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Notiziario Marketpress di Giovedì 07 Settembre 2006
 
   
  ESIGENZE ESTREME IN SITUAZIONI ESTREME: L’OCCHIO NELLO SPAZIO

 
   
   Linz, 7 settembre 2006 - Il viaggio nello spazio entusiasma e affascina l’umanità sin dal primo volo: questo mix di scienza e fantascienza ha tutti gli elementi necessari per essere un mito. Ma i miti non riguardano solo i viaggi, ma anche coloro che li intraprendono; le voci dicono che gli astronauti sono tutti in forma e intelligenti, ma soprattutto particolarmente attraenti. È vero che la Nasa sceglie i propri astronauti in base a precise caratteristiche fisiche e di salute, ma molto più importanti sono le competenze professionali: gli astronauti sono persone altamente qualificate e quindi non sempre così giovani come si crede. L’età media è di circa 41,2 anni e di conseguenza anche la vista degli astronauti non è del tutto perfetta. Fino ad oggi, nella storia del volo spaziale, la Nasa ha effettuato 61 missioni nello spazio, a cui hanno partecipato 374 membri dell’equipaggio e ben il 70% di essi porta gli occhiali. La Nasa affida lavori altamente qualificati a persone altamente qualificate. La formazione per diventare astronauta inizia solo dopo aver completato gli studi di tecnica aerospaziale, astrofisica o simili. Per questo l’età media degli astronauti è di 41,2 anni circa. Il 70% circa degli astronauti soffre di disturbi visivi o è presbite a causa dell’età e deve correggere quotidianamente tali difetti alla vista. Nello spazio, dove le condizioni sono molto più estreme che sulla terra, la percentuale di astronauti che utilizza una soluzione correttiva per la vista arriva al 90%. Il disturbo visivo degli astronauti è compreso tra –5,5 e +5,5 diottrie: il clichè dell’astronauta che deve avere una vista perfetta è quindi definitivamente superato. Ma perché durante un volo nello spazio ben il 90% degli astronauti indossa strumenti correttivi? Quali sono quelle condizioni particolari che nello spazio influiscono sugli occhi? Il dott. Keith Manuel, medico oculista capo della Nasa, descrive le difficoltà più frequenti nello spazio: „L’assenza di gravità e i cambiamenti di pressione nello Space Shuttle hanno delle ripercussioni sugli occhi, il 30% circa degli astronauti nota che l’assenza di gravità influisce sulla propria vista. Il motivo principale è il comportamento che assumono i liquidi in assenza di gravità: gli occhi e la cornea cambiano forma e questo può pregiudicare la percezione visiva. “ Proprio per l’assenza di peso, i corpi estranei causano spesso nell’occhio fastidiose irritazioni e possono portare a infiammazioni. „In sé e per sé le infiammazioni agli occhi non sono un problema grave, ma la loro cura in assenza di peso rappresenta una vera e propria sfida per gli astronauti. Non bisogna dimenticare che solo la somministrazione di gocce per occhi non è un’impresa facile, a prescindere dal giusto dosaggio“, fa riflettere il dott. Manuel. Altri problemi possono sorgere a causa dell’elevata pressione oculare: “Durante le prime ore nello spazio la pressione oculare aumenta del 50-100% circa e può provocare una riduzione della vista. Tuttavia si normalizza entro 72 ore circa e in genere non comporta danni permanenti “, spiega il dott. Manuel. Tutti sanno quanto sia fastidioso quando si allenta una vite degli occhiali in un giorno qualsiasi. „Nello spazio gli oggetti allentati rappresentano addirittura un serio pericolo. Una vite allentata potrebbe avere conseguenze spaventose, in particolare durante le attività al di fuori del veicolo spaziale: le piccole parti potrebbero essere inghiottite o inalate, provocando un soffocamento. Potrebbero penetrare nel sistema meccanico della tuta spaziale e provocare gravi danni o causare strappi alla tuta che possono portare a una perdita di pressione“, così il dott. Manuel giustifica l’importanza di un design per occhiali privo di viti. Un altro problema nello spazio è rappresentato dalle radiazioni, che sono molto più elevate e rappresentano uno stress maggiore per gli occhi degli astronauti. Sulla terra l’atmosfera trattiene una parte delle radiazioni dannose, nello spazio invece queste radiazioni sono più elevate del 30% circa. A causa delle radiazioni più elevate aumenta anche il rischio di cataratta, per questo sono assolutamente necessari occhiali da sole creati appositamente per le condizioni nello spazio. Inoltre nella navicella spaziale ci sono finestre che non filtrano affatto le radiazioni ultraviolette e, pur essendo necessarie per tecniche fotografiche particolari, espongono completamente gli astronauti alle radiazioni; sono sufficienti 25 secondi circa davanti a una di queste finestre per scottarsi. Da anni Silhouette, produttore di occhiali austriaco, in collaborazione con la Nasa, sviluppa occhiali adatti alle particolari esigenze degli astronauti. A questo scopo sono stati necessari piccoli adattamenti: le lenti speciali offrono una protezione totale dai raggi Uv e lasciano penetrare solo il 5,5% della luce e l’8% di luce blu. Anche il design ha una funzione protettiva: la forma molto curvata riduce notevolmente l’entrata della luce laterale e orizzontale. Il fattore più importante a bordo degli Space Shuttle è l’assenza di gravità: anche se gli astronauti, il materiale e gli strumenti fluttuano liberi nello spazio, il peso di un paio di occhiali è molto importante. Il motivo è dato dall’inerzia: un paio di occhiali pesante è molto più inerte di un paio leggero, non aderisce bene o può scivolare, cosa che, soprattutto in caso di lenti bifocali, risulta assai fastidiosa. La cosiddetta “pre-respirazione“ è un altro processo che si svolge a bordo e che richiede una linea perfetta degli occhiali: “Durante la preparazione per una missione all’esterno della navicella, gli astronauti devono indossare per circa 7 ore una maschera a ossigeno ed effettuare una „pre-respirazione“ per adattare l’organismo alle fatiche imminenti“, spiega il dott. Manuel ed aggiunge: “Dato che durante questo periodo svolgono il normale lavoro, gli astronauti indossano naturalmente i propri occhiali. Le stanghette possono pregiudicare l’ermeticità della maschera, le lenti sotto la maschera a ossigeno possono appannarsi e l’astronauta praticamente non può lavorare. Ma un paio di occhiali che aderiscono correttamente non rappresentano un disturbo per la maschera a ossigeno. “ Secondo il dott. Keith Manuel, i fattori più importanti per ottimi occhiali correttivi per un volo spaziale sono quindi il peso ridotto, la linea ottimale e l’idoneità per lenti bifocali, parametri che la serie Titan Minimal Art di Silhouette soddisfa più che perfettamente e senza bisogno di adattamenti. Gli occhiali più leggeri dell’universo pesano solo 1,8 grammi, circa 10 grammi con le lenti, la linea è perfettamente adatta alle esigenze nello spazio e su tutti i modelli è possibile montare lenti bifocali. Gli occhiali da sole devono essere più scuri che sulla terra e devono offrire una protezione particolarmente buona contro le radiazioni Uv, i raggi infrarossi e la luce blu. Per garantire tutte queste caratteristiche la Nasa, in collaborazione con Silhouette, ha partecipato a sviluppare la serie Titan Minimal Art, gli occhiali standard per gli astronauti dell’ente spaziale statunitense. C’è un episodio che il dott. Keith Manuel, medico oculista capo della Nasa, ama particolarmente raccontare: „Ho effettuato una visita di controllo ad un astronauta rientrato da una missione particolarmente difficile. Al rientro nell’atmosfera, l’equipaggio è stato costretto a sopportare una pressione straordinariamente elevata pari a 8 G, otto volte il loro peso corporeo! Ma la cosa più emozionante che mi ha raccontato l’astronauta è stata questa: “I miei occhiali Silhouette Titan Minimal Art si sono rivelati fantastici. Non si sono mossi minimamente e non hanno mai fatto pressione sul mio naso. Sono proprio entusiasta, è incredibile!’“. Lo stesso dott. Manuel indossa un paio di Titan Minimal Art con lenti bifocali. .  
   
 

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