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Notiziario Marketpress di Martedì 19 Settembre 2006
 
   
  PERCHÉ L’ERA DELL’INCERTEZZA A PRATO FA MENO PAURA COSÌ, L’ULTIMO ROUND DI MOVIE & MANAGEMENT 2006. I PUNTI FORTI DELL’AREA? COESIONE, FIDUCIA, VOGLIA D’INNOVARE E DI SFIDARE IL FUTURO. MA LE IMPRESE SOFFRONO I COMPETITOR CINESI SENZA REGOLE

 
   
   Prato, 19 settembre 2006 – Ben 3 mila su 28 mila, ossia ben oltre il 10 per cento, sono ormai a Prato le imprese gestite da stranieri. Ed è con questi imprevisti e imprevedibili competitor, cioè con la diversità costituita dalla comunità cinese più vasta d’Europa, che devono vedersela gli imprenditori autoctoni. Che fare? Come reagire? Come rapportarsi con un universo culturalmente dissimile, avvezzo ad altre regole e costumi, spesso debordanti oltre i confini dell’illegalità? L’approccio alla diversità doveva appunto essere al centro, lo scorso 14 luglio, al Museo Pecci, dell’ultimo round di Movie & Management 2006, il bel ciclo organizzato dall’associazione Pratofutura e dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali per dibattere, attraverso il cinema, sulla complessa arte di fare impresa. Innescato da un blob di immagini tratte da vari film d’autore (The Terminal di Spielberg, La 25a ora di Spike Lee, Castaway di Robert Zemeckis, Lost in Translation di Sofia Coppola, ecc. ), il dibattito è però slittato verso temi più epocali e teorici. L’era dell’Incertezza (a Prato e dintorni internazionali) è diventato perciò il motivo dominante dei moltissimi interventi, alcuni forse con eccessi di accademia, a cominciare da quelli di Brunella Librandi di Aif Toscana (Associazione Italiana Formatori) e di Sergio Di Giorgi, formatore Aif, critico cinematografico, nonché curatore del blob. Le repliche (di imprenditori come Franco Bini e Lamberto Cecchi, presidente di Pratofutura, di docenti di economia come Danio Berti, di ricercatori come Daniela Toccafondi, anima di Pratofutura, di consulenti d’azienda come Mauro Stolfi) hanno messo in evidenza angolature diverse delle incertezze pratesi. Se Stolfi ha lamentato la perdita dei sicuri parametri di un tempo, altri hanno insistito sulle eccezioni del modello Prato, la forte coesione sociale, figlia di rapporti più diretti e quasi familiari, dunque anche madre di più ampie fiducie reciproche che a loro volta generano maggiori sicurezze. Ne’ è mancato chi ha ricordato l’atavica abitudine dell’imprenditore pratese a fronteggiare l’incertezza, cara compagna di una vita, ben presente anche nell’età dell’oro romanzata da Edoardo Nesi. L’imprenditore pratese naviga a vista per definizione, gioca con l’incertezza come Maratona col pallone, è maestro del dribbling con l’ignoto. Dunque davanti alla perdita di parametri è tutt’altro che spaesato, sa investire sul nuovo, azzarda. Soffre semmai, ecco il punto di questo momento storico, la presenza della comunità cinese, sempre più estesa (oltre 30 mila individui), sempre ermeticamente chiusa, sempre inchiodata a regole proprie non condivise né condivisibili. Problemi, hanno spiegato alcuni, che vanno oltre gli aspetti culturali e che investono anche la dimensione del sociale. Nelle attuali circostanze, manager e imprenditori fronteggiano problematiche e stati d’animo di natura assai ineguale. I primi si trovano a dover sintetizzare una diversità di mondi culturali, ma possono farlo perché si avvalgono di regole condivise. L’imprenditore è invece spiazzato di fronte a colleghi di recente immigrazione che hanno importato regole del tutto aliene. Questa oggi è Prato. E questa è stata Pratofutura 2006. Arrivederci al 2007. .  
   
 

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