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Notiziario Marketpress di Giovedì 28 Settembre 2006
 
   
  TRENTO: IL VERO VOLTO DELL’ARTIGIANATO FUORI DAI LUOGHI COMUNI UN SETTORE IN CRESCITA SUL QUALE INVESTIRE PRESENTATO IL PRIMO RAPPORTO SUL SETTORE

 
   
  Trento, 28 settembre 2006 – L’artigianato trentino ha bisogno di un presidio continuativo per l’importanza che riveste nell’economia, ma anche per far fronte ad una serie di luoghi comuni che lo dipingono come sinonimo di “vecchia economia”, di imprenditoria solo individualistica e poco propenso all’innovazione che allontanano l’immagine del settore dalla ricchezza del ruolo oggettivamente svolto nella società trentina come in quella dell’intero Paese. Un settore in crescita, fondamentale per la tenuta del tessuto produttivo provinciale, ma che deve fare i conti con alcuni limiti e debolezze sulle quali occorre investire. È questa l’indicazione che emerge dal primo Rapporto 2006 sull’artigianato trentino, una ”indagine” voluta dall’Assessorato provinciale all’Artigianato e cooperazione e affidata ad Ermeneia i cui risultati sono stati illustrati ieri a Palazzo Roccabruna ad un folto pubblico di operatori, rappresentanti delle categorie e delle istituzioni politiche ed economiche da Nadio Delai, direttore di Ermeneia. “L’artigianato trentino – ha affermato l’assessore Franco Panizza – è un fattore fondamentale per la coesione sociale e lo sviluppo del nostro territorio ma va indirizzato verso la crescita senza stravolgere i contenuti che lo caratterizzano. Ciò che emerge dal Rapporto (in allegato la sintesi) è un’indicazione utile ad impostare correttamente la politica degli incentivi rivolta ai settori produttivi”. Alla presentazione del Rapporto – aperta dai saluti del segretario della Camera di commercio Marco Zanoni (“La collaborazione con l’artigianato è destinata a svilupparsi ancor più nei prossimi mesi”) e del sindaco di Trento Alberto Pacher (“Anche nella realtà urbana della città capoluogo si sta sviluppando una piccola imprenditorialità capace di dialogare con i settori della ricerca più avanzati”) sono intervenuti, accanto a Panizza e Delai, il presidente dell’Associazione artigiani e piccole imprese Dario Denicolò ed il dirigente generale del Dipartimento Industria, artigianato e miniere Paolo Spagni. Il primo commento ai dati del Rapporto è venuto dal presidente dell’Associazione artigiani, Denicolò, che ha lamentato i “troppi balzelli” e incombenze burocratiche che gravano su un settore dove molti vorrebbero mollare e che non incentiva, anche per la concorrenza del settore pubblico, i nuovi ingressi dei giovani. Facciamo promozione e formazione, cogliamo le opportunità offerte dalla ricerca e dall’innovazione, stiamo operando per dare alle nostre imprese strumenti per renderle più competitive sul piano internazionale ma vorremmo che si capisse che il nostro mondo è virtuoso e rappresenta l’economia reale del Paese”. Tra le debolezze del settore c’è la ancora scarsa propensione a stringere alleanze ed a costituire associazioni d’impresa? “Essere piccoli a volte non è bello – ha risposto Denicolò – e nemmeno forte, ma non vogliamo costringere gli artigiani a coalizzarsi per forza, sono decisioni che vanno lasciate in libertà ai singoli”. Se il Rapporto curato da Ermeneia è un’indagine svolta “dall’interno”, completata e arricchita dalle risposte degli artigiani ad un questionario, la fotografia del settore risulta maggiormente a fuoco se ne consideriamo il ruolo e lo spazio che ricopre nel modello multisettoriale e multidimensionale della nostra economia, basato sulla convivenza sostanzialmente equilibrata di piccola impresa, media impresa e poli di eccellenza. “Un modello non immune da critiche – ha affermato Paolo Spagni – ma che è valso a garantire la tenuta degli indicatori di reddito e occupazione assicurando una relativa prosperità e che non va cambiato. In questa visione l’artigianato rappresenta un pilastro del sistema, non un comparto “a perdere”, un settore che deve rigenerarsi ma non scomparire per reincarnarsi in qualcos’altro”. Dal dirigente generale del Dipartimento Industria, artigianato e miniere è però venuto anche un segnale d’allarme: “Stiamo perdendo quote di autoimpiego ed oggi dobbiamo registrare una perdita di 1. 100 lavoratori autonomi, la cui percentuale si attesta ad appena mezzo punto in più del nord est e sotto la media nazionale”. Ciò non può in ogni caso far venire meno la fiducia sulla capacità di rigenerazione di un settore che “intreccia innovazione di prodotto e di processo, amalgama prodotti e servizi, aggiunge piccole modifiche a quello che già si fa”. C’è però da chiedersi se l’attuale struttura del comparto artigiano saprà rinnovarsi nella misura sufficiente a competere con le dinamiche globali. Il Rapporto se ne occupa diffusamente affrontando l’argomento del superamento dei limiti dimensionali, ma soprattutto della debolezza sul fronte degli ingressi. “Questo Rapporto – ha ancora detto Spagni - è un’arma in più per difendere l’idea che investendo sull’artigianato una comunità non frena ma anzi stimola l’innovazione. Non si tratta di una deduzione ovvia, se pensiamo alla ricorrente diagnosi che associa il sistema trentino alla poco edificante idea di una crescita di vecchio stampo. Il problema c’è, va affrontato, ma ci sono i modi e le risorse per un’artigianato sospinto verso l’innovazione”. L’artigianato trentino, insomma, non è per nulla fermo e immutabile, ma vive proprie incalzanti dinamiche interne, che il Rapporto ritrae nelle loro luci ed ombre. Negli ultimi cinque anni le oltre 13 mila aziende artigiane, oltre ad esibire un aumento di numero e di addetti, presentano infatti un ricambio che investe circa il 23 per cento del totale, nel senso che oltre tremila aziende, iscritte all’Albo nel 2002, non esistono più nel 2006, rimpiazzate da oltre 3. 600 aziende che non erano presenti nel 2002, con un saldo positivo fra nuove entrate e cessate anche in termini di addetti (circa 2. 000), e di codici di attività (da 497 a 564). In pratica, l’artigianato ha offerto uno zoccolo duro di diecimila aziende, cui si aggiungono dalle tre alle quattromila aziende in reciproco avvicendamento. “Benché il nostro modello non sia esente da critiche, per la mancanza di specializzazione e di massa critica – così ha concluso Paolo Spagni - noi pensiamo che investendo sulla politica delle alleanze, sulle filiere e sulle reti d’impresa si possa ovviare a quelle caratteristiche del nostro tessuto imprenditoriale che in futuro potrebbero rappresentare un limite alla crescita. Sappiamo come questi concetti stiano permeando l’azione stimolatrice pubblica, con riscontri anche positivi. Ma l’azione pubblica è l’abbeveratoio: i cavalli restano sempre gli artigiani”. Da queste considerazioni ha preso le mosse l’assessore Panizza, per dire che “è in atto nella Giunta provinciale una attenta riflessione su come indirizzare le risorse destinate all’economia. La piccola dimensione è un limite ma può essere vista anche come una risorsa in chiave di contributo al mantenimento della coesione sociale data la caratterizzazione familiare delle aziende, che valorizza i rapporti umani e il legame con il territorio”. Infine l’invito rivolto alla Camera di commercio ed a Trentino Spa a “considerare maggiormente l’artigianato, valorizzandone l’immagine nelle manifestazioni ed eventi promozionali del nostro territorio”. Rapporto Artigianato – Sintesi - Non è facile smontare pregiudizi e distorsioni che albergano nella cultura collettiva e spesso anche in quella degli operatori. Si tende infatti a dimenticare o a non vedere che in Trentino il settore artigiano, composto da 14. 000 aziende e 20. 000 tra titolari e soci e 35. 000 addetti in totale: a) presenta una forte capacità di reazione rispetto al ciclo economico, visto che nell’ultimo quinquennio – di per sé molto problematico – i titolari crescono del +9,2%, ma titolari più soci insieme aumentano ben del +19,1%; mentre 4 aziende intervistate su 10 ritengono di vivere una buona fase di sviluppo e altre 4 su 10 avvertono sì una certa incertezza, ma ammettono anche che “le cose non vanno poi così male” (con risultati più che positivi per il 2005 e per il 2006) (cfr. Tabelle 1 e 2); b) ha attenuato la presenza, tra il 1990 e il 2005, di molti dei mestieri classici con cui è di solito identificato il mondo artigianale (il sarto, il fabbro, il meccanico, il falegname, ecc. Nonché i mestieri artistici tradizionali), guadagnando invece posti nel mondo della produzione specie per quanto concerne il comparto dell’edilizia, dell’impiantistica, dei nuovi servizi; ma se l’artigianato non è più solo il luogo della vecchia economia è altrettanto vero che non è più solo il luogo delle imprese micromolecolari, visto che la compagine sociale richiama in maniera rilevante nuovi soci (+32,3% tra il 1990 e il 2005 a fronte di una crescita dei titolari del +9,2%), fa crescere a ritmi elevati le società di persone e soprattutto le società di capitali e sviluppa le esperienze di collaborazione tra imprese così come è stato dichiarato dalle aziende intervistate (tab. 3); c) ha continuato a sviluppare una significativa funzione di integrazione sociale nei confronti del territorio, della componente femminile, del mondo degli immigrati: il Trentino dispone di 1 impresa artigiana ogni 36 residenti (tab. 3), ma tale rapporto migliora ulteriormente se si considera la relazione che esiste tra numero degli abitanti e numero degli addetti alle aziende artigiane nei diversi comprensori: in tal caso si può conteggiare 1 operatore artigiano ogni 14 abitanti! (tab. 3); analogamente si assiste ad un’apertura del settore verso la componente femminile, visto che tra il 1990 e il 2005 le donne titolari o socie di aziende crescono molto più degli uomini (+41,9% contro +14,3%); ed infine si assiste ad uno sviluppo significativo dell’imprenditorialità artigiana extracomunitaria che oggi raggiunge il 4,1% del totale titolari più soci più collaboratori, con una crescita di quattro volte negli ultimi cinque anni (tab. 4). Naturalmente sfatare i luoghi comuni non significa evitare di affrontare le debolezze di cui si è anche portatori e che vanno opportunamente corrette. Il Rapporto infatti ricorda come ci sia un’attenuazione del richiamo dell’artigianato nei confronti dei giovani (cfr. Tab. 5) come pure sottolinea alcune fragilità nella gestione, soprattutto per quanto concerne i limiti di cui i piccolissimi imprenditori sono spesso portatori nei confronti degli aspetti economici e finanziari dell’impresa. Ci sono poi debolezze relative proprio al fenomeno della discontinuità d’impresa, legate al fatto che l’artigiano prima o dopo avverte la necessità di passare la mano o addirittura di abbandonare il settore di fronte alle difficoltà (tab. 6). Ma non si può nemmeno dimenticare un dato sul fronte del sentiment degli operatori. Da questo punto di vista si registra un’apparente contraddittorietà degli atteggiamenti dei protagonisti artigiani. Da un lato infatti esiste un sentiment positivo circa le potenzialità future del settore e dall’altro convivono insieme a quelli positivi anche alcuni atteggiamenti decisamente negativi che prendono atto delle difficoltà esistenti (tab. 7). Ma è proprio su tale situazione di bilico che bisogna saper investire per qualificare il mondo artigiano così come è oggi e come potrà diventare ulteriormente in prospettiva. Per questo sono state individuate alcune strategie-chiave che potrebbero essere perseguite in questa direzione. La prima è una strategia di differenziazione che tende a riconoscere le diverse condizioni delle imprese, tra chi rappresenta in qualche modo la “punta” della freccia del sistema e cioè le imprese più dinamiche e innovative, le imprese che si trovano in una fase di sviluppo normale oppure in una situazione di incertezza (la parte “mediana” della freccia) e quelle che sono molto vicine a praticare la discontinuità d’impresa (la “coda” della freccia), in vista dell’uscita dal settore. La seconda è una strategia del tutto opposta che tende invece a fare convergenza: promuovere lo spirito cooperativo tra le aziende in modo da favorire alleanze e collaborazioni, promuovere lo spirito associativo tra gli artigiani, promuovere un’integrazione tra settori diversi a partire dall’artigianato per coinvolgere anche agricoltura, turismo e industria in una logica esplicita di filiera. Ma tutto questo non basterebbe a riempire la divaricazione che esiste tra la realtà oggettiva e la rappresentazione del settore. Per questo serve una strategia tutta dedicata alla comunicazione. Ed è proprio qui che c’è lo spazio adeguato per rispondere ad alcune necessità più volte ricordate nel corso del testo e cioè: – superare la debolezza relativa ai neoingressi da parte dei giovani che hanno bisogno di essere informati su come il mondo artigiano oggi presenti delle opportunità molto diverse e molto più ricche e positive rispetto a quelle che si immaginano; – gestire la debolezza dei sentiment contrastanti che hanno bisogno di essere opportunamente elaborati allo scopo di rafforzare l’identità individuale e collettiva, l’orgoglio di appartenenza, la voglia di riprogettare il proprio futuro; – ma anche sostenere la debolezza aggiunta sul piano della negoziazione con gli altri settori produttivi che, ciascuno per proprio conto, cercano legittimamente di tirare la coperta dalla propria parte. Tab. 1 – Andamento del numero dei titolari artigiani, nonché dei titolari e dei soci, nel periodo 1990-2005 (N. I. : 1990 = 100)(*)
Settori 1990 1995 2000 2005
Totale imprese artigiane 100,0 95,7 106,9 115,3
Numero titolari artigiani 100,0 91,2 101,3 109,2
Numero titolari + soci artigiani 100,0 98,3 109,8 119,1
Fonte: elaborazioni Ermeneia su dati Albo degli Artigiani della Provincia di Trento Tab. 2 – La vitalità percepita dagli imprenditori(*)
Fenomeni Risultati d’indagine
Stima delle condizioni della propria azienda(a)
Ritengono di vivere una fase di sviluppo normale e/o forte e dinamico 42,8%
Ritengono di vivere una fase di incertezza, anche se le cose non vanno poi così male 37,2%
Risultati economici previsti per la propria azienda(b)
Più che buoni per l’esercizio 2005 14,5%
Abbastanza buoni per l’esercizio 2005 66,8%
Più che buoni per l’esercizio 2006 12,1%
Abbastanza buoni per l’esercizio 2006 67,0%
Fonte: indagine Ermeneia/servizio Artigianato della Provincia di Trento Tab. 3 – Rapporto tra abitanti e imprese artigiane e tra abitanti e addetti delle aziende artigiane nei diversi Comprensori(*)
Comprensori Rapporto tra abitanti e imprese artigiane Rapporto tra abitanti e addetti delle imprese artigiane
1995 2005(1) 1995 2005(1)
c. 1 Valle di Fiemme 26,7 24,6 9,8 9,8
c. 2 Valle di Primiero 36,2 33,3 12,5 12,2
c. 3 Bassa Valsugana e del Tesino 48,4 39,2 16,1 14,0
c. 4 Alta Valsugana 43,3 34,3 16,5 14,9
c. 5 Valle dell’Adige 44,5 40,5 15,6 16,3
c. 6 Valle di Non 32,3 31,6 12,7 12,5
c. 7 Valle di Sole 32,3 28,7 11,4 10,5
c. 8 Valli Giudicarie 32,1 28,6 10,4 10,7
c. 9 Alto Garda e Ledro 44,3 40,9 14,9 14,7
c. 10 Vallagarina 42,9 39,6 15,7 15,4
c. 11 Ladino di Fassa 29,1 28,8 10,3 10,5
Totale 39,9 36,0 14,2 14,1
Fonte: indagine Ermeneia/servizio Artigianato della Provincia di Trento Tab. 4 – L’evoluzione dell’imprenditorialità artigiana extracomunitaria in complesso(*)
anni Totale titolari + soci + collaboratori (a) di cui: titolari + soci +collaboratori extracomunitari (b)
1999 19. 109 114 0,6
2000 19. 434 208 1,1
2001 19. 710 293 1,5
2002 20. 034 391 2,0
2003 20. 347 506 2,5
2004 20. 583 684 3,3
2005 20. 945 861 4,1
Fonte: elaborazione Ermeneia su dati Albo degli Artigiani della Provincia di Trento Tab. 5 – Distribuzione per classe di età dei titolari e soci artigiani (N. I. :1990 =100)(*)
Età 1990 1995 2000 2005
Fino a 24 anni 100,0 73,2 63,2 54,4
25-29 anni 100,0 86,8 87,1 71,4
30-39 anni 100,0 104,4 124,7 126,0
40-49 anni 100,0 94,3 102,8 128,5
50-59 anni 100,0 103,4 113,4 120,8
60-65 anni 100,0 107,8 120,8 138,9
Oltre 65 anni 100,0 128,2 191,6 274,7
Totale 100,0 98,3 109,7 119,0
Fonte: elaborazioni Ermeneia su dati Albo degli Artigiani della Provincia di Trento Tab. 6 – Le spinte a lasciare l’azienda(*)
Fenomeni Risultati D’indagine
“Mi sentirei ancora pronto a scommettere sul futuro per quanto riguarda le prospettive della mia impresa, ma per tante ragioni preferirei passare la mano ad altri che possono portare avanti l’azienda nelle forme attuali o in quelle che ritengono di dover scegliere”(a) 14,3%
“Per un insieme di ragioni aziendali e/o personali preferirei chiudere l’attività imprenditoriale”(a) 11,9%
“La voglia di fare impresa e di essere autonomi si scontra con una realtà complicata per far nascere le aziende” (giudizi molto + abbastanza d’accordo)(b) 79,7%
“I giovani e le famiglie sono sempre meno attratti dall’attività artigianale” (giudizi molto + abbastanza d’accordo)(b) 73,6%
Fonte: indagine Ermeneia/servizio Artigianato della Provincia di Trento Tab. 7 – Il confronto tra potenzialità future e percezione dei problemi da affrontare(a)
Fenomeni Risultati D’indagine
Potenzialità future (giudizi “molto + abbastanza d’accordo”)
“Il mercato chiederà sempre di più risposte personalizzate in termini di prodotti e di servizi e la piccola dimensione in questo senso può giocare un ruolo particolarmente importante” 77,2%
“Nella realtà economica ci sarà sempre spazio per i piccoli che sanno far bene il loro mestiere” 82,5%
“La voglia di fare impresa e di avere un lavoro in autonomia sta cre­scendo in tutta la società (e l’artigianato è una sorta di “vivaio” della piccola imprenditorialità)” 62,8%
Gli ostacoli (giudizi “molto + abbastanza d’accordo”)
“L’attività artigianale dovrà qualificarsi in maniera radicale e questo non facilita la vita dei piccolissimi imprenditori” 73,9%
“Nel mondo ci sarà sempre meno spazio per i piccoli” 59,6%
“Le difficoltà saranno tendenzialmente sempre di più” 79,3%
Fonte: indagine Ermeneia/servizio Artigianato della Provincia di Trento .
 
   
 

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