dell’umore e la qualità della vita. I pazienti sono concordi nell’affermare che mentre inizialmente vedevano l’esercizio come un impegno pressoché impossibile dopo averlo sperimentato lo vivono come un’esperienza piacevole, di cui non si può fare a meno e che migliora il rapporto con se stessi e con gli altri (7). Il commento del professor Stefano Del Prato, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) - “Da quanto tempo si parla di prevenzione del diabete? Da anni ormai e nonostante questo anche nel nostro Paese il numero di soggetti che sviluppano la malattia continua ad aumentare. Alimentazione troppo ricca di calorie e poca attività fisica – afferma il professor Stefano Del Prato, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – sicuramente due fattori che contribuiscono in modo determinante a questo triste fenomeno. Ma forse contribuisce anche la preoccupazione dello sforzo enorme richiesto per ripristinare un peso ideale: ritagliare tempo e energia per attività fisiche che vengono viste come difficili da affrontare e sostenere nel tempo. Ma forse la cosa non è così tragica. I ricercatori dello studio pubblicato su ‘Diabetologia’ suggeriscono che non sono necessari sforzi titanici per ridurre il rischio di diabete e migliorare lo stato di salute. E’ vero, una prolungata e ‘routinaria’ attività sedentaria si associa ad un aumentato rischio di sviluppare diabete ma brevi interruzioni, qualche passo in ufficio, fare la rampa di scale per parlare con il collega del piano di sopra o di sotto, fare un giro intorno alla scrivania di tanto in tanto potrebbe già rappresentare una risorsa incredibile. Interrompere le lunghe ore seduti al tavolo di lavoro (o di svago) potrebbe essere il passo vincente contro il diabete e il rischio cardio-metabolico. Questi risultati sono di grande interesse perché abbiamo sempre maggior bisogno di sviluppare strategie che possano essere applicate su larga scala per ridurre il rischio di diabete e malattie croniche. Soluzioni di questo tipo potrebbero portare a cambiamenti delle abitudini (se non della strutturazione stessa delle attività lavorative) che sui grandi numeri potrebbero avere impatti inimmaginabili”.  
   
   
PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA  
 
 Trento, 1 marzo 2013 - Approvata oggi dalla Giunta provinciale, su proposta dell´assessore alla salute e politiche sociali Ugo Rossi, la nuova disciplina per l´attività di procreazione medicalmente assistita. L´aggiornamento ha l´obiettivo di assicurare il miglioramento continuo del servizio, con una serie di misure che vanno dalla definizione di criteri di accesso alla determinazione dei livelli essenziali e aggiuntivi di assistenza. In Trentino, allo scopo di approntare nell´ambito del Servizio sanitario provinciale un´adeguata forma di riposta alle richieste diagnostiche e terapeutiche espresse dalle coppie con problemi di infertilità/sterilità sono stati assegnati, fra il 2002 e il 2005, specifici obiettivi all´Azienda sanitaria, finalizzati a: •studiare il fenomeno della sterilità e dell’infertilità in ambito provinciale (compresa la mobilità; •attivare la funzione ambulatoriale di primo livello (inseminazioni) presso gli ospedali di Trento e di Rovereto; •definire un progetto di fattibilità per l’attivazione delle funzioni di secondo (Fivet, fecondazione in vitro) e terzo livello (Icsi); •realizzare progressivamente, presso l´ospedale Alto Garda e Ledro, un centro per la procreazione medicalmente assistita (Pma) in grado di assicurare funzioni di procreazione assistita di primo, secondo e terzo livello. Nel 2006 è stato attivato il Centro Pma presso l’Ospedale Alto Garda e Ledro e la Giunta provinciale ha provveduto a disciplinarne le attività determinando la tipologia delle prestazioni erogabili, le modalità di accesso e il regime di erogazione, le modalità di compartecipazione alla spesa, il numero di trattamenti erogabili con oneri a carico del Servizio sanitario. Nel periodo 2006-2009 si è verificato un importante aumento delle prestazioni erogate dal Centro Pma provinciale che, secondo i parametri indicati dalla “Società italiana ospedaliera sterilità - Sios”, dovrebbe essere in grado di offrire circa 500 cicli di 2° livello/anno, per evitare liste d’attesa troppo lunghe che compromettono la già bassa probabilità di gravidanza. Nel 2010 la Giunta provinciale ha previsto il potenziamento dell’attività del Centro, che si è attestato sulla produzione di circa n. 390 cicli di 2° livello nel 2010 e di circa n. 415 cicli di 2° livello nel 2011. Nonostante l’incremento delle prestazioni offerte, infatti, il numero di coppie che si rivolge al Centro provinciale Pma di Arco è in continua crescita e ciò determina un dilatamento dei tempi di attesa che può influire sull’efficacia complessiva in termini di successo dei trattamenti. La deliberazione che ha approvato oggi la Giunta provinciale aggiorna la disciplina Pma con l’obiettivo di assicurare il miglioramento continuo del servizio attraverso le seguenti misure: •definizione dei criteri soggettivi ed oggettivi di accesso, introducendo il limite di accesso alle tecniche di Pma alle coppie in cui la donna non abbia ancora compiuto il 43° anno di età al momento della eventuale esecuzione della tecnica e disponendo che alla donna che abbia compiuto il 43° anno di età non possono essere offerti/erogati cicli di Pma. La limitazione, legata alla necessità di non disperdere le risorse su coppie senza probabilità di successo, è definita/raccomandata dalla Commissione scientifica nazionale e adottata anche da altre regioni (per esempio la Regione Friuli Venezia Giulia ha deliberato in dicembre 2012 il limite a 43 anni per il 1° livello e a 42 anni per il 2° livello); •determinazione del relativo Livello Essenziale di Assistenza (numero cicli a carico del Servizio sanitario nazionale o provinciale) stabilendo che il numero di tentativi è fissato in 5 cicli per il primo livello (inseminazione intrauterina) e in 4 cicli per il secondo/terzo livello (Fivet, Icsi, Gift, ..); •definizione del Livello di Assistenza Aggiuntivo (a beneficio dei residenti in provincia di Trento ininterrottamente da non meno di 3 anni ed iscritti al Servizio sanitario provinciale) e delle modalità di compartecipazione alla relativa spesa, stabilendo in 400 euro la compartecipazione da parte dell’utente (coppia) per ogni ciclo di primo livello successivo al quinto, e in 2.500 euro la compartecipazione da parte dell’utente (coppia) per ogni ciclo di secondo/terzo livello successivo al quarto; •introduzione della disciplina della crioconservazione dei gameti, prevedendo una tariffa specifica a carico dei richiedenti per tutti i casi di deposito a lungo termine non finalizzato all’espletamento di cicli di Pma programmati, con esclusione dei casi di soggetti che prevedono di sottoporsi a terapie potenzialmente dannose per la funzione riproduttiva.  
   
   
LOMBARDIA: ASL E AO, STABILITE LE VALUTAZIONI DEI DIRETTORI  
 
Milano, 4 marzo 2013 - Sono state stabilite le valutazioni relative al 2012 dei direttori generali delle Aziende ospedaliere, delle Asl della Lombardia e dell´Areu. I punteggi (massimo 100) sono assegnati in base al raggiungimento di obiettivi che riguardano l´efficacia e la qualità dei servizi e la corretta gestione amministrativa. Anche quest´anno è stato coinvolto nell´attribuzione delle ´pagelle´ l´Organismo indipendente di valutazione, ossia un giurì di esperti esterni alla Regione. Merito E Trasparenza - "Come ogni anno - commenta il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni - esprimiamo una valutazione sul grado di raggiungimento degli obiettivi assegnati ai manager della sanità attraverso i provvedimenti assunti dalla Giunta. Il coinvolgimento, per il secondo anno, di un ente terzo, composto da esperti indipendenti, in maniera non formale ma sostanziale, conferma la scelta della meritocrazia e della massima trasparenza come criterio e metodo". Punteggi - Il punteggio finale è dunque risultato della somma dei punteggi assegnati dal nucleo composto dagli esperti dell´Organismo indipendente di valutazione e dal Comitato ristretto di assessori (relativamente al profilo strategico). Ecco gli elenchi con i punteggi (nel caso di cambiamento del dg durante il periodo considerato il punteggio è unico e considerato pro-quota per ciascuno). Asl (Aziende Sanitarie Locali): Bergamo, Mara Azzi, 96,65 - Brescia, Carmelo Scarcella, 96,08 - Lecco, Marco Luigi Votta (fino 31-08-2012), Enzo Lucchini (dal 01-09-2012), 95,82 - Varese, Giovanni Daverio, 95,59 - Mantova, Mauro Borelli, 95,22 - Milano Giacomo Walter Locatelli, 95,17 - Monza Brianza, Humberto Pontoni (fino al 31-08 -2012) Maria Cristina Cantù (dal 01-09-2012), 95,14 - Cremona, Gilberto Compagnoni, 95,03 - Como, Roberto Bollina, 94,88 - Lodi, Claudio Garbelli (fino al 31-08-2012), Fabio Russo (dal 01-09-2012), 94,69 - Valle Camonica, Renato Pedrini, 94,45 - Milano 2, Germano Pellegatta (fino al 31-08-2012), Antonio Mobilia (dal 01-09-2012), 94,43 - Milano 1, Giorgio Scivoletto, 93,57 - Sondrio, Nicola Mucci (fino al 4-5-2012), Claudio Garbelli (dal 01-09-2012), 93,09 - Pavia, Alessandro Mauri, 92,88. Ao (Aziende Ospedaliere) - Maggiore Crema, Luigi Ablondi, 95,30 - Provincia Lodi, Giuseppe Rossi, 94,82 - S. Antonio Gallarate, Maria Cristina Cantù (fino al 31-08-2012), Humberto Pontoni (dal 01-09-2012), 94,64 - Valtellina Valchiavenna, Luigi Gianola, 94,58 - Riuniti Bergamo (Papa Giovanni Xxiii), Carlo Nicora, 94,40 - Provincia Pavia, Daniela Troiano, 94,29 - Chiari, Danilo Gariboldi, 93,83 - Circolo Melegnano, Paolo Moroni, 93,43 - Circolo Lecco, Mauro Lovisari, 93,35 - Istituti Ospitalieri Cremona, Simona Mariani, 93,31 - Desenzano, Fabio Russo (fino al 31-08-2012), Marco Luigi Votta (dal 01-09-2012), 93,19 - Fatebenefratelli Milano, Giovanni Michiara, 92,73 - Desio E Vimercate, Pietro Caltagirone, 92,71 - Macchi Varese, Walter Bergamaschi (fino 31-08-2012), Callisto Bravi (dal 01-09-2012), 92,58 - Civili Brescia, Cornelio Coppini, 92,45 - Bolognini Seriate, Amedeo Amadeo, 92,35 - S. Gerardo Monza, Francesco Beretta, 92,33 - Civile Legnano, Carla Dotti, 92,33 - Pini Milano, Amedeo Tropiano, 92,31 - Busto Arsizio, Armando Gozzini, 91,97 - Niguarda Milano, Pasquale Cannatelli (fino 31-08-2012), Walter Bergamaschi (dal 01-09-2012), 91,54 - Areu, Alberto Zoli, 91,48 - Icp Milano, Alessandro Visconti, 91,07 - S. Anna Como, Marco Onofri, 91,01 - Salvini Garbagnate, Ermenegildo Maltagliati, 90,38 - Sacco Milano, Callisto Bravi (fino 31-08-2012), Pasquale Cannatelli (dal 01-09-2012), 90,23 - Poma Mantova, Luca Filippo Stucchi, 89,89 - S. Carlo Milano, Antonio Mobilia (fino al 31-08-2012), Germano Pellegatta (dal 01-09-2012), 89,82 - Treviglio Caravaggio, Cesare Ercole, 89,31 - S. Paolo Milano, Enzo Umberto Brusini, 82,94.  
   
   
DOLORE CRONICO: A SIVIGLIA, CLINICI ITALIANI E SPAGNOLI A CONFRONTO PER MIGLIORARE L’APPROCCIO TERAPEUTICO AL PAZIENTE CHE SOFFRE  
 
Milano, 4 marzo 2013 – Si è concluso in questi giorni a Siviglia il simposio “Italy in Spain” sulla gestione del dolore, promosso dal Centro Studi Mundipharma e dall’Instituto Mundipharma spagnolo, con il patrocinio di Aisd, Federdolore, Fondazione Paolo Procacci e della Sociedad Española del Dolor. Oltre 500 gli specialisti partecipanti di entrambi i Paesi, tra algologi, oncologi, palliativisti, ortopedici e fisiatri: un’importante occasione di aggiornamento professionale, condivisione di esperienze e confronto costruttivo tra esperti, nel comune obiettivo di migliorare la gestione dei malati di dolore. Al centro del dibattito, la scelta dell’analgesico più appropriato nella pratica clinica quotidiana, sulla base delle Linee Guida, delle recenti evidenze scientifiche e delle più avanzate opzioni farmacologiche oggi disponibili. Tra queste, l’innovativa combinazione ossicodone-naloxone, in grado di lenire la sofferenza, contrastando la comparsa della disfunzione intestinale legata all’uso protratto di medicinali oppiacei. L’organizzazione Mondiale della Sanità riconosce negli oppioidi forti il gold standard per la cura del dolore cronico moderato-severo; nonostante ciò, il nostro Paese è ancora all’ultimo posto in Europa nell’impiego di questi farmaci. Nel 2012, il mercato a valori in Italia ha registrato una spesa pari a 85 milioni di euro; ben diversa la situazione in Spagna, dove il mercato ha raggiunto i 143 milioni[1]. C’è, però, una nota positiva: benché meno sviluppato, il mercato italiano sta crescendo a un ritmo più sostenuto (+27% contro +18% di quello spagnolo), grazie anche alle semplificazioni nella prescrizione degli oppiacei introdotte dalla Legge 38/2010. Spesso, all’origine delle reticenze nell’uso di questi medicinali, vi è il timore di effetti collaterali quali nausea e stipsi, che tuttavia oggi si possono facilmente prevenire. In occasione dell’evento scientifico, sono stati illustrati i risultati ottenuti negli ultimi due anni su un’ampia casistica di pazienti italiani e spagnoli, colpiti da diverse tipologie di dolore cronico, di natura sia benigna sia oncologica. Migliaia di casi clinici reali, nei quali l’associazione ossicodone-naloxone ha dimostrato di poter rispondere a importanti bisogni terapeutici finora insoddisfatti, coniugando l’efficacia antalgica a un elevato profilo di sicurezza, a vantaggio della compliance e della qualità di vita dei malati. “La costipazione da somministrazione di oppioidi - ha spiegato Leonardo Gottin, Professore Associato di Anestesia e Rianimazione, Specialista in Fisiopatologia e Terapia del Dolore, Università degli Studi di Verona - si presenta di frequente nei pazienti che assumono queste terapie per lunghi periodi, pregiudicando il benessere generale, aumentando i costi legati a degenze ospedaliere e a trattamenti farmacologici specifici. Lo studio da noi condotto per due anni su soggetti con dolore non neoplastico, legato soprattutto a osteoartrosi del rachide, intendeva valutare i benefici della combinazione ossicodone-naloxone rispetto al solo ossicodone, in termini di sviluppo di tolleranza, una forma di adattamento neurologico alla somministrazione cronica di oppiacei che può esigere un incremento del dosaggio per produrre i medesimi effetti. I dati raccolti hanno evidenziato nel gruppo trattato con la nuova associazione la necessità di dosi significativamente inferiori, soprattutto a 18 e a 24 mesi, per cui è pensabile che il farmaco possa proteggere dallo sviluppo di tolleranza. In più, si è avuta un’importante riduzione della stipsi e una minore intensità della sintomatologia dolorosa. Risultati così significativi aprono interessanti prospettive nella gestione futura del paziente con dolore cronico”. Dopo il successo della prima edizione organizzata nel 2012 a Roma, quest’anno il simposio si è caratterizzato per la volontà di esplorare anche nuove potenzialità del farmaco. Grazie alla sua maneggevolezza e buona tollerabilità, ci si è potuti spingere oltre, sperimentandone i vantaggi per il controllo del dolore sia in specifiche categorie di pazienti, sia in particolari momenti terapeutici, come la delicata fase post-operatoria. Tra le esperienze cliniche più significative presentate, quella condotta al Policlinico San Matteo di Pavia sul trattamento antalgico in soggetti fragili, quali gli anziani, e quella della Clinica Humanitas di Rozzano, relativa al controllo della sintomatologia dolorosa in 300 pazienti reduci da intervento di protesi d’anca. “Nel paziente geriatrico, una delle principali cause di dolore cronico severo e disabilità è l’osteoartrite, con un impatto negativo sulla funzione motoria e cognitiva, sul sonno e sull’umore”, ha esordito Massimo Allegri, Dirigente Medico Struttura Semplice Terapia del Dolore Dipartimento Anestesia e Rianimazione I - Fondazione Irccs Policlinico S. Matteo di Pavia. “Trattare il dolore in questa popolazione significa poter migliorare non solo la qualità di vita ma anche il livello di attenzione e di coscienza; una prescrizione analgesica efficace, tuttavia, va valutata molto attentamente poiché negli over-65 si riscontrano spesso polifarmacoterapia, comorbidità e scarsa aderenza alle cure. Il vantaggio degli oppioidi è che, se usati bene, possono essere impiegati per lunghi periodi e con minori effetti collaterali rispetto ai Fans, soprattutto in età avanzata. I dati preliminari che abbiamo raccolto negli ultimi mesi, trattando con l’associazione ossicodone-naloxone una cinquantina di pazienti geriatrici, hanno evidenziato un buon controllo del dolore nell’85% dei casi, preservando al tempo stesso la funzione intestinale. Intendiamo ora avviare a breve uno studio clinico, per dimostrare che gestire adeguatamente il dolore con basse dosi di oppioidi e un approccio multidisciplinare permette di avere nell’anziano un miglioramento anche sul piano cognitivo”. In ambito ospedaliero, il trattamento del dolore post-operatorio presenta notevoli vantaggi dal punto di vista qualitativo e quantitativo, con una maggiore serenità dell’assistito, un abbattimento del rischio clinico, dei tempi di degenza e dei costi sanitari, come ha puntualizzato Marco Scardino, Responsabile Anestesista del Servizio di Chirurgia Protesica del prof. Guido Grappiolo, Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Mi). “Un efficace controllo della sintomatologia dolorosa conseguente a un intervento di chirurgia protesica d’anca è fondamentale, per ottenere una rapida mobilizzazione e una buona risposta funzionale in questi pazienti, che vanno scrupolosamente seguiti affinché possano essere sottoposti a riabilitazione precoce. Nella nostra struttura abbiamo preso in esame circa 300 soggetti appena operati, con un’età media di 60 anni. Il protocollo terapeutico, che prevedeva la somministrazione di ossicodone-naloxone ogni 12 ore e per un minimo di 4 giorni, si è confermato efficace, tanto più se avviato già in fase pre-operatoria: ha garantito un miglior controllo degli effetti avversi, mantenendo un’ottima azione analgesica. Il 90% dei pazienti ha affermato di non aver mai avvertito sofferenza, mentre il 100% ha conservato la motilità intestinale. La combinazione di ossicodone-naloxone – ha concluso Scardino – può essere dunque la chiave vincente per alleviare il dolore post-operatorio, eliminando l’insorgenza delle complicanze legate alla terapia con oppioidi”.  
   
   
UN CICLO DI INCONTRI PER SFATARE IL TABÙ DELLA MORTE  
 
Firenze, 4 marzo 2013 - Abbattere il tabù della morte, negata nella società e nella cultura moderna. È questo l’obiettivo di un ciclo di incontri promossi da “Tutto è vita” con il sostegno del Comune di Firenze che ha preso il via venerdì 1 marzo. Secondo i promotori infatti oggi è in atto una situazione assolutamente inedita nella lunga storia della civiltà occidentale: la negazione della morte, la sua esclusione dalle espressioni culturali più diffuse e, più ancora, una sorta di interdizione a parlarne. Per trasmettere all’uomo moderno una nuova immagine dell’ultimo viaggio appare quindi necessario usare linguaggi nuovi e universali, linguaggi che sappiano attingere anche al mondo dei simboli. È questo l’obiettivo del ciclo di incontri che vede alcune personalità del mondo della cultura raccogliere questa sfida. L’appuntamento inaugurale si è svolto alla Biblioteca delle Oblate (via dell’Oriuolo 26). Tutti gli appuntamenti successivi si svolgeranno invece a Villa Strozzi (via Pisana 77): sabato 9 marzo Franco Cardini, docente universitario, medievalista e scrittore, interverrà su “Tra ‘Sora nostra morte corporale’ e la ‘Danza macabra’. La morte nell’immaginario del medioevo”. Sabato 13 aprile sarà la volta di Angela Staude Terzani, scrittrice e giornalista, che tratterà il tema “Finire in bellezza. La morte come incontro”. Sabato 11 maggio la parola passerà a Pietro Ferrucci, psicoterapeuta e saggista, che invece si soffermerà su “Un paradosso sorprendente. Come la morte dà un senso alla vita”. Infine l’ultimo appuntamento, sabato 1 giugno: Antonia Arslan, docente universitaria e scrittrice, relazionerà su “La bella signora. Rassicuranti presenze contro i sussurri del buio”. Gli incontri inizieranno tutti alle 21. Ingresso libero. Collegato al ciclo di incontri si è svolto anche un seminario, con la collaborazione anche dell’Azienda sanitaria e la Caritas, sul tema “Tutto è vita. Un corpo: un prezioso alleato nella crescita infinita”. Il seminario, in programma da venerdì 1 a domenica 3 marzo, si proponeva di fornire strumenti per affrontare il termine della vita come “accompagnatori”. È infatti rivolto a medici, infermieri, psicologi, couselor, educatori e via dicendo ma è aperto a chiunque sia interessato. Si sono svolte lezioni teoriche, simulazioni, casi studio, role playing ed esercizi in piccoli gruppi con riferimenti a casi reali. Il corso è condotto da Michele Galgani, psicoterapeuta presso l’Hospice di Bitonto, e da Guidalberto Bormolini, antropologo e docente al Mater End Life dell’Università di Padova. Le lezioni si svolgeranno presso la sede dei Ricostruttori, via Corelli 33/C. Per informazioni e iscrizioni on line www.Tuttoèvita.it  oppure 055/417536 (anche per info sul ciclo di incontri) o 328/3253680.  
   
   
OSPEDALI DI QUALITÀ A MISURA DI DONNA APERTE LE CANDIDATURE PER L’EDIZIONE 2014 - 2015  
 
Milano, 4 marzo 2013 – Conoscere gli ospedali italiani particolarmente attenti alla prevenzione, diagnosi e terapia delle patologie femminili, aiutare la donna a compiere una scelta consapevole del luogo di cura per avere un’assistenza mirata, efficiente e di qualità. Sono questi gli obiettivi che O.n.da, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, promuove da anni con il Programma Bollini Rosa rivolto a tutte le strutture ospedaliere italiane. I criteri di valutazione e assegnazione dei Bollini Rosa riguardano diversi aspetti: caratteristiche della struttura, specialità dedicate al trattamento e cura delle patologie femminili di maggior rilievo, qualità dei servizi erogati, progetti di ricerca mirati alle più diffuse patologie della donna, collegamento con il territorio. A sostegno dell’iniziativa come ogni anno Cosmetici Magistrali, sempre attenta al benessere della donna; la nuova edizione, realizzata anche grazie al sostegno di Aon, prevede un focus sulla sclerosi multipla, reso possibile con il contributo incondizionato di Biogen Idec, e sulla nascita prematura. I Bollini Rosa sono il più importante riconoscimento per favorire la crescita della cultura della medicina di genere come fattore di qualità nell’erogazione delle cure all’interno degli ospedali. Il Programma è patrocinato da quindici società scientifiche e dispone di un sito www.Bollinirosa.it nel quale le utenti possono trovare, all’interno del network degli ospedali premiati, la struttura più vicina a loro, lasciare un commento e leggere le opinioni pubblicate. Possono partecipare al nuovo Bando sia gli ospedali che non sono ancora parte del network sia le 224 strutture già premiate i cui Bollini scadranno a fine anno. Il termine ultimo per candidarsi è il 31 maggio 2013 collegandosi al sito dedicato. Gli ospedali vincitori saranno premiati a dicembre, inseriti nel sito e promossi all’interno della Guida Nazionale Bollini Rosa. Francesca Merzagora, Presidente O.n.da, spiega: “I Bollini Rosa O.n.da sono uno strumento che consente di migliorare l’accesso delle donne italiane al S.s.n. Dal 2007 aiutiamo la popolazione femminile a scegliere gli ospedali più attenti alla prevenzione e alla cura delle patologie che maggiormente la riguardano. Con il nuovo Bando 2014-2015 intendiamo dare continuità al riconoscimento delle strutture meritevoli, fornendo a ogni donna uno strumento efficace per selezionare gli ospedali più vicini e attenti alle proprie necessità. I Bollini Rosa consentono agli ospedali di far parte di un network di centri selezionati che offrono servizi a misura di donna. Gli ospedali vengono coinvolti in importanti iniziative come gli (H)open Day dedicati a particolari patologie in rosa, in occasione dei quali sono erogati esami gratuiti alla popolazione femminile. I Bollini Rosa stimolano la concorrenza positiva tra gli ospedali italiani, sono uno strumento che favorisce il consolidamento dell’immagine della struttura, generando sicurezza, vicinanza e rassicurazione e offrono l’opportunità di godere di una sempre maggior visibilità all’interno della propria regione”. “Vi sono tante ragioni per cui non essere grati ad Internet – afferma Alberto Costa, Direttore della Scuola Europea di Oncologia e Vicepresidente di O.n.da – ma se vogliamo riconoscergli un merito è senz’altro quello di avere dato la possibilità a ciascuno di sapere, di capire e di orientarsi, anche in tema di salute. Il Programma Bollini Rosa unisce all’obiettivo di fornire informazioni trasparenti sulle strutture eccellenti presenti sul territorio, l’intento, come già avviene in tutto il mondo, di passare da una ‘medicina prescrittiva’, in cui è il medico a dire che cosa fare, a una ‘medicina partecipata’ in cui è la persona a decidere a chi e dove rivolgersi, esercitando il proprio diritto alla libertà di scelta e di informazione”. Annarosa Racca, Presidente di Federfarma, spiega: “Sono in maggioranza donne i tre milioni di cittadini che entrano nelle farmacie italiane ogni giorno e, per tenere sotto controllo il proprio stato di salute e quello dei familiari, chiedono medicinali, prodotti, consigli. Cercano informazioni attendibili in tema di cure e prevenzione e vogliono capire come muoversi all’interno di un sistema complesso e diversificato sul territorio qual è il Servizio Sanitario Nazionale. Nell’ottica di rispondere adeguatamente a tali informazioni, le farmacie partecipano anche quest’anno all’iniziativa Ospedali con Bollini Rosa. Le loro potenzialità possono essere sfruttate ancora meglio: servizi come l’assistenza domiciliare, il monitoraggio delle terapie, la prenotazione di visite ed esami con il ritiro del referto e la distribuzione di farmaci innovativi attualmente dati dalle strutture pubbliche permetterebbero di rispondere meglio alla domanda dei cittadini, contribuendo alla territorializzazione della sanità e al contenimento dei costi del Ssn”.  
   
   
AOSTA: UN CONVEGNO PER GLI ANZIANI DAL TITOLO COMUNICARE E’ ESSERE VIVI, PER TUTTA LA VITA  
 
 Aosta, 4 marzo 2013 - Nell’ambito del progetto di sostegno alle persone anziane e vulnerabili mediante l’adozione di soluzioni innovative, la Presidenza della Regione e l’Assessorato sanità, salute e politiche sociali organizzano, con il Patrocinio del Dipartimento di scienze umane e sociali dell’Università della Valle d’Aosta, un convegno dal titolo Comunicare è essere vivi, per tutta la vita. L’appuntamento è per lunedì 4 marzo 2013, a partire dalle ore 9.30, nell’Aula Magna dell’Università della Valle d’Aosta. Obiettivo principale dell’incontro è il focalizzare l’attenzione sullo sviluppo della tecnologia della comunicazione, per valutare se questa sia in grado di attenuare forme di disagio fisico e sociale, che caratterizzano la vita degli over 65, così come l’individuare le opportunità di partecipazione e di crescita di persone attive, che sono uscite dal ciclo lavorativo e di identificare le possibili convergenze e le future collaborazioni tra la Svizzera italiana e la Regione autonoma Valle d’Aosta. L’evento rientra nel progetto cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Sostegno alle persone anziane e vulnerabili mediante l´adozione di soluzioni innovative, attuato dalla Struttura Politiche sociali dell’Amministrazione regionale, finanziato nell´ambito del Programma di cooperazione territoriale ‘Italia-svizzera 2007-2013’ e coordinato in Valle d´Aosta dall´Ufficio di Rappresentanza a Bruxelles - Cooperazione territoriale.  
   
   
SOCIALE: TONDO, CENTRO PONTELLO ESEMPIO SINERGIA PUBBLICO-PRIVATO  
 
Pers di Majano, 4 marzo 2013 - La nuova ala del Centro residenziale Valentino Pontello, moderno complesso gestito dalla omonima Fondazione, sarà destinata ad ospitare uffici e laboratori della cooperativa tessile Ragnatela e, come ha evidenziato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, intervenuto all´inaugurazione a Pers di Majano, è un esempio efficace di collaborazione tra pubblico e privato che contribuirà a ridare serenità a numerose famiglie dell´area collinare. Ragnatela, infatti, offrirà a 15 ragazzi disabili fisici e psichici l´opportunità di essere impiegati in un´attività di indubbia importanza nell´ambito di una struttura che, ha ricordato il presidente della Fondazione, Claudio Zonta, è stata realizzata nel 2008 grazie ad un´importante donazione di un migrante locale ed ora è stata implementata grazie al fattivo sostegno della Regione. Tondo ha preso la parola dopo la toccante testimonianza di tre rappresentanti dei veri protagonisti della giornata, i ragazzi diversamente abili, assicurando che la Regione sarà sempre a fianco delle fasce meno fortunate della comunità ed impegnerà, come ha già fatto, importanti risorse del bilancio per fare fronte alla cancellazione, da parte del Governo, del finanziamento di 13 milioni di euro destinato al Fondo per l´autonomia possibile. "Il risultato di eccellenza nel contesto dell´assistenza, ottenuto grazie all´inesauribile ed insostituibile energia della componente del volontariato, rappresenta - ha concluso Tondo - un´ulteriore dimostrazione di un sistema pubblico che funziona".  
   
   
FIRENZE: RAFFAELLO IN MOSTRA A TOKIO  
 
Firenze, 4 marzo 2013 - “Raffaello”, un nome… un titolo. Si chiama semplicemente così – “Raffaello” - la mostra che dal prossimo 2 marzo (per tre mesi) sarà ospitata nelle sale del National Museum di Western Art di Tokyo. Si tratta della prima esposizione monografica sull’artista urbinate - curata dalla Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, e dalla direttrice del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, Maria Sframeli – che si svolgerà in Giappone. L’iniziativa è stata richiesta sin dal 2008 proprio dal museo nipponico e dal quotidiano Yomiuri Shimbun, i partner che si sono assunti gli oneri dell’esposizione che proporrà 59 opere in mostra, 24 delle quali dello stesso Raffaello provenienti da importanti istituzioni culturali italiane e internazionali come la Galleria degli Uffizi (e relativo Gabinetto Disegni e Stampe), la Galleria Palatina, la Fondazione Horne e la Biblioteca Marucelliana di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, la Pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo, la Galleria Nazionale di Urbino, la Pinacoteca e i Musei Vaticani, la Galleria Nazionale di Perugia, il Museo di Belle Arti di Budapest, la Dulwich Picture Gallery di Londra, il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid. Secondo la Soprintendente Acidini, “La mostra dedicata a Raffaello e ai centri del Rinascimento dove visse e operò ha richiesto un enorme lavoro di preparazione, vista l´importanza dei quadri, dei disegni e dei loro autori. Grazie alla curatrice Maria Sframeli, ai suoi collaboratori e ai prestatori italiani e stranieri, davvero generosi, il Museo d´Arte Occidentale di Tokyo potrà esporre una rassegna unica nella storia, pur intensa, delle esposizioni italiane in Giappone. Sono onorata che lo sponsor, Yomiuri Shimbun, abbia chiesto al Polo Museale Fiorentino di formulare il piano scientifico e di coordinare la mostra e il catalogo: questa fiducia nasce da una lunga collaborazione e dalla stima reciproca. Senza dimenticare che Firenze è la città che conserva più dipinti mobili di Raffaello in tutto il mondo”. “Capolavori dell’artista e celebri opere dei maestri che ne influenzarono la pittura o che da lui trassero ispirazione – ha detto Maria Sframeli - si propongono di illustrare la vicenda artistica di Raffaello dai primi anni ad Urbino sino alla maturità romana. A questo scopo il percorso espositivo si svilupperà in quattro sezioni che consentiranno di ripercorrere le diverse fasi della produzione artistica di un pittore che, come scrisse il Vasari, vide risplendere nella sua persona“tutte le virtù dell’animo, accompagnate da tanta grazia, studio, bellezza, modestia e costumi buoni”, parole che sembrano incarnarsi nell’Autoritratto della Galleria degli Uffizi ad apertura della mostra”. La mostra si apre infatti con il celebre dipinto ed entra subito nel vivo con la sezione denominata La prima formazione, ovvero l’influenza dell’ambiente artistico della corte di Urbino ed il confronto con l’arte del padre, Giovanni Santi, che lo avviò alla pittura e del quale ereditò la bottega affiancando Evangelista da Pian di Mileto. La seconda sezione, Raffaello a Firenze: l’incontro con l’opera di Leonardo e Michelangelo, si propone di illustrare la straordinaria evoluzione intellettuale e stilistica di Raffaello a contatto con lo stimolante ambiente fiorentino dei primi anni del Cinquecento e la sua straordinaria capacità di dominare la varietà delle influenze. È a Firenze che Raffaello sceglie le raffigurazioni sacre, con una netta predominanza del tema vinciano e michelangiolesco della Madonna col Bambino, soggetto che vide il raggiungimento, da parte dell’artista, di una perfetta ed armoniosa sintesi tra la struttura piramidale leonardesca, la monumentalità dei volumi di Michelangelo e la grazia e l’armonia che caratterizzano lo stile dello stesso Raffaello; elementi che trovano nella Madonna del Granduca, appartenuta prima a Carlo Dolci e successivamente acquistata da Ferdinando Iii d’Asburgo nel 1799, un’eccellente rappresentazione. La terza sezione, Raffaello alla corte dei Papi, è dedicata all’esperienza romana dell’artista che, introdotto alla corte papale nel 1508, fu scelto da Giulio Ii per la decorazione delle Stanze Vaticane, occasione che non solo sanciva la sua affermazione rispetto ad artisti universalmente stimati ed affermati quali Perugino, Peruzzi, Sodoma, Bramantino e Lotto ai quali viene revocato l’incarico, ma offriva a Raffaello, sino ad allora legato per lo più ad una committenza privata, una prima e prestigiosissima occasione pubblica. Un nucleo di disegni dell’artista e copie degli affreschi realizzati da Raffaello negli ambienti vaticani, come quella della Liberazione di San Pietro dal carcere realizzata da Federico Zuccari proveniente dalle Gallerie Fiorentine, sono presenti in mostra a testimonianza dell’attività del nostro artista negli anni delle grandi imprese decorative di Giulio Ii. La quarta ed ultima sezione si concentra invece su L’eredità di Raffaello con una selezione di opere di allievi e collaboratori atte a rappresentare l’influsso dell’artista nella produzione artistica delle nuove generazione a cui il maestro lasciava non solo la propria lezione ed il proprio esempio ma anche gli incarichi lasciati incompiuti per il sopraggiungere della morte nel 1520, all’apice della sua carriera. Chiudono quindi il percorso espositivo dedicato al pittore urbinate le opere di Giulio Romano, allievo prediletto di Raffaello che, se dal 1515 aveva lavorato al fianco del maestro alla decorazione della Stanza dell’Incendio di Borgo, dopo la morte di questi veniva incaricato da Leone. Da segnalare anche il ruolo dell’Opificio delle Pietre Dure nelle fasi di trasporto delle opere e allestimento della mostra. Innanzi tutto, congiuntamente con Arteria (azienda specializzata in trasporti di opere d’arte), i tecnici dell’Opificio hanno progettato speciali imballaggi per il trasporto delle opere e un nuovo sistema per la loro protezione: in sostanza gli oggetti sono stati classificati per dimensioni realizzando la cassa in maniera diversificata la fragilità dell´opera. Inoltre, per la protezione dei materiali a contatto con l´opera è stato utilizzato un materiale speciale, il tyvek, mentre laddove il contatto é con le superfici pittoriche è statao usato del melinex. In entrambi i casi si tratta di materiali estremamente morbidi e vellutati. Infine i tecnici dell’Opificio hanno operato come assistenti a tutti i prestatori che ne avessero richiesto l´intervento, per imballaggi e spostamenti, non solo in Italia, ma anche in Giappone.  
   
   
MOSTRA A ROMA SU TIZIANO  
 
 Venezia, 4 marzo 2013 - La mostra “Tiziano” è in programma presso le Scuderie del Quirinale di Roma dal 4 marzo al 16 giugno prossimi. Ne farà parte integrante anche il documentario ´”Tiziano e il Veneto”, voluto e realizzato dalla Scuola Grande di San Rocco di Venezia con il sostegno della Regione del Veneto, che propone una ricognizione per immagini e suoni sui luoghi e i capolavori di Tiziano custoditi nel Veneto. Il filmato, della durata di circa 12 minuti, verrà proiettato in continuato in una sala lungo il percorso espositivo, così come avvenuto lo scorso anno con la mostra dedicata a Jacopo Tintoretto che ha riscosso un grande successo. L’esposizione su Tiziano è curata da Giovanni Villa. “La Regione del Veneto – sottolinea Zorzato – con la realizzazione di questo documentario ha voluto sostenere in maniera concreta la mostra dedicata a uno dei “grandi” della pittura veneta. Lo scopo dell’iniziativa è quello di evidenziare il contesto regionale entro cui si è sviluppata la pittura del grande artista e di mettere quindi in luce il rapporto stretto di Tiziano con il Veneto, il suo ambiente, le sue città, il suo paesaggio. Come Regione abbiamo, tra l’altro, pubblicato con Electa una poderosa collana sulla “Pittura nel Veneto, dalle origini al ‘900” che, attraverso il lavoro dei maggiori studiosi di storia dell’arte, per la prima volta ha fornito un quadro complessivo di una delle più esaltanti esperienze storico-artistiche nel panorama italiano ed europeo, di cui Tiziano è stato uno straordinario protagonista”. La versione integrale del documentario sarà visibile nei siti della Scuola Grande di San Rocco e delle Scuderie del Quirinale.  
   
   
A PALAZZO VALENTINI SINO AL 7 MARZO LA MOSTRA "PERCORSI" DI VERENA D´ALESSANDRO  
 
Roma, 4 marzo 2013 - Sino a giovedì 7 marzo, presso la Sala Egon von Furstenberg di Palazzo Valentini si può visitare la mostra personale di pittura “Percorsi” di Verena D’alessandro. L’orario d’ingresso all’esposizione è il seguente: dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 19 ed il sabato dalle ore 10 alle ore 13, con accesso libero. L’esposizione, patrocinata dall’Amministrazione provinciale di Roma e dalla Fondazione d’arte Franz Ludwig Catel, è stata inaugurata nel pomeriggio di martedì 26 febbraio. Nella mostra personale di Verena D’alessandro vengono presentati una ventina di dipinti ad olio - di cui diversi inediti - che offrono una significativa antologia delle opere che l’artista ha realizzato sul tema del paesaggio suburbano ed extraurbano negli ultimi sette anni. Eseguiti con veloci colpi, raschiature e striature di spatola, i quadri in mostra - seppur con diversi temi - presentano molti tratti comuni. I paesaggi sono tutti luoghi d’invenzione, creati dalla fantasia e dalle memorie visive dell’artista, volutamente lontani da qualsiasi riferimento geografico. Un personale e riconoscibile stile di pittura caratterizza inoltre l’intero percorso artistico: una ricerca visiva in cui il naturalismo e la descrizione meticolosa vengono superati da una riuscita combinazione tra l’essenzialità del segno al limite dell’informale e i codici referenziali della pittura figurativa. A completamento del percorso antologico e come omaggio alla città che ospita l’esposizione, la mostra include anche un quadro di grandi dimensioni che raffigura il profilo riconoscibile dell’orizzonte di Roma: una Roma ventura, immaginata come potrà essere in un futuro prossimo, più che ritratta nel presente.  
   
   
COLORNO RIPARTE DALLO STILE ITALIANO OLTRE 150 OPERE DAL MASSIMO E SONIA CIRULLI ARCHIVE DI NEW YORK IN UNA GRANDE MOSTRA ALLA REGGIA DAL 2 MARZO AL 15 GIUGNO.  
 
Parma, 4 marzo 2013 – Colorno riparte con una grande mostra. Dopo il terremoto di un anno fa, la Reggia torna ad ospitare un’esposizione di rilievo internazionale: oltre 150 opere selezionate all’interno del patrimonio del Massimo e Sonia Cirulli Archive di New York, a costruire uno spaccato dell’arte italiana del primo Novecento. È il carnet di “Stile italiano. Arte e società 1900-1930”, in programma alla Reggia di Colorno dal 2 marzo al 15 giugno prossimi. Una mostra multidisciplinare, che prova a restituire lo spirito della prima parte del secolo scorso in un dialogo continuo fra pittura, scultura, fotografia, disegni, grafica pubblicitaria, progetti per l’industria e altro. L’esposizione, che propone - tra le altre - opere di Balla, Sironi, Luxardo, Munari, Fontana, è allestita grazie alla sinergia tra la Provincia di Parma, il Comune di Colorno, il Massimo e Sonia Cirulli Archive di New York e Antea Progetti e Servizi per la Cultura e il Turismo, ed è realizzata con la collaborazione del Metalab della Harvard University. “Una grande mostra sullo stile italiano, che mette a confronto tutto quello che ha caratterizzato un momento particolarmente fecondo della nostra creatività e che mette a fuoco le caratteristiche migliori del nostro saper fare: lo stile, il made in Italy, appunto la creatività. Tutti aspetti su cui in questi tempi di crisi credo sia opportuno tornare a ragionare anche per il futuro”, ha detto nella presentazione di oggi al Parma point l’assessore provinciale alla Cultura Giuseppe Romanini. I dipinti di Balla, Sironi, Licini, Russolo, Previati, le fotografie di Luxardo, Ghergo e Ghitta Carell, le fotodinamiche di Masoero, Munari e Bragaglia, i manifesti pubblicitari firmati da Enrico Prampolini, Lucio Fontana, Marcello Dudovich, le sculture di Thayaht, i fotomontaggi di Bruno Munari, la collezione di libri e manoscritti futuristi, i disegni di architettura dei grandi razionalisti italiani per la grande sfida della costruzione di una “cittá utopica” a Roma, Eur o E 42, il progetto di Sant’elia per una “stazione per treni e aerei” del 1913, e tanto altro: tante tessere di un mosaico che ci parla della nostra avventurosa presenza nel secolo appena concluso, descrivendo le mille sfaccettature di quello che è internazionalmente riconosciuto come lo stile italiano. “Questa mostra rappresenta innanzitutto la volontà di ripartire dopo il sisma di un anno fa. L’iniziativa è nata dal fortunato incontro con i proprietari di questo archivio meraviglioso, che con le loro opere vengono a testimoniare un periodo di rilievo della storia italiana. È una scommessa nella quale tutti crediamo tantissimo: perché è importante per tutti noi che il Palazzo riparta al meglio, e noi crediamo fortemente in questa nuova partenza”, ha commentato il sindaco di Colorno Michela Canova. “Abbiamo fatto questa scommessa perché crediamo che la Reggia debba tornare a risplendere come una volta – ha aggiunto Antonella Balestrazzi di Antea -. Spero che questo sia il punto di partenza di tante altre iniziative che sappiano riportarla alla sua visibilità internazionale e al ruolo che le compete: per ripartire con esposizioni di alto livello e di qualità, come ce ne sono state tante in passato”. La mostra arriva a Colorno dopo essere stata lo scorso anno a Montecarlo: “A Montecarlo ha fatto registrare 80mila visitatori, un bel successo”, ha osservato Massimo Cirulli, che ha sottolineato come “la specificità della nostra collezione sia la trasversalità: pittura, design, fotografia e molto altro. È una mostra che fa dialogare e fa pensare, e soprattutto è una mostra per tutti. A corredo dell’esposizione è stata organizzata una serie di concerti, realizzati in collaborazione con Parma Operart, che si terranno nella Sala del Trono: sei date dal 23 marzo al 15 giugno, protagonista Giuseppe Verdi. Orari di apertura Dal 2 al 31 marzo: martedì-domenica 10-18. Dal 1° aprile al 15 giugno: martedì-venerdì 10-18, sabato e domenica 10-19. Lunedì chiuso. Prenotazioni e informazioni 0521/312545 reggiadicolorno@provincia.Parma.it  www.Turismocolorno.it    
   
   
MOSTRA DI ALESSANDRA ZORZI “IL MATTO, LA MORTE E IL DIAVOLO” ROMA, 14 MARZO – 14 APRILE 2013  
 
 Roma, 4 marzo 2013 - Giovedì 14 marzo 2013, alle ore 18.30, a presso la Sala del Giubileo del Complesso del Vittoriano, si inaugurerà la mostra dell’artista Alessandra Zorzi dal titolo “Il Matto, La Morte E Il Diavolo”, a cura del Prof. Claudio Strinati. L’esposizione, che si avvale del patrocinio della Regione Lazio, Assessorato Cultura, sport, politiche giovanili, turismo e del Comune di Roma, Assessorato alla Cultura, potrà essere visitata fino al 14 aprile 2013. La Sala del Giubileo ospiterà 30 opere circa tra olii, disegni, acquerelli, arazzi digitali e videoproiezioni della Zorzi, nota interprete della pittura e del video d’animazione, di formazione architetto, nata a Treviso ma residente da molti anni a Milano. Tema progettuale della mostra di Roma sono gli ´Arcani Maggiori´ dei tarocchi, con cui si sono confrontati nei secoli innumerevoli pittori, a cominciare, così vuole la leggenda, da Mantegna. In tempi recenti vi si sono cimentati, tra gli altri, Luzzati, Dalì, Guttuso, Brauner, Niki de Saint Phalle. Per questo motivo, data una certa inflazione interpretativa, l’artista non ha voluto misurarsi né con la narrazione né con l´interpretazione, ma piuttosto con le suggestioni che i diversi simboli le evocano, quasi un pretesto per accedere all´inconscio. Il titolo della mostra parafrasa quello dell’incisione di Dürer ‘Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo’, e contemporaneamente quello del saggio di Mario Praz ‘La carne, la morte e il diavolo’ A proposito dell’artista e del suo lavoro, Claudio Strinati afferma: “Alessandra Zorzi presenta la serie degli Arcani Maggiori che già di per sé costituiscono un ciclo organico secondo la sua tipica impostazione, visionaria e incantata, immersa in una costellazione di immagini archetipiche, oscure e insieme perfettamente comprensibili a chiunque. Attraverso tali visioni e risalendo fino alle avventure grafiche degli anni sessanta del Novecento tra Mitteleuropa e Inghilterra, la Zorzi ha scavalcato felicemente e agevolmente i traumi del postmodernismo, in un cammino caratteristico del nostro tempo. Disgregato nelle apparenze immediate ma fiduciosamente ancorato alle pulsioni dell’Inconscio, è un percorso sempre più somigliante nella immaginazione di un’artista come la Zorzi ai “buchi neri” del Cosmo che, mentre li si esplora, dilatano i confini delle nostre presunte certezze sprofondandoci nell’Ignoto e spostando così costantemente in avanti i limiti del possibile. La Zorzi attrae l’osservatore in uno spazio strano, semplificato e sbilenco, fatto di un andirivieni di sogni e percezioni infantili, di precisione descrittiva e remota vaghezza. Gli Arcani contengono tutta la vita e tutte le illusioni di cui un essere umano si possa nutrire. Sono ingannevoli e insieme rivelatori di verità forse altrimenti inconoscibili. L’artista li legge proprio in questa chiave”. Catalogo Canova Editori in mostra, con testi di Claudio Strinati e Philippe Daverio e la riproduzione delle opere esposte. Il lavoro di Alessandra Zorzi si è sempre manifestato in modo tematico: la prima mostra, a Treviso, nel 1998, risentiva di una visione ´circolare´, in cui sopra e sotto, destra e sinistra, ma anche dimensioni incongruenti, si confondevano come avviene vedendo il mondo da un aereo che modifica le percezioni spaziali sia orizzontalmente che verticalmente, cambiando orizzonte e quota: era il periodo del volo, quando l’artista stava prendendo il brevetto di pilota. Nel 2000 il lavoro si concretizza in una ricerca tematica che parte dall´arte rinascimentale: una figurazione che prende corpo dalla ´cristologia´, rivista in termini surreali e visionari. Con le mostre su ´Babelopoli´ 2003-2005, si rafforzano gli aspetti surreali e anche grotteschi e parallelamente l´interesse per il mezzo tecnologico, soprattutto l´animazione digitale. Nel 2007 a Mantova prevale nei quadri cosiddetti ´organici´ una visione pessimistica, in disgregazione, dell´esistenza, determinata dai fattori politici e ambientali del momento storico. Infine, nelle tre mostre 2010-2011 dedicate alle ´Gabbie per signora´ si accentua una partecipazione, anche in precedenza latente, ad una lettura del mondo in senso femministico, ma anche femminile nel rispetto della cultura della differenza: un excursus focalizzato sulla donna e sulle innumerevoli limitazioni, o vere e proprie “torture” che ogni società maschile ha cercato o saputo imporle per impedirle libertà di movimento e di parola. Dell’artista hanno scritto, tra gli altri: Andrea Zanzotto, Barbara Rose, Martina Corgnati, Angelo Villa, Carlo Montanaro, Gianni Contessi, Enrico Mascelloni, Marco Goldin e Carlo Micheli. Fra le sue mostre pubbliche si segnalano: “Totem e tabù” (1998) presso la Casa dei Carraresi a Treviso, curata da Marco Goldin - “Abramennone a Babelopoli” (2003) a Palazzo Racani-arroni di Spoleto e “Viaggio a Babelopoli” (2005) al Maschio Angioino di Napoli, curate da Martina Corgnati - “Interni di Babelopoli” (2007) a Palazzo Ducale di Mantova, a cura di Martina Corgnati e Carlo Micheli - “Gabbie per Signora” (2010) a Palazzo Bertalazone di San Fermo a Torino a cura di Martina Corgnati; nel 2011, ai Magazzini del Sale a Venezia, richiesta dal Direttore dell’Accademia di Belle Arti Carlo Montanaro, curatore dell’esposizione; nello stesso anno alla Rocca di Umbertide – Centro per l’Arte Contemporanea. Alessandra Brustolon Zorzi nasce a Treviso in una famiglia di editori. Frequenta la Facoltà di Architettura di Venezia e si laurea con una tesi su Piazza Fontana di Milano. Alla fine degli anni ’80, comincia a dipingere con continuità, elaborando un linguaggio immaginifico fluido e autonomo, fuori da schemi e scuole, che ama definire pop-espressionista. Fedele a un linguaggio legato all’immaginario, dal 2000 in avanti ha approfondito specialmente le possibilità che gli strumenti tecnologici offrono (in particolare il video d’animazione), dedicandosi a una ricerca composita, linguistica, pittorica e contemporaneamente narrativa, che prende corpo dagli archetipi figurativi della pittura classica, trasferendoli e utilizzandoli nelle animazioni digitali, in un gioco di ambiguità, ricco di riferimenti alla pittura tradizionale. Negli ultimi anni, in particolare, elabora una propria personale tecnica di video animazione realizzando diversi corti, fra cui “Il sogno della ragione” (2004), “Il pelo nell’uovo” (2004-05), “Da Andrea Mantegna” (2006), “Homo sanza littere” (2007), “Il viaggio di Prometea” (2008), “Giocando con Depero” (2009), “Giorno di pulizie” (2009), Kandikandi (2010).  
   
   
KASPER, PRESIDENTE FIS "MONDIALE FAVOLOSO, TUTTO E´ ANDATO BENISSIMO"  
 
Trento, 4 marzo 2013 - "Non era scontato che tutto andasse bene", lo dicono gli organizzatori a partire dal presidente Mellarini che non manca di lodare, ancora una volta, i volontari. Un Mondiale che "ha superato Schladming per la sua umanità, grazie proprio ai volontari", lo dice Roda presidente Fisi, "un Mondiale che ha saputo cogliere molte opportunità per un territorio che ha lavorato compatto", lo dice l´assessore Gilmozzi. Complimenti e plausi - sentiti - a livello nazionale e internazionale. Lo dicono i numeri: a partire dagli atleti 701 (Oslo 2011 erano 580), le nazioni 55 (Oslo, 49), gli spettatori, 400.000 senza contare quelli dell´ultima grande competizione in programma allo Stadio del Fondo di Lago di Tesero, gli accreditati 8.137 di cui oltre 1.100 fra giornalisti internazionali della carta stampa, tv, radio, 40.000 gli ospiti che hanno prenotato attraverso l´Apt della Val di Fiemme (10.000) della Val di Fassa (10.000), le agenzie nelle vicinanze della valle (8.000) e con prenotazione diretta on-line (12.000). Lo dicono le visite sul sito ufficiale 371.000 visitatori al giorno con punte di 50.000 come il primo giorno dei mondiali, lo esprimono Facebook (122.000 contatti al giorno), Twitter (1.600.000 contatti giornalieri con punte di 2.000.000), Youtube con il video della canzone dei Mondiali fra i più cliccati dei 64 prodotti dall´organizzazione. Insomma, a detta di tutti, per la Val di Fiemme e il Trentino questo Mondiale è stato un successo pieno "ottenuto con l´apporto di una squadra meravigliosa", aggiunge Piero Degodenz. Lodate anche le strutture sportive che, grazie agli elevati standard di qualità, hanno indotto la Fis a progettare un Centro Federale delle discipline nordiche in Val di Fiemme. Il presidente della Fis, Gian Franco Kasper ha definito il Mondiale Fiemme 2013 come “favoloso ed entusiasmante. Tutto si è svolto in modo perfetto, organizzato in modo molto efficace.” Parole di grande apprezzamento e ringraziamento sono state espresse per i volontari, quindi il presidente Fis, ringraziando i media per il lavoro svolto, ha dedicato particolare attenzione per quanto fatto dalla Rai che, inizialmente, "non era così scontato". Quindi ha elencato la ripartizione delle medaglie conseguite dalle varie Nazioni. Sarah Lewis, segretario generale ha espresso parole di lodi speciali a tutta l´organizzazione. Piero Degodenz ha espresso la sua gioia per come è andato il Mondiale “ringrazio il presidente Kasper e il segretario Lewis per la loro preziosa disponibilità e collaborazione. Ringrazio i media che ci hanno seguito con particolare attenzione, in modo special. Ringrazio la Rai che ha fatto un lavoro eccellente e noi, fin dall’inizio, non avevamo dubbi. Il nostro intento è quello di continuare in questa tradizione organizzativa sportiva. Per noi aver qui, in questi giorni, 701 atleti, 55 nazioni, tanti presidenti di Federazioni, tutto il consiglio Fis, ministri e vertici di stato è stato un successo molto importante speriamo di far parte ancora di questa bella Family Fis”. Nelle interviste che sono seguite il presidente Mellarini ha ringraziato tutti con grande generosità, ha messo in luce il fondamentale apporto dei volontari, la grande disponibilità della Val di Fiemme per dare lustro al nostro territorio, al Paese Italia e ha focalizzato l´attenzione anche sull´efficacia del binomio sport-turismo per un prodotto turistico di grande qualità e fidelizzazione. L´assessore Gilmozzi ha evidenziato l´importanza dei percorsi fatti dal territorio per la sostenibilità (con il legno, patrimonio della valle, in bella evidenza e il valore aggiunto di una mobilità ad emissioni zero - autobus ad idrogeno), l´accessibilità (prima volta Mondiale open-event), sottolineando la forza sociale di un volontariato che è il vero motore dell´evento. Esperienze che, evidentemente, restano un patrimonio del territorio e indicano la strada da seguire. Non di meno ha evidenziato l´importanza del lavoro unitario della valle ma anche del Trentino tutto con, per esempio, il grande lavoro svolto da Trentino Network. Ha elogiato il lavoro di squadra svolto dalle amministrazioni della Valle nel lungo periodo di preparazione e in questi giorni, "hanno operato perseguendo un unico obiettivo: la buona riuscita dei Mondiali". Nel pomeriggio, finita la 50 chilometri maschile ci sarà la cerimonia di chiusura del 49° Campionato mondiale di sci nordico, il terzo in Val di Fiemme.  
   
   
TRENTO: UN PLAUSO AI MONDIALI E ARRIVEDERCI ALLE UNIVERSIADI  
 
Trento, 4 marzo 2013 - C´erano tutte le autorità sportive e non delle grandi occasione l’ 1 marzo al Palafiemme (Centro stampa dei Mondiali), l´occasione era di quelle importanti: il nuovo presidente del Coni Giovanni Malagò si presentava, per la prima volta, alla stampa nazionale e internazionale. Con Malagò anche il neo-consigliere Sergio Anesi (sport invernali) presidente, fra l´altro, di "Universiade Trentino", scelto da Malagò non solo per le sue competenze in ambito sportivo ma anche perchè "mi ha conquistato quando mi ha raccontato quanto fa nel sociale". A fare gli onori di casa il presidente dei Mondiali nonché vicepresidente della Provincia autonoma e assessore al turismo Tiziano Mellarini. Con loro anche il presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Flavio Roda e il presidente del Comitato esecutivo Mondiali Piero Degodenz. In prima fila anche il presidente del Coni provinciale Giorgio Torgler ringraziato da Malagò non solo per il lavoro fin qui fatto ma anche per la fiducia dimostratigli nei mesi antecedenti la sua elezione a presidente "mi ha spiegato i problemi del territorio e mi ha dato uno stimolo fondamentale". A Manuela Di Centa, grande campionessa e testimonial dei Mondiali Fiemme 2013 il ringraziamento di Malagò che auspica il suo continuo appassionato coinvolgimento nel mondo dello sport. In sala anche il generale Gianni Gola, già presidente dei Gruppi Sportivi della Guardia di Finanza e del Cism, ringraziato da Malagò con particolare affetto. Ribadito dal presidente Malagò, sollecitato dal presidente della Fisi Roda, il forte impegno del Coni a favore dello sport, ora in un particolare momento di crisi. Malagò ha confermato la sua presenza a Trento in occasione di "Universiade Trentino" il prossimo dicembre. Ad aprire l´incontro con la stampa, in attesa che arrivasse il vicepresidente Tiziano Mellarini impegnato a presiedere la giunta odierna, il presidente del Comitato esecutivo Piero Degodenz che ha rivolto un "particolare saluto e un ben arrivato al presidente Giovanni Malagò e al consigliere Sergio Anesi, presidente dell’Universiade. Per noi avere il Coni al nostro fianco è indispensabile, così come il rapporto con la Fisi. Lo è per i Mondiali e lo sarà per i progetti futuri. Dobbiamo avvicinare i territori di montagna alla capitale. Sport e turismo sono gli elementi che trainano le nostre economie e dove il Trentino ha sempre investito." Il presidente Degodenz ha consegnato, in segno di benvenuto la giacca azzurra dei Mondiali di Fiemme e la mascotte dei Mondiali, (la stessa, richiestissima da tutti, dal 1991) e il trofeo dei Mondiali scolpito nel legno di risonanza della Val di Fiemme. Il presidente dei Mondiali Tiziano Mellarini ha accolto con un caloroso benvenuto il presidente Giovanni Malagò "in terra trentina, porto anche il saluto a nome dell´istituzione provinciale che qui rappresento. L´augurio di buon lavoro che non mancherà di certo. In Trentino lo sport ha una valenza importante e ha radici profonde. In Trentino c´è un movimento sportivo che ha un fine importante e strategico: lo sport coniugato con il turismo ha dato risposte significative, di grande interesse e ha portato nel mondo il Trentino. E´ servito, particolarmente, ad arricchire il prodotto ´identità trentina´." Il presidente Mellarini ha colto l´occasione per ringraziare Manuela Di Centa "che si è fatta ambasciatrice dei Mondiali nel mondo". Concludendo Mellarini ha sottolineato "questa è anche l’occasione per riconfermare da parte del governo della Provincia autonoma di Trento la particolare attenzione per i progetti sportivi già iniziati, e per quelli che vorremo concretizzare anche in futuro". Concludendo ha espresso la sua particolare contentezza per la nomina nella giunta del Coni di Sergio Anesi, "dirigente sportivo di lunga data e apprezzato amministratore." Il presidente della Fisi Flavio Roda nel suo intervento ha ringraziato Malagò perchè "la sua presenza qui dà veramente valore aggiunto a questa grande manifestazione che ha avuto plausi da tutto il mondo perché condotta con grande ed efficace organizzazione. La parte del volontariato che qui si è distinta e ha fatto molto bene. La nostra nazionale per le discipline nordiche è un po’ in sofferenza, si stanno impegnando con tutte quelle che son le loro forze e le loro abilità. Le scelte che sono state fatte non sono state scelte corrette e questo ha influito su quell’efficacia che ci saremmo aspettati. Sono responsabilità che la Federazione si dovrà prendere in carico e anche il Coni se ne dovrà fare carico. Forse lo sport si sta un po’ dimenticando. Il tuo programma, presidente Malagò, puntualizza molto su quello che è lo sport vero, la promozione dello sport, l´impegno per reperire le risorse. Mi aspetto - ha aggiunto il presidente Roda - che il Coni scelga di invertire la tendenza, a supporto non solo delle federazioni ma dello sport in generale. Lo sport deve tornare protagonista a tutti i livelli per tutti i nostri ragazzi e per i cittadini italiani. Avremmo un Coni molto più vicino alle nostre Federazioni". Un Giovanni Malagò particolarmente contento di essere ai Mondiali Fiemme anche per una sola giornata non ha solo ribadito il suo fortissimo impegno affinché lo sport torni a riappriopriarsi della funzione auspicata dal presidente Roda - "ha ragione da vendere " - ma ha garantito che lui non vuole "incarichi nella Coni Servizi perché penso non ci debbano essere sovrapposizione. Non voglio occuparmi di bandi, quello lo faranno i dirigenti di mia fiducia. Io mi voglio occupare di sport". Parlando dei Mondiali ha detto "Siete bravi, incredibili, qui c’è cultura dello sport, c’è impiantistica, c’è know how, c’è esperienza e avete capitalizzato al meglio il binomio sport-turismo". I presidenti Malagò e Roda hanno poi risposto alle tante domande dei colleghi della stampa presenti in sala.  
   
   
FIEMME 2013 I MONDIALI OPEN EVENT, ORA C´E´ LA CERTIFICAZIONE  
 
Trento, 4 marzo 2013 – A Chalet Italia - Casa Fiemme il raffinato ristorante gestito dagli studenti della scuola alberghiera di Tesero – il 27 febbraio si è svolta una delle premiazioni più belle e sentite di questi Mondiali. Infatti, ad essere, premiato è stato il paziente, capillare e importantissimo lavoro per consentire a tutte le persone con disabilità di poter accedere - ovunque - ai Mondiali indipendentemente dal tipo di disabilità. Una sfida vinta, i Mondiali della Val di Fiemme sono aperti a tutti e i ringraziamenti e le soddisfazioni degli ospiti con disabilità sono stati espressi all´organizzazione in vari modi. L´assessore Mauro Gilmozzi ha portato il saluto del presidente Alberto Pacher e ha ringraziato l´Accademia della Montagna, il suo presidente Egidio Bonapace, la direttrice Iva Berasi per il premuroso lavoro per garantire "quell´accessibilità che ha qualificato i Mondiali come la vera espressione della cultura di un territorio aperto a tutti". Ringraziati particolarmente la Fisi, presidente Flavio Roda, per aver condiviso anche sotto il profilo motivazionale, gli aspetti dell´accessibilità e della sostenibilità e la Fis, presidente Gian Franco Kaspar per la collaborazione e la condivisione preziosa. Consegnati ai due presidenti, Roda e Kaspar, e alla segretaria genereale della Fis Sarah Lewis, i trofei scolpiti nel legno di risonanza che vengono consegnati agli atleti vincitori. Alla cerimonia ha partecipato anche il Commissario del Governo Francesco Squarcina e la presidente dell´Enaip (Casa Fiemme è all´interno di una scuola dell´Enaip) Cristina Bridi. Tribune, uffici informazione accessibili alle carrozzine, parcheggi riservati, pasti ad hoc per persone con intolleranze alimentari, traduzioni per i non udenti e tanti tanti volontari formati specificamente per l´accoglienza dei disabili e molto altro ancora, è questo il sunto del progetto "open event", il primo evento sportivo al mondo totalmente sbarrierato e, ora, anche certificato. Organizzazione, coordinamento, sinergia operativa di vari soggetti, è la formula vincente del progetto dei Mondiali open event che hanno permesso finora ad oltre 360 persone (fra persone disabili e loro accompagnatori) di seguire i Mondiali senza incontrare alcuno ostacolo. Comitato Organizzatore, Accademia della Montagna, Fisi, Fis, Handicrea, Provincia autonoma (assessorato alla salute e politiche sociali) hanno, insieme, posto il sigillo di Mondiali sbarrierati, sventolando una bandiera di vittoria sulle impossibilità della disabilità. Lo hanno ricordato ieri sera, in particolar modo il presidente dell´Accademia della Montagna Egidio Bonapace e la direttrice Iva Berasi, ringraziando in particolar modo Matteo Bonazza "giovane esperto di certificazione di disabilità, il più bravo al mondo, credo". Berasi, presidente anche di "Sport Abili", che ha voluto fermamente questo progetto ha ringraziato tutti, a partire dal Comitato Organizzatore, dal presidente dei Mondiali e assessore al turismo Tiziano Mellarini, a Graziella Anesi (presente alla cerimonia) presidente di Handicrea, l´Associazione che, insieme alla Provincia autonoma ha creato la app "Trentino accessibile", da Aldo Busarello, Associazione senza barriere, alla Guardia di Finanza rappresentata dal Ten. Colonnello Fabio Mannucci, vice Comandante della Scuola Alpina di Predazzo per la convezione stipulato con loro, da Cristina Bridi e la scuola alberghiera di Tesero anche per aver creato ricette dedicate a persone sorde e non vedenti, a Michele Malfer insegnante della Scuola Rosa Bianca (nonché assessore allo sport e vicesindaco di Cavalese) che, con i suoi studenti, ha mappato i Paesi della Val di Fiemme per lo studio sullo sbarrieramento dei Mondiali.  
   
   
LO SCI “IN ROSA” PROTAGONISTA SULLA PAGANELLA  
 
Trento, 4 marzo 2013 - Dopo le gare del febbraio 2012, la Coppa Europa femminile torna il 4 e 5 marzo ad Andalo con due prove di slalom gigante. Scenario della competizione la pista “Olimpionica 2”, teatro a dicembre dell´emozionante Alpine Rockfest. Tornano le emozioni del grande sport sull´Altopiano della Paganella. La Coppa Europa femminile di sci alpino fa nuovamente tappa sulle nevi di Andalo dopo il fortunato esordio del febbraio 2012, quando la Skiarea venne scelta come sede del recupero di due gare di slalom gigante (inizialmente in programma a Schruns e a Courchevel). Le migliori specialiste delle porte larghe del massimo circuito continentale torneranno a misurarsi il 4 e 5 marzo sul pendio della pista Olimpionica 2, portata agli onori delle cronache dall´Alpine Rockfest disputatosi il 20 dicembre scorso. Un pendio che, in occasione del doppio appuntamento di Coppa Europa dello scorso anno, entusiasmò tecnici ed addetti ai lavori e, in particolar modo, il responsabile del circuito Janez Flere, che rimase impressionato dall´organizzazione messa in campo dal comprensorio sciistico trentino, tanto da proporre un´immediata replica. «Si tratta di un´attestazione importante nei confronti della Ski Area Paganella – spiega Gianmaria Toscana, presidente del Consorzio Skipass Paganella Dolomiti– che conferma nei fatti l´interesse che la Fis e la Fisi hanno manifestato verso le nostre piste e la qualità della nostra organizzazione in occasione dell´Alpine Rockfest. Da pochi mesi la pista è ufficialmente omologata per le gare e ciò rappresenta un´ulteriore qualificazione per l´Altopiano che, dopo aver ospitato la nazionale di sci americana e quella norvegese, si conferma destinazione al top per chi ama lo sci». La partenza sarà allestita poco sopra l´attacco della Olimpionica 2, per un gigante che, lo scorso anno, sfiorò il massimo dislivello consentito in una competizione di questo tipo (390 metri contro il limite di 400). A confermare la validità e l´alto tasso tecnico del tracciato di gara sono le classifiche delle due prove svolte ad inizio 2012, che celebrarono due astri nascenti del Circo Bianco in rosa, ovvero l´altoatesina Lisa Magdalena Agerer (che trionfò in entrambe le prove, garantendosi il successo nella classifica finale di Coppa Europa) e la norvegese Ragnhild Mowinckel, che dopo essersi allenata nel corso dell´inverno sulle nevi della Paganella (base d´allenamento europea del Norway Ski Team) ed aver partecipato alla due giorni del circuito continentale, centrò uno storico bis ai Mondiali junior di Roccaraso, oro in gigante e in combinata e bronzo anche in superG. «Un appuntamento di prestigio – commenta l´assessore provinciale al turismo Tiziano Mellarini - che conferma come il Trentino rappresenti una meta invernale di primo piano dotata di ottime infrastrutture capaci di ospitare al meglio grandi eventi agonistici dal respiro internazionale». A conferma di ciò, saranno infatti oltre 20 le nazioni presenti.  
   
   
JOHAN OLSSON: UN ASSOLO DA FAVOLA FIEMME 2013 CELEBRA IL NUOVO RE DELLA 50 KM  
 
Val di Fiemme, 4 marzo 2013 - In una 50 km in classico, non è proprio consigliato andarsene in fuga dopo soli 10 km. Rimane ancora un’ora e mezza di gara abbondante, in cui tutto può accadere e il caldo – quello di oggi in Val di Fiemme - può anche fare brutti scherzi. “È vero, il rischio era alto, ma ho voluto provarci e capire come avrebbero reagito gli altri”, ha commentato a fine gara oggi il nuovo campione del mondo Johan Olsson. E la reazione degli altri è stata a dir poco blanda all’inizio, nessuno poteva minimamente immaginare che il fondista di Skultuna, sotto anche gli occhi del suo re, avesse gambe e fiato per correre tutto da solo una prova massacrante come la 50k. L’unico a pensarla diversamente, in realtà, è stato Dario Cologna che, forse sospettando dell’ottima forma dell’avversario e dell’incredibile voglia degli svedesi di mettersi al collo un oro a questi Campionati del Mondo, ha seguito Olsson come un’ombra per una decina di chilometri, fino a che una caduta lo ha fatto tornare tra i ranghi, nella bagarre degli inseguitori. Qui, sono stati a lungo anche gli azzurri Giorgio Di Centa e Dietmar Noeckler, bravi a tenere il passo dei vari Legkov, Poltoranin, Northug, Bauer, Roenning e Vylegzhanin, tra i tanti. Il vantaggio di Olsson non è mai andato oltre il minuto, comunque, qualcuno ha tentato il recupero, come Lukas Bauer al 35° km, ma lo svedese era oggi una macchina perfetta, nello stile, nel passo e nella tenuta. Il suo ingresso sul rettifilo finale è stato salutato da un boato assordante e le bandiere svedesi a prendersi la rivincita su tutto e tutti. Nell’ultimo chilometro si è accesa anche la lotta per l’argento e Cologna è sembrato il candidato primo, seguito da Legkov, Poltoranin e Roenning. Argento allo svizzero, e il kazaco che beffava il norvegese e il russo per pochi secondi e si metteva al collo il bronzo. Dopo nemmeno un minuto da Poltoranin è apparso sul traguardo Noeckler, il migliore tra gli azzurri, seguito da Di Centa, rispettivamente 18° e 19°. Valerio Checchi ha chiuso al 36° posto e Mattia Pellegrin al 38°. E dopo l’ultima premiazione iridata di Fiemme 2013, è calato il sipario su questi Mondiali. La cerimonia di chiusura è iniziata con la sfilata di 55 volontari con indosso le bandiere delle nazioni partecipanti ai Mondiali, i quali hanno poi fatto da coreografia restando nel parterre, in un semicerchio che ha “contenuto” i momenti ufficiali alla presenza del Presidente del Co Tiziano Mellarini, il Presidente Esecutivo Pietro De Godenz e il Presidente Fis Gian Franco Kasper. “È arrivato il momento di dirci arrivederci” ha esordito Kasper, che ha poi concluso con le fatidiche parole “dichiaro chiusi i Campionati”. Il picchetto d’onore della Guardia di Finanza ha ammainato la bandiera italiana mentre nello stadio risuonava l’Inno di Mameli, cantato all’unisono dalle migliaia di tifosi italiani presenti. Occhi lucidi sì, ma con tanta fierezza per una manifestazione che è stata semplicemente un successo. Ed esempio di fair play, con “Fair Play Fiemme 2013” il riconoscimento introdotto da Panathlon International, organismo internazionale riconosciuto dal Cio, conferito a chi si distingue per un gesto di correttezza sportiva particolarmente significativo. Il premio è stato assegnato alla squadra norvegese di salto, perché dopo essere stata declassata ieri dal secondo al quarto posto nella gara a squadre (per un aggiustamento nel punteggio) ha accettato sportivamente la decisione della giuria senza battere ciglio. È stata poi ammainata la bandiera Fis, consegnata dalle mani di De Godenz a Kasper, che l’ha poi affidata a Marcus Wallenberg, presidente dei prossimi Campionati del Mondo di sci nordico di Falun 2015 (Svezia). Fiemme 2013 ha consegnato quindi un riconoscimento speciale alla Fis: “Chi scia sa volare”, la splendida opera di Angelo Morucci e Mario Venturini di Mv Art in Design che unisce materiali tecnologici con elementi della tradizione del territorio, come il legno di Stradivari. L’opera, unica al mondo, collegata ad un amplificatore audio riproduce incisioni musicali da qualunque fonte sonora. La cerimonia si è chiusa poi con il video di presentazione di Falun 2015 e l’uscita di scena delle “bandiere viventi”. Il sipario è calato e mentre il sole si avviava dietro le montagne incantate della Val di Fiemme gli abbracci e i sorrisi dei volontari uscivano allo scoperto, con qualche lacrima, perché sono stati anche loro protagonisti di un evento straordinario. Fiemme 2013 resterà nei cuori di tutti. Info: www.Fiemme2013.com  
   
   
MEDAGLIA D’ORO A FIEMME 2013 ORGANIZZAZIONE IMPECCABILE E NUMERI DA URLO  
 
Val di Fiemme, 4 marzo 2013 - Ultima giornata ieri dei Campionati del Mondo di Sci Nordico di Fiemme 2013. In attesa che si concluda la 50 km maschile, gara di chiusura dei mondiali, il Comitato Organizzatore e la Fis hanno tirato le somme di un Campionato che… ha dato i numeri in ogni ambito. Iniziamo da chi ha circolato sulle piste e dietro le quinte: 8.137 gli accrediti consegnati; 1442 le persone del Comitato Organizzatore, 1496 le persone dei team in gara, 190 persone per gli host broadcaster, 634 le presenze tra tv e radio mentre sono 377 quelle di stampa e fotografi, 856 le persone impegnate in servizi vari, 2076 gli ospiti intervenuti e un migliaio tra forze dell’ordine e sponsor. Gli hotel delle Valli trentine hanno ospitato 40mila turisti suddivisi tra la Val di Fiemme (10mila), la Val di Fassa (10mila), 8mila nelle valli limitrofe e 12mila giunti in Trentino tramite prenotazioni dirette. Numeri degni di un Campionato del Mondo anche per quanto riguarda la comunicazione dell’evento, con 1400 articoli al giorno usciti sulla carta stampata, mentre tra web e social network si parla di 1 milione e 700mila pagine viste sul sito ufficiale www.Fiemme2013.com (con 371mila visite e 247mila unique users) con record di visite (50mila) il 20 febbraio, giorno della cerimonia di apertura; la pagina di Facebook è stata presa d’assalto da 6150 fans con oltre 26mila visitatori al giorno (122mila le impression ogni giorno) e Twitter non è stato da meno con una media giornaliera di 1milione e 600mila contatti con picchi anche di 2milioni e 350mila (con oltre 2000 followers). 64 i video caricati su Youtube da Fiemme 2013 per 186mila minuti visti tra cui spicca il video più cliccato, la canzone dei Mondiali visto ben 80mila volte. Il pubblico infine è anch’esso stato protagonista assieme agli atleti in pista, con oltre 360mila spettatori, un numero che va ben oltre l’obiettivo che il Comitato si era posto con 250mila. Se poi si includono anche coloro che hanno assistito alle cerimonie di premiazione si arriva a 400mila senza battere ciglio. Una curiosità: la gara più “vissuta” è stata la staffetta 4x10 maschile con 36.234 tifosi presenti allo Stadio del Fondo. Tra questi anche tanti ospiti illustri tra cui il Re e la Principessa di Svezia, il Primo Ministro norvegese, il Ministro dello sport polacco, il Presidente del Coni Giovanni Malagò, il Ministro dello sport e della difesa austriaco, una dozzina di ambasciatori nazionali, quasi tutto il Consiglio Fis (mai successo nei Mondiali fiemmesi precedenti), il Presidente dei Comuni d’Italia e diversi presidenti di provincia e comandanti di gruppi militari. Argomento delicato ma doveroso: sono state effettuate 483 analisi del sangue per il passaporto biologico degli atleti eseguiti qui in Val di Fiemme, mentre fino ad oggi sono stati effettuati invece 126 test urine (incluso Epo) inerenti le competizioni svolte. E Gian Franco Kasper non poteva che esprimere una lode a Fiemme 2013: “Questi campionati sono stati organizzati favolosamente, non c’è dubbio – dichiara il Presidente Fis, visibilmente soddisfatto della kermesse fiemmese – hanno fatto tutti un buon lavoro, siamo stati fortunati con il tempo, e anche con il vento al trampolino le cose sono andate benissimo. Possiamo davvero essere soddisfatti”. Ora si guarda avanti e, oltre alla simpatica domanda di Kasper a Pietro De Godenz “ma come? Mi aspettavo che mi parlassi già di Fiemme 2023!” e al sogno olimpico di Tiziano Mellarini per i Giochi in Trentino, si aspettano altri appuntamenti internazionali: le Universiadi e i Campionati Mondiali Junior di sci nordico, oltre al Tour de Ski che Kasper ha confermato come tappa fissa ogni anno in Val di Fiemme. La Val di Fiemme resta in pista. Www.fiemme2013.com