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Notiziario Marketpress di Martedì 26 Settembre 2006
 
   
  TEATRO LITTA STAGIONE 2006/2007: DAL 29 SETTEMBRE AL 1 OTTOBRE 2006 FESTIVAL CONNECTIONS – NUOVI TESTI PER UN FESTIVAL DI NUOVI INTERPRETI.

 
   
 

Milano, 26 settembre 2006 - Ii Edizione Dal 29 settembre al 1 ottobre il Teatro Litta presenta la seconda edizione di Connections . Il progetto, ideato dal National Theatre di Londra, coinvolge i giovani (13-18 anni) in un percorso teatrale che li vede protagonisti nella messinscena di nuovi testi, scritti appositamente per loro da drammaturghi di fama internazionale. Nel corso della rassegna verranno presentati i 13 spettacoli selezionati tra i 30 realizzati dagli istituti superiori di Milano e del territorio partecipanti, con una serata speciale dedicata al testo I Musicisti di Patrick Marber. Un Osservatorio vedrà impegnati i ragazzi partecipanti al progetto nella recensione degli spettacoli e nella redazione di un magazine che documenterà in tempo reale lo svolgimento della rassegna. Sono previsti, inoltre, un laboratorio di drammaturgia, incontri con autori italiani e stranieri e momenti di festa e di musica dal vivo. Sala Teatro Litta Dal 5 All’8 Ottobre 2006 Sitinmilano. “Walking With The Next Generation” teatro - musica - arti performative - arti visive - letteratura - incontri poetici. A Cura Di Ass. Xpò /Lis. Prende il via giovedì 5 ottobre Sitinmilano. Walking with the next generation un festival di performance, musica, arti visive e letteratura che invaderà il centro di Milano sino a domenica 8 ottobre. Dal Teatro Litta alle Colonne di San Lorenzo, passando per le caratteristiche abitazioni di via Morigi, tra i negozi di corso Magenta, e fra i vicoli storici di via Brisa, via Arena. Il capoluogo lombardo si trasformerà, dall’ora dell’aperitivo a tarda sera, in un vivaio a cielo aperto di giovani talenti. I passanti diventeranno inaspettatamente flaneur, viandanti che fra immagini, suoni e movimenti, riscopriranno le identità di una metropoli spesso vissuta con la coda dell’occhio. sitinmilano è una esortazione a fermarsi lungo una passeggiata pluri-sensoriale che attraversa spazi e tempi diversi per scoprire fondamenta storiche e nuovi linguaggi, per riscoprire una Milano permeabile alla creatività. Quartier generale dei 4 giorni il Teatro Litta che giovedì 5 apre la stagione teatrale 2006/2007 con la presentazione in anteprima nazionale del romanzo di Martino Ferro (classe 1974) Il primo che sorride, vincitore del Premio Italo Calvino 2005 (ingresso libero). Duplice presentazione alle ore 19. 00 per questo volume pubblicato da Einaudi: uno spettacolo di burattini per adulti e un avveniristico book-trailer, creato da Marcos Villasenor e Francesco Brancaccio studenti del corso di Video Design dell´Istituto Europeo di Design di Milano, affascineranno il pubblico con un "viaggio attraverso gli oggetti e i fantasmi dell’immaginario infantile" della adolescente Nicòl, protagonista del libro. Da un lato la drammatizzazione di Soledad Nicolazzi, autrice insieme allo stesso autore della riduzione del volume e creatrice con Riserva Canini anche dei burattini; dall’altro i nuovi linguaggi del video dei due studenti dell’Istituto Europeo di Design. Due media differenti per cogliere gli spiriti diversi di generazioni vicine. La musica è immancabile in un festival multidisciplinare. Venerdì 6 al Teatro Litta si terrà Musica dall´inferno (evento Wholesale - giornate dedicate alla memoria dello sterminio degli ebrei), Roberto Perata (maestro presso la Scala di Milano, classe 1968) dirige l’Ensemble Entr´acte. Questo concerto-spettacolo procede per flash, abbagli sonori, di Karel, Schuloff, Krasa, Smit, Eisler e Weill, tutti a vario titolo perseguitati dal regime nazista e costretti all´esilio, ovvero deportati nei campi di sterminio in quanto ebrei. Un saggio su come la dignità dell´uomo possa trovare il proprio riscatto nell´arte. In contemporanea Se-ducere Milano la performance itinerante multisensoriale del Gruppo Lis, una occasione per attraversare con altri occhi le vie del centro della città e per immergersi negli anfratti inesplorati del Teatro Litta. Se-ducere Milano è un inno alla seduzione, al lasciarsi andare, a concedere fiducia a chi ci guida per scoprire scorci poetici e architettonici inconsueti (6-7-8 ottobre). Domenica 8 si continua con la passionalità di Eros di Compagnia Teatrale Dionisi, un meltin’ pot di brandelli poetici. La serata segue il rito del menu, ad ogni portata è associato un poeta, una poesia, una canzone. Da Saffo a Bukowski, da Catullo a Ginsber, passando per Neruda e Pasolini, fra gli altri. La compagnia ci costringe ad una battuta d’arresto per ricordarci che l’erotismo è un’arte lenta Il ritmo del Festival cambia con Sbuffparade: coro polifonico e parta di Sbuffoni che da Porta Ticinese giungerà alle Colonne di San Lorenzo. Questa è la miccia di: Impronte d´esistenza, una festa lunga due giorni organizzata dal collettivo di giovani artisti Famiglia Margini per celebrare un anno di vita dell’omonima galleria. E’ un autentico evento nell’evento (sabato 7 e domenica 8, delle ore 21. 00 alle 0. 00, Colonne di San Lorenzo). Sabato 7 si continua con l´improvvisazione jazz di Crazy Sax diretta da Giorgio Robustelli, con l’ironia di Zac il cantautore simpatico. Domenica è la volta del rock italiano con Punto G, vincitori con Esplode il mondo pop del premio per il miglior album indipendente del Mei (meeting delle etichette indipendenti) 2005. Protagonista di questo inconsueto weekend sarà il pubblico: ritratto e “rielaborato” dall’installazione multimediale Ev002 di Studiomorinn, con La gabbia di Francesco Dalto e Tony Robles attraverso un monitor diventa voyeur di un “mosaico corporeo”, si trasforma in artista grazie a Impronte d’esistenza di grAce e Phedra e a Fiorido e il burlesque ermetico di Paola Fiorido, sbircia indietro nel tempo con Retroscopio di Angelo Lonconte, diventa oratore sedendo sulla Cadrega del Lettore costruita sul posto da Angelo Loconte per eVeline, nome collettivo che cela un metodo d’azione poetica. Come le altre Cadreghe esposte in piazza del progetto, anche quest’opera di eco. Design è assemblata con bancali di risulta. Il riciclo è alla base anche dei lavori di grAce: Alberto e Angelo trans e l’amico cane. Queste installazioni fanno da contrappunto artistico ai concerti e alle performance. Con le altre di Angelo Loconte: Ulivo, Tempesta, Mucca, e con le grandi dimensioni del Totem al Thebag, di Thebag art Factory, o di Fluxus#2 di Chicco Camontelli e Tano Mallia sono le quinte en plein air di Sitin Milano. A chiudere il cerchio le incursioni poetiche di eVeline in via Morigi, via Brisa, via Arena e corso Magenta. Gran finale domenica 8 con il concerto del trio milanese Wolfango che, definiti “i nuovi Cccp”, si distinguono per la forza provocatoria e ironica dei testi. Sala Teatro Litta e Sala La Cavallerizza. Dal 10 al 22 Ottobre 2006 Quinto Settano – Debutto Nazionale “Perversioni Sessuali A Chicago” di David Mamet, regia di Paolo Giorgio, con Gerardo Maffei, Tiziano Turci, Lara Franceschetti, Stefania Pascali. Perversioni sessuali a Chicago, uno dei testi che insieme a “The Duck Variations” e “American Buffalo”, hanno reso famoso David Mamet, artista americano tra i più eclettici, nonché sceneggiatore di film cult come “Il postino suona sempre due volte”, “Il verdetto” e “Gli intoccabili”, e vincitore nel 1984 del premio Pulitzer con “Glengarry Glen Ross”, debutta in prima nazionale, dal 10 al 22 ottobre al Teatro Litta, nell’ambito del progetto Intermittenze del cuore ideato e prodotto dalla Compagnia Quinto Settano. Questo testo è l’ultimo dei tre presentati in Intermittenze del cuore (i due precedenti erano “Le affinità elettive” da J. W. Goethe e “Pazzo d’amore” di Sam Shepard), progetto nato dalla necessità di indagare sul sentimento amoroso e sulla natura del desiderio, e di scoprire i complessi percorsi attraverso i quali le convenzioni sociali e morali condizionano i pensieri, le azioni e i sentimenti. Mentre in Goethe e in Shepard i personaggi sono mossi da passioni e desideri reali, in Mamet ci si sposta nei territori dell’immaginario e della finzione: qui il desiderio non è indotto dal vissuto individuale, ma dai miti proposti dalla pubblicità e dal consumismo. Perversioni sessuali a Chicago, il cui titolo originale è Sexual Perversity in Chicago, scritto nel 1974 quando l’America era in piena rivoluzione sessuale, rappresentato a New York nel 1975 e riadattato nel 1986 per il grande schermo in "A proposito della notte scorsa", è uno dei testi più rappresentativi sulla difficoltà e incapacità del mondo contemporaneo di costruire e vivere rapporti sessuali e sentimentali profondi e reali. Nella Chicago degli anni ’70 Debbie, illustratrice pubblicitaria, conosce Danny e inizia una relazione con lui. I due s’innamorano e decidono di vivere insieme nonostante Bernie, collega e compagno di avventure di Danny, e Joan, maestra d´asilo amica di Debbie, tentino di dissuaderli dal fare un simile passo. La convivenza va bene solo per cinque mesi, ma poi emergono varie incomprensioni per cui si lasciano. Bernie racconta incontri sessuali al limite del possibile, ma non lo si vede mai con una donna. Joan esce da sola in cerca di maschi, ma ha deciso che essere lesbica è una soluzione migliore. Danny e Deb si innamorano e ci provano sul serio, ma parlarsi è difficile ed essere se stessi un´avventura troppo rischiosa. Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo. Dal 24 Ottobre Al 5 Novembre 2006 Gloriababbi Teatro “Take Me Away” (portami via) di Gerald Murphy, regia Filippo Dini, Con Andrea Di Casa (Eddie), Giampiero Rappa (Brien), Filippo Dini (Andy), Francesco Ferrieri (Kev), Diretto da Filippo Dini. Il microcosmo delle tensioni, delle cattiverie, delle sorprese nella vita di una famiglia qualunque, dietro la quale si legge la storia di un popolo che si dimena e scalcia sotto il peso del capovolgimento sociale. I 4 giovani attori del Gloriababbi Teatro restituiscono in modo efficace le atmosfere nevrotiche e ironiche di Gerald Murphy, nuova stella della letteratura irlandese, cogliendo il lato umano e persino comico delle battute scritte, e di quelle “non dette” che scorrono tra le parole. Quattro uomini abbandonati da tutti ma anche da se stessi, Quattro uomini che non sanno più riconoscersi. Certamente una storia tutta irlandese; questa riunione di sconfitti, accade proprio nel non riconoscersi più, nella memoria di tradimenti passati, e contemporaneamente nel sentirsi irrimediabilmente legati, maledettamente incatenati ai vincoli della famiglia. Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo Dal 27 Ottobre Al 5 Novembre 2006, Litta_produzioni, presenta “Astorritintinelli” Mac E Beth . Una ri-scrittura del Macbeth di William Shakespeare scrittura scenica, spazio scenico e luci. Alberto Astorri e Paola Tintinelli con la collaborazione di Scalodieci – Milano. Lui si chiama Mac e lei si chiama Beth. Insieme gestiscono un club, tanto fantomatico quanto accessibile al mondo che vuole divertirsi ascoltando parole fatte d’aria, inni nazionali e marcette di periferia, musica lirica e rock del passato, barzellette raccontate male, improperi, insulti e guittate di bassa lega. Mac e Beth gestiscono il Club Series, un nome altrettanto improbabile come la loro vita, forse copiato dalla marca degli amplificatori che vomitano la colonna sonora che Beth crea ogni sera. Il Club gestito da Beth (alla ‘console musicale’ e agli ‘effetti luce’) diventa un mirror che ricorda il club Exotica di Egoyan, dove la vita si confonde con la morte e viceversa. Un club che vuole ricordare la pallida fine di Toro Scatenato. Al Club Series, ogni sera (Ah, il destino di una certa serialità !) va in scena la “loro storia”: la storia di un Pallido Delinquente e di una Trapezista Imperfetta, va in scena un melodramma shakespeariano dimenticato dal mondo, sconosciuto agli avventori del club che diventano – ogni sera – gli spettatori di un dilemma: in che misura possiamo capire che cosa facciamo accadere e che cosa viceversa ci accade? In che modo ci è possibile distinguere l’azione umana dalla sofferenza umana? Lo scetticismo dell’evocazione shakespeariana che Mac cerca di portare avanti – davanti ai suoi pochi e increduli spettatori – fa riaffiorare in scena la comparsa di una nuova forma di intimità, o perlomeno il desiderio di una nuova intimità – una sorta di privacy condivisa ( da tutti – e a questo punto – anche dal pubblico del Club). Ed è Beth a creare Mac, in un ennesimo mirror, dando vita a questo ambiente improprio, (fatto di luci, lucine, lampi, cellule fotoelettriche, suoni di temporali o di battaglie) che tanto ricordano e citano il western di Sergio Leone ed emozionano fino alla commozione, alla pietà. Ed è questo l’ambiente creato:l’ambiente della loro privacy condivisa, che non dichiara alcun serio intento di mettere in scena la catastrofe del mondo, ma – al contrario – la vive questa catastrofe, nella privacy stessa, in un’intimità divenuta impropria, e la conseguente catastrofe di una certa politica, fatta di ambizioni, potere, guitteria. Al Club Series di Mac e Beth le parole stesse del dramma shakespeariano sembrano ricadere le une sulle altre, scaricando o espellendo all’improvviso il loro significato. L’azione coincide con l’interruzione dell’agire, quasi una sorta di sterilità congenita e vertiginosa, che diventa indecidibilità e indicibilità: Mac è un burattino prestato al sogno, alla parte, al ruolo della rock star decaduta, del pugile guerriero, al guitto brianzolo di testoriana evocazione. Quello di Mac è forse il desiderio di una progenie che mai verrà, e questo Beth glielo confessa solo alla fine. E lì al club mi sono davvero commosso. Estratto da una presentazione del regista Antonio Syxty Sala La Cavallerizza. Repliche dal martedì a sabato alle ore 22. 00 – domenica alle ore 17. 30 – lunedì riposo. Dal 7 Al 12 Novembre 2006 Teatro Della Cooperativa presenta “La Nave Fantasma” di Giovanni Maria Bellu , Renato Sarti e Bebo Storti, Regia Renato Sarti, Con Bebo Storti, Renato Sarti, disegni Emanuele Luzzati, musiche Carlo Boccadoro- Premio Gassman / Città di Lanciano 2005 – Miglior Testo Italiano. Il 25 dicembre del 1996, al largo delle coste siciliane, affondò un piccolo battello carico di migranti provenienti dall’India, dal Pakistan e dallo Sri Lanka. Le vittime furono 283: la più grande tragedia navale avvenuta nel Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante le precise testimonianze dei superstiti, autorità italiane e mass media, eccetto rare eccezioni (Livio Quagliata de Il Manifesto, Dino Frisullo di Senza Confine), non se ne occuparono la tragedia del Natale 1996 divenne il naufragio fantasma. Gli stessi pescatori della zona, che recuperarono decine di cadaveri nelle reti a strascico, temendo conseguenze per la loro attività, li ributtarono sistematicamente in mare. Solo cinque anni dopo, con un reportage reso possibile dalla testimonianza del pescatore di Portopalo Salvatore Lupo, il quotidiano La Repubblica, attraverso un’inchiesta del giornalista Giovanni Maria Bellu, riuscì a individuare e filmare il relitto. Nel giugno del 2001 le immagini della nave fantasma fecero il giro del mondo, ma - nonostante l’appello di quattro premi Nobel italiani (Renato Dulbecco, Dario Fo, Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia) e alcune interpellanze parlamentari – ancora nulla è stato fatto per recuperare il relitto e ri-consegnare questo episodio alla Storia senza menzogne ed omertà. La nave fantasma è una sintesi drammatica della vasta problematica connessa al tema dell’immigrazione: la disperazione dei migranti, il silenzio delle autorità e dei mass media, la ferocia dei trafficanti di esseri umani, la terribile indifferenza e paura della nostra società. Benché basato su una rigorosa cronaca degli eventi – tradotta sulla scena attraverso i racconti dei protagonisti, ma anche con l’utilizzo di materiale video e la creazione di piantine e percorsi tramite videografica, su disegni di Emanuele Luzzati - l’intento registico è quello di fare ricorso a tutti gli elementi tipici del teatro comico e del cabaret quali l’improvvisazione e il rapporto continuo e diretto con il pubblico. In scena gli stessi Bebo Storti e Renato Sarti che, in una sorta di cabaret-tragico estremo e scioccante, coinvolgeranno gli spettatori nella rievocazione di una tragica vicenda e nella riflessione su uno degli argomenti più scottanti dei giorni nostri: toccherà infatti loro rispondere ai quesiti di un ironico e paradossale quiz televisivo, ma anche restituire la testa staccatasi dal corpo martoriato di un manichino-immigrato colmo d’acqua; così come - in parte - il difficile compito di ricreare, nella scena finale, l’inferno che coinvolse i 283 disperati del battello F-174. Renato Sarti, attore, regista e drammaturgo, ha lavorato per molti anni a Milano al Piccolo Teatro e al Teatro dell’Elfo. Come regista, ha collaborato, tra gli altri, con Giorgio Strehler, Paolo Rossi, Moni Ovadia, Zelig. Come drammaturgo ha ottenuto vari premi: Idi, Vallecorsi, Riccione per il Teatro, Gassman /Città di Lanciano. E’ autore, fra gli altri, di Mai morti, I me ciamava per nome: 44. 787 – Risiera di San Sabba, Nome di battaglia Lia. Da quattro anni dirige il Teatro della Cooperativa di Milano, per il quale ha ricevuto il premio Enriquez 2005 per l’impegno sui temi della memoria e della denuncia; nel 2006 il premio Hystrio – Provincia di Milano per il lavoro sul territorio. Bebo Storti, musicista bluesman, attore drammatico e comico, ha iniziato la sua carriera ai tempi di Comedians, allestito da Gabriele Salvatores nel 1985. Ha conosciuto la popolarità televisiva con trasmissioni come Su la testa e Cielito Lindo, imponendosi poi definitivamente all’attenzione del pubblico con alcuni memorabili personaggi in Mai dire goal. E’ interprete di Mai morti, scritto e diretto da Renato Sarti. Giovanni Maria Bellu, inviato speciale de La Repubblica, da anni si occupa dei "misteri d´Italia”: è stato querelato da Previti, Zorzi, Priebke e Fiore. Per l´inchiesta sulla nave fantasma ha ricevuto nel 2002 il Premio Saint Vincent per il giornalismo. Tuttora ne segue lo sviluppo giudiziario. Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo. Dal 14 Al 26 Novembre 2006 Teatro Della Cooperativa “Ritter, Dene, Voss” di Thomas Bernhard, traduzione Eugenio Bernardi, regia Renato Sarti, con Paolo Bessegato, Giorgio Ganzerli, Antonio Rosti, scene e costumi Carlo Sala. Ritter, Dene, Voss. Potrebbe essere l’inizio di una filastrocca infantile. O una di quelle formule iniziatiche ormai scomparse, ultimo residuo di antichi riti magici che l’uso secolare ha ridotto a puro suono. Ritter, Dene, Voss sono i nomi di tre attori tedeschi, Ilse Ritter, Kirsten Dene e Gert Voss, primi interpreti dell’opera di Thomas Bernhard al Festival di Salisburgo nell’estate del 1986, per la regia di Claus Peymann. Nella pièce il solo Voss ha anche un nome di scena, Ludwig; mentre Ritter e Dene sono semplicemente la sorella minore e quella maggiore. E’ Dene ad iniziare, con frasi brevi, sintesi di concetti non correlati tra loro. Ritter, dalla sedia, con il giornale aperto e la sigaretta in una mano, la guarda e la ascolta con malcelato fastidio e disprezzo per la minuziosità con cui accomoda il grande tavolo da pranzo. Immerse nei ritratti di famiglia che adornano le pareti della sala, memoria di antichi e gloriosi fasti, le due sorelle, attrici, attendono l’arrivo del fratello Ludwig (Wittgenstein?) - filosofo paranoico e geniale di ritorno dal manicomio in cui si è rinchiuso volontariamente a pagamento - per consumare quella che si trasforma ben presto in una cena delle beffe. Ne nasce un ménage à trois ricco di doppi sensi e seduzioni tormentate, che svelano i rapporti incestuosi che legano i tre protagonisti: si celebra lo sfacelo di una famiglia, cui fa da sfondo quello dell’Austria post-Anschluss e pre-Haider. Renato Sarti, senza perdere di vista gli alti riferimenti filosofici e culturali del testo e senza perdere nulla del profondo dramma umano che lo permea, ne mette in evidenza gli aspetti comico-grotteschi, laddove la geniale scrittura di Bernhard trasforma il più profondo tormento in risata. Certo, sono considerato un cosiddetto scrittore serio, come Bèla Bartòk è considerato un compositore serio, e la fama si sta diffondendo (…) In fondo non è per niente una bella fama. Mi mette assolutamente a disagio. Thomas Bernhard Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo.  Dall’ 8 Al 16 Novembre 2006 Litta_produzioni presenta Astorri Tintinelli “La Ballata Di Woizzecco “ una rilettura del Woyzeck di Georg Buchner, di e con Alberto Astorri e Paola Tintinelli, con la collaborazione di Scalodieci – Milano. In un posto del mondo, fra le luci e le ombre del mondo, con le grida e i lamenti del mondo - nelle orecchie e nel cuore - , l’Uomo-giostra, guerriero e amante tradito, prigioniero e insieme carnefice, ciarlatano e ministro del culto della guerra, balla la sua dolce canzone, irriducibilmente, poeticamente e follemente fino alle lacrime del mondo stesso. In questa parte del mondo, che è dentro l’anima del mondo, Alberto Astorri balla interminabilmente la sua dolce canzone, vituperato e costretto dalle angherie sonore - squisitamente liriche - di Paola Titinelli, sua compagna e anima clownesca della Giostra, infinitamente e poeticamente padrona della Luce e dell’Ombra di questa immensa e mostruosa Giostra che alberga nel cuore di ognuno, nel cuore di tenebra dell’uomo moderno. Ed è proprio lui - l’Astorri - l’Uomo-giostra, a trasformarsi in cavallo, in soldato, in bambino, in amante di Marie (quella del Woyzeck di Georg Buchner), in Marie stessa, in pianta, in secchio, in spada, in ciarlatano-presentatore evocando, a tratti, la più grande tradizione italiana che da Petrolini, Macario e Totò è arrivata fino a Leo De Berardinis, passando attraverso il circo e lo spettacolo da baraccone. E allora proprio questo Elephant-man, questo Scavalca-montagne, questo Uomo-cavallo, questo Uomo-fantoccio – che è sempre l’Astorri – gira su sè stesso, e fa girare il mondo stesso a rovescio, quando si prepara alla guerra, quando vive per essa, quando il soldato pianta la sua bandiera in terra straniera e conta (urlando disperato) fino a cinque, quasi fosse la conquista di una Luna Folle da parte di uno stralunato cavaliere del Cervantes, commuovendo fino alle lacrime, menestrello shakespeariano - povero Yorick - riesumato dalla fossa dallo stesso Becchino-architetto del mondo. E diventa povera cosa, solitudine infinita, vuoto sublime di filosofica presenza scenica, questo Astorri-fantoccio, lacerto testoriano e marionetta di kantoriana memoria, rivestendo a tratti - nella voce di un’interpretazione - un Carmelo Bene post-moderno, diventandone erede inconsapevole e lacerato, così come va il mondo: il mondo dell’Uomo-giostra, il mondo dell’uomo moderno, espressionista, brechtiano e irrimediabilmente schiavo e padrone di una vertigine sublime che commuove e svuota il cuore del fortunato spettatore che ha modo di assistere a questo rito oscuro e luminoso creato per lui. Antonio Syxty Sala La Cavallerizza. Repliche dal martedì a sabato alle ore 22. 00 – domenica alle ore 17. 30 – lunedì riposo. Dal 19 Al 31 Dicembre 2006, Benvenuti s. R. L. E Armunia , presentano “Pasticceri Io e mio fratello Roberto” Di e con Leonardo Capuano e Roberto Abbiati. Due fratelli gemelli. Uno ha i baffi l’altro no, uno balbetta l’altro no, parla bello sciolto. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata, meravigliosa e bionda come una donna, l’altro conosce lapoesia, i poeti, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare. Uno è convinto che le bignoline siano esseri viventi fragili e indifesi, l’altro crede che le bignoline vadanovendute, sennò non si può tirare avanti. Il laboratorio di pasticceria è la loro casa. Un mondo che si è fermato alle quattro di mattina, il loro mondo: cioccolata fusa, pasta sfoglia leggera come piuma, pan di Spagna, meringhe come neve, frittura araba, tortarussa, biscotto alle mandorle e bavarese: tutto si muove, vola, danza e la notte si infila dappertutto. Due fratelli gemelli che, come Cyrano e Cristiano, aspettano la loro Rossana, e dove la vuoi aspettare senon in pasticceria? Due fratelli pasticceri, se li vedi abbracciati, sembrano un albicocca. Profumano di dolci e ascoltano la radio: musica, molta musica. Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo . Dal 9 Gennaio Al 4 Febbraio 2007 Litta_produzioni – Debutto Nazionale “Preludio a Solaris: L’aquila Bambina” un progetto e uno spettacolo di Antonio Syxty (spettacolo consigliato ad un pubblico adulto) Collaborazione drammaturgica di Paolo Scherani. Nell’anno 2007, in un Palazzo del settecento, situato al centro di una città, accade qualcosa di imprevisto e profondamente misterioso. Rosa ha quasi 20 anni e non ha mai conosciuto veramente suo padre. Era troppo piccola quando Felix se n’è andato via. La mamma di Rosa è morta molti anni prima – in un inspiegabile incidente d’auto. Ora si ritrovano, per uno strano caso legato a quel luogo – a quel Palazzo. Rosa ama suo padre di un amore particolare e disperato. Ma Rosa ama anche Helix allo stesso modo. Helix e Rosa, sono amiche intime e anno la stessa età. Anche Helix ha un passato oscuro: un padre mai conosciuto e una madre morta di malattia in circostanze indefinite. Entrambi sono alla ricerca di una ’risposta’ al loro legame. Una risposta che forse troveranno all’interno di quel Palazzo, evocata da un ’oceano di sentimenti e pulsioni, originate dal luogo stesso. L’aquila bambina è il primo frammento di storia di Visioni di Solaris (Vds). A distanza di un decennio dalla prima messa in scena - con la regia di Luca Ronconi - torna il testo che ha scandalizzato il teatro italiano per la sua scabrosità. <<Un testo dove si intrecciamo desideri proibiti e perversi, istinti omicidi, proiezioni infantili e sensi di colpa – estesi fino ai limiti della pornografia ->> Cesare Garboli <<… Più di un’apparente scabrosità di rapporti, a me pare evidente la ricerca di legami famigliari di sangue. Il sesso è solo un mezzo adatto per ritrovare affetti infantili non espressi nel giusto momento. >> Luca Ronconi <<…l’aquila bambina, anomalo documento di un costume teatrale a cui si contrappone. >> Franco Quadri Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo. Dal 25 Gennaio Al 4 Febbraio 2007 Stefania Pepe in “La Custode Del Disastro” di Tiziano Scarpa messa in scena Bruno Fornasari. “La Custode del disastro” nasce dall’intesa artistica tra l’autore Tiziano Scarpa e l’interprete Stefania Pepe, che insieme, hanno dato vita a questo esperimento. Il coinvolgimento successivo del regista Bruno Fornasari, e quindi quello di Raffaele Kohler per l’ambiente sonoro, chiude il cerchio attorno ad un progetto che da un primo studio “in pubblico” mira a strutturarsi poi in un vero e proprio spettacolo. In questa fase di lavoro, si è cercato di esplorare il testo con curiosità, riflessioni teoriche ed impulsi pratici. La “Custode” racconta di un luogo che ormai non esiste più, si è quindi partiti proprio da questo, da una donna sola, in un posto vuoto, circondata di ruderi immaginari e calcinacci fin troppo reali. Sala La Cavallerizza. Repliche dal martedì a sabato alle ore 22. 00 – domenica alle ore 17. 30 – lunedì riposo. Dal 15 Al 25 Febbraio 2007 Css - Teatro Stabile D’innovazione Friuli Venezia Giulia Rita Maffei in “L’arte E La Maniera Di Abbordare Il Proprio Capoufficio Per Chiedergli Un Aumento” di Georges Perec. Traduzione di Lettizia Pellizzari Gusella. Regia Alessandro Marinuzzi. Agioni Immagini Turnéeil testo esplora la casistica della richiesta di aumento, esaurendone matematicamente le probabilità in un gioco ironico e crudele in cui si espongono le mille varianti e si tentano improbabili e divertenti “istruzioni per l’uso”. Sono passati quindici anni dalla fortunata messa in scena de L’aumento di Georges Perec, con cui la neonata compagnia del Css debuttò al festival di Asti ’90, e non è affatto strano che, oggi, Rita Maffei abbia sentito il desiderio di proporre all’amico e regista Alessandro Marinuzzi di lavorare nuovamente sul racconto da cui lo scrittore francese fece nascere il testo teatrale L´aumento ovvero come disporre, qualunque siano le condizioni sanitarie, psicologiche, climatiche, economiche, o di altra ragione, delle maggiori probabilità possibili quando chiedete al vostro principale di rivedere totalmente il vostro stipendio. Il testo esplora la casistica della richiesta di aumento, esaurendone matematicamente le probabilità in un gioco ironico e crudele in cui si espongono le mille varianti e si tentano improbabili e divertenti “istruzioni per l’uso”. Rita Maffei esporrà questi folli, demenziali e ostinati consigli guardando dritta negli occhi gli spettatori che avrà invitato ad accomodarsi attorno ad un grande tavolo da Consiglio di Amministrazione. È infatti questo ossessivo rivolgersi all’ascoltatore, immaginandolo nelle mille varianti del caso, a mantenere il testo di Perec sempre in bilico tra il maniacale divertimento matematico e la disperata ricerca di una soluzione, tra le comiche e donchisciottesche vicende del povero impiegato protagonista e la commovente inutilità dei suoi tentativi, rendendo tutta l’opera metafora di un’infinita rincorsa esistenziale. Sala La Cavallerizza. Repliche dal martedì a sabato alle ore 22. 00 – domenica alle ore 17. 30 – lunedì riposo. Dal 20 Febbraio Al 4 Marzo 2007 produzione Fondazione Pontedera Teatro “Aspettando Godot” di Samuel Beckett , regia di Roberto Bacci, con Luisa Pasello, Silvia Pasello, Savino Paparella, Tazio Torrini e con Maria Pasello e Riccardo Mossini, consulenza drammaturgica Stefano Geraci, brano musicale originale Ares Tavolazzi, scene e costumi Marcio Medina. Il tema dell’attesa (qui parliamo dell’attesa beckettiana) segue i temi già incontrati nei tre spettacoli precedenti della Compagnia Laboratorio, tutti e tre ispirati da grandi romanzi della letteratura mondiale. Nel primo, Oblomov, dall’omonimo romanzo di Ivan Gonciarov, la sfinge dello spettacolo era racchiusa in una piccola frase “quando ci si sveglia si è morti”. Nel secondo lavoro Ciò che resta, ispirato a La Montagna Incantata di Thomas Mann, il tema si nascondeva nel titolo stesso pensando a “ciò che resta da ora alla morte”. Nella terza opera, nata da L’idiota di F. Dostoevskij, Il Raglio dell’asino, fisarmonica del dolore secondo i versi del poeta Sandro Penna, il titolo ci richiamava alla possibile esistenza di un essere “assolutamente buono” simile ad un asino/Cristo. Tutti e tre gli spettacoli interrogano i relativi romanzi di origine, non solo per i temi espliciti o nascosti che essi racchiudono, ma anche per la forma che il teatro, nella sua autonomia, deve ricercare per poter reagire e rendersi autonomo dalla scrittura letteraria. Sono stati per noi anni di intenso lavoro e di vere e proprie scoperte sia per l’arte dell’attore, sia per la composizione scenica e drammaturgica da reinventare ogni volta dal nulla. Oggi, messa momentaneamente da parte questa fase, abbiamo deciso di chiudere il cerchio rivolgendoci ad un classico della letteratura teatrale: Aspettando Godot di Samuel Beckett. Questa volta tutto sembra già scritto, tutto sembra già indicato fino nei minimi dettagli. Lo spartito è lì sul pianoforte, non resta che eseguirlo. Ma qui sta la trappola e la sfida si fa veramente difficile. Nel 1984, il Teatro di Pontedera aveva avuto l’onore e la fortuna di produrre per l’Italia un progetto dal titolo Beckett directs Beckett ovvero una trilogia (Aspettando Godot, Finale di Partita e L’ultimo nastro di Krapp) con la supervisione di Samuel Beckett stesso e l’interpretazione del S. Quentin Drama Workshop diretto dall’ex ergastolano e amico di Beckett, Rick Cluchey. Il contatto fisico con quell’esperienza era stato per noi fondamentale per percepire “dal vivo” il tipo di lavoro che lo stesso Beckett intendeva si realizzasse nella messa in scena delle sue opere, soprattutto per ciò che riguardava la libertà possibile all’interno di una macchina drammaturgica assolutamente precisa e “musicale”. Così, quando Aspettando Godot è diventato il fantasma a cui dare corpo, la scelta di come lavorare per la sua messa in scena non poteva che essere quella della fedeltà alla scrittura originale, trovando tuttavia i necessari tradimenti per dialogare con il testo. Si è aperto così un mondo nuovo in cui vivono antiche domande. Chi sia Godot o che cosa significhi l’attesa sono alcune di queste. Lo spettacolo potrà fare da ponte verso possibili risposte anche se non c’è una vera speranza che ci riscatti dall’assurdità della nostra esistenza. Ogni possibile conclusione sta alla nostra coscienza individuale. Purtroppo, nel 2006, saranno 100 anni da che Samuel Beckett è nato e devo confessare che mi è sembrato uno scherzo del destino quando, una volta che ho deciso di mettere in scena Aspettando Godot, me lo hanno fatto notare. Era ormai troppo tardi per tornare indietro. Pazienza, saremo in buona ed abbondante compagnia: tanti artisti in attesa di tanti Godot. Allora, 100 di questi Godot, Signor Beckett! Roberto Bacci Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo. Dal 13 Marzo Al 1 Aprile 2007 Litta_ produzioni – Debutto Nazionale Progetto “Work In Progress” - I anno “Antigone” di Jean Anouilh regia di Claudio Autelli Primo Spettatore Antonio Syxty La storia la conoscono tutti. Antigone si ribella al divieto di Creonte, re di Tebe, che proibisce di dar sepoltura al corpo del fratello di lei, Polinice, traditore della patria, e per questo verrà messa a morte, pur di non venire meno ai doveri sacri nei confronti della propria famiglia. Ecco dunque l’ennesima messa in scena della tragedia di Antigone. Ogni sera si aprirà il sipario e la compagnia farà il suo dovere: magari ormai Antigone è un po’ “sgualcita”, forse neanche lei ci crede più troppo, e Creonte non ne può più di veder la propria famiglia frantumarsi davanti ai suoi occhi, replica dopo replica. Lei è poco più che una bambina, lui un uomo schiacciato dalle proprie responsabilità. Due visioni della vita divergenti o anche soltanto due periodi differenti della vita stessa. Comunque loro, il proprio dovere, lo faranno fino in fondo. Sempre che le guardie glielo permettano. A loro, in realtà, non è mai importato molto della storia, preferiscono giocare a carte… È permesso sorridere in una tragedia? E’ possibile che la storia di Antigone si sia ormai trasformata in una commedia? Forse è un modo per non prendersi troppo sul serio, forse un tentativo di esorcizzare la paura, per non porsi certe domande, o forse proprio per avere il coraggio di farlo… In fin dei conti è un modo per mostrare che la tragedia, quale macchina perfetta, una volta messa in moto procede comunque, in qualsiasi situazione; procede nonostante l’indifferenza, il dileggio o il melodramma; procede fino alla sua conclusione, insensibile ai nostri timidi tentativi di sorridere. “È questo che è comodo nella tragedia. Si dà una spintarella perché prenda il via, uno sguardo di un secondo su una ragazza che passa per strada, un desiderio di onore un bel giorno, al risveglio, come di qualcosa da mangiare, una domanda di troppo che si pone una sera… è tutto. È riposante, la tragedia, perchè si sa che non c’è più speranza, e che non resta che gridare, urlare a piena voce quel che si aveva da dire, che non si era mai detto e che forse non si sapeva ancora. ” (Il coro) Sala Teatro Litta. Repliche dal martedì al sabato alle 20. 30 – domenica 16. 30 – lunedì riposo. Dal 10 Al 22 Aprile 2007 Teatro delle Moire e Teatro Litta “Festival Danae – Ix edizione” Eventi extra-vaganti dalla nuova scena al femminile Negli anni, il festival Danae si è costruito e ha mantenuto una forte identità e una direzione di ricerca precisa, sperimentandosi e modificandosi nella struttura per intraprendere nuove comunicazioni dell’evento. Per la nona edizione, che avrà luogo nella città di Milano nel periodo aprile/maggio 2007, i direttori artistici del Teatro delle Moire, Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani, intendono proporre un festival in continua variazione tra “dentro e fuori” utilizzando alcuni luoghi della città di Milano o spazi urbani interessanti e dimenticati e il Teatro Litta, partner del festival da alcuni anni, in tutti i suoi spazi. Tale intenzione avrà il suo emblema in un progetto nato in collaborazione con l’associazione Animanera, dal titolo Out/cross/inside, performance in tre tappe e tre tempi differenti per tre luoghi/spazi della città di Milano. I percorsi della ricerca saranno sempre gli stessi, esplorare una zona fra teatro e danza prevalentemente femminile, affiancare e confondere artiste affermate e giovani emergenti, studiare il rapporto fra arti diverse. Teatro delle Moire. Sala Teatro Litta – Sala La Cavallerizza Dal 25 Aprile Al 13 Maggio” “Per Non Sentirmi Solo, Bevo. - monologhi sulla solitudine + vino per dimenticarsene - a cura di Dionisi Compagnia Teatrale. “E’ Un Mondo Cattivo Questo, Sailor! Che Racchiude Dentro Di Se Un Cuore Selvaggio (che una volta fu Canto a Me Stessa)” di e con Renata Ciaravino, regia di Valeria Talenti. What’s the fuck??? Non è uno spettacolo di prosa perché non ci sono personaggi. Non è una narrazione perché il plot stenta. Non è una stand-up comedy perché non fa necessariamente ridere. Non è un’orazione perché è troppo difficile. Non è cabaret perché non parla di figa o terroni o rutti. Non è una performance perché ci sono parecchie parole. What’s the fuck??? E’ un en-plei-air, un luci alzate, un incontro articolato da alcune emozioni procurate attraverso la sofferenza e certi abissi. Tecnicamente parla di Coraggio-morte-nicholas Cage-sfiga-città-fare l’Amore-paura. In Provincia Del Mondo: di Ciaravino & Pellegrinelli, con Carmen Pellegrinelli, luci di Laura Bresciani, Regia di Valeria Talenti. Ringraziando per la prima fase di studio del lavoro Sabrina Sinatti Cabaret? Delirio? Trasformismo? Maschere? Una donna per decine di personaggi: lo ‘sicolabile, la missionaria di sinistra, la venditrice di bare, la mummia degli anni 80 della Milano da bere, quella che fa teatro-danza solo nel centro sociale perché solo lì “è ppuro!”, il Dj di Radio Dj, l’ascoltatore di Radio Popolare, la conduttrice di Radio Maria… Esiste la possibilità di avere la testa in provincia del mondo. Compilare i moduli per le donazioni ai distrofici per poi poter tranquillamente spendere il resto dei propri 8000 euro di stipendio in allegria e libertà, sfogliando “Vanity Fair” che ricorda come fare del buon sesso estivo in 60 mosse. Scrivere un libro su come e quanto soffriamo perché paparino poi ce lo fa pubblicare dal suo amico editore, in cambio di qualche agevolazione fiscale. Dire che “non importa se la tua mammina ti ammazza di botte e papino è alcolizzato e fratellino fuma crack e sorellina è morta, che tanto poi il Signore li accoglierà tutti nella Luce e nella Pace…”. Dire che i bambini africani sono “troppo più belli e caratteristici” dei semplici bambini bianchi o dire che i bambini africani nascono con l’aids, perché “si sa laggiù come funziona…” Ma come funziona? “Assola Elogio della solitudine” Menzione speciale Premio Scenario 2003, “per l’ottima prova di un’attrice-autrice capace di toccare con spietata e delicata ironia le ferite di una condizione femminile che ha il coraggio di mettersi a nudo sulla scena” di Renata Ciaravino, Ugo Cornia e Silvia Gallerano Con Silvia Gallerano Grazie a Cinzia De Lorenzi, Mattia Fabris, Arianna Scommegna. “ Questa è la cronaca abbastanza fedele di alcuni anni molto faticosi ma belli che a un certo punto mi sono capitati. L’unica cosa che si può dire è che le cose capitano e noi dobbiamo lasciarle capitare. Ma queste cose che capitano hanno la virtù principale di sfracellarci la testa. Adesso, con un inevitabile sfacelo sulle spalle, portandomelo dietro tutti i giorni, dopo aver preso nota di tante cose sono tornato a vivere il mondo come prima. Un po’ mi dispiace. ” Ugo Cornia Personalmente sto spesso sola perché mi piace. Non vedo necessariamente attorno a questa parola un’aura di depressione. Non sono neanche un’asceta e non cerco alcuna illuminazione. Sicuramente da sola sono stata: felice, in attesa, sospesa, innamorata, fidanzata, lasciata, in lutto, abbandonata, scansata, depressa, ansiosa… Parlare della solitudine è come parlare della vita, e allora parto dalla mia solitudine, che almeno la conosco. Come dice Ugo Cornia ad un certo punto della mia vita mi sono capitate delle cose che hanno avuto la virtù principale di sfracellarmi la testa e, aggiungo io, come primo effetto quello di farmi chiudere nella mia stanza. Metaforicamente e fisicamente. E allora parto da questa stanza. Dai motivi che mi ci hanno buttato dentro, dai fantasmi che la agitano, dal desiderio di uscirne, dall’attesa del tempo giusto. Ho pensato a tutte le stanze in cui ho vissuto o in cui ho visto vivere gli altri e a quello che significa per ognuno di noi questo spazio “sacro”, queste quattro mura che ci conoscono meglio di nostra madre. “Assola” parla di tre stanze; di tre luoghi segreti, di tre modi di essere nel mondo, di cercare ascolto, di alzare la voce per farsi sentire, o di chiudere la porta per restare in pace. Sono passati tre anni da quando ho cominciato a lavorare su Assola. Ci ho messo tanto per finirlo, per dire tutto quello che stava dentro questo “titolo-stanza”. Per raccontare tre solitudini diverse che possiamo incontrare tutti i giorni dentro di noi o negli occhi degli altri. Per dipingere tre caratteri, tre desideri, tre tentativi di volo. Senza fare ovvie considerazioni sulla nostra epoca, dopo tre anni sento ancora la necessità di raccontare queste storie, di vederle riflesse negli occhi di chi le ascolta, di condividerle. Silvia Gallerano La rassegna prevede due spettacoli al giorno in quest’ordine: dal 26 al 29 aprile: ore 20. 00 In provincia del mond, ore 22. 00 E’ un mondo cattivo Sailor! che racchiude dentro di se un cuore selvaggio. Dal 3 al 6 maggio: ore 20. 00: E’ un mondo cattivo Sailor! che racchiude dentro di se un cuore selvaggio, ore 22. 00: Assola, elogio della solitudine. Dal 10 al 13 maggio: ore 20. 00: Assola, elogio della solitudine. Ore 22. 00: In provincia del mondo. Sala La Cavallerizza . Dal 2 Al 13 Maggio 2007 Studi Imperfetti Compagnia Teatrale “Come Se Fossimo Stati Messi Lì Proprio In Quel Momento” uno spettacolo liberamente ispirato all´opera di Raymond Carver riscrittura drammaturgica e regia Giorgio Sciume’ una produzione Desidera festival di Bergamo e Teatro Studio Foce di Lugano. Teatro Litta. Dal 5 Al 16 Giugno 2007 Litta_produzioni – Novità Assoluta “Visioni Di Solaris – parte 1 – L’incontro” Uno spettacolo di Antonio Syxty (spettacolo consigliato ad un pubblico adulto). Dal 18 Giugno Al 2 Luglio 2007 Litta_produzioni – Novità Assoluta “Visioni Di Solaris – parte 2 – La Risposta” Uno spettacolo di Antonio Syxty (spettacolo consigliato ad un pubblico adulto). Spettacoli itineranti tra gli spazi di Palazzo Litta. Repliche dal lunedì al sabato alle 20. 30 – domenica riposo Vds: idea e regia: Antonio Syxty Drammaturgia: Paolo Scheriani, Antonio Syxty, Alberto Oliva Consulente alla drammaturgia e comitato scientifico: Antonio Caronia Concept e realizzazione ambiente tecnologico: Paolo Atzori Curatore e comitato scientifico: Francesco Monicacuratore artistico e scenografico: Andrea Taddei Collaborazione alla produzione, post-produzione e all’allestimento dell’ambiente tecnologico: Naba- Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Il viaggio all’interno del Palazzo del ‘700 – iniziato con il Preludio A Solaris - continua. Il luogo è ormai in grado di generare una realtà. Una realtà che ha a che vedere con la nostra identità. L’identità del passato, del presente e anche del futuro. Quel luogo, quel Palazzo, è in grado di metterci alla prova. Di mettere alla prova i nostri desideri, le nostre emozioni, i nostri sogni. Di farci incontrare per trovare una risposta L’ incontro di ‘qualcosa o qualcuno’. Qualcosa che non siamo riusciti a realizzare, qualcuno che non siamo riusciti ad amare. Qualcuno che ci ha abbandonati o che è stato abbandonato da noi. Per questo, forse… Un marito cerca di comunicare con sua moglie morta per avere consigli dall´aldilà, da un mondo informe e allucinante di semi-vita o non-morte. Un ritratto muta grazie ai suoi pigmenti foto-sensibili alterando l’emozione dei suoi proprietari… A seconda del loro passato, condizionandone la vita… Una donna morta suicida, sembra poi ricomparire. L´uomo – che ne è innamorato - non vedrà abbastanza, o vedrà troppo, per capire veramente in quale vertigine è caduto… Questo e altro in Visioni Di Solaris.

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