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Notiziario Marketpress di Lunedì 18 Settembre 2006
 
   
  INDAGINE CONGIUNTURALE SULLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL LAZIO I SEMESTRE 2006 RELAZIONE DEL PRESIDENTE MASSIMO TABACCHIERA

 
   
   Roma, 18 settembre 2006 - Scenario internazionale piuttosto movimentato in questa prima parte dell’anno sul piano della politica estera, con le inevitabili ripercussioni a livello economico, sempre in termini di tensioni sul prezzo del petrolio. Sullo sfondo, le grandi economie che continuano a crescere a ritmi sostenuti, soprattutto quelle asiatiche, mentre l’Unione Europea nel complesso non riesce a superare la soglia del 2% di crescita se non su base previsionale, pur in presenza di qualche eccezione. Le previsioni sul 2006 indicano una crescita dell’area Euro che dovrebbe oscillare intorno al 2,1%[1]; mentre l’andamento del Pil nel 2005 è stato ormai certificato al +1,3%. Per quanto concerne l’economia italiana, la prima parte del 2006 è stata caratterizzata da grandi novità: dal cambio della guardia al Governo Nazionale alla presa d’atto, con una due diligence sui conti pubblici, della necessità di una manovra correttiva, all’emanazione con urgenza del cd. “decreto Bersani”, alla presentazione di un Dpef anticipatore di una legge finanziaria per il 2007 di portata non lieve. Il tutto sullo sfondo di una crescita zero del nostro Paese nel 2005, e una previsione per il 2006 oscillante tra +1. 2% e +1,5%, entità che, più che una crescita, indicano un inizio di ripresa. In questo contesto, il tasso d’inflazione medio annuo è stato dell’1,9%, dunque inferiore alle attese indicate del Dpef dello scorso anno (2,2%): attualmente, il tasso di inflazione programmata è stato indicato al 2,0% per l’anno in corso. Per quanto concerne la nostra regione, le stime Unioncamere diffuse a maggio 2006 sul Pil del Lazio indicano una crescita per l’anno 2005 pari al +0,4% ed una variazione pari al +1,3% per il 2006. Tav. 1. 10 – Andamento del Pil (tassi di variazione % su valori a prezzi costanti 1995).
2004 2005 2006
Lazio 3,8 0,4 1,3
Centro 2,5 0,1 1,3
Italia 1,2 0,0 1,3
Fonte: Unioncamere, Scenari di Sviluppo delle Economie Locali, 2006-2009, giugno 2006. In tema di demografia delle imprese, nel secondo trimestre 2006 il tasso di crescita totale nel Lazio (Tav. 1. 11) è stato pari allo 0,91% rispetto allo 0,57% dell’Italia: anche in questo trimestre, hanno contribuito a questo risultato soprattutto le società di capitali (+1,68%). Tav. 1. 11 - Lazio: demografia delle imprese nel 2° trimestre 2006.
Tutti settori Registrate Attive Iscrizioni Cessazioni Saldo Tax crescita Tax natalità Tax mortalità
Frosinone 45. 444 38. 361 912 625 287 0,63 2,01 1,38
Latina 56. 215 46. 421 982 598 384 0,68 1,75 1,06
Rieti 14. 972 12. 855 286 205 81 0,54 1,91 1,37
Roma 404. 703 233. 720 7. 956 3. 803 4. 153 1,03 1,97 0,94
Viterbo 39. 397 35. 203 707 533 174 0,44 1,79 1,35
Lazio 560. 731 366. 560 10. 843 5. 764 5. 079 0,91 1,93 1,03
Italia 6. 104. 039 5. 141. 211 109. 599 75. 052 34. 547 0,57 1,80 1,23
Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Federlazio su dati Movimprese. Dopo un consuntivo 2004 al +4,2%, le esportazioni del Lazio nel 2005 sono diminuite del 2,7%, per poi tornare, in questo primo trimestre 2006 (Tav. 1. 13), ad una variazione tendenziale annua positiva (+15,8%). Inoltre, in questo periodo, si registra anche un lieve miglioramento delle esportazioni della nostra regione rispetto al totale nazionale in quanto, nel confronto col primo trimestre 2005, la quota percentuale passa dal 3,5% al 3,6%. Tav. 1. 13 - Lazio: import-export nel primo trimestre 2006 (quote e variazioni % tendenziali).
Variazioni % Ue 25 Extra Ue 25 Mondo Quota %su Italia Quota % su Lazio
2006-05 2006-05 2006-05 2005 2006 2005 2006
Export
Viterbo -39,3 11,1 -20,9 0,1 0,1 3,0 2,1
Rieti 40,7 42,9 42,2 0,2 0,2 5,0 6,1
Roma -9,2 19,2 6,5 1,7 1,7 49,5 45,5
Latina 42,8 49,6 44,4 0,9 1,2 26,2 32,7
Frosinone -19,2 46,9 -3,3 0,6 0,5 16,3 13,6
Lazio 6,8 28,1 15,8 3,5 3,6 100,0 100,0
Italia 7,5 17,6 11,5 100,0 100,0
Import
Viterbo -40,6 77,3 2,4 0,1 0,1 1,0 0,8
Rieti 31,8 -35,8 1,4 0,1 0,1 1,9 1,6
Roma 33,0 31,5 32,3 5,8 6,6 75,9 81,6
Latina -9,2 -25,8 -14,0 1,3 0,9 16,4 11,5
Frosinone -6,6 64,4 15,6 0,4 0,4 4,8 4,5
Lazio 21,6 25,0 23,0 7,6 8,0 100,0 100,0
Italia 9,1 28,1 17,1 100,0 100,0

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Federlazio su dati Istat. Dal quadro qui sommariamente descritto sulla base delle fonti istituzionali, passiamo ora ai risultati della nostra indagine, svolta su un campione di 350 aziende associate, e relativa al primo semestre 2006. Cominciamo dagli ordinativi totali ricevuti dalle imprese nella prima parte del 2006 (Graf. 2. 1). Nel confronto col secondo semestre 2005 il saldo di opinione, inteso come differenza tra risposte con valenza positiva e risposte con valenza negativa, è aumentato da +18 a +22, indicando così l’ulteriore miglioramento del quadro, rispetto al semestre scorso, in particolare, per quanto concerne gli ordini (Graf. 2. 1) provenienti dall’estero. Per quel che concerne il fatturato totale, il saldo rimane invariato a +20 per la crescita della percentuale di imprese che ha indicato una certa stabilità rispetto al secondo semestre 2005. Per quanto riguarda la produzione (Graf. 2. 6), il saldo cresce lievemente da +19 a +20, per l’aumento delle imprese che hanno dichiarato i livelli produttivi più intensi. Sul versante degli investimenti (Graf. 2. 12), nel primo semestre 2006 aumenta la percentuale delle imprese che ha dichiarato di averne effettuati, ora al 64,1% (dal precedente 61,9% di sei mesi fa), mentre il 35,9% ha affermato il contrario (a fronte del 38,1% del semestre precedente). Ma la nostra indagine ha rilevato anche le previsioni a breve sui prossimi sei mesi che, nel complesso, non possono dirsi ottimistiche, pur rimanendo i saldi attesi positivi. Difatti, rispetto a quanto riscontrato nella precedente indagine, solo il saldo atteso sulla produzione cresce mentre quello su fatturato e occupazione diminuisce; stabili le attese sugli ordini. In particolare sugli ordinativi totali nel prossimo semestre (Graf. 2. 2), le attese sono stabili: il saldo è invariato a +26. Questo risultato dipende in primo luogo dal rafforzamento delle imprese che prevedono ordini stabili, e da una certa attenuazione delle attese sulla loro diminuzione. Lieve miglioramento delle attese sul mercato domestico (da +25 a 26), più deciso sul fronte dell’Unione Europea (saldo da +24 a +31) mentre si attenuano le previsioni formulate sull’area extra Unione Europea (saldo da +27 a +26). Abbiamo poi chiesto alle imprese del campione di esprimersi sulla loro previsione di ampliamento o meno dell’organico nei prossimi sei mesi. Il risultato emerso indica una sia pure modesta contrazione del saldo (Graf. 2. 14), questa volta motivata dal maggiore aumento delle imprese che non intenderebbero assumere nel prossimo semestre (dal 6,4% all’8,1%) rispetto a quelle che vorrebbero farlo (dal 15,0% al 15,9%); in attenuazione l’intenzione delle imprese di non toccare gli organici nel prossimo semestre (dal 78,6% al 76,2%). Per quanto concerne le intenzioni d’investimento nel prossimo semestre, il 41,4% delle imprese ha dichiarato di voler investire e, nel confronto con la precedente indagine, il saldo indica un’intenzionalità all’investimento più decisa, essendo passato da +39 a +49 (Graf. 2. 12). I dati emersi dall’indagine Federlazio sono stati sottoposti ad una disaggregazione per settori, da cui si evince che, nel primo semestre 2006, nel quadro di un recupero del saldo complessivo, gli ordinativi migliorano nel settore informatico, cui segue il metalmeccanico; andamento in controtendenza è invece riscontrato in particolare nei settori legno ed alimentare. Quanto alle previsioni sugli ordinativi nei prossimi sei mesi, le imprese del settore legno e servizi mostrano variazioni del saldo negative, mentre un certo ottimismo proviene dai settori informatico ed abbigliamento. Nell´ambito di una stabilità generalizzata dell’occupazione, questa variabile ha mostrato cenni di vivacità nel settore informatico, nel grafico-editoriale e nei servizi; un po’ in sofferenza il settore alimentare e chimico. Per quanto concerne le intenzioni di assunzione nel secondo semestre 2006, queste sono positive nel settore grafico-editoriale e nell’informatico, al contrario di quanto rilevato per il settore legno e l’alimentare. Infine, sul versante degli investimenti, i settori che hanno dimostrato, tra tutti, un andamento più brillante sono stati l’alimentare, il chimico, l’informatico, le costruzioni ed i servizi. Oltre all’elaborazione dei dati dal punto di vista settoriale, la nostra indagine ci consente l’analisi per classe di addetti delle imprese del campione. In sintesi possiamo dire che, relativamente agli ordinativi, si delinea un quadro un po’ più positivo per le imprese con oltre 10 addetti: quelle micro, invece, mostrano un arretramento del saldo d’opinione. Le previsioni sul prossimo semestre 2006 indicano un lieve ottimismo per le imprese più piccole e un ottimismo un po’ più accentuato nelle imprese con oltre 50 addetti. A chiudere, quali indicazioni generali possono essere tratte dai dati che abbiamo appena illustrato? Vi è certamente un elemento da sottolineare, dato dal fatto che quei segnali di recupero mostrati dalle imprese nella rilevazione del semestre scorso non sono stati contraddetti. La crescita dei principali indicatori congiunturali – dagli ordini alla produzione agli investimenti – ci dice che nel tessuto imprenditoriale di questa regione non sta venendo meno, anzi prende sempre più corpo, lo sforzo per uscire dalla situazione di difficoltà registrata negli anni scorsi. Il cambiamento nel tono economico generale del paese – anche se occorre essere ancora molto prudenti su questo, considerando che le previsioni di crescita contenute nei documenti di programmazione di fonte istituzionale e non si giocano su numeri ancora modesti per potersi ritenere consolidate – sembra aprire la strada ad un miglioramento della congiuntura, di cui anche le imprese del Lazio beneficiano. Piuttosto quello che si può cogliere è invece una certa resistenza da parte degli imprenditori intervistati a proiettare con decisione anche nel secondo semestre 2006 i segnali di ripresa rilevati nel primo. Le oscillazioni congiunturali che hanno caratterizzato gli ultimi semestri hanno probabilmente reso gli imprenditori più guardinghi e più propensi ad attendere che gli indicatori della ripresa diventino più netti e più stabili prima di coltivare aspettative che altrimenti potrebbero andare deluse. Per questo c’è bisogno che questi cenni embrionali di vitalità non vengano soffocati, ma anzi accompagnati e sostenuti da azioni positive da parte della Politica, sia a livello nazionale, dove forme di attenzione, quali la promessa riduzione del cuneo fiscale e l’abbassamento della finanziaria da 35 a 30 miliardi sono rinvenibili, sia a livello regionale, dove, dopo un primo anno di assestamento, si cominciano a mettere in atto interventi che vanno nella giusta direzione. Sempre sul fronte regionale notiamo anche che cominciano ad entrare a regime le procedure di concertazione concordate tra la Giunta e le forze sociali, che hanno consentito un utile e costante confronto tra i diversi attori dello sviluppo. Un confronto – dobbiamo riconoscerlo – che ha potuto contare anche su una buona dose di disponibilità personale da parte di molti Assessori (oltre che naturalmente del Presidente), la quale ha permesso di porre rimedio anche a qualche sbavatura riscontrata in taluni casi nei meccanismi concertativi formali. Certamente non mancano le questioni ancora aperte, alcune molto importanti, sia direttamente che indirettamente, dal punto di vista del sistema produttivo di questa regione che speravamo di veder già risolte. Parliamo, per fare solo qualche esempio, del riassetto della rete regionale, del Piano regionale dei rifiuti – già predisposto dalla Giunta ma sul quale è ancora aperto in dibattito sul territorio – e di tutta la complessa problematica energetica. Il nostro auspicio a tale riguardo è che i conflitti interni alle forze politiche e i particolarismi di partito non prevalgano, ma che sia l’interesse di tutto il sistema Lazio a guidare l’azione politica, anche per evitare che si debba tornare a parlare ancora di tutto questo fra sei mesi, quando presenteremo la nostra prossima indagine congiunturale.

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