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Notiziario Marketpress di Giovedì 17 Luglio 2008
 
   
  MEETING DI SAN ROSSORE “CONTRO OGNI RAZZISMO” TERRACINA: «ANCHE IO, DA BAMBINO, SONO STATO SCHEDATO»

 
   
  San Rossore, 17 luglio 2008 - «Uscendo dalla caserma di Roma dove avevano appena preso, anche a noi bambini, l’impronta del dito indice della mano sinistra, mio padre, che aveva capito tutto, ci fece fare una promessa: “Giuratemi – disse - che non perderete mai la dignità”. Ma io quella promessa sento di averla tradita, perché non si poteva sopravvivere senza perdere la propria dignità». Le parole di Piero Terracina, deportato ad Auschwitz per motivi razziali e sopravvissuto allo sterminio, risuonano nel silenzio della sala dove Ugo Caffaz, direttore generale del settore cultura ed istruzione della Regione Toscana, Giovanni Gozzini, docente dell’Università di Siena e assessore alla cultura del Comune di Firenze, e gli insegnati Daniela Bernardini, Luigi Puccini e Silvia Quintilia Angelini hanno raccontato l’esperienza del Treno della memoria e dei viaggi degli studenti ad Auschwitz! organizzati dalla Regione. «Quando sento parlare di bam! bini sch edati attraverso le impronte digitali – ha detto Terracina - o della proposta di togliere la patria potestà a chi manda i figli a chiedere l’elemosina, mi domando se chi propone queste soluzioni si è fermato a pensare cosa significa questo per un bambino. Io sono stato caricato con la mia famiglia su un carro bestiame, sono stato portato a Birkenau e lì sono rimasto solo, a quindici anni. Nei campi di sterminio sono stati assassinati sei milioni di ebrei, ma anche mezzo milione di rom e sinti, insieme a testimoni di Geova, omosessuali, handicappati, oppositori politici. In tutto 11 milioni di persone. Non è stata una tragedia, ma 11 milioni di tragedie. Certe affermazioni mi fanno rivivere quei momenti. Anche di noi ebrei dicevano che rubavamo i bambini”. I ricordi del campo prendono il sopravvento, «A Birkenau ero nel settore D – racconta - e oltre il filo spinato, nel settore E, si trovava il “Campo degl! i zingari” dove c’erano intere famiglie rom. Noi li invidiavamo perché avevano lasciato loro i vestiti, i capelli, gli strumenti musicali ed i bambini, mentre i nostri, di bambini, erano stati tutti uccisi all’arrivo nel lager. Nel loro campo c’era vita, ma una notte, nell’agosto del 1944, sentimmo un gran rumore: urla, pianti, spari. Poi silenzio. Il giorno dopo, oltre il filo spinato, c’era solo silenzio ed i crematori lavoravano a pieno ritmo. Il giorno dopo ancora, il settore E era di nuovo pieno, di ebrei ungheresi. Tutte quelle famiglie erano scomparse nell’arco di due ore. Per commettere i maggiori crimini non servono grandi personalità criminali, basta un popolo che chiude le finestre». La difficoltà nel raccontare l’Olocausto, specialmente ai più giovani, è stata oggetto di discussione tra gli insegnanti. «Gli insegnati della scuola primaria – ha detto la profe! ssoressa Angelini – hanno il compito di preparare il sub! strato c ulturale dei bambini. Al Marco Polo di Viareggio da un decennio lavoriamo come comunità educante, coinvolgendo anche i genitori nella scelta dei temi da trattare e dei modi in cui farlo. Dobbiamo affinare ulteriormente la nostra capacità di comunicare ed educare ed un contributo arriverà, lo vediamo, anche dalla presenza di bambini di altri Paesi”. .  
   
 

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