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Notiziario Marketpress di Martedì 15 Dicembre 2009
 
   
  IMMIGRAZIONE IN BASILICATA: PRESENTATA RICERCA IREF-ACLI SU COLF E BADANTI

 
   
  Potenza, 15 dicembre 2009 - Arrivano soprattutto dalla Romania, più della metà lavora in famiglie con anziani, ma solo un terzo vive nella casa dove presta servizio, fanno di tutto (non solo badanti dunque), lavorano in media dalle 39 alle 59 ore settimanali, ma spesso non hanno un regolare contratto di lavoro. È l´identikit delle circa 1. 500 colf e badanti che lavorano regolarmente in Basilicata tracciato in una ricerca condotta dalle Acli e dall´Iref (Istituto di ricerche educative e formative) che stima in almeno il doppio il numero complessivo degli addetti impegnati nel settore, comprese le lavoratrici in nero, e che sfata più di qualche luogo comune sul mondo del lavoro domestico. La ricerca è stata illustrata ieri pomeriggio a Potenza nel corso dell´evento promosso dalle Acli provinciali sul tema “Tutti i colori del Mondo Colf”, che ha visto la partecipazione di una nutrita rappresentanza di lavoratrici immigrate che operano nel capoluogo. L´universo delle collaboratrici familiari, come vengono definite in gergo giuridico, rappresenta una parte significativa degli immigrati che vivono e lavorano stabilmente in Basilicata. Una realtà in forte crescita a giudicare dai dati contenuti nell´ultimo rapporto Caritas-migrantes che conta alla fine del 2008 poco meno di 12 mila residenti stranieri, pari al 2 per cento della popolazione regionale, il 20 per cento in più rispetto al 2007. La presenza più significativa è quella delle donne, che rappresentano oltre la metà (55,9%) degli immigrati regolarmente censiti in Basilicata. La comunità più popolosa è quella rumena (36%), seguita a distanza dalla comunità albanese (13,6%) e da quella marocchina (10,2%). La società lucana si sta dunque riscoprendo sempre più a colori, ma non sempre la convivenza è facile, anche quando si vive sotto lo stesso tetto, complice la diversità della lingua, della cultura, delle abitudini. Dalla ricerca Iref-acli, condotta su un campione rappresentativo di assistenti familiari straniere, emerge che il 29,5 per cento delle intervistate assiste anziani soli, il 19,7 per cento assiste coppie di anziani e un altro 7,5 per cento lavora presso famiglie con almeno un anziano a carico. Quasi un terzo delle collaboratrici domestiche (32,6%) lavora, invece, per famiglie con figli, specie in quelle dove lavorano sia il padre che la madre. Sono dunque le famiglie che presentano carichi domestici e di cura più elevati, evidenzia la ricerca, a rivolgersi al mercato privato delle collaborazioni domestiche, supplendo così alle endemiche carenze dell´offerta dei servizi pubblici, come asili nido, assistenza domiciliare, strutture residenziali, etc. Quanto alla convivenza, dal rapporto emerge che solo il 33,4 per cento del campione convive nel nucleo familiare dove lavora, percentuale che sale al 63,2 per cento nel caso di anziani soli, ma crolla al 14,4 per cento nel caso delle famiglie con figli. Le badanti non fanno solo le badanti, e le colf non fanno solo le colf. L´impegno che le famiglie chiedono alle collaboratrici familiari è a 360 gradi. Infatti, il 51,9 per cento delle intervistate svolge un ampio ventaglio di mansioni (cura delle persone, pulizia della casa, etc. ), mentre solo il 4,1 per cento si limita alla sola cura delle persone, in particolare anziani non autosufficienti. Nella realtà, dunque, le assistenti familiari fanno di tutto (domestica, badante, tata, baby sitter), e lo fanno nella stessa famiglia, oppure in famiglie diverse. Quante ore lavorano colf e badanti? Il dato è piuttosto variabile ed è strettamente correlato alle caratteristiche del nucleo familiare. Chi convive lavora in media 3 ore in più al giorno di chi non convive: alla fine fanno in media 59 ore settimanali contro le 39 di chi lavora in regime di non convivenza. Ne deriva che chi assiste persone anziane in regime di convivenza viene per così dire “familiarizzato”, aspetto che se da un lato rafforza il legame con la famiglia dell´assistito, dall´altro si ripercuote pesantemente sui carichi di lavoro. Più della metà delle colf e delle badanti straniere (56,8%) dichiara di svolgere il proprio lavoro completamente o in parte senza un regolare contratto. Non mancano, però, segnali che vanno in netta controtendenza. Nella sola provincia di Potenza lo sportello Colf delle Acli ha contribuito ad attivare tra il 2007 ed il 2009 ben 260 nuovi contratti di lavoro regolari, totalizzando oltre 800 richieste di consulenza ed informazione in materia di immigrazione e lavoro. “La ricerca fotografa una sorta di welfare fatto in casa che si è auto-organizzato per sopperire alle carenze storiche delle politiche pubbliche”, spiega il presidente provinciale delle Acli, Gennaro Napodano. “Questa carenza di servizi, unita al progressivo invecchiamento della popolazione, ha creato, come nel resto del paese, una domanda di nuovi servizi di assistenza dentro il nucleo familiare che il pubblico non è stato in grado di soddisfare. La via italiana a questo welfare fai-da-te – continua Napodano – ha prodotto così un modello ibrido che combina poche politiche pubbliche e molto privato nella cura dei minori, degli anziani e dei non autosufficienti. Ora si tratta di riprendere le redini di un fenomeno che si è sviluppato in modo anarchico e che ha bisogno perciò di regole, sia per garantire i committenti familiari, sia per assicurare alle colf e alle badanti i più elementari diritti dei lavoratori e la piena integrazione sociale. Va in questa direzione la proposta del permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di lavoro, un modo per combattere il lavoro nero, particolarmente diffuso tra gli immigrati. Le Acli sono impegnate a costruire un nuovo welfare della cura – conclude Napodano – che combini in modo più armonico pubblico e privato sociale e che riconosca il ruolo fondamentale di chi oggi rappresenta l´unica speranza delle famiglie per la cura dei bambini e l´assistenza degli anziani”. .  
   
 

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