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Notiziario Marketpress di Lunedì 19 Marzo 2007
 
   
  IMMIGRAZIONE; ROMANIA E BULGARIA NELLA “UE” SEMINARIO A PERUGIA

 
   
  Perugia, 19 marzo 2007 – Cosa cambia per i quasi 8mila cittadini rumeni e bulgari presenti in Umbria che vogliono vivere in Italia, dopo l’ingresso dei loro Paesi nell’Unione Europea? L’argomento, con la presentazione e discussione di casi concreti, è stato approfondito a Perugia durante un seminario organizzato dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (”Asgi”), con il patrocinio della Regione Umbria e la partecipazione di giuristi, avvocati del Foro di Perugia, Firenze e Spoleto. In sintesi, a partire dal primo gennaio ai cittadini rumeni e bulgari non si applicano più le disposizioni del Testo unico dell’immigrazione (D. Lgs 286/98), ma le vigenti norme in materia di diritto comunitario, ossia quelle contenute nel Testo unico sulla circolazione e soggiorno dei cittadini degli Stati membri dell’Ue (Dpr 54/2002), e ciò a seguito della ratifica italiana del Trattato di adesione di Bulgaria e Romania avvenuta con la legge 16/2006. “L’ingresso in Europa per Romania e Bulgaria - ha detto a commento dell’iniziativa l’assessore regionale alle politiche sociali Damiano Stufara, impegnato in un incontro con il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero per discutere di immigrazione – ha rappresentato un avvenimento di portata storica. I due paesi, nonostante alcune criticità, portano in dote tassi di crescita invidiabili, ma ai nuovi cittadini europei che arrivano nel nostro Paese non basta offrire un anziano da assistere giorno e notte o la cazzuola da muratore. Bisogna accoglierli davvero, interessarsi alla loro scuola, alla loro chiesa, alla loro vita dopo il lavoro”. Secondo Stufara, “l’integrazione si costruisce anche facendo conoscere le norme che regolano la permanenza di rumeni e bulgari sul territorio umbro e nazionale. Il sostegno della Regione a seminari come questo dell’’Agsi’, rivolto al personale delle Pubbliche Amministrazioni, a consulenti legali, operatori sociali e sindacali ed a tutti i soggetti diversamente coinvolti nella tutela dei cittadini migranti - ha concluso l’assessore - va proprio in questa direzione”. Durante il seminario è stato spiegato che rumeni e bulgari possono fare ingresso e circolare liberamente all´interno del territorio degli Stati dell’Ue senza necessità di visto, ma semplicemente con un documento di identità. Trascorsi tre mesi sono però tenuti a richiedere alla questura la carta di soggiorno, allegando la documentazione che motiva la richiesta (ad es. Lavoro autonomo, studio, ecc. ). La permanenza in Italia per un periodo superiore a tre mesi, senza che sia stata richiesta la carta di soggiorno, non comporta comunque alcuna sanzione. La carta é valida per tutto il territorio italiano, ha una durata di cinque anni dalla data del rilascio o, nel caso di soggiorni inferiori all´anno, di durata inferiore sulla base dei motivi del soggiorno; è rinnovabile a tempo indeterminato (nei casi in cui é rilasciata per la durata di cinque anni), o per ciascun anno successivo alla durata dell’eventuale corso di studi (necessari per completare le verifiche di profitto richieste), o ancora alle condizioni e per la medesima durata prevista per il primo rilascio in tutti gli altri casi. Per l’accesso al lavoro, analogamente a quanto previsto dagli altri Paesi della Ue – è stato sottolineato nel corso del seminario -, la normativa stabilisce un regime transitorio per il periodo di un anno, prima della liberalizzazione completa dell’accesso al lavoro subordinato. Resta invece privo di alcuna limitazione il lavoro autonomo. Anche i familiari di cittadini rumeni e bulgari che vivono e lavorano in Italia hanno diritto di ingresso e soggiorno in Italia: in particolare il coniuge ed i loro discendenti minori di 21 anni o a carico (anche se maggiori di 21 anni), gli ascendenti del lavoratore e del suo coniuge che siano a suo carico. Inoltre – è stato detto -, può soggiornare in Italia (qualunque sia la sua cittadinanza) ogni altro membro della famiglia convivente o a carico del coniuge, degli ascendenti del lavoratore e degli ascendenti del suo coniuge. Ciò vale non solo per i membri della famiglia, anch’essi cittadini comunitari, ma anche per gli extracomunitari, che potranno chiedere direttamente all´ambasciata italiana del Paese di provenienza un visto di ingresso, allegando la documentazione comprovante il grado di parentela e la prova che si é "a carico" del cittadino comunitario o del suo coniuge. Una volta in Italia, tali persone possono chiedere il rilascio della carta di soggiorno. Per periodi superiori a tre mesi (purché dimostrino di disporre di un reddito complessivo non inferiore all´assegno sociale), possono soggiornare in Italia cittadini rumeni e bulgari in pensione, o che non lavorano. In questi casi il diritto di soggiorno é riconosciuto ai familiari a carico del titolare del diritto di soggiorno, purché anche loro siano iscritti al Servizio sanitario nazionale italiano o siano titolari di una polizza assicurativa sanitaria e dimostrino di potersi mantenere senza costituire un onere per l’assistenza sociale in Italia. Il diritto di soggiorno in Italia, per la durata del corso di studi, è inoltre riconosciuto a studenti rumeni e bulgari iscritti a scuole dell´obbligo o di istruzione superiore, università e corsi di formazione professionale, se dispongono di risorse economiche tali da non costituire un onere per l´assistenza sociale in Italia. Sono poi ritenute inefficaci anche le espulsioni emesse nei confronti di cittadini rumeni e bulgari intervenute prima della data del primo gennaio 2007. Tutto ciò perché la libertà di circolazione dei cittadini comunitari può essere limitata solo nei casi particolari di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o sanità pubblica. La mera esistenza di sentenze penali di condanna, o la scadenza dei documenti di identificazione, non possono perciò essere causa di espulsione. Nel caso di diniego di ammissione al soggiorno in Italia o di rifiuto di rinnovo o rilascio della carta di soggiorno, l’interessato è invitato a lasciare il territorio nazionale entro 15 giorni. Il provvedimento é chiaramente impugnabile, ma a differenza della Bossi-fini (che in materia di extracomunitari disciplina modi e tempi dell’impugnazione), la legge sui cittadini comunitari non si pronuncia. .  
   
 

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