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Notiziario Marketpress di Martedì 07 Aprile 2009
 
   
  PARI OPPORTUNITÀ UOMO DONNA BASSA LA PARTECIPAZIONE FEMMINILE IN POLITICA ANCHE IN TOSCANA LA NUOVA LEGGE SULLA CITTADINANZA DI GENERE È UN IMPORTANTE PASSO AVANTI

 
   
  Firenze, 7 aprile 2009 - «Una democrazia che non riserva abbastanza spazio all´universo femminile, l´altra metà della della popolazione europea totale non è una vera democrazia. Questo, purtroppo, si può dire anche per la Toscana. Emblematicamente rendere le donne protagoniste dello sviluppo della nostra regione è così centrale da richiedere un’attenzione trasversale, estesa ai piani, ai programmi, ai progetti che possono coinvolgere la componente femminile: da qui la scelta, fortemente innovativa nel panorama delle regioni italiane, di attivare procedure di valutazione integrata che tengano conto della specificità degli effetti sui profili di genere, da estendere all’insieme dell’attività programmatica, progettuale e normativa della Regione Toscana». Così ieri mattina il vicepresidente della Regione Toscana, Federico Gelli, è intervenuto a Livorno,alla giornata di studio sulla “Carta Europea dell´uguaglianza di uomini e donne nella vita locale e regionale”. Federico Gelli, commentando i dati relativi ad un primo documento ricognitivo dei progetti di pari opportunità relativi al Prs 2006-2010 ha osservato come anche in Toscana soltanto il 23% sono le donne elette nel Consiglio regionale, nell´ultima legislatura, ed anche nei consigli provinciali il dato è pressoché confermato (nel 2004 si registra una media del 24%), mentre nei comuni la presenza femminile è più bassa (21,7%). Per le nomine di competenza della Giunta regionale, su un totale di 1594 soggetti nominati le donne rappresentano il 24,6% , mentre in Consiglio, a fronte di un totale di 438 nominati, il 20,7% è costituito da donne. «Considerato che le donne giovani - ha proseguito il vicepresidente - sono più discriminate per l’accesso al lavoro; le donne adulte, che si fanno carico della conduzione della famiglia, hanno posizioni inferiori, e, a parità di qualifica, sono peggio pagate e maggiormente a rischio di uscita dal lavoro; le donne anziane, spesso sole, hanno mediamente livelli pensionistici inferiori, derivanti dalle differenziazioni subite nel corso della vita lavorativa occorre affrontare la questione femminile nel mercato del lavoro innalzandone l’occupabilità e permettendo una nuova conciliazione vita-lavoro. Oggi, soprattutto, che la crescita dell’occupazione femminile si attesa ancora a livelli inferiori rispetto agli obiettivi di Lisbona, che mira a raggiungere il 60% entro il 2010, è necessario un ulteriore sviluppo di misure ed azioni idonee. Quindi – ha proseguito Gelli – è necessario incentivare il lavoro femminile, con operazioni mirate ad arginare la fuori uscita dal mondo del lavoro, ed anche la presenza femminile in settori e ruoli professionali in cui si registra una scarsa presenza e colpire il “divario salariale”, che mediamente in Europa si attesta al 17,4% (dati Eurostat). Noi, anche con la Legge sulla cittadinanza di genere, approvata il 2 aprile, stiamo lavorando per contrastare le criticità di sempre e quelle che si stanno presentando. Inoltre, con il primo Piano regionale di cittadinanza di genere 2009 – 2010, a cui stiamo lavorando, daremo una risposta concreta anche agli impegni cui ci richiama l’Europa, sarà lo strumento principale di programmazione ed indicherà obiettivi e priorità di intervento. Il Piano regionale per la cittadinanza di genere ed i piani locali – ha concluso il vicepresidente - dovranno divenire i “luoghi” strategici per dare concretezza a progetti innovativi e costituire nel territorio la rete di promozione di cittadinanza e di pari opportunità, con l’apporto delle istituzioni e la valorizzazione delle associazioni. » . . .  
   
 

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