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Notiziario Marketpress di Lunedì 19 Marzo 2007
 
   
  PARLAMENTO EUROPEO: VERSO UNA VERA AEREA DI LIBERO SCAMBIO NEL MEDITERRANEO

 
   
  Strasburgo, 19 marzo 2007 - Evidenziando i potenziali vantaggi di una zona di libero scambio, il Parlamento europeo sollecita lo sviluppo di una politica agricola, di una rete di trasporti, di un mercato dell´energia e di uno spazio di produzione del tessile euromediterranei. Tale zona andrebbe integrata con la graduale e condizionata concessione della libera circolazione dei lavoratori. Nel chiedere garanzie sul fronte sociale, i deputati esortano l´aumento dell´assistenza tecnica e finanziaria dell´Ue, in particolare al Libano. Adottando la relazione di Kader Arif (Pse, Fr), il Parlamento deplora anzitutto che gli obiettivi principali del processo di Barcellona «siano ancora lungi dall´essere conseguiti». Lamenta inoltre che l´assistenza tecnica e finanziaria concessa dall´Unione europea, pur non essendo trascurabile, «non sia stata all´altezza degli obiettivi e delle ambizioni», in particolare per quanto riguarda i capitoli socioculturali e il sostegno alle economie locali. Nel ribadire poi la preoccupazione «per la mancanza di una chiara definizione della politica mediterranea dell´Unione europea», i deputati sottolineano la necessità che il processo di integrazione euromediterraneo divenga nuovamente una priorità politica dell´Ue. Il Parlamento ritiene che l´istituzione di una zona di libero scambio (Zls) potrà rappresentare una reale opportunità di crescita per i Psem «soltanto se sarà pianificata in modo concertato e graduale, nell´ambito di un partenariato razionale e prevedibile». D´altra parte, sostiene che la data del 2010 per la creazione della Zls «dovrà probabilmente essere rivista» per tener conto dei molti cambiamenti strutturali nell´economia mondiale verificatisi dal 1995 e della necessità di un «approccio più cauto al libero scambio tra partner disuguali». La Commissione, gli Stati membri dell´Unione europea e i Psem sono quindi invitati a rilanciare il processo di Barcellona, accordando priorità alla costituzione di un vero e proprio spazio socioeconomico euromediterraneo «che integri maggiormente gli aspetti sociali e ambientali nella componente economica del partenariato». Il Parlamento, peraltro, insiste sulla necessità di riconoscere ai Psem «il diritto di controllare il ritmo della loro apertura commerciale e le loro strategie nazionali di sviluppo economico e sociale». Sottolinea inoltre l´importanza che rivestono l´integrazione regionale dei Psem e il potenziamento degli scambi commerciali Sud-sud, ritenendoli un «passo indispensabile» per la creazione di una vera a propria Zls. I deputati ricordano comunque che la creazione di una zona di libero scambio economico e commerciale nel Mediterraneo «è indissociabile» da un impegno politico volto a garantire la pace, la democratizzazione, il rispetto dei diritti umani, la parità di genere e la promozione del dialogo interculturale e interreligioso. Le regole del commercio, inoltre, non devono violare la legislazione sociale internazionale e, in proposito, i deputati osservano che la lotta contro ogni forma di sfruttamento sul lavoro e il rispetto delle libertà sindacali sono essenziali ai fini dell´organizzazione di scambi equi. Nell´augurarsi poi che la Zls preveda un´agenda per il lavoro accettabile specialmente ideata per i Psem, il Parlamento sottolinea la necessità di promuovere codici di condotta negoziati all´interno delle multinazionali, integrandovi gli obiettivi del lavoro dignitoso. Raccomanda inoltre che le imprese con sede in Europa verifichino regolarmente il rispetto di tali codici di condotta da parte delle loro filiali nei Psem. I deputati, d´altra parte, ritengono che, «sebbene non esistano ancora le condizioni», la Zls dovrebbe essere integrata con la «graduale e condizionata» concessione della libera circolazione dei lavoratori, «tenendo conto della situazione del mercato del lavoro europeo e delle attuali riflessioni della comunità internazionale sui legami intercorrenti fra migrazione e sviluppo». Reputano inoltre urgente dar vita a modalità giuridiche e amministrative atte ad agevolare la concessione dei visti, specie per gli operatori del partenariato euromediterraneo, gli studenti, gli universitari e gli operatori socioeconomici. Agricoltura Il Parlamento sottolinea che l´apertura dei mercati agricoli deve essere definita congiuntamente e realizzata in maniera graduale e asimmetrica, e che si deve prevedere la possibilità di concedere un determinato numero di deroghe e di scadenzari, tenendo in conto le strutture agricole, le politiche agricole e le riforme attuate su una sponda e sull´altra del Mediterraneo. Insiste inoltre sul fatto che la negoziazione sull´accesso ai mercati non può in nessun caso essere realizzata in modo globale, bensì caso per caso, prodotto per prodotto, e tenendo presente la necessità di proteggere i prodotti "sensibili", «che dovrebbero restare esclusi da una liberalizzazione totale per evitare danni irreparabili ai produttori locali». I deputati, d´altra parte, ritengono che il mantenimento di un sistema preferenziale e asimmetrico, come chiesto da numerosi paesi mediterranei, sia «incompatibile con una liberalizzazione generalizzata del settore agricolo». Sottolineando poi l´interesse reciproco di conservare taluni strumenti di gestione dell´offerta sui loro rispettivi mercati, invitano tutti gli operatori socioprofessionali del settore agricolo euromediterraneo a favorire la cooperazione tra i settori complementari, promuovendo la complementarietà dei prodotti sia tra le sponde Nord e Sud del Mediterraneo sia, se possibile, tra le sponde Sud-sud dei Psem. Al riguardo, citano gli esempi del settore vitivinicolo e di quello ortofrutticolo, in cui le produzioni «possono partecipare alla costruzione di un´offerta commerciale più completa e attraente per i consumatori». In tale ottica, insistono sull´interesse di sviluppare congiuntamente una politica comune di etichettatura euromediterranea sulla base di denominazioni di origine controllata, nonché di assicurare la tracciabilità e la trasparenza dei metodi di produzione. Inoltre, sollecitano una riflessione sul varo di una vera e propria politica agricola integrata su entrambe le sponde del Mediterraneo, dando priorità a una maggiore sicurezza alimentare nei Psem, rispetto a considerazioni di ordine commerciale. Trasporti e energia Il Parlamento ritiene che lo sviluppo di una rete euromediterranea dei trasporti basata su interconnessioni moderne e l´elaborazione di una strategia comune per migliorare la cooperazione, il coordinamento e lo sviluppo, «rappresentino una condizione essenziale per la riuscita della Zls». E´ quindi «tassativo» che i Psem godano di una maggiore interoperabilità con le reti di trasporto transeuropee e possano partecipare alla definizione e all´attuazione dei futuri progetti prioritari. La Commissione e i Psem, inoltre, dovrebbero mettere a disposizione risorse finanziarie sufficienti per la modernizzazione delle infrastrutture e procedere alle riforme necessarie per rendere il settore più competitivo e dinamico. Osservando poi la continua crescita della dipendenza energetica da fonti esterne della maggior parte dei paesi del Processo di Barcellona, in particolare per petrolio e gas, i deputati sollecitano un´efficace cooperazione nel settore dell´approvvigionamento energetico che porti a «un vero e proprio mercato euromediterraneo dell´energia». Occorre inoltre imprimere nuovi impulsi al dialogo con i paesi produttori di energia, agendo in modo coordinato ed «evitando il più possibile di ricorrere ad accordi bilaterali penalizzanti per l´Unione europea e i paesi Psem». E´ anche essenziale la promozione della produzione di energie rinnovabili su vasta scala. Industria Il Parlamento rileva con preoccupazione che i Psem hanno sviluppato industrie specializzate in prodotti a basso contenuto tecnologico e con scarso valore aggiunto «che li rendono più fragili di fronte alla concorrenza esterna». In proposito, reputa necessario, per il successo della Zls, l´incremento della competitività dell´industria dei Psem. Invita pertanto questi paesi a adottare provvedimenti volti a aiutare le imprese e sollecitano l´adeguamento del calendario per la liberalizzazione del settore industriale sulla base delle condizioni economiche e sociali (incluso il livello di disoccupazione) in ogni Psem. Settore tessile Nel ribadire le preoccupazioni per le conseguenze della soppressione delle quote sul settore del tessile e dell´abbigliamento nei Psem e nell´Unione europea, il Parlamento ricorda che tale settore «è vitale per l´economia di molti Psem e di alcuni paesi europei». Sottolineando quindi che sarebbe utile attuare un programma inteso a rafforzare la competitività del settore, i deputati ritengono che, nella definizione della nuova strategia commerciale e d´investimento dell´Unione europea nei confronti della Cina e dell´Asia, «sia opportuno tener conto degli eventuali impatti sui Psem e sugli Stati membri dell´Unione europea». Sostengono, inoltre, che le attuali difficoltà potrebbero essere superate mediante una riorganizzazione del settore affinché, approfittando della prossimità geografica con i mercati europei, esso possa concentrarsi su una produzione di qualità media e alta con tempi di consegna (e di ricostituzione degli stock) più rapidi e a prezzi competitivi. Il Parlamento appoggia quindi la creazione di uno spazio euromediterraneo di produzione «quale unico modo per . Far fronte alla concorrenza di conglomerati regionali competitivi, e per assicurare la salvaguardia della produzione industriale e dell´occupazione». Occorre poi stanziare fondi europei specifici a sostegno dei programmi di ricerca, innovazione o cooperazione nonché fornire un deciso sostegno alla formazione. Servizi Il Parlamento ritiene che il settore dei servizi sia essenziale per la riuscita della Zls euromediterranea. Osserva tuttavia che qualsiasi liberalizzazione dei servizi potrà aver luogo soltanto su base concertata con i Psem, riconoscendo loro il diritto di graduare e controllare l´apertura dei settori sensibili e fragili delle loro economie. I deputati, inoltre, considerano necessario operare una distinzione fra i servizi commerciali e i servizi pubblici, sottolineando la necessità che questi ultimi - come la sanità, l´istruzione, l´acqua potabile e l´energia - restino al di fuori dei negoziati. Politica commerciale e doganale Nel sottolineare che i dazi doganali continuano a rappresentare una quota rilevante del gettito fiscale dei Psem, il Parlamento reputa necessario che lo scadenzario per qualsiasi ulteriore riduzione tenga conto dei progressi economici compiuti dai Psem. Ritiene, inoltre che occorrerà affrontare con efficacia il problema degli ostacoli non tariffari al commercio. Chiede poi alla Commissione di predisporre una procedura di compensazione al fine di ridurre l´impatto negativo che potrebbe avere l´erosione delle preferenze tariffarie sui Psem e sulla creazione della Zls. D´altra parte, invitando i Psem a riformare l´ambiente amministrativo e imprenditoriale, è sottolineata la necessità di intensificare e rendere più rigorosi i controlli doganali, «al fine di reprimere i fenomeni del contrabbando, della contraffazione e della pirateria delle merci». Norme di origine e cumulo di origine Plaudendo all´estensione del sistema paneuropeo di cumulo di origine a tutti i Psem, i deputati chiedono che sia pienamente rispettata la richiesta dell´Autorità palestinese che le merci prodotte nei territori occupati siano identificabili nel quadro nelle norme di origine. Invitano inoltre i Psem ad adottare quanto prima i protocolli paneuromediterranei sulle norme di origine al fine di sfruttare pienamente l´effetto del cumulo paneuropeo, «applicandolo all´intera regione». La Commissione è invece sollecitata a esaminare con attenzione la riforma (semplificazione e maggiore flessibilità) di tali norme, nonché a esercitare un controllo più efficace sulla loro applicazione, «al fine di evitare abusi per quanto riguarda le preferenze». Assistenza finanziaria e tecnica Il Parlamento deplora «l´incapacità» dell´Unione europea di stanziare fondi proporzionati agli obiettivi del processo di Barcellona, «che è una delle cause dei ritardi accumulati in sede di creazione della Zls». D´altra parte, accoglie con interesse la creazione dello strumento europeo di vicinato e partenariato, destinato a coprire gli aspetti finanziari della politica europea di prossimità, e la proposta della Commissione di aumentare il finanziamento. A patto, però, «che diventi un vero e proprio strumento di convergenza e comprenda aiuti per compensare la perdita di entrate doganali dei paesi partner mediterranei e altri costi associati alla liberalizzazione dei mercati». Peraltro, i deputati ritengono «insufficiente» lo stanziamento di 11,181 miliardi di euro deciso dal Consiglio nel 2006 e chiedono che, in sede di revisione intermedia delle prospettive finanziarie, «siano stanziati importi più cospicui onde consentire al processo di integrazione di conseguire i suoi obiettivi». Invitano inoltre l´Ue a mantenere un sostegno finanziario adeguato per aiutare i libanesi a far fronte alle sfide della ricostruzione economica e sociale del loro paese a seguito del conflitto con Israele del luglio 2006 che ha portato alla «sistematica distruzione del sistema economico e delle infrastrutture del Libano». Nell´invitare poi i governi dei Psem a porre in atto tutte le azioni necessarie per un migliore utilizzo dei fondi comunitari, chiedono alla Commissione e agli Stati membri di garantire l´equilibrio tra i vicini dell´Est e quelli del Sud. Il Parlamento chiede poi il potenziamento del Fondo euromediterraneo di investimento e partenariato (Femip) e auspica la sua trasformazione in una vera e propria Banca euromediterranea per gli investimenti e lo sviluppo. Commercio e sviluppo La relazione sottolinea che la politica commerciale dell´Unione europea «non deve contrastare con gli obiettivi delle sue politiche per lo sviluppo e la riduzione della povertà», ma deve invece integrare tali obiettivi. Ricordando che oltre il 30% della popolazione dei Psem vive con meno di 2 dollari Usa al giorno, invita quindi l´Unione europea a investire in un piano d´azione specifico di lotta alla povertà assoluta e relativa nel Mediterraneo e a conseguire lo sviluppo attraverso il commercio, parallelamente ai programmi per la riduzione della povertà. . .  
   
 

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