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Notiziario Marketpress di Mercoledì 13 Settembre 2006
 
   
  AUDIZIONE DEL DOTT. MICHELE CALZOLARI PRESIDENTE DI ASSOSIM (ASSOCIAZIONE ITALIANA DEGLI INTERMEDIARI MOBILIARI) NELL’AMBITO DELL’INDAGINE CONOSCITIVA SULLE QUESTIONI ATTINENTI ALL’ATTUAZIONE DELLA LEGGE 28 DICEMBRE 2005, N. 262 RECANTE DISPOSIZIONI PER LA TUTELA DEL RISPARMIO E LA DISCIPLINA DEI MERCATI FINANZIARI

 
   
  Roma, 13 settembre 2006 - In premessa il Presidente di Assosim, dott. Michele Calzolari, dopo avere motivato l’importanza di non introdurre, allo stato attuale, norme che possano distrarre mezzi e risorse umane da impiegarsi per giungere preparati e competitivi alla svolta epocale che attende gli intermediari italiani da qui a pochi mesi, ha evidenziato alla Commissione l’importanza, proprio al fine di evitare perdita di competitività del “sistema Italia”, di un recepimento della direttiva Mifid nel massimo rispetto dei tempi fissati dal legislatore comunitario (31 gennaio 2007 per il recepimento, 1° novembre 2007 per l’entrata in vigore). L’intervento illustra la posizione di Assosim in merito alle modifiche introdotte e/o da attuarsi, di cui agli articoli 9, 10, 11 e 14 delle legge in questione. In primo luogo, Assosim esprime rammarico per la mancata attuazione da parte del Governo delle deleghe di cui alle lettere d) ed e) del comma 1 dell’articolo 9, di cui chiede la reintroduzione da parte del Parlamento. Ai fini di una corretta realizzazione degli scopi sottesi alla norma, di cui Assosim ha colto ed apprezzato gli obiettivi impliciti di sviluppo della concorrenza, si propongono inoltre integrazioni volte a ridurre il rischio di arbitraggi operativi, prevedendo che il limite del 60% contemplato dalla norma in oggetto si applichi in maniera distinta alle singole tipologie di strumenti finanziari. Inoltre, sempre in considerazione della finalità della disposizione, i fattori al riguardo proposti per motivare la scelta del negoziatore di gruppo, anche in ragione delle osservazioni svolte in premessa, sono quelli individuati dall’articolo 21 della Mifid in materia di best execution. Delle disposizioni introdotte dagli articoli 10 e 11 della legge n. 262/05 si chiede espressamente l’abrogazione in ragione, nel primo caso, della mancata compatibilità con gli articoli 13 e 18 della Mifid che rimettono alle imprese di investimento il compito di adottare ogni misura ragionevole per identificare e gestire i conflitti di interesse che potrebbero insorgere nella prestazione dei servizi. Con riferimento all’articolo 11, invece, la richiesta di abrogarne la parte che introduce l’articolo 100-bis al Testo Unico della Finanza (decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, di seguito anche Tuf) è motivata dal fatto che la gravità delle sanzioni in questo previste in caso di successivo rivendita ad investitori al dettaglio di prodotti finanziari originariamente collocati presso investitori professionali, è tale da precludere accesso al mercato delle euro-obbligazioni per l’industria mobiliare italiana, senza peraltro tutelare l’investitore finale. In merito all’articolo 14 della legge n. 262/05, che interviene su numerose disposizioni del Tuf, si chiede l’eliminazione del periodo aggiunto alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 21 del Testo Unico citato, in quanto introduce previsioni che, da una parte, duplicano obblighi normativi già esistenti e, dall’altra, non sono coerenti con l’impostazione prevista dalla direttiva Mifid. Nell’ottica di un apporto propositivo all’elaborazione di eventuali interventi legislativi, si coglie l´occasione per sollevare alcune problematiche relative alla fiscalità legata al mondo bancario e finanziario e offrire spunti di riflessione alle modifiche che si intendono proporre. In questa sede, si ritengono meritevoli di attenzione: le misure tese a contrastare operazioni cosiddette “dividend washing” che, in rapporto alle norme antielusive, dimostrano scarsa compatibilità con i meccanismi di funzionamento dei mercati regolamentati; in relazione al prospettato aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie, l´opportunità di rivedere il sistema di tassazione del risparmio gestito passando dall´attuale tassazione "sul maturato" alla tassazione "per cassa" ed allineando il momento del prelievo a quello previsto nel risparmio amministrato e nel regime dichiarativo. Tale intervento si renderebbe opportuno anche al fine di favorire la canalizzazione del risparmio per il tramite di gestori professionali, sia nell´interesse dei risparmiatori, sia in una prospettiva di stabilizzazione del mercato; la possibilità di estendere, compatibilmente con la Vi Direttiva, il regime di esenzione Iva anche ad alcuni servizi offerti in outsourcing, come il back office o la consulenza in materia finanziaria, ciò non solo in vista delle indicazioni della Direttiva Mifid, ma anche al fine di eliminare possibili distorsioni tenendo conto che per gli intermediari finanziari tale imposta rappresenta un costo non deducibile. .  
   
 

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