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VENERDI

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Notiziario Marketpress di Venerdì 24 Settembre 2010
PARCHI NATURALI: 45 JUNIOR RANGER ALLA FESTA FINALE A FUNES  
 
45 bambini che in estate hanno partecipato al progetto "Junior Ranger Alto Adige" nei parchi naturali provinciali sono stati invitati dall´ufficio parchi alla festa conclusiva nel centro visite del parco naturale a Funes. Momento culminante della manifestazione è stata la consegna dei diplomi ai giovani appassionati. Avvicinare, sensibilizzare e fidelizzare alla natura i ragazzi di età compresa tra i 10 e i 12 anni: questo l´obiettivo del progetto "Junior Ranger Alto Adige", organizzato dall´Ufficio parchi naturali e dall´Alpenverein e che ha visto tra maggio e settembre 16 bambine e 30 bambini lavorare per otto giorno a contatto con la natura nei parchi Puez-odle, dello Sciliar-catinaccio, delle Vedrette di Ries-aurino e di Fanes-senes-braies. "La tutela del nostro territorio - spiega l´assessore provinciale all´ambiente Michl Laimer - ha bisogno del contributo concreto di tutti. Per creare le fondamenta di questa sensibilità ambientale, bisogna lavorare innanzitutto sui più giovani." Il programma, ricco e variegato, ha previsto la scoperta di flora e fauna, nozioni di primo intervento, lezioni di orientamento e altri momenti ludico-didattici. A conclusione dell´esperienza è stata organizzata la tradizionale consegna dei diplomi nel centro visite di Funes, condita da nuove iniziative quali un percorso a quiz sui temi ambientali. Laimer si dice soddisfatto del risultato e conferma che il progetto Junior Ranger proseguirà annualmente in diversi parchi naturali  
   
   
MONFORTE D´ALBA (FONDAZIONE BOTTARI LATTES): CAMBI DI STAGIONE 2010 - ROBERTO STELLUTI. VISIONI DI NATURA E CITTÀ - 25 SETTEMBRE / 14 NOVEMBRE 2010  
 
La mostra che la Fondazione Bottari Lattes propone in occasione della edizione autunnale di Cambi di Stagione è dedicata alla produzione grafica di Roberto Stelluti. L´esposizione, curata da Enrico Crispolti, sarà allestita a Manforte d´Alba, nella sede della Fondazione Bottari Lattes, dal 25 settembre al 14 novembre 2010. Per questa mostra, ospitata nel magico mondo delle Langhe piemontesi, Stelluti ha scelto di privilegiare uno dei filoni principi della sua produzione grafica, quello della natura, mettendo però fronde, fiori, verzure vis a vis con immagini apparentemente contrapposte, quelle di paesaggi urbani e di ambienti industriali. Ciò che nell´una e nell´altra delle tematiche risulta evidente è una straordinaria poesia unita ad una non meno straordinaria capacità tecnica. Un connubio che fa pensare ai grandi maestri del passato, da Dürer ai fiamminghi ma anche a Piranesi e a Friedrich. Tra le tecniche incisorie, Stelluti preferisce l´acquaforte, forse la più complessa, e spiega in questo modo la sua scelta: "è quella che amo di più. Questa tecnica del bianco e nero mi permette di operare con calma e precisione. Come il bulino, l´acquaforte possiede peculiarità di analisi, di precisione estrema; come nessun´altra tecnica favorisce la possibilità di delineare ogni particolare. Io tendo all´esaltazione del particolare, esasperando la tessitura chiaroscurale». "Come poche altre discipline, l´acquaforte richiede l´assoluto dominio di se stessi e dei mezzi. Mentre si disegna, occorre avere chiaro il risultato prefisso: sbagliare non è ammesso, pena la perdita di settimane di lavoro. Una grande pazienza è necessaria, insieme con la fantasia e la tecnica, per ottenere un indispensabile equilibrio». Il suo approccio alle arti grafiche è stato definito "religioso". Religioso per la dedizione assoluta che l´artista riserva alla sua arte, religioso anche per lo stupore emozionato che sa trasmettere nelle opere che, ebbe a scrivere Federico Zeri che del maestro marchigiano fu grande esitimatore, "costituiscono un´esperienza di rara profondità,di sottile, poetica suggestione". Enrico Crispolti, ricorda come Stelluti lavori "lentamente, impiegando circa tre mesi su una lastra (e comunque uno su un singolo disegno). E sul proprio lavoro ha un controllo personale totale, giacché stampa da sé, nel suo grande e misterioso studio di Fabriano, circa il 90% delle proprie incisioni, in tirature oscillanti fra 70 e 120 esemplari. Ma naturalmente, in un procedere così analitico e capzioso, e dilatato nel tempo, frequenti sono sia le presenze di "stati" diversi d´una medesima incisione, che processualmente portano all´immagine finale di questa, altrettanto che frequenti sono le possibili varianti sia di carta, sia di inchiostro, stampate su Bibbia Oxford". A proposito della genesi dei suoi "Ritratti di natura", Stelluti scrive: "Ci sono giornate, tra maggio e giugno, incredibili: la natura raggiunge il suo più alto splendore, palpita di nuova vita, la vegetazione si fa rigogliosa, si espande, fiorisce. E´ questa la mia stagione. Le giornate che passano sono scandite dal profumo delle ginestre fiorite, del caprifoglio, dei grappoli di spinagaggia e di sambuco simili a galassie; nelle prime giornate di giugno ecco aprirsi, profumatissimi, i fiorellini del tiglio. Al mattino, tra i ciuffi d´erba spontanea, si apre quella pianta meravigliosa che è il soffione o "barba di becco". L´ho disegnata più volte, attratto dalla sua bellezza, dalla forma perfetta data dagli acheni lanosi. Sembra nata per essere disegnata da un incisore. All´interno della sua perfetta infiorescenza è qualcosa di magico, un sorta di labirinto che non mi stancherò mai di ammirare. E´ commovente, è un miracolo che si ripete ogni anno. Le mie incisioni nascono così, non è necessario che vada lontano, tutto avviene intorno a me, mi basta osservare le cose e cercare dentro me stesso. Spesso immagino subito in maniera grafica ciò che ho davanti: è il momento più puro, di serena contemplazione e di raffronto tra quello che guardo e quello che ho veduto con tutto quanto possiedo di conoscenza ed esperienza". Roberto Stelluti è nato nel 1951 a Fabriano, dove vive e lavora. Si è dedicato all´incisione fin da ragazzo. Ha frequentato i Corsi Internazionali di Tecniche dell´Incisione presso l´Istituto di Belle Arti di Urbino. Dal 1970 ha partecipato alle più importanti rassegne nazionali della grafica, tra cui il Premio Internazionale Biella per l´Incisione e la Biennale per l´Incisione di Acqui Terme. Dal 1978 numerose sono state le esposizioni personali organizzate in ambito nazionale. "Roberto Stelluti. Visioni di natura e di città", Monforte d´Alba, Fondazione Bottari Lattes (via Marconi 16), dal 25 settembre al 14 novembre. Mostra promossa dalla Fondazione Bottari Lattes, a cura di Enrico Crispolti. Orari della mostra: dal lunedi al venerdi - dalle 14.30 alle 17.00, sabato e domenica dalle 14.30 alle 18.00. Info: Fondazione Bottari Lattes www.Fondazionebottarilattes.it  Tel 0173.789282; 333.8685149 segreteria@fondazionebottarilattes.It  
   
   
IL FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO E L’ACCADEMIA PIEMONTESE DEL GIARDINO PRESENTANO LA 6ª EDIZIONE DELLA DUE GIORNI PER L’AUTUNNO  
 
Tutto per il giardino. Mostra e mercato di piante insolite e speciali, bulbi, libri, attrezzature e mobili. Parco del Castello di Masino – Caravino (To). Sabato 16 e domenica 17 ottobre 2010 il parco del Castello di Masino, a Caravino (Torino), ospiterà la sesta edizione della “Due giorni per l’autunno”, mostra e mercato di piante insolite e speciali in uno straordinario spettacolo di colori e di sapori autunnali, organizzata dal Fai – Fondo Ambiente Italiano sotto l’accurata regia dell’architetto Paolo Pejrone, fondatore e Presidente dell’Accademia Piemontese del Giardino. Anche quest’anno la manifestazione offrirà a tutti gli esperti o semplici appassionati di giardinaggio l’opportunità unica di ritrovarsi con oltre 125 tra i migliori vivaisti italiani ed europei, presenti a Masino con le loro collezioni di punta e interessanti novità. In questa stagione di rinnovi e preparazione per l’anno successivo, i visitatori potranno, quindi, documentarsi sulle piante e i fiori per il “giardino che verrà”, e acquistare rari e antichi prodotti dell’orto e del frutteto, abitualmente difficili da reperire. Espositori altamente qualificati e specializzati proporranno piante a fioritura autunnale, con bacche ornamentali, decorative per la foglia, alberi e arbusti a colorazione autunnale, piante aromatiche e officinali, da frutta e da orto, bulbi, tuberi e rizomi a fioritura primaverile, sementi rare, rose a fioritura invernale, oltre narcisi, tulipani botanici, iris rifiorenti, bulbi, tuberi e rizomi, collezioni di lavanda e piante aromatiche rare, piante di bambù e strutture in bambù per giardini, zucche ornamentali e commestibili, attrezzature per la cura del giardino, dell’orto e del frutteto, cesterie e vasi decorati, editoria specializzata, quadri con fiori pressati. Saranno inoltre presentati e messi in vendita prodotti tipici dell’orto e del frutteto d’autunno, la maggior parte dei quali sono “presidi Slow Food” per via della loro eccezionale qualità e perché rispondono a criteri di stagionalità, tipicità territoriale e filiera corta. Tra questi peperoni Cuore di bue di Carmagnola e peperone quadro di Cuneo; porri e rape bianche di Cervere; cardo gobbo di Nizza Monferrato; cardo bianco e cipolle gialle piatte di Andezeno; cavoli verza di Montalto Dora e cavolfiori di Moncalieri; ravanelli di Torino; patate blu e marroni della Val Susa e patate di montagna; mele Annurca di Benevento; noci di Sorrento e nocciole del Piemonte. Tra le novità di questa edizione: arredi e oggetti per il giardino in metallo riciclato, attrezzatura apistica per produzione di miele e derivati, abbigliamento da giardino e tessuti manufatti a telaio, confezioni e accessori in tessuto “Casentino”, colombaie inglesi in legno, prodotti ornitologici. Inoltre, sabato 16 ottobre, alle ore 15.00, l’architetto Paolo Pejrone presenterà il libro dal titolo “Il tempo è un albero che cresce” di Luisa Pulcher (Edizioni Instar Libri). In più, sarà possibile effettuare visite guidate agli interni del Castello di Masino a cura degli studenti e dei docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Piero Martinetti” di Caluso. E per i più piccoli: sabato e domenica verranno organizzati laboratori ludico-didattici per bambini a cura di Spassatempo. Con il patrocinio e il sostegno di Regione Piemonte e con il patrocinio del Comune di Caravino. La manifestazione è resa possibile grazie al contributo di Pirelli – sponsor del calendario 2010 degli “Eventi nei Beni del Fai” – e di Stihl e Viking – sponsor delle manifestazioni “verdi” organizzate nelle proprietà del Fai. Www.fondoambiente.it    
   
   
ROMA (COMPLESSO DEL VITTORIANO, SALA ZANARDELLI): M O S T R A FAUSTO COPPI, IL CAMPIONISSIMO - 23 SETTEMBRE/31 OTTOBRE 2010  
 
Il giorno mercoledì 22 settembre alle ore 18.00 nella Sala Zanardelli del Complesso Monumentale del Vittoriano il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi ha inaugurato la mostra “Fausto Coppi. Il Campionissimo” che resterà aperta al pubblico fino al 31 ottobre. L’esposizione è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il Patrocinio della Regione Lazio – Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport - e del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - con la collaborazione della Gazzetta dello Sport, Cinecittà Luce e Rai Teche. Curata da Luciano Asborno, la mostra si avvale dei prestiti dell’Associazione Fausto e Serse Coppi; Città di Tortona; Foto Archivio Omega Fotocronache Milano di Vito Liverani; Museo Casa Coppi di Castellania, Museo dei Campionissimi di Novi Ligure nonché di cimeli e documenti provenienti da archivi di collezionisti privati. L’organizzazione e la realizzazione sono a cura di Comunicare Organizzando. La mostra “Fausto Coppi. Il Campionissimo”, organizzata in occasione del primo cinquantenario della morte del campione, si propone di raccontare la storia di un grande italiano. Nel ripercorrere la vita e la carriera dello sportivo, viene infatti narrata una storia esemplare: quella di un ragazzo di origini semplici, contadine, nato in un piccolo paese all’estremità settentrionale dell’Italia che, con la forza di volontà, la costanza dell’allenamento, il coraggio di una competitività sempre leale e rispettosa, la perseveranza di un impegno capace di superare le difficoltà personali e sportive, è diventato il Campionissimo e, con le sue imprese, è riuscito a ottenere il riconoscimento internazionale e la stima di sportivi e tifosi di tutto il mondo. La storia di Fausto Coppi è sì la storia di un successo, ma di un successo conquistato con la fatica, con la consapevolezza della fugacità della fama e dei costi che essa impone, e attraverso l’esperienza vissuta del dolore; è la vicenda di un eroe dello sport profondamente umano nei suoi momenti difficili e nelle sue passioni, la parabola di un piemontese schivo e tenace elevatosi, a furia di pedalate e fughe solitarie, a mito nazionalpopolare; ed è anche l’espressione, essendo stato il Campionissimo direttamente coinvolto nell’entrata dell’Italia in guerra, del desiderio di un intero Paese di riprendersi dopo il trauma di quell’esperienza, della volontà di abbandonare le armi e tornare alla normalità. Le immagini esposte ci restituiscono allora, attraverso la figura del Campionissimo, la storia dei cambiamenti avvenuti tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta dal Paese, lasciando emergere il contesto sociale e politico di quel periodo, facendo trapelare il significato anche simbolico delle gare ciclistiche, o, ancora, suggerendo i risvolti non solo sportivi delle competizioni e delle rivalità. Attraverso la mostra si raccontano dunque alcuni aspetti di una storia tipicamente italiana, così come tipicamente italiano è stato Fausto Coppi: italiano nel suo percorrere per il Paese migliaia di chilometri, da Nord a Sud, da Est a Ovest; italiano per la sua capacità di suscitare l’interesse del mondo culturale di allora, da Anna Maria Ortese a Dino Buzzati a Curzio Malaparte. Italiano per il suo partecipare ai grandi fenomeni culturali del suo tempo, prestandosi all’ironia di Totò o alla popolarità del Canzoniere. E, ancora, italiano nel suo rimanere legato fino alla fine, anche una volta raggiunto il successo mondiale, al suo ambiente di origine, ai suoi amici, ai suoi primi compagni di vittorie, ai luoghi dei suoi esordi, alle zone delle sue prime corse e dei suoi affetti più cari. La mostra è strutturata in maniera semplice e lineare e si distende lungo un percorso rigorosamente cronologico che affida il compito di emozionare il visitatore alla capacità evocativa delle fotografie, dei filmati e dei cimeli. La voluta e insistita semplicità della narrazione, che racconta il personaggio attraverso le vicende sportive di cui è stato protagonista e attraverso le vittorie e le cadute, è interrotta solo da momenti di approfondimento dedicati a grandi tematiche che appartengono al cammino dell’uomo oltrechè a quello del Campione: il matrimonio con Bruna Ciampolini, la nascita della figlia Marina, il dolore per la morte del fratello Serse, la storia d’amore con Giulia Occhini e la nascita di Faustino, i momenti dolorosi del processo. Non potevamo inoltre non rendere testimonianza e omaggio a quanti nell’ombra hanno contribuito alla sua grandezza, i gregari, la squadra, quella figura a metà tra il reale e il fantastico che è Biagio Cavanna, “l’orbo di Novi”, che tanta parte ha avuto nella sua formazione ciclistica e nelle sue vittorie. E se è vero che un campione si misura dalla grandezza dei suoi avversari, ecco che sono chiamati in causa i più grandi ciclisti di tutti i tempi: Gino Bartali primo fra tutti, ma anche Koblet, Kubler, Robic, Van Steenbergen, Bobet, Magni. Nomi di una tale portata da poter essere affrontati solo da un grande campione quale era Fausto Coppi, l’atleta italiano più amato di sempre. Il percorso si articola attraverso 5 sezioni che coprono l’arco cronologico dell’intera vita del campione. Nella I sezione, Gli esordi, che va dal 1919 al 1939 troviamo il giovane Fausto in sella alla sua prima bici e, un po’ più grande, alle prese con le prime corse e le prime vittorie. I materiali esposti in questa sezione mostrano al pubblico l’ambiente e il contesto di origine di Coppi, i luoghi e le situazioni in cui nel futuro Campionissimo è iniziata ad emergere la passione per la bicicletta, in particolare Castellania, Tortona (fu proprio con la squadra del Dopolavoro di Tortona che Fausto iniziò la sua carriera sportiva) e i suoi abitanti, i famigliari e gli amici, che tanta importanza e continuità avranno nella vita del Campionissimo. Di particolare interesse, in questa sezione, una foto che ci restituisce il giovane Fausto insieme a un altro Campionissimo, al tempo già affermato: Costante Girardengo, ritratto nell’atto di festeggiare un Coppi vincitore nel 1939 del Campionato Italiano Indipendenti. I materiali esposti in questa sezione provengono principalmente da uno dei luoghi di provenienza di Coppi, ovvero Tortona, sede dell’Associazione Fausto e Serse Coppi. Il percorso cronologico continua nella Ii sezione con il racconto delle prime grandi vittorie, quelle che, come il Giro d’Italia del 1940, impongono Fausto all’attenzione degli sportivi o, nel 1942, gli permettono di essere il nuovo recordman, con la conquista del nuovo primato italiano dell’ora al Velodromo Vigorelli di Milano. Foto, giornali e rari cimeli di collezioni e prestatori privati (come la prima maglia rosa della sua carriera, il casco con cui corse al Vigorelli, la bici dell’amato fratello Serse, con cui condivideva la passione per le corse) raccontano queste prime grandi vittorie, ma anche la vita da soldato di Fausto, che come tutti gli italiani di allora, nel 1940, dopo l’entrata del Paese in guerra, venne chiamato alle armi, per poi finire prigioniero degli inglesi in Africa Orientale e riuscire a tornare in Italia, avendo tra i primi pensieri quello di recuperare una bicicletta da corsa, dopo l’8 settembre. Di armi, ma per altri scopi e con più pacifiche intenzioni, Coppi era poi appassionato: oltre al ciclismo, una delle altre passioni, che lo accompagnerà, anch’essa, fino alla fine dei suoi giorni: quella per la caccia, tema del primo focus di approfondimento del percorso espositivo, passione documentata anche dalla immagini filmate d’archivio e da alcuni cimeli. La Iii sezione, All’indomani della Guerra, tratta il periodo compreso tra il 1946 e il 1948: passato nel ’46 alla Bianchi e sposatosi nel ’47 con Bruna Ciampolini, dalla quale nello stesso anno ha la figlia Marina, in questi anni Fausto colleziona una serie di grandi vittorie, documentate da riviste, biciclette, maglie e vari cimeli, quotidiani e fotografie, tra cui quelle scattate da Vito Liverani, che ha fotografato l’intera carriera del grande campione. La sezione racconta dunque le più importanti gare ciclistiche in cui Fausto si cimentò nella seconda metà degli anni Quaranta, dalla Milano-sanremo vinta nel ‘46 alla doppia vittoria (Giro d’Italia e Tour de France) del ’49, passando per la terza maglia rosa conquistata, nel ’47. La sezione dedica spazi di approfondimento anche a tutti coloro che sono stati al fianco del Campionissimo: la squadra, i gregari, gli assistenti, con i quali condivideva allenamenti, gare, vittorie, momenti di difficoltà, riposo e svago. Un secondo spazio di approfondimento, inoltre, viene dedicato al rapporto di Coppi con i grandi avversari, primo tra tutti quello con Gino Bartali - iniziato nel ’40 -, su cui tanto si scrisse e sul quale l’Italia si divise tra coppiani e bartaliani e approfondito anche dai filmati del tempo. Gli anni dei grandi successi, che valsero a Fausto il titolo di Campionissimo, periodo caratterizzato però anche da momenti di grande dolore e difficoltà, sono l’argomento della Iv sezione, Dalla gloria allo sconforto. Tra il 1950 e il 1955 Fausto conquista nuovamente la maglia rosa (nel 1952 e nel 1953), quella tricolore (nel 1955, dopo le tre vinte negli anni Quaranta), quella gialla (nel 1952) e, nel 1953, quella iridata di campione del mondo (presente in mostra), oltre a collezionare numerose altre vittorie; ma nel 1951 viene colpito da un lutto dolorosissimo, quello per la morte del fratello Serse, e più volte, in questo periodo, è costretto a fermarsi o ritirarsi dalle corse a causa di cadute e incidenti che gli impediscono di pedalare. Sono, inoltre, gli anni del rapporto, per quegli anni scandaloso, con Giulia Occhini, la “dama bianca”, di cui sono esposti in mostra alcuni oggetti personali: la loro relazione, essendo entrambi già sposati, comportò nel 1955 una condanna con accusa di adulterio, e i due riuscirono a celebrare le loro nozze solo in Sud America, dove nacque il loro figlio Faustino. Si è dunque deciso di raccontare non solo il Coppi campionissimo, ma anche il Fausto umano, terreno nei suoi dolori, dedicando uno spazio ai suoi momenti di difficoltà. Nei suoi ultimi cinque anni di vita – argomento della V sezione – Coppi continua a conquistare vittorie, come il Gran Premio di Lugano del 1957, il Baracchi dello stesso anno vinto con Baldini e altre, e progetta di mettere su una squadra da dirigere insieme all’avversario e amico Bartali, la San Pellegrino, di cui però non vede la luce: nel dicembre del 1959, partito per l’Africa per partecipare a delle battute di caccia, viaggio documentato dalle immagini filmate presenti in mostra, girate proprio in quell’occasione, Coppi contrae la malaria. Tornato in Italia, in preda alla febbre, muore nel giro di poco tempo all’ospedale di Tortona il 1 gennaio del 1960. Ai suoi funerali tantissimi furono coloro che, tra uomini, donne, bambini, sportivi, amici, contadini, intellettuali, giornalisti, manifestarono il loro affetto e la loro ammirazione per una delle figure più amate del dopoguerra, uno sportivo tenace, silenzioso, un po’ ritroso, in grado però di coinvolgere ed appassionare, di entrare in contatto con gli ammiratori, di diventare un’icona popolare, il simbolo di un successo conquistato con la forze delle sole gambe, della fatica, dell’impegno e dell’umiltà. Le lettere spedite dai fans e le cartoline, l’eccezionale collezione di figurine concesse in prestito da Salvatore Acri, i giornali esposti in chiusura del percorso espositivo danno conto proprio di questo aspetto fondamentale della mitologia di Coppi, il suo essere entrato, e di far parte ormai in maniera indelebile, nell’immaginario degli italiani. Per informazioni: tel. 06/69202049  
   
   
PADOVA (FIERA): AUTO E MOTO D´EPOCA - IL PIU´ GRANDE MERCATO EUROPEO DEL SETTORE - DAL 21 AL 24 OTTOBRE 2010  
 
Torna a Padova Auto Moto d´Epoca, il più importante Salone italiano dedicato alle auto e moto storiche. Si terrà dal 21 al 24 ottobre alla Fiera di Padova, organizzato da Intermeeting e Padovafiere. Quest´anno con molte e importanti novità. A cominciare dalla formula: Auto e Moto d´Epoca entra, con la forza dei numeri e del volume di affari, nel ristrettissimo novero degli eventi effettivamente internazionali del settore. Il posizionamento nella fascia di assoluto prestigio porta ad una innovazione da tempo attesa: addetti ai lavori e grandi collezionisti potranno visitare l´evento in anteprima. Ciò accadrà nella giornata del 21, dalle 10 alle 18 (escluso settore ricambi e modellismo). Solo per questa giornata l´ingresso sara´ esclusivamente su invito o dotandosi di uno speciale Prewiew Ticket che si potra´ acquistare alle casse il giorno 21 o in prevendita tramite Ticketone (www.Autoemotodepoca.com). L´obiettivo è di dare a collezionisti ed appassionati l´opportunità di visitare con calma e al di fuori delle folle, quella che si è ormai imposta come la manifestazioni più amata dagli appassionati italiani ma non solo. Questa anteprima è soprattutto rivolta ad un collezionismo di qualità, che non ha risentito della crisi economica planetaria, anzi!. L´auto (e la moto) d´epoca sono considerati come bene rifugio privilegiati, che interessano fasce sempre più estese di pubblico, in Italia ed in Europa, ma anche nel Vicino Oriente, nell´Estremo Oriente e in Africa. Nelle due ultime edizioni, ai collezionisti, numerosissimi, di area tedesca e nordica, alla nuova, notevole presenza di acquirenti dai Paesi dell´est Europa, si sono aggiunti agenti di grandi collector di Paesi come India, Corea, Cina (oltre che dal vicino mondo arabo) che, con grande competenza, hanno scelto a Padova pezzi di particolare pregio. Ma, al di là e prima di ogni calcolo economico, resta la passione che è la vera anima del Solone di Padova. "Ed è per questo, che, con i grandi collezionisti, l´anteprima la vogliamo aperta a chiunque tenga ad ammirare con calma la manifestazione più amata. Per salire sul tappeto rosso sarà sufficiente munirsi del nostro Prewiew Ticket" tiene a sottolineare Mario Carlo Baccaglini, grand patron del Salone patavino. Ma cosa si potrà ammirare ad Auto e Moto d´Epoca 2010? Oggetti assoluti del desiderio, sogni impossibili (o quasi) e, insieme, com´è nella filosofia della manifestazione, vitine, bulloni.Ricambi da 1 euro in su. Insomma un Salone che offra a chiunque sia colpito dal meraviglioso virus dell´auto d´epoca, sogni e affari, occasioni da non perdere, alla portata di ogni tasca, e oggetti del desiderio che ai più risultano, evidentemente, inavvicinabili. Molte le Regine che qui troveranno tanti ammiratori. Fiat Group presenzierà all´evento con i 3 brand, Fiat Lancia e Alfa Romeo. Per Alfa Romeo, che festeggia la chiusura dell´anno del Centenario, arriva la Mitica Giulietta in un percorso storico che vedra´ esposti tutti i modelli della Collezione del Museo Alfa Romeo di Arese (Giulietta Berlina, Giulietta Spider Prototipo, Giulietta Sprint,giulietta Sz e la 750 da Competizione) fino all´ultimo appena lanciato. Per Lancia che festeggia il Sessantesimo anniversario del lancio della serie Aurelia gli esemplari piu´ importanti dalla B12 Alla B24 Spider vettura ora completamente restaurata che proviene dal Museo Lancia. E infine per Fiat la mitica Sb4 Eldridge, più nota come "Mefistofele" del 1923 Auto Da Record Il Cui Motore 21.700 Di Cilindrata E´ Stato Appena Completamente Rifatto, affiancata dalle Auto Da Corsa Fiat più importanti. Quest´anno Grande Mostra Tematica Sulla Isotta Fraschini, ben 9 gli esemplari unici nell´area Hospitality pad.3; un modello anteguerra ( prima guerra mondiale - primi 900), 6 modelli che racconteranno la storia della serie 8 (8, 8 A, 8As, 8Ass e 8B) e i due prototipi della metà degli anni 90 (Isotta T 8 Spider con motore Audi), anno in cui si tentò di "riesumare" il celebre marchio. Due anticipazioni di un Salone che, come sempre, riserva le grandi sorprese all´ultimo, soprattutto per quanto attiene alle vetture in vendita. Le grandi case italiane ed internazionali che saranno presenti stanno completando il pannel delle oro offerte. Pur in assenza di conferme ufficiali si sa che saranno molte le proposte di gran livello e che, anche quest´anno, non mancheranno auto di importanza storica per il nome di chi le ha guidate e possedute. Ma Auto e Moto d´Epoca non è solo una vetrina d´elite. E´ e vuole continuare ad essere la grande piazza dove si incontrano passioni, anche quelle di un pubblico assolutamente nuovo, giovane e giovanissimo. E´ il nuovo esercito di chi si è trovato in casa una Topolino, una Cinquecento, una Bianchina o una "vasca da bagno", la Nsu degli anni del Miracolo economico, e ha deciso di ripulirla, restaurarla e rimetterla in strada, fiero di possedere un´auto d´epoca e di essere così entrato, a pieno titolo, nel clan di chi ha fatto dei vecchi motori l´amore vero di una vita. E dulcis in fundo la mitica e attesissima Asta Coys Che Si Terra Sabato 23 Ottobre Alle 14.00. Intermeeting Srl Via Fornace Morandi, 24 35133 Padova - Italy T + 39 049 7386856 F + 39 049 9819826 info@autoemotodepoca.Com -  www.Autoemotodepoca.com  
   
   
CAMOGLI (FONDAZIONE PIER LUIGI E NATALINA REMOTTI): CAMBIARE IL MONDO CON UN VASO DI FIORI - ESPOSIZIONE ITINERANTE - IV BIENNALE DI CERAMICA NELL’ARTE CONTEMPORANEA - 25 SETTEMBRE 2010/9 GENNAIO 2011  
 
Artisti e designer: Simone Berti, Alessandro Biamonti, Andrea Branzi, Linde Burkhardt, Fernando e Humberto Campana, Lorenzo Damiani, Paolo Deganello, Florence Doléac, Marco Ferreri, Alberto Garutti, Alexis Georgacopoulos, Martì Guixé, Pekka Harni, Corrado Levi, Hugo Meert, Alessandro Mendini, Donata Paruccini, Michelangelo Pistoletto, Adrien Rovero, Denis Santachiara, Paolo Ulian, Vedovamazzei, Alberto Viola, Luca Vitone. Direzione generale e artistica: Roberto Costantino L’esposizione itinerante della Iv Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea approda alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli (nel 2011 sarà al mudac di Losanna) per presentare la collezione di vasi prodotta dal laboratorio di progettazione e prototipazione di Attese Edizioni a partire dal territorio di antica tradizione ceramica di Albisola in Liguria (Italia), in collaborazione con artisti e designer di fama internazionale. Albisola è un centro dalla secolare tradizione artigianale, nota come piccola capitale europea della ceramica grazie alla storica ospitalità e alla proficua collaborazione offerta agli artisti che nel corso del Novecento l’hanno resa famosa nel mondo, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti, Nicolaj Diulgheroff, Bruno Munari, Arturo Martini, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Guy Debord, Asger Jorn, Pinot Gallizio e Wifredo Lam. Il titolo scelto per questa esposizione itinerante della Iv Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea, Cambiare il mondo con un vaso di fiori, funge da principio-guida e apre a molteplici possibilità creative, ribadendo “un destino dell’arte e del design fra le piccole cose e le grandi trasformazioni che si possono provocare anche con il battito d’ali di una farfalla”, come scrive in catalogo Roberto Costantino, direttore artistico dell’esposizione. L’eccezionale relazione fra la ceramica e le avanguardie artistiche del Novecento appare costitutiva del patrimonio culturale locale che oggi viene sviluppato dal laboratorio di progettazione e prototipazione della Biennale di Ceramica nell’Arte Vedovamazzei, Reset, 2009 Contemporanea, incorporando nella terra i beni immateriali del design, dell’arte contemporanea e dell’artigianato digitale, attraverso la combinazione delle tradizionali prassi sapienti delle botteghe artigiane con le più avanzate tecniche di produzione high tech. Gli artisti e i designer di fama internazionale che sono stati invitati hanno reagito in modo innovativo e radicale alla proposta, rispondendo ognuno a suo modo all’appello di cambiamento attraverso interpretazioni insolite e tecnicamente ingegnose che spostano e sovvertono il senso del vaso. Tutti gli artisti e i designer coinvolti hanno ripensato l’identità dell’oggetto e il suo potenziale valore artistico, concettuale e simbolico, proponendo inedite costruzioni scultoree che ridefiniscono e rinnovano il nostro rapporto col suo utilizzo, l’architettura stessa del vaso e la sua relazione con lo spazio. Paolo Deganello ad esempio, in 35 x 35 x un fiore, trasforma il vaso in un bassorilievo; Denis Santachiara con Qualc’uno rovescia letteralmente l’umile vaso di coccio , impreziosendolo, mentre Marco Ferrreri in Tre per Uno progetta vasi che contengono altri vasi e molteplici citazioni. Alexis Georgacopoulos, con Duetto, propone vasi minimali e al tempo stesso ludici, con stravaganti e utili beccucci e coperchi dalle forme essenziali ma dai colori squillanti. Hugo Meert, con Terrarist, fa sì che piccoli omini modellati in ceramica smaltata disintegrino l’opera dell’uomo - il vaso - arrampicandosi sulle sue pareti con piccoli martelli che ne scheggiano i bordi a frammenti, mentre Corrado Levi, con Flower, addirittura propone un progetto in cui “il vaso è nascosto dal fiore”. Altri artisti e designer come Alessandro Biamonti (Moribana), Lorenzo Damiani (Digital Flowers), Pekka Harni (Planet B), Donata Paruccini (Pluvio) e Alberto Viola (Scarabia) mettono in scena e fondono in modi inediti e imprevedibili, forme organiche e artifici futuribili. Florence Doléac, invece, con i suoi progetti Xls e Lolo, trasferisce i vasi dal consueto piano orizzontale dei tavoli alle verticali pareti dello spazio che li accoglie. Anche Adrien Rovero riflette sulla relazione fra i vasi e i loro abituali contesti di esposizione e con sottile humor progetta il vaso Borderline, dotato di un morsetto per poterlo posizionare ovunque, a partire dai bordi periferici dei tavoli. Andrea Branzi, invece, con i suoi Cocci manipola i riferimenti storici riprendendo e combinando in modo straniante antichi modelli morfologici greci con immagini tratte dal campionario iconografico delle avanguardie del Novecento. Fernando e Humberto Campana con Tile Vase fanno propria la tradizione del ready-made attraverso il riciclo di semplici tegole che vengono modificate e congiunte con il midollino per creare inedite forme di vasi. Alessandro Mendini, con i vasi Tre sfere, realizzati in preziosi materiali come l’oro, il bronzo e il lustro nero, evoca le bolle di sapone che si compenetrano e si stagliano nello spazio come abnormi e fragili presenze. Linde Burkhardt in Tre per due divide i suoi vasi in due metà - ogni singola parte di vaso è come se fosse “il doppio” dell’altra – per dare luogo a libere composizioni nello spazio di competenza del fruitore che le può disporre secondo ordini provvisori e mutevoli. Alberto Garutti invita gli spettatori a chiedersi “Che cosa succede nelle stanze quando gli uomini se ne vanno?” e decora la Giara, la Idria e la Tulipaniera della secolare tradizione ceramica di Albisola con la maiolica e il silicato di zinco – il colore bianco fosforescente che si vede solo al buio, quando lo spazio espositivo è chiuso al pubblico – per attualizzare questi vasi come dei fantasmi del passato. Martì Guixè porta in superficie la pratica combinatoria e innovativa degli elementi compositivi, già affrontata con successo nel suo food-design, usando le pareti esterne del proprio vaso Surfvase come superfici da decorare con i fiori che si inerpicano fra i manici e le corde di canapa che lo avvolgono. Simone Berti con le sue spettacolari sculture dedicate ai vasi da fiori, Pipe Dream, assembla tubi di terracotta, lastre di alluminio e polvere di marmo, presentando un mondo visionario che evoca una fantasmatica archeologia industriale. Luca Vitone con Eppur si muove guarda alle culture di minoranza restie a far propri i modelli dominanti, recuperando il simbolo identitario delle comunità Rom - la ruota del carro – che viene trasfigurato in un vaso ondulato come una bandiera dai colori dell’ottocentesco movimento anarchico. Michelangelo Pistoletto promuove la progettazione collettiva dei Vasi-specchio del Terzo Paradiso – una moltitudine di vasi che si riflettono gli uni negli altri per perdere i propri contorni e assumere nuove e infinite forme che celebrano la migrazione delle identità e la proliferazione delle differenze. Paolo Ulian per dare forma al Vaso Rosae arrotola su se stessi dei fogli di terracotta, miniaturizzando in un vaso, a forma di rosa, la monumentale tradizione scultorea minimalista, mentre Vedovamazzei in Reset azzera il vaso bucandolo in due punti, sul suo asse diagonale, per poi trafiggerlo con un fiore, così come una freccia un cuore. I prototipi presentati dall’esposizione itinerante della Iv Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea, Cambiare il mondo con un vaso di fiori, sono prodotti da Attese Edizioni in piccole serie numerate e firmate dagli autori. L’espozione itinerante della Iv Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea viene ospitata dalla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti a Camogli dal 25 settembre 2010 al 9 gennai0 2011, dopo essere stata presentata presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid-ambasciata d’Italia in Spagna, per concludersi nel 2011 al mudac – Museo di Design e Arti Applicate Catalogo: Corraini Edizioni. Testi di: Alessandro Biamonti, Andrea Branzi, François Burkhardt, Roberto Costantino, Giuseppe Di Lella, Giacinto Di Pietrantonio, Beppe Finessi, Corrado Levi, Francesca Pasini, Luciano Pasquale, Chantal Prod’hom. Fotografia di: Fulvio Rosso Informazioni: Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti tel + 39 0185 772137 info@fondazioneremotti.It  - www.Fondazioneremotti.it ; Comune di Camogli +39 0185 729061  
   
   
PARCO REGIONALE DEL DELTA DEL PO - CA´ VENDRAMIN - TAGLIO DI PO (RO): PREMIO PARCHI DEL VENETO - PRIMA EDIZIONE - 8/9 OTTOBRE 2010  
 
Il 5% dell´intero territorio veneto è vincolato a parco e ad area protetta. In tutto 80.000 ettari, suddivisi principalmente in sei aree: il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, tre Parchi Regionali (Delta del Po; Colli Euganei e delle Dolomiti d´Ampezzo) e due Parchi Regionali Naturali (della Lessinia e del Fiume Sile). "Queste importantissime realtà - ribadisce l´Assessore Regionale all´Agricoltura, Parchi e Aree Protette Franco Manzato - sono al centro di diverse azioni di salvaguardia e valorizzazione da parte della Regione che considera questo patrimonio come strategico per il presente e il futuro del Veneto". Ai Parchi del Veneto è ora dedicata una nuova iniziativa, il Premio Parchi del Veneto che la Regione ha voluto, nell´Anno mondiale della Biodiversità, per far meglio conoscere il sistema dei suoi sei gioielli ma anche per stimolare la crescita di professionalità e di eccellenze tra gli operatori che vi operano. Caratteristica del Premio è, infatti, quella di riconoscere il meglio in diversi ambiti: dal mondo della scuola, fondamentale per creare una coscienza ambientale nelle generazioni più giovani, ai protagonisti della quotidianità nella vita e gestione dei territori dei Parchi, ai mezzi di informazione, essenziali per catalizzare una riflessione sul valore di questi territori. Alla manifestazione il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto destinare, quale segno del suo particolare apprezzamento, la Medaglia Presidenziale. Il Premio Parchi del Veneto, bandito dalla Regione in collaborazione con il Parco Regionale del Delta del Po, sarà conferito l´8 e il 9 ottobre a Ca´ Vendramin (Taglio di Po -Rovigo), nel territorio dello stesso Parco. Anno dopo anno, la manifestazione troverà ospitalità, a rotazione, in tutti e sei i Parchi veneti. Va evidenziato che il Premio Parchi del Veneto non si limita ad una pura cerimonia di premiazione ma diventa l´occasione per un confronto tecnico tra operatori, responsabili, istituzioni ed esperti su temi che, di anno in anno, vengono individuati come fondamentali per la formazione e l´aggiornamento di coloro che i parchi li gestiscono, li curano ma anche e soprattutto li vivono. Il tema individuato per questa prima edizione è quello della valorizzazione correlata ad un turismo sostenibile e compatibile. I parchi sono infatti organismi fragili, ospitano ecosistemi i cui equilibri sono a facile rischio di compromissione. Allo stesso tempo i parchi sono una enorme risorsa per il turismo. Quella ambientale è, infatti, una domanda in crescita, che chiede qualità, che si dimostra esigente e molto attenta al rispetto del territorio. La valorizzazione dei parchi veneti passa anche (ma non solo) attraverso la gestione in loco di questi flussi, indirizzandoli in ambiti che coniughino rispetto e fruizione, attrezzandosi anche ad offrire risposte di qualità rispondenti alle richieste che le diversissime tipologie di utenti pongono. In questa strategia è fondamentale il confronto con realtà che, in Italia e nel mondo, si stanno misurando con problematiche analoghe e, sia pure in diverse scale, contano su risultati qualitativamente interessanti e che sono disponibili a mettere a disposizione dei parchi veneti le loro esperienza, presentando dati, metodologie, linee guida di raffronto. Di qui l´invito che l´Assessorato Regionale all´Agricoltura, Parchi e Aree Protette ha avanzato ad alcune selezionate realtà nazionali (la Tenuta Presidenziale di Castelporziano, in Lazio; il Parco Nazionale dell´Arcipelago Toscano) e estere: il Parco della Camargue, nel Delta del Rodano in Francia e il celebre Sequoia National Park localizzato nel sud della Hyperlink http://it.Wikipedia.org/wiki/sierra_nevada  o "Sierra Nevada" Sierra Nevada, nello Hyperlink http://it.Wikipedia.org/wiki/usa o "Usa" stato americano della Hyperlink http://it.Wikipedia.org/wiki/california o "California" California, uno dei parchi più visitati al mondo. Tecnici di questi parchi saranno presenti a Ca´ Vendramin per mettere a disposizione le loro esperienze. L´idea, che in quella sede troverà definizione, è anche quella di creare una sorta di scambio tra i parchi veneti e i parchi ospiti, creando momenti di promozione dei nostri parchi in quelle importanti realtà. A questo proposito, Ca´ Vendramin presenterà la prima di una mostra itinerante sui parchi veneti. L´esposizione, allestita nella grande Sala Macchine dello storico impianto idrovoro, è composta da una spettacolare sequenza di immagini firmate da Marco Beck Peccoz, fotografo milanese, collaboratore di periodici turistici a livello internazionale, autore di una recente campagna dedicata proprio ai nostri Parchi. La Regione Veneto farà veicolare la mostra anche negli Istituti Italiani di Cultura del mondo, operazione che certamente contribuirà a far conoscere, prima in Europa e successivamente in altri continenti, questi tesori del Veneto e dell´Italia. Le immagini di Beck Peccoz arricchiscono di atmosfere anche un piccolo volume di 36 pagine che la stessa Regione veicolerà per promuovere il sistema Parchi Veneti. Molto più di un Premio quindi. In realtà l´avvio di un grande progetto di promozione, ma anche di conoscenza, che, anno dopo anno, inserirà i Parchi tra le offerte di vetrina del Veneto nel mondo  
   
   
PARCHI NATURALI: IN VENETO TERRITORI DA VIVERE E VALORIZZARE. LA MEDAGLIA DI NAPOLITANO  
 
I Parchi del Veneto devono essere territori vissuti e fatti conoscere, entrare in rete tra loro e valorizzati anche come particolare segmento dell’offerta di visitazione e di ospitalità della prima turistica d’Italia. Lo ha ribadito questa mattina l’assessore regionale Franco Manzato, presentando alla stampa il programma della manifestazione conclusiva della prima edizione del premio Parchi del Veneto, in programma per l’8 e 9 ottobre prossimi nel Museo della Bonifica di Ca’ Vendramin, nel Comune polesano di Taglio di Po, all’interno del Parco che il Veneto ha dedicato alla parte più preziosa del grande fiume. Manzato era affiancato dagli esponenti di tutti i cinque parchi regionali: Delta del Po (ente ospitante la manifestazione e per il quale è intervenuto il presidente Geremia Gennari), Colli Euganei, Dolomiti d’Ampezzo, Fiume Sile e Lessinia. A questi, nel territorio regionale si aggiungono il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e le numerose aree e siti protetti di interesse comunitario. Si tratta – ha ricordato Manzato – di quasi 90 mila ettari tutelati, che coprono il 5 per cento dell’intero del Veneto, testimonianza dell’attenzione per il territorio, la biodiversità, la cultura ambientale. Al Premio Parchi del Veneto, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha voluto destinare, quale segno del suo particolare apprezzamento, la Medaglia Presidenziale, esibita stamani da Manzato e che sarà un po’ il simbolo della “due giorni” di Ca’ Vendramin.. “Il parco nel Veneto non è conservazione statica ma territorio antropizzato e da far conoscere perché sia vissuto – ha ripetuto Manzato – e deve costituire elemento di sviluppo anche economico. Nello stesso tempo deve essere emblema della biodiversità, di straordinarie e talora eccezionali bellezze naturali, della capacità delle persone di condividere e difendere i valori ambientali, ricettacolo anche di tradizioni culturali e di storia, custode di tipicità, di grande cucina e di ospitalità. Il premio Parchi, che ha interessato le scuole e i mezzi di informazione e che sarà ripetuto in forma itinerante tutti gli anni, costituisce la linea di partenza di una nuova politica di promozione per diffondere la realtà del territorio veneto protetto: a chi abita nella regione, in Italia e all’estero. Stiamo lavorando ad un’idea – ha confermato Manzato – che dovrebbe concretarsi in quello che ho chiamato “G20” dei parchi mondiali. Li vorremmo riunire da noi per confrontarci su cosa i parchi possono fare per la gente  
   
   
PASSARIANO DI CODROIPO (VILLA MANIN): MUNCH E LO SPIRITO DEL NORD - SCANDINAVIA NEL SECONDO OTTOCENTO - 25 SETTEMBRE 2010/6 MARZO 2011  
 
Nel suo progetto pluriennale dedicato alle "Geografie dell´Europa", e dopo la prima tappa costituita dalla rassegna che indagava le relazioni tra la pittura francese della seconda metà del Xix secolo e la contemporanea pittura nella nazioni del centro ed est Europa, Villa Manin propone il suo secondo importante appuntamento. Per un progetto, nella sua interezza, volto a studiare alcune delle maggiori evidenze della pittura europea tra la metà del Xix secolo e il primo decennio di quello successivo. Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento vuole, per la prima volta in Italia, costruire il racconto di una storia che identifichi appunto lo spirito del Nord con la pittura in Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca. Specialmente dedicata al paesaggio, ma ben raccolta anche attorno al tema del ritratto e della figura, la mostra, composta di 122 dipinti provenienti dai musei scandinavi ma anche dal Museum of Fine Arts di Boston, si divide in cinque sezioni. Le prime quattro riservate alle scuole nazionali di quegli Stati, mentre la sezione di chiusura viene dedicata a Edvard Munch, con 35 opere in totale. Dunque una sorta di grande mostra nella mostra, prendendo in considerazione gli anni suoi di esordio vicini alla pittura dell´artista norvegese Christian Krohg già a partire dal 1881-1883 e poi i due decenni - l´ultimo del Xix secolo e il primo del Xx - che ne hanno decretato l´universale fama e hanno creato quella sorta di sigla munchiana che caratterizza e sigilla quel darsi allo spazio interminabile del Nord così come è accaduto anche in letteratura. Ma riandando alle scuole nazionali prima di Munch, alcuni dipinti a evidenziare, prima dello scavalcamento di metà secolo, la situazione della cosiddetta Golden Age in Danimarca, con le opere tra l´altro di Lundbye e P.c. Skovgaard. Così come in Norvegia una breve introduzione è riservata a Dahl, Balke e Gude; in Svezia a Larson, Berg e Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg. Così da indicare, appunto attorno alla metà dell´Ottocento, il senso di una scoperta del vero naturale, che si affranca dalla nozione di paesaggio ancora post-settecentesco che, a parte alcuni casi di straordinaria qualità da Friedrich a Turner, rende non dissimili le varie nazioni europee in quella prima parte di secolo. Poi la mostra prende il suo corso solenne, e così nuovo per l´Italia, dentro la seconda metà del Xix secolo, attenta a individuare attraverso la scelta dei dipinti quello sguardo che ha fatto del Nord un luogo non soltanto fisico ma anche dell´anima. E che quindi non può che trovare in Munch il suo logico e imprescindibile punto d´arrivo. Ma prima la schiettezza, la luminosità, il silenzio e il fragore del paesaggio nordico sono interpretazione che talvolta vira verso una problematicità che fa dei luoghi naturali un sentimento arcano e quasi primordiale. Questo senso del tempo fondo, la chiarità delle estati, la profondità delle notti invernali, il velluto del muschio dell´erba, il bianco dei fiori sotto il bianco delle lune estive, è quello che l´esposizione intende mostrare al pubblico italiano. Ovviamente grazie alla generosità dei principali musei di Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca, che con larghi prestiti hanno consentito di poter tracciare un panorama del tutto esaustivo di una vicenda pittorica che da alcuni anni non cessa di affascinare, attraverso alcune mostre sia in America che in Europa, il più vasto pubblico degli appassionati. E in questo senso strumento imprescindibile sarà il catalogo di studio, al quale hanno collaborato i maggiori studiosi di quelle nazioni. Ovviamente la mostra non fa mancare alcuno dei principali protagonisti, a cominciare, in Danimarca, da Ring, Philipsen, Syberg, Gottschalk e soprattutto Hammershøi. A quest´ultimo, la cui vicenda straordinaria venne definitivamente scoperta alcuni anni or sono grazie a una fortunata mostra parigina, è dedicata un´intera sala, la terza della mostra, comprendente alcuni paesaggi ma soprattutto i fascinosi interni. Per la prima volta esposte in Italia, le opere di Hammershøi stanno all´apice, tra fine Ottocento e primi anni del secolo successivo, di un percorso che nasce nella luce di cenere degli interni olandesi seicenteschi, ma che tutto trasforma entro la misura di grigi infiniti, che talvolta virano sugli azzurri pallidi. Dando il senso della solitudine di figure che in quegli spazi non si muovono ma restano sospese, come il tempo potesse effettivamente bloccarsi una volta per sempre. E non tornare più. Per proseguire tra gli altri, in Norvegia, con Nielsen, Backer, Thaulow, Krohg, Skredsvig; e poi Larrsson, Nordström, Zorn, Jansson, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen-kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia. Con quelle caratteristiche pittoriche che mettono sempre al centro l´immagine dell´uomo nel grande spazio della natura incontaminata e quasi immisurabile. Entro quel gioco che fa vicini il sentimento romantico e un certo gusto simbolista, come per esempio è bene evidente nel grande artista finlandese Akseli Gallen-kallela. La parte finale dedicata a Munch, dove anche una decina di opere su carta costituisce il necessario contrappunto all´opera pittorica, tocca il suo senso più alto nella scelta che dei dipinti è stata compiuta, per essere messi, quei dipinti, in relazione con i pittori scandinavi che Munch precedono. E insomma per costituire, nel loro insieme, quel grande coro tra natura e problematicità della stessa che danno infine il senso vero e compiuto di questa mostra e fanno della Scandinavia una terra che è luce e notte insieme. Il massimo della luce e il massimo della notte. Munch E Lo Spirito Del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine) 25 settembre 2010 - 6 marzo 2011 Piazza Manin, 10 - 33033 Passariano di Codroipo (Ud). Organizzazione: Linea d´ombra, Strada di Sant´artemio 6/8 -31100 Treviso Tel. +39 0422 3095; Fax +39 0422 309777 info@lineadombra.It ; www.Lineadombra.it . Call center: Tel. +39 0422 429999; Fax +39 0422 308272 biglietto@lineadombra.It ; www.Lineadombra.it . Orari: dal 25 settembre al 1 novembre: tutti i giorni ore 9-19, dal 2 novembre a fine mostra:Da lunedì a venerdì: ore 9 - 18; Sabato e domenica: ore 9 - 19; Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2010; 1 gennaio 2011 ore 11 - 19  
   
   
MILANO (CIRCOLO FAMILIARE DI UNITA’ PROLETARIA, VIALE MONZA, 140): VIAGGIO, SINGOLARE FEMMINILE.MOSTRA FOTOGRAFICA DI FLAVIA IANDOLI, SILVIA COZZI, NADIA CARFAGNO, MARGHERITA DE PALO - DAL 23 AL 26 SETTEMBRE 2010  
 
"A cosa serve una grande profondità di campo se non c´è un´adeguata profondità di sentimento?” (Eugene Smith) Flavia Iandoli ha 27 anni e vive a Milano, dove si laurea in Architettura. Dei suoi viaggi in Spagna e verso la Spagna, fatti dal 2006 al 2009, ha raccolto le istantanee più vicine all’amore per l’architettura e l’arte, in cui gioca con l’obiettivo, ponendo una particolare attenzione alla geometria dei “non-luoghi” e alla scenografia suggestiva dell’ambiente. Questo suo mondo di visioni e sensazioni si percepisce attraverso immense distese montuose, dettagli di edifici e scorci naturali, espressioni di tradizione e innovazione, in cui l’arte si “con-fonde” col paesaggio. Silvia Cozzi è un ingegnere ambientale di 28 anni con la passione per i viaggi e la natura. In questa mostra presenta alcuni scatti fatti negli stati Uniti tra il 2005 e il 2007. Quando viaggia ama vivere alla giornata, programmando il minimo indispensabile e prendendo gli “imprevisti” come elemento fondamentale del viaggio stesso; ha una forte inclinazione a perdersi, senza che ciò avvenga necessariamente per caso... Nadia Carfagno ha 34 anni, è laureata in scienze ambientali e ha una predilezione per i viaggi naturalistici. L´australia, visitata l´ultima volta nel 2009, è una fonte inesauribile di “ meraviglie” animali e vegetali (nonché minerali!). Gli scatti presentati in questa mostra giungono da lì, da 23 ore di distanza aerea che ti cambiano il panorama, non solo geografico ma anche... Mentale. Nel viaggio si ritrova la voglia di scoprire, di emozionarsi, il gusto di "catturare"... Ma non potendosi portare un koala in Italia, Nadia ha cercato di riassumere questi concetti nella fotografia. Margherita De Palo, 35 anni, è laureata in giurisprudenza e tra i suoi viaggi non può certo mancare la Grecia, culla del diritto e non solo.... Nell´isola di Kea tra sole, gatti, mare e sentieri, Margherita ed i suoi amici hanno ritrovato la strada guidati dalla luce del faro e protetti dal secolare re dell´isola: il Leone di Kea. Qualche scatto per ricordarsi che questo luogo non è poi così lontano e che "Grecia e Italia: una faccia una razza". A tutti: "buon viaggio"...  Info: Circolo familiare di unità proletaria viale Monza 140, Milano, di fianco allo Zelig. Mm1 (fermate Gorla o Turro) bus 86 o 44.( fermata Gorla) Orari: Venerdì 24: dalle 17.00 alle 20.00 Sabato 25 dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 Domenica 26: dalle 10.00 alle 13.00 Tel. 02 27000189 – 340 6676256 www.Circolofamiliareunitaproletaria.it  
   
   
MURANO (MUSEO DEL VETRO): ERMANNO NASON, GUERRIERO DEL VETRO – FINO ALL’11 GENNAIO 2011  
 
La mostra presenta un centinaio di opere di Ermanno Nason (Murano, 1928), grande maestro vetraio, membro di una famiglia significativamente presente in ogni fase della storia muranese dal Xvii secolo ai giorni nostri. Prediletto dagli artisti de “La Fucina degli Angeli” di Egidio Costantini, Ermanno Nason collabora con Pablo Picasso, Jean Cocteau, Marc Chagall, Max Ernst, Hans Arp, Kokoshka, Nag Arnoldi, Borsi, Jean Le Witt, Fred Fay, Krayer, Antun Motika e Bergamini, Guttuso, Braque, Verde, Hundertwasser, Fontana, Pignon, Bellini, Minguzzi, Goldoni, Carraro, Fulvio Bianconi, traducendo in vetro ogni progetto, per quanto nuovo e insolito e raggiungendo l’eccellenza, in particolare, nella lavorazione “a massello”, cioè eseguita modellando il vetro nella massa incandescente. Nessun maestro nella storia muranese ha saputo scolpire il vetro come lui, e nessuno ha dimostrato una tale apertura, sincera, convinta (e per questo convincente) al moderno, all’astratto, all’informale. Tra le opere esposte in questa mostra, che testimoniano solo una piccola parte della sua sterminata produzione, troviamo di tutto: dalla virtuosistica e perfetta riproduzione della saliera del Cellini ad una versione pop della testa della statua della libertà, dagli splendidi volti di donna in cristallo ai pulcinella di tiepolesca memoria, dall’enorme statua di Sansone al piccolo busto di donna degno di un Aristide Maillol. È, questo, il quarto appuntamento espositivo organizzato grazie alla collaborazione con l’Associazione Vetrovetro, dopo Fare Vetro. Creatività e tecnica in cento opere, 29 maggio - 28 ottobre 2008; Ritrovare Il Museo: Murano 1797-1859 dalle collezioni del Museo del Vetro, 6 dicembre 2008 - 1 maggio 2009 e La rinascita dalla seconda metà del Xix secolo. Antonio Salviati e Vincenzo Zanetti, 6 febbraio - 15 giugno 2010. Curata da Aldo Bova, così come il catalogo Skira, con contributi di Aldo Bova, Silvio Fuso, Chiara Squarcina, Giampaolo Seguso e alcune interviste realizzate da Francesca Cadel. Progetto espositivo e allestimento a cura di Eraldo Mauro. Questa mostra si realizza con il patrocinio della Regione Veneto e il contributo di Banco San Marco, Ars Cenedese Murano srl, Ferro & Lazzarini srl. Ermanno Nason nasce a Murano nel 1928. Membro di una famiglia di famosi maestri vetrai, entra a 9 anni in fornace e supera l’esame di maestro a soli 18 anni. Fin dall’inizio si dimostra un vero talento, in particolare per l’esecuzione della figura umana e degli animali. Dal 1952 al 1957 è “maestro di prima piazza” alla Mazzega; apre poi una propria fornace e lavora per qualche anno in società con il cognato Scarpa nella V.a.m. Dal 1964 al 1972 è alla Cenedese, e dal 1973 al 1992 si rimette in proprio fondando “Arte Ermanno Nason”. La sua notorietà è indissolubilmente legata alla collaborazione con il “Centro Studi Pittori nell’Arte del Vetro” fondato nel 1951 da Egidio Costantini, poi chiamato, su suggerimento di Cocteau, “La Fucina degli Angeli”, che coinvolgeva i massimi artisti dell’epoca chiedendo loro disegni e progetti da realizzare in vetro a Murano. La padronanza nella lavorazione “a massello”, raggiunta proprio in quegli anni, lo spinse alla predilezione per le grandi sculture, per la re-interpretazione audacemente moderna delle varie Pietà di Michelangelo, per le forme morbide ispirate ad Henry Moore, per i visi attoniti di Campigli e, in generale, per tutto quel repertorio dei fertili anni ’60. Da buon “muranese”, che vede in ogni forma e in ogni soggetto una sfida ineludibile, una vetta da scalare per dimostrare a sé e soprattutto agli altri, di essere il migliore, Ermanno si è gettato con entusiasmo e coraggio nel suo lavoro proponendo una tale varietà di opere da lasciare oggi sgomenti davanti a tanta onnivora curiosità e a tanta vitalità. Informazioni: www.Museiciviciveneziani.it  - mkt.Musei@fmcvenezia.it  - call center 848082000 (dall’Italia) - +3904142730892 (dall’estero)  
   
   
GALLARATE (MUSEO MAGA): CARSTEN NICOLAI A CURA DI VITTORIA BROGGINI 1 - 31 OTTOBRE 2010  
 
In collaborazione con Associazione Ariella Vidach - Aiep Associazione Avventure in Elicottero Prodotti. Nell´ambito di Tec Art Eco - Arte e Tecnologia per l´Ambiente Festival 01 - Germinazioni. La consolidata partnership Aiep-maga, specificatamente rivolta alla richiesta di finanziamenti in ordine al programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-svizzera/fondo Europeo di Sviluppo Regionale, per il 2010 organizza e promuove la mostra dell´artista tedesco Carsten Nicolai. Carsten Nicolai / alva noto, artista la cui ricerca di grande interesse non è ancora stata oggetto di una mostra personale in un Museo in Italia, espone al Maga alcune delle opere chiave della sua ricerca. La mostra al Maga racconta il complesso fascino di un artista il cui lavoro scioglie i labili confini tra arti visive e musica. Il Maga con la mostra dedicata a Carsten Nicolai prosegue il suo percorso d´indagine nei confronti dell´arte elettronica e della sperimentazione visiva e acustica, tracciando un filo rosso e una linea critica e di eventi nella più recente storia del Museo (Symbiosis Orchestra, Stelarc, Bianco-valente, Marcelì Antunez Roca,thomas Koner, Christian Fennesz sono solo alcuni infatti degli artisti invitati a lavorare al Maga in questi ultimi anni). La mostra di Carsten Nicolai al Maga ribadisce e sottolinea l´importanza che il Museo attribuisce a quelle espressioni artistiche nelle quali confluiscono diverse discipline, accogliendo e dando spazio a teorie, pratiche, produzioni e ricerche dal fondamento strutturale multidisciplinare. Carsten Nicolai (aka noto, alva noto, Germania,1965) fa parte di una generazione di artisti che lavora intensamente in una zona di transizione tra arte e scienza. Nicolai utilizza il suono elettronico e l´arte visiva come una sorta di strumento ibrido per creare la propria visione microscopica dei processi creativi. L´artista mira a superare la separazione delle forme d´arte e dei generi, egli si pone con il suo lavoro e la sua ricerca in un´area estetica dove la divisione tra le percezioni sensoriali è dissolta. L´opera, la cui natura ambigua, musicale e visiva, rispecchia la doppia identità dell´artista, insiste sulla sensibilizzazione dello spettatore per indurlo alla connessione dei diversi livelli sensoriali. In mostra al Maga, tra le altre opere, Anti, 2004, una delle opere più emblematiche dell´artista, monumentale geometria dal simbolismo ermetico che richiama la Melancolia, celebre incisione di Durer. Anti interagisce con il corpo dello spettatore, risponde al suo campo magnetico, la sua silente e monolitica presenza nasconde un meccanismo che assorbe e rimanda informazioni. Wellenwanne, è invece una installazione in cui acqua e suono danno origine a sempre diversi pattern visivi. Modello estetico, percettivo e visivo, wellenwanne è un opera basata sulle insolite proprietà fisiche dell´acqua e sulle frequenze modulanti del suono. Al Maga Carsten Nicolai presenta una grande opera realizzata appositamente per la mostra e prodotta dal Museo. In mostra anche altre opere significative del percorso di Nicolai in un progetto espositivo rappresentativo della sua vicenda artistica. Per citarne solo alcune tra le altre: Magnetic State del 2004, Yes/no del 2009. Il carattere duale dell´opera di Carsten Nicolai si esprime nella compresenza tra le caratteristiche fisiche dell´impatto sonoro, espresso nell´utilizzo di bassissime e altissime frequenze usate in modo potente e allo stesso tempo tagliente e il carattere chirurgico e microscopico delle strutture in cui questo impianto sonico si realizza. Tutto ciò anche nelle opere visive nelle quali Nicolai utilizza strutture rigorose e delicate allo stesso tempo, ancora in un´ottica di forte polarità. La sintesi dei suoi lavori la troviamo nelle installazioni, spazi immersivi dove si fondono la ricerca visiva e quelle acustica. La sua ricerca prende spunto da fenomeni naturali come il suono (di cui studia il rapporto con lo spazio, il tempo e il movimento), la luce, i campi elettromagnetici (e in particolare gli effetti delle polarità) ed elementi naturali come il latte o la neve. E proprio come i fiocchi di neve rendono possibile il generarsi di forme uniche e irripetibili, le opere di Nicolai partono da un minimum percettivo, nucleo attorno al quale si crea un sistema di eventi a cui aggiunge l´elemento errore che a sua volta provoca cambiamenti di frequenza, di suoni e di visioni generando cosi´ infiniti altri nuclei e infinite via di fuga per la percezione. Nel 1999 con la nascita dell´etichetta Raster Noton (fondata assieme a Hyperlink) si apre una nuova e affascinante sfida per alva noto, miscelare la ricerca del suono più colto e radicale con i nuovi linguaggi del pop elettronico, tracciando una via in grado di arrivare ad un pubblico sempre più eterogeneo. Dopo la sua partecipazione a importanti mostre internazionali come Documenta X e la 49a e 50a Biennale di Arti Visive di Venezia, le opere di Nicolai sono state presentate in due mostre personali alla Francoforte Kunsthalle e alla Neue Nationalgalerie di Berlino nel 2005. Con lo pseudonimo alva noto è uno degli artisti di riferimento anche nel contesto della musica digitale, le sue performance sono giunte nei centri d´arte più importanti del mondo, dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York, al Moma di San Francisco, al Centre Pompidou di Parigi, la Kunsthaus di Graz e la Tate Modern di Londra. Inoltre egli collabora a progetti con artisti diversi, come Ryuichi Sakamoto, Ryoji Ikeda, Blixa Bargeld, Michael Nyman, Mika Vainio e Thomas Knak. Www.carstennicolai.de Arte, innovazione tecnologica, comunicazione e sostenibilità si incontrano in Tec Art Eco Arte e Tecnologia per l´Ambiente, progetto promosso dall´Associazione Ariella Vidach - Aiep (Milano) e Avventure in Elicottero Prodotti (Lugano) - col sostegno del P.o. Di Cooperazione Transfrontaliera Italia - Svizzera / Fesr - Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Una proposta culturale itinerante nel territorio della Regione Insubrica compresa tra Lugano, Como e Gallarate, incentrata sul potenziale delle nuove tecnologie, per consegnare un modello pilota di evento cultural-tecnologico ecosensibile che rimanga nel tempo. Un programma triennale (2009-2011) di mostre, festival interdisciplinari, laboratori produttivi, workshop e incontri con ospiti internazionali. Dopo gli eventi scorsi a Lugano e Gallarate (al Maga: Symbiosis Orchestra, Stelarc, Bianco-valente, Marcelì Antunez Roca), Como ospita il primo festival 2010 con la partecipazione di alva noto - Carsten Nicolai, Eduardo Kac, Leo Hickman, Daito Manabe e molti artisti e pensatori della scena internazionale. Info: www.tecarteco.net  - www.museomaga.it -  didattica@museomaga.It  
   
   
PARTE QUESTO FINE SETTIMANA LA NUOVA STAGIONE DEL TEATRO TESTONI RAGAZZI, TEATRO STABILE D’INNOVAZIONE PER L’INFANZIA E LA GIOVENTÙ DI BOLOGNA.  
 
Bologna - Sabato 25 alle ore 10.30 bambini e genitori sono invitati nella piazzetta antistante il teatro di via Matteotti, per una grande festa di apertura con tutti gli attori de La Baracca-testoni Ragazzi. Dal pomeriggio di domani e per tutta la giornata di domenica, con lo spettacolo a percorso “Colori”, grandi e piccoli saranno condotti nelle sale più nascoste del teatro per scoprire le emozioni e le suggestioni che i colori possono regalare, per poi arrivare a dipingere tutti insieme un grande spazio bianco. Il cartellone, che è stato presentato questa mattina nella sede del teatro nel corso di una conferenza stampa con tra gli altri Lucio d’Amelio, presidente de La Baracca-testoni Ragazzi e l’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti, prenderà il via a novembre con una rassegna per le famiglie che dedica 44 titoli ai bambini e ai giovani, e una rassegna per le scuole con 6 titoli per i nidi d’infanzia, 24 per le scuole dell’infanzia, 21 per le scuole primarie e 10 per le scuole secondarie. “Basta scorrere il programma per renderci conto di come questo teatro si confermi un riferimento importante, che ci qualifica nel panorama perlomeno nazionale – ha detto l’assessore Mezzetti, che ha quindi denunciato l’attuale situazione dei fondi per la cultura e ha affermato che “in un contesto europeo come quello attuale, noi rischiamo di essere un triciclo che compete con delle spider. C’è un atteggiamento vendicativo e vessatorio nei confronti del mondo culturale da parte del Governo – ha aggiunto l’assessore -, elementi che rischiano di mettere in ginocchio un intero settore”. In relazione a Bologna e alla condizione delle istituzioni culturali in città, Mezzetti ha proposto che “venga convocato urgentemente un tavolo strategico, per definire sul terreno dell’innovazione culturale le politiche future per questa città”. Infine l’assessore ha lanciato una proposta provocatoria: “Emerge l’idea, lanciata dai costruttori, per una tassa di scopo destinata alla costruzione della metropolitana. Perché allora non introdurre una tassa di scopo destinata alle istituzioni culturali?”. Il programma - Per le famiglie si inizia domenica 7 novembre con una delle 9 nuove produzioni de La Baracca - Testoni Ragazzi: Peter Pan, spettacolo per bambini da 5 a 10 anni che porta sul palco la storia di J. M. Barrie. A questa si aggiungono due nuove storie per il pubblico più piccolo (1 - 4 anni) Piccola giostra e La barca e la luna. Ai bambini da 3 a 7 anni è rivolto lo spettacolo a percorso dal titolo Soffiami fata! Nel Giardino delle storie sperdute, nato in collaborazione con l’Associazione Culturale Tapirulan. E poi Cappuccetto Rosso (4 - 8 anni) che mette in scena la classica fiaba per parlare di coraggio e paura. Ai più grandi (6 - 10 anni) è dedicato Garibaldi non è una statua, produzione creata in occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, da cui è nata anche una collaborazione con il Museo Civico del Risorgimento di Bologna. Le altre novità si inseriscono nella rassegna Accade di sera, la rassegna notturna per ragazzi e giovani, giunta quest’anno all’ottava edizione, che apre le porte del teatro anche di sera. Si parte con Sala d’aspetto, storie e musiche di viaggiatori di terza classe, uno spettacolo che porta sul palcoscenico i Modena City Ramblers per unire il linguaggio teatrale a quello della musica. Poi Caserme Rosse, una produzione molto particolare perché coinvolge venti ragazzi non professionisti che parteciperanno allo spettacolo dopo aver vissuto insieme un laboratorio/studio condotto dagli attori de La Baracca - Testoni Ragazzi. Infine Seconda generazione in cui si affronta il tema dell’immigrazione e dell’integrazione attraverso punti di vista diversi come quelli di un padre e di un figlio. Sempre all’interno di “Accade di sera” ci sarà anche una grande novità: l’incontro con la parola poetica grazie a Una strada di poesia. Un evento che porta in teatro quattro grandi poeti: Jack Hirschman, Agneta Falk, Paul Polansky e Alberto Masala. Un reading espressamente dedicato ai ragazzi. Un’occasione per riconoscere la grandezza che le parole contengono. A questi spettacoli si aggiungono quelli presentati dalle 28 compagnie ospiti, tra cui le nuove produzioni di alcune delle migliori compagnie italiane di Teatro Ragazzi: Accademia Perduta, Fondazione Teatro dell’Archivolto, La Piccionaia, Pandemonium Teatro, Teatro Gioco Vita… e poi le compagnie straniere provenienti da Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna e Ungheria. La Baracca - Testoni Ragazzi accoglierà le famiglie anche durante le festività con le Storie di Natale che dal 15 al 21 dicembre riempiranno le sale del teatro di favole e racconti letti ad alta voce; e per l’epifania si andrà Alla ricerca della befana... Con una caccia al tesoro all’interno del teatro per bambini e genitori. Non mancherà poi l’appuntamento ormai consolidato per i piccolissimi: Visioni di futuro, visioni di teatro... Festival internazionale di teatro e cultura per la prima infanzia, che dal 26 febbraio al 6 marzo presenta la sua settima edizione con spettacoli, incontri, conferenze, laboratori, mostre dedicate esclusivamente ai bambini da 1 a 6 anni.  
   
   
CINISELLO BALSAMO-MILANO (MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA): I TESORI DELLA BIBLIOTECA DEL MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA  
 
Sabato 9 ottobre dalle ore 11 alle 19, in occasione della Giornata del Contemporaneo, il Museo di Fotografia Contemporanea presenta una selezione di libri rari e preziosi conservati nella sua biblioteca. Un´occasione unica per guardare, sfogliare e conoscere importanti libri di fotografia pubblicati dagli anni ´50 agli anni 2000. Si tratta di libri fuori commercio, prime edizioni, volumi ormai introvabili, sia italiani che stranieri, alcuni dei quali considerati "di culto" per la storia dell´editoria fotografica. Alle ore 16 è prevista inoltre una visita guidata gratuita alle mostra in corso: "Grandi e piccole. Una riflessione sui formati della fotografia contemporanea". La Biblioteca del Museo di Fotografia Contemporanea comprende circa 14 mila volumi: monografie dei principali autori della fotografia storica e contemporanea internazionale, cataloghi di mostre personali e collettive, testi teorici e storici, collezioni di riviste italiane e straniere. La collezione si è formata negli anni attraverso acquisti, scambi con musei e istituzioni italiane e straniere, l’acquisizione della biblioteca Amilcare Ponchielli – photo editor di “Sette” – e alcune donazioni: le biblioteche di Antonio Arcari, Mario Cattaneo, Paola Mattioli, Roberto Signorini, quella dell´ex agenzia Grazia Neri, annate di importanti riviste donate da Anna Zanoli e Sergio Dahò. La biblioteca del Museo ospita inoltre la grande raccolta di libri donata da Lanfranco Colombo alla Regione Lombardia  
   
   
VARESE: "IL SEGNO DELL´ANIMA NELL´ARTE DI BODINI" A CURA DI ENRICO CRISPOLTI  
 
Sabato 25 settembre alle ore 18 si inaugura la mostra retrospettiva dedicata a Floriano Bodini in occasione della ventiduesima edizione del Premio Chiara - Festival del Racconto. Con questo omaggio l’Associazione Amici di Piero Chiara e i curatori intendono segnalare e fornire una rilettura dell´opera dell´artista di Gemonio sul territorio; nello specifico l´attenzione è rivolta al rapporto dialettico tra l´artista e la figura di Papa Paolo Vi, nonchè a quello tra arte contemporanea e religiosità, attraverso la nota iconografia della colomba. Difatti l´esposizione alla Ghiggini vede la presentazione di una serie di incisioni, disegni e sculture, esposte accanto ad apparati fotografici e oggetti inediti al pubblico di proprietà della famiglia Bodini che venivano utilizzati dall’artista come fonte di ispirazione per le sue opere. La mostra sarà legata, attraverso un percorso ideale, ad altre realtà territoriali dove sono conservate opere di Bodini: Sacro Monte di Varese, Basilica di San Vittore Varese, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Castello di Masnago, Maga di Gallarate, Via Crucis al Sant’elia di Viggiù e il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio. Appuntamenti in agenda Venerdì 1 ottobre alle ore 17.30, Castello di Masnago, Varese Inaugurazione e presentazione dell’opera di Floriano Bodini “Ragazza madre”, 1975 esposta per la prima volta a Varese Sabato 9 ottobre dalle ore 10 alle ore 19, Galleria Ghiggini, Varese In occasione della Giornata Nazionale del Contemporaneo, promossa dall´Amaci saranno invitati artisti ad un workshop partendo dai temi di Floriano Bodini Giovedì 14 ottobre alle ore 21.00, Villa Panza di Biumo, Varese Incontro conferenza condotto dallo storico e critico dell’arte Enrico Crispolti, introdotto dal Direttore del Museo Bodini, Daniele Astrologo Sabato 6 novembre alle ore 21,00, Museo Floriano Bodini, Gemonio Reading fra parole e musica per Floriano Bodini tra i gessi del Museo di Gemonio con Claudia Donadoni Fino al 10 Ottobre la Sala Rossa al terzo piano della Ghiggini ospita la mostra "30 Tele" di Luigi Christopher Veggetti Kanku, vincitore della Vii edizione del Premio Ghigginiarte giovani, allestita in occasione dell´uscita della pubblicazione del catalogo delle opere dell´artista, edito da Giorgio Mondadori. Varese (Ghiggini 1822, galleria d´arte - Via Albuzzi 17): Il segno dell´anima nell´arte di Bodini - 25 settembre/7 novembre 2010 galleria@ghiggini.It  - www.Ghiggini.it  
   
   
SETTIMANA PER GLI ABITANTI DELLA VALLE ISARCO AL MUSEO ARCHEOLOGICO (28 SETT. – 3 OTT.)  
 
Il Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano dedica la settimana tra martedì 28 settembre e domenica 3 ottobre 2010 agli abitanti della Val d’Isarco, che godranno di una riduzione sul prezzo del biglietto. Saranno inoltre proposte visite guidate speciali di circa un’ora alla scoperta di siti archeologici e ritrovamenti della Val d’Isarco conservati nel museo, compresi nuovi reperti finora mai esposti. Si tratta di un’occasione per saperne di più sul passato della valle nel periodo che va dalla preistoria al primo Medioevo. Il Museo Archeologico dell’Alto Adige detiene ed espone importanti pezzi provenienti dalla Valle Isarco. Tra questi vi sono l’insediamento “Plunacker” a Villandro, con ritrovamenti di età neolitica, del rame e romana, il luogo di culto con sepolture dell’età del rame “Tanzgasse” a Velturno, l’insediamento retico a Stufels, i seppellimenti di epoca romana a Tires ed i reperti provenienti dalla sede vescovile tardo-antica ed alto-medievale di Sabiona. Orario delle visite guidate: tra il 28.09 ed il 3.10 ogni giorno, ore 11:00 e 15:30 (in lingua italiana) ed ore 11:00 e 14:00 (in lingua tedesca). Attenzione: per ottenere la riduzione è indispensabile portare con sé un documento d’identità. Nei prossimi mesi seguiranno offerte simili per gli abitanti di altre vallate altoatesine. Museo Archeologico dell’Alto Adige, via Museo 43, Bolzano telefono 0471 320100, web www.Iceman.it , email: museo@iceman.It  
   
   
CALDARO: SOFFIATORE DEL VETRO AL MUSEO DEL VINO (25 SETTEMBRE)  
 
Sabato 25 settembre 2010 in orario 10-13 e 14-17 il soffiatore del vetro Günther Brandt darà un saggio della propria arte al Museo del vino a Caldaro. Lo spettacolo è particolarmente adatto ai bambini che potranno partecipare attivamente. Brandt realizzerà all’interno del museo ornamenti, boccali e figure di vetro. Proveniente da una famiglia di soffiatori di vetro, Günther Brandt esercita questa affascinante attività presso l’Istituto di chimica dell’università di Innsbruck. Ulteriori informazioni allo 0471 963168. Una analoga azione dimostrativa di Günther Brandt avrà luogo la successiva domenica 26  
   
   
CON CHARDIN NELLA FERRARA MAGICA: CHARDIN, IL PITTORE DEL SILENZIO A FERRARA, PALAZZO DEI DIAMANTI  
 
Non vi è dubbio che Ferrara sia città "appropriata" per Chardin: cartesiana e metafisica e così romantica al tempo stesso, con le sue luci limpidamente "acquatiche", quasi lagunari, e le sue atmosfere brumose e raccolte. Così Ferrara sarà una cornice preziosa e ideale per l´opera di Chardin, il pittore del silenzio. La dimensione apparentemente familiare, semplice eppure straordinariamente magica e rarefatta della sua pittura sembra fatta apposta per invitare i molti che già credono di conoscere Ferrara a tornarci per cercare di vederla con occhi diversi. Gli occhi della Magia e della Terza Dimensione. Segnali, presenze, messaggi magici, alchemici, misterici ti osservano ovunque nel cuore antico di Ferrara. Basta saperli vedere. Riconoscerli oggi non è facile. A mancare è la cultura segreta che li ha disseminati nel corso dei secoli e a obnubilarli è la consuetudine che ci porta a guardare senza realmente vedere. In una ipotetica graduatoria delle città magiche del mondo è fuor di dubbio che Ferrara viene prima, molto prima, delle più note Torino e Praga. Se non altro perché l´impianto stesso di questa città è il frutto del connubio fra un grande architetto, Biagio Rossetti, e uno straordinario astrologo, Pellegrino Prisciani, autorevolissimo consigliere del Principe, uomo di profonda cultura e di enorme prestigio. Lavorando l´uno con gli strumenti della tecnica e l´altro con quelli segreti dell´astrologia crearono una città nuova, la cosiddetta Addizione Erculea, ponendola all´interno di un quadrato astrologico. Punto di forza, centro gravitazionale diremmo oggi, di questo magico sistema, era ed è il Palazzo dei Diamanti, il Medium Coeli, il luogo dove convengono le energie sottili della città. È qui che si realizza la massima estensione della luce, come avviene (e non è un caso) nel diamante, simbolo di limpidezza e perfezione, nonché pietra incorruttibile ed eterna. Se le ombre proiettate dal sole indicano con assoluta precisione l´inizio degli equinozi, messaggi complessi e profondi sono, per chi li sa vedere, puntualmente indicati nelle paraste di marmo agli angoli del Palazzo, paraste che tutto sono tranne che eleganti decorazioni. Discorsi complessi, che raccontano di come il piombo si tramuti in oro, sono inseriti da Biagio Rossetti anche nella nuova Certosa, dipanati nelle formelle che descrivono puntualmente la Grande Opera che si compie sotto il segno del Liocorno. Ma la magia qui era di casa già da secoli. Se ci fosse un qualche dubbio basterebbe studiare le proporzioni numerologicamente perfette della Cattedrale, casa di Dio ma anche luogo popolato da leoni, grifoni, agnelli mistici, stelle di David e demoni, tanti e minacciosi. Su questi percorsi vigila "Madonna Frara". Poco più in là, le formelle dei Mesi parlano dello scorrere del tempo ma anche del ruolo dei segni dello Zodiaco. Il San Giorgio di Cosmè Tura, maestro non solo della pittura, uccide il drago con una lancia di pura luce. Tutti sanno quanto l´astrologia conti nei celebri affreschi di Palazzo Schifanoia, così come molti conoscono le leggende cresciute intorno alla Palazzina di Marfisa, luogo misterico sin dai minimi dettagli progettuali. E l´elenco potrebbe continuare molto, molto a lungo. Non stupisce che qui si sia laureato Paracelso, che qui abbia studiato Copernico, che qui abbiano trovato rifugio i catari, che qui, ed esattamente in San Giacomo, secondo una tradizione mai dimostrata ma sempre ripetuta, abbia trovato sepoltura Huges de Payen, o meglio de Pagani, il fondatore dell´Ordine dei Cavalieri del Tempio, i Templari. Senza dimenticare gli Ebrei e la loro cabala, e gli intellettuali di primissimo piano che hanno espresso. Ma qui, all´ombra degli Este, si riunirono anche i membri di varie sette e una donna, Renata di Francia, "fiancheggiava" i Calvinisti. Mentre in città governava Lucrezia Borgia, qui cresceva quel Girolamo Savonarola che finì al rogo a Firenze nel 1498. Molti secoli più tardi, de Chirico espresse qui il meglio della sua arte metafisica. Nulla c´entra con queste storie. Forse. Per saperne di più: Morena Poltronieri e Ermesto Fazioli "Ferrara Magica" edizioni Hermatena (in vendita al book shop di Palazzo dei Diamanti)-  
   
   
ROMA (PALAZZO VENEZIA- 1-10 OTTOBRE 2010) E MILANO (GALLERIA BOTTEGANTICA 23 OTTOBRE-23 DICEMBRE 2010): LA PITTURA NAPOLETANA DELL’OTTOCENTO TRA INNOVAZIONE E INTERNAZIONALITA’  
 
“I Napoletani sono gli artisti più moderni del nostro tempo, sono forse i soli, interamente originali”. Con queste parole il critico Luigi Chirtani riconosceva già nel 1880 l’audacia rivoluzionaria della pittura napoletana e il suo primato nel contesto sia nazionale che straniero. Una vicenda intensa che, dopo la stagione del paesaggismo “romantico” spinse a Napoli a tentare vie più idonee alla formulazione di un linguaggio comune, unitario e “nazionale”. Un linguaggio capace soprattutto di esprimere e tradurre in immagine, con immediatezza e forte senso d’attualità, nuove ansie di libertà del fare artistico e nuovi bisogni di verità e concretezza nell’esprimersi e comunicare. Le tappe fondamentali di questa grande stagione dell’arte italiana, che vide artisti “napoletani” (abruzzesi e pugliesi, calabresi, campani e siciliani) concorrere con toscani e lombardi, piemontesi e veneti alla maturazione e allo sviluppo di una pittura del “vero”, sono ripercorse nella bella mostra La pittura napoletana dell’Ottocento tra innovazione e internazionalità organizzata dalla galleria Bottegantica, a cura del suo direttore, Enzo Savoia, che avrà luogo nella sede di Milano di via Manzoni 45 dal 23 ottobre al 23 dicembre 2010, e allestita in anteprima in occasione della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma dal 1 al 10 ottobre. Attraverso una selezione di una trentina di opere di alta qualità, la mostra ricostruisce le vicende dei protagonisti del “realismo” napoletano: da Filippo Palizzi, che si dedicò con instancabile amore ai soggetti di una realtà rustica e umile, resa con felice immediatezza per mezzo di una pennellata rapida e sapiente; ai pittori della “Scuola di Resina”, Federico Rossano e Giuseppe De Nittis in primis, radunatisi nei primi anni Sessanta a Portici per tentare un’esperienza comune di pittura di paesaggio, con il dichiarato scopo di recuperare, su basi di rigoroso rispetto del vero, i valori della veduta nella sua essenza quotidiana, opponendosi sia alla retorica del Romanticismo di Domenico Morelli, sia al micrografico verismo di Filippo Palizzi. Oltre a sottolineare gli aspetti “innovativi” della pittura napoletana, la rassegna dedica particolare importanza anche alla sua dimensione internazionale, e in particolare a quel filo diretto che legò Napoli a Parigi, grazie alla presenza cospicua dei mercanti francesi di passaggio per la città, che misero sotto contratto molti artisti, invitandoli a soggiornare per lunghi periodi nella capitale francese. Proprio la modernità dello spettacolo offerto da Parigi è la chiave di lettura di molte opere di Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Edoardo Tofano, Francesco “Lord” Mancini, Pietro Scoppetta e Ulisse Caputo che celebrano il ritmo veloce della vita nelle piazze e nei nuovi Boulevards di Haussmann, le corse ippiche a Longchamp, ma anche la bellezza sofisticata – tanto mondana e contemporanea, quanto ideale e immaginaria – delle parigine, protagoniste degli anni ruggenti della Belle Epoque. A Parigi vissero la loro bohème artistica anche Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti, fautori, una volta fatto ritorno in Italia, di una pittura personalissima, ricca di colore e di effetti luminosi, capace di coniugare le predilette tematiche regionali a un gusto internazionale più elegante e ricercato, molto apprezzata dai collezionisti francesi, come pure da quelli inglesi e americani. Una sezione della mostra è dedicata pure alla raffinata produzione veneziana di Vincenzo Caprile, che, al pari di Rubens Santoro, seppe trasmettere la sua totale ammirazione per la città lagunare, per i suoi monumenti, per i suoi canali d’acqua, in una serie di vedute caratterizzate da sofisticati effetti atmosferici e da una condotta pittorica impeccabile. L’esposizione si conclude con un gruppo cospicuo di dipinti di coloro che furono gli indiscussi cantori della terra e del mare partenopeo: Vincenzo Migliaro, Giuseppe Casciaro, Attilio Pratella e Vincenzo Irolli, che con la loro opera traghettarono la pittura napoletana verso il Novecento. Tra le opere più rappresentative presenti in mostra, si ricordano: la scenografica Passeggiata davanti Palazzo Ducale di Vincenzo Caprile, datata 1905, in cui tutta l’atmosfera vibra del chiarore soffuso del cielo riflesso dalle acque della laguna veneziana; Alla toeletta, incantevole tela di Ulisse Caputo, che condensa con maestria l’acuta osservazione dell’intimità muliebre con lo studio sottile degli effetti luminosi; nel segno della pittura sfavillante di Mariano Fortuny sono invece le Sirene moderne, seducente capolavoro di Edoardo Dalbono, datato 1874, dal piacevole soggetto e dall’ampio taglio paesaggistico, risolto con una pittura luminosa, ancora in parte debitrice del verismo maturato a Resina; l’enigmatico, quanto elegante Prima del ballo di Giuseppe De Nittis, selezionato per la grande mostra dedicata al pittore di Barletta che si terrà entro fine anno al Petit Palais di Parigi; l’incantevole Bevo la birra di Antonio Mancini, eseguita nel 1888 e documentata in passato nelle prestigiosi collezioni Tessitore, De Angeli, Tesorone, Casciaro e Coppa; la mondana Caccia alla volpe di Francesco “Lord” Mancini; Al mare, luminosa tela eseguita nel 1875 da un giovane, ma professionalmente maturo Federico Rossano, dove già sono portati a felice compimento gli insegnamenti appresi alla “Scuola di Resina”; per concludere, infine, con il toccante L’innamorato timido di Francesco Paolo Michetti, straordinario scrutatore di orizzonti remotissimi, capace di far convivere l’Abruzzo e l’Oriente bizantino, le presunte tradizioni popolari con l’altrettanto presunto ieratismo assoluto. Info: La pittura napoletana dell’Ottocento tra innovazione e internazionalità - Curatore: Enzo Savoi - Sedi e periodo espositivo: Roma, Palazzo Venezia, 1-10 ottobre 2010 // Milano, Galleria Bottegantica, 23 ottobre-23 dicembre 2010 - info@bottegantica.Com  - milano@bottegantica.Net  - www.Bottegantica.com  
   
   
RIMINI (CASTEL SISMONDO): PARIGI. GLI ANNI MERAVIGLIOSI - IMPRESSIONISMO CONTRO SALON - 23 OTTOBRE 2010/27 MARZO 2011  
 
E´ vero che i numeri non sono tutto, ma certo un po´ contano. Per questo a Linea d´ombra e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini si respira un clima, se non di euforia, certo di notevole, legittima soddisfazione. Clima che ha contagiato anche i fratelli Gaspare, Antonio, Fiorenzo, Giancarlo Lucchetta che con il loro Gruppo Euromobil hanno deciso di scommettere su questa ulteriore fatica di Marco Goldin. Il dati che più vengono da tutti favorevolmente valutati sono quelli percentuali. Rispetto allo scorso anno (ricordiamo che a Castel Sismondo venne allestita la mostra "Da Rembrandt a Gauguin a Picasso. L´incanto della pittura. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston" che chiuse a quota 190.000 visitatori), le prenotazioni per "Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon" segnano un incremento del 30% e hanno superato quota 22 mila. E già questo sarebbe motivo di soddisfazione. Ma ciò che più viene valutato positivamente sono i primi responsi sulla "formula Rimini". Come si ricorderà, Linea d´ombra e Fondazione hanno deciso di affiancare alla mostra principale una seconda esposizione, anch´essa allestita a Castel Sismondo, la Rocca Malatestiana di Rimini. Si tratta di una mostra dossier intitolata "Caravaggio e altri pittori del Seicento. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford". Da quello che è il più antico museo americano, Marco Goldin, che di tutta l´operazione è l´ideatore, il regista nonché il curatore, ha voluto far arrivare in Italia una selezione di quattordici dipinti, tutti di grande formato, da affiancare a quel capolavoro assoluto che è "L´estasi di San Francesco" del Caravaggio. Sono opere fondamentali del barocco in Europa: Cigoli, Morazzone, Gentileschi, Strozzi, Saraceni, per l´ Italia. Quindi in ambito spagnolo Zurbarán, con una delle sue opere più riconosciute, il San Serapione del 1628, un quadro affascinante che rivela l´intimo collegamento, esistente nell´arte spagnola del Xvii secolo, tra scultura e pittura. Il modo in cui è ritratto il santo è infatti estremamente realistico, al punto che si ha quasi l´impressione di poterlo toccare. E poi Ribera, con il suo Il senso del gusto, 1614-1616 circa, che rivela un evidente legame con il naturalismo e il chiaroscuro del Caravaggio. Quindi, Le Sueur in Francia e la Scuola fiamminga e olandese con Sweerts, Van Dyck e Hals, il più importante ritrattista di Haarlem nel secondo quarto del Xvii secolo, con il Ritratto di Joseph Coymans. La qualità anche di questa mostra ha convinto il pubblico: il 95% di chi si è già prenotato per ammirare il ciclopico "scontro" tra i grandi interpreti dell´Impressionismo e quelli del Salon, ha scelto di abbinare alla mostra principale anche quella su Caravaggio e il Seicento, un dato che è quasi plebiscitario. Da notare che tutto questo pubblico ha anche a disposizione, gratuitamente, sempre all´interno dei percorsi di Castel Sismondo, una serie di altre mostre tutt´altro che "minori". A partire da "Gianquinto. Opere rare 1959-2003", che resterà aperta sino all´8 dicembre 2010, seguita da "Nunziante. Dal Caravaggio" (dall´11 dicembre al 30 gennaio 2011) e da "Ciarrocchi. Opere scelte" (dal 5 febbraio al 27 marzo 2011). Il dato che però era il più atteso riguardava quanto le mostre riminesi avrebbero manifestato la capacità di traino per un´altra operazione testata la prima volta in questa occasione. Il riferimento è alla mostra parallela "Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia" proposta nella Repubblica di San Marino, a Palazzo Sums, nel medesimo arco temporale delle due grandi mostre riminesi, ovvero dal 23 ottobre 2010 al 27 marzo 2011. I dati, ancora una volta, fanno concretamente ben sperare: il 70% di chi ha prenotato Rimini ha scelto di aggiungere anche San Marino, confermando quindi il gradimento di un sistema territoriale di grande interesse. L´obiettivo di questo asse è infatti anche quello di far conoscere ai grandi pubblici delle mostre quel magnifico territorio che dalla città e dal mare sale verso il Titano, con paesaggi dolcissimi, castelli, piccoli borghi tutti da scoprire. Con le cautele che, anche in presenza di dati oggettivamente davvero entusiasmanti, non debbono mai venire meno, Goldin non nasconde la sua soddisfazione. Sono dati, chiarisce, di prenotazioni che, nella quasi totalità, si riferiscono ai "pubblici organizzati", cioè a gruppi che, naturalmente, hanno bisogno di selezionare in tempo le date da inserire nei loro programmi. Man mano che cresceranno, dovranno essere studiate anche le tendenze dei visitatori singoli che, come di consueto, difficilmente prenotano la loro visita con anticipi tanto ampi. Il test comunque offre la certezza che questa nuova scommessa riminese, se non può considerarsi già vinta, certo sarà vissuta sull´onda di un grande entusiasmo. Info: Call center: Tel. +39 0422 429999; Fax +39 0422 308272 biglietto@lineadombra.It ; www.Lineadombra.it  
   
   
FIRENZE (OPERA SANTA MARIA DEL FIORE); VISITE ANCHE VIA INTERNET O PER TELEFONO E INSERIMENTO DI QUESTO COMPLESSO MUSEALE FRA I BENI ARTISTICI COMPRESI NELLA CARD MUSEI  
 
Via libera della commissione cultura. Prenotare le visite all’Opera Santa Maria del Fiore via internet o per telefono. Non solo per i gruppi ma anche per i singoli cittadini e valutare, alla prima verifica dall’introduzione della Card Musei, la possibilità di inserire anche i siti del complesso dell’Opera di Santa Maria del Fiore nell’elenco dei beni artistici monumentali e culturali previsti nella “Card Musei” stessa. E’ quanto chiede al sindaco la mozione della commissione cultura approvata all’unanimità su proposta del consigliere della Lista Spini Tommaso Grassi. La mozione sottolinea infatti che per “visitare il complesso dell’opera di Santa Maria del Fiore si accede da 5 ingressi diversi che sono campanile, cupola, cattedrale e battistero e museo e si devono fare 4 biglietti ad altrettanti biglietterie differenziate. (la Cattedrale è gratuita)”. “In questo modo – ha spiegato il presidente della commissione Leonardo Bieber (Pd)- si cerca di andare incontro alle esigenze dei singoli per accedere in modo più agile a visite e prenotazioni evitando così i disagi delle code dei turisti in attesa di entrare”. Bieber ha poi sottolineato come la mozione prenda in considerazione anche la possibilità di inserire questo complesso museale all’interno del sistema della Card Musei” che sarà attiva entro questo mese e che nasce appunto per migliorare la fruizione dei musei da parte dei cittadini e dei turisti  
   
   
FIRENZE: PALAZZO VECCHIO SVELA IL SUO TEATRO ROMANO  
 
Da sabato via alle visite guidate agli scavi archeologici. Da Empoli: “Il primo passo per la costituzione del nuovo Museo della città”. Un teatro romano vastissimo, capace di contenere nel periodo di massimo splendore fino a 15 mila spettatori, poi caduto in disgrazia e quasi dimenticato, ‘sepolto’ sotto le successive costruzioni e ampliamenti di Palazzo Vecchio. Ora l’antico teatro di Florentia torna alla luce, grazie a sei anni di scavi finalmente ultimati (anche se potrebbero esserci ulteriori sorprese) e sarà il più antico ‘pezzo’ del nuovo museo della città che verrà trasferito dalla Biblioteca delle Oblate proprio a Palazzo Vecchio. Le visite guidate partiranno sabato prossimo, 25 settembre. Le novità sono state illustrate dall’assessore alla cultura Giuliano da Empoli e da Carlotta Cianferoni, della sovrintendenza dei beni archeologici della Toscana. “Con la riscoperta del teatro romano - ha affermato l’assessore da Empoli - inizia un percorso che porterà a Palazzo Vecchio il Museo della città, attualmente ospitato alle Oblate, e al conseguente allargamento della Biblioteca. Riteniamo infatti che il Museo della città, che racconta la storia di Firenze, sia naturalmente connaturato a Palazzo Vecchio e solo qui, proprio partendo dalle fondamenta e arrivando fino alle terrazze, possa affascinare cittadini e turisti illustrando la tradizione e l’evoluzione millenaria della sede del potere cittadino”. La sede del Comune poggia le sue fondamenta su un sito di straordinaria importanza storica. Il teatro doveva avere una capienza di quasi 7000 spettatori ma nel periodo di massimo splendore, intorno al I, Ii secolo dopo Cristo, corrispondente alla grandiosa ristrutturazione della città compiuta in età imperiale, si stima che il pubblico potesse arrivare fino a 10-15 mila presenze . Le sue vestigia si estendono su una vasta porzione di terreno sotto Palazzo Vecchio e palazzo Gondi, con la cavea rivolta verso piazza della Signoria e la scena lungo via dei Leoni. Il teatro restò attivo fino al V secolo, e dopo cadde in disuso e venne via via dimenticato. I suoi resti iniziarono gradualmente a riaffiorare nell’Ottocento quando, in occasione del trasferimento a Firenze della capitale del regno d’Italia (1865) fu intrapresa un’intensa seria di campagne di sventramento e ammodernamento del tessuto urbano. Dopo un’indagine archeologica preliminare effettuata a fine anni ’90, la vera e propria campagna di scavo si è svolta tra il 2004 e il 2010. Lo scavo è stato condotto dalla cooperativa Archeologia sotto la direzione scientifica della sovrintendenza per i beni archeologici della Toscana. I lavori hanno consentito di riportare alla luce alcuni tratti delle burelle (probabilmente da burus, cioè buio), ovvero corridoi, compreso il vomitorium, ossia il corridoio centrale attraverso il quale gli spettatori avevano accesso. E’ inoltre visibile il margine interno della piattaforma dell’orchestra, che nel teatro romano non ospitava il coro come in quello greco, ma era riservata alle autorità. Il ritrovamento di un gruppo di anfore per le derrate alimentari, rotte e riutilizzate per il drenaggio delle acque, ha consentito di datare la costruzione delle burelle alla fine del I o all’inizio del Ii secolo d.C.; tuttavia è probabile che il nucleo originario del teatro risalga all’epoca della fondazione della colonia romana – fine del I sec. A.c. – e che soltanto in seguito sia stato ingrandito. Sui resti d’età imperiale si sovrappongono, per successive stratificazioni, strutture di epoca medievale (Xii-xiv sec.) come pozzi, fondamenta di abitazioni e altri edifici. Tra questi è stato individuato un fronte stradale con portali medievali e relativo selciato, inglobato nel Xvi secolo nell’ampliamento di Palazzo della Signoria verso via dei Gondi e via de’ Leoni. Le visite guidate, a cura dell’Associazione Museo dei Ragazzi di Firenze, si svolgono nei giorni di sabato, domenica e lunedì. Le visite, della durata di un’ora per massimo 20 persone, hanno inizio alle 11.00, 14.30, 15.30 e 16.30. In occasione delle aperture serali di Palazzo Vecchio, sono previste ulteriori visite con inizio alle 17.30 e alle 18.30. La prenotazione è obbligatoria e gratuita. Per informazioni e prenotazioni: telefono 055 276 8224 /8558, tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00; info.Museoragazzi@comune.fi.it. In caso di disponibilità è possibile prenotare direttamente presso il banco informazioni del Museo di Palazzo Vecchio nell’area della biglietteria. Gli scavi sono parzialmente accessibili ai disabili motori (con accompagnatore) e non sono accessibili ai minori di 8 anni per motivi di sicurezza. Il biglietto costa 2 euro in più rispetto al costo del solo museo di Palazzo Vecchio e comprende anche la visita a tutto il Palazzo  
   
   
LUCCA (FONDAZIONE CENTRO STUDI SULL’ARTE LICIA E CARLO LUDOVICO RAGGHIANTI ): LUCCA E L’EUROPA. UN’IDEA DI MEDIOEVO (V-XI SECOLO) - 25 SETTEMBRE 2010 / 09 GENNAIO 2011  
 
Sabato 25 settembre viene inaugurata presso la sede della Fondazione Ragghianti a Lucca l’esposizione Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo (V-xi secolo). La mostra, organizzata in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla nascita di Carlo Ludovico Ragghianti, è stata progettata da un Comitato Scientifico costituito da: Clara Baracchini, Carlo Bertelli, Antonino Caleca, Maria Teresa Filieri, Marco Collareta e Gigetta Dalli Regoli. Un’attenta selezione di oltre cento opere prodotte dal V all’Xi secolo, allestite in undici sezioni, esplora la produzione artistica lucchese attraverso puntuali riferimenti al contesto europeo. Un interessante percorso espositivo dove l’opera d’arte, come Ragghianti ci ha insegnato, è valutata in relazione dinamica con i fenomeni circostanti secondo un metodo che prende in esame i materiali senza giudizi preconfezionati. La rassegna si avvale anche di recenti studi sulle tipologie decorative e sul loro retroterra intellettuale e culturale. Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo. V-xi secolo apre il suo percorso espositivo con una meditata, quanto significativa, selezione di antiche monete. I reperti numismatici si configurano fra quei privilegiati indici dello sviluppo artistico dai quali si evince il passaggio dall’estetica naturalistica all’indirizzo astratto prevalente in età medievale. Questo storico passaggio è ben visibile nel Decanummo di Atalarico, conservato a Firenze al museo del Bargello, nel denaro argenteo per Carlo Magno e nel denaro argenteo per Ottone Ii, entrambi custoditi presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca. Il percorso prosegue con la sezione dei preziosi manufatti in avorio, materiale pregiato e raro destinato alle più raffinate produzioni nell’arte tardo-antica, fra cui spiccano la pisside in avorio proveniente dal Museo Civico di Livorno, il Dittico del 480 commissionato dal console Basilio e il Dittico consolare di Aerobindo del Vi secolo. Da questi importanti capolavori si coglie con chiarezza la nuova e diversa dimensione creativa dell’arte tardo-antica, sotto la cui spinta tramonta l’estetica classica. L’affermarsi della decorazione “astratta” con il simbolismo che talvolta le è connesso, trova piena affermazione nell’oreficeria, dagli ornamenti dell’abito civile alle decorazioni delle armi. Di questa produzione, riservata alle classi dominanti, si presentano a Lucca notevoli ed emblematici esempi del Vii secolo quali, il frontale di elmo che reca inciso il nome del re longobardo Agilulfo del Museo del Bargello di Firenze, la fibula a disco proveniente dal Museo Archeologico di Parma e quella a staffa conservata presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca. La sezione successiva presenta una straordinaria raccolta di sculture in pietra: colonne, pilastrini, capitelli, architravi, transenne e timpani che, nell’insieme, documentano lo sviluppo della decorazione architettonica dal Vii al X secolo entro il suo contesto intellettuale e culturale. Raffinati esempi ne sono la lastra con croce di Aquilea (Lucca), il pilastrino proveniente dal Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo e le lastre dell’antica cattedrale di Torino. Nel periodo altomedievale il culto per le reliquie dei Santi si colloca con forza negli usi del popolo cristiano e la devozione che ne deriva avvia una produzione specifica di preziosi reliquiari sia monumentali che mobili. Significativi esempi di questa produzione artistica sono il reliquiario di Cividale, la cassetta-reliquiario della cattedrale di Sarzana e quelli a croce di Vigevano e Volterra. La mostra affronta anche il ruolo capitale che l’arte del libro occupa nella cultura del periodo. Oltre ad un testimone d’eccezione, il celeberrimo manoscritto 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca, che reca la data 787, sono esposti codici e fogli sciolti di produzione altomedievale tra cui particolarmente rari e significativi l’evangelario della Biblioteca Capitolare di Perugia, il foglio di produzione insulare (irlandese o britannico) con Cristo fra gli Apostoli della Biblioteca Nazionale di Torino, l’ornatissimo omeliario dell’abbazia di Montecassino e l’insigne manoscritto Amiatino 3 della Biblioteca Laurenziana di Firenze. Nello spirito della mostra, anche in questo caso gli apparati decorativi dei codici sono suggestivamente confrontati con importanti manufatti di altre tipologie, quali il cosiddetto “cavallino” da Corteolona dei Musei Civici di Pavia, il dittico di Rambona dei Musei Vaticani e il marmoreo rilievo con Arcangelo di Capua. La “rinascita” carolingia, avviata nel mondo del libro con l’introduzione della minuscola carolina, nel giro di una generazione arriva a coinvolgere tutte le “arti diverse”, qui testimoniate da capolavori assoluti quali il capitello di Malles e la Madonna di Brescia, in stucco, e il Santo ad affresco e la testina in avorio da San Vincenzo al Volturno. Un’intera sezione è dedicata poi ad una raffinata selezione di preziosi tessuti serici di provenienza orientale, quali l’eccezionale se pur poco noto telo di Ascoli Piceno e due più famosi frammenti del Museo Vaticano e del Bargello. Il tema degli animali affrontati, tipico di questi tessuti, viene ripreso nella scultura in pietra coeva: ne sono esempi in mostra le formelle del Museo Barracco di Roma, le lastre del Museo Provinciale Campano di Capua e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Questo motivo svolge un ruolo importante nello sviluppo del capitello medievale, di cui la mostra testimonia i momenti cruciali con esempi significativi che vanno dall’enigmatico e affascinante capitello di Gello, oggi a Villa Guinigi, fini a quello ormai pienamente romanico di Pavia. Il fascino dell’Oriente, così importante per gli uomini del medioevo, non è testimoniato in mostra solo dai tessuti ma anche da altre tipologie di oggetti che dimostrano l’eccellenza artistica di Bisanzio e dell’Islam: è il caso dello splendido Falco in bronzo, sicuramente fra i più notevoli metalli islamici che ci siano pervenuti (affiancato dal suo travestimento in foggia di gallo realizzato quando l’oggetto fu utilizzato come banderuola sulla chiesa di San Frediano di Lucca), nonché dei bacini ceramici che ornavano le chiese romaniche lucchesi e pisane. La mostra si conclude con testimonianze artistiche appartenenti agli anni di passaggio tra Xi e Xii secolo: codici, sculture e monete che alludono in forma sintetica alla nascita della civiltà comunale lucchese. Un rarissimo bronzo raffigurante un leone con volto umano ci proietta poi idealmente verso la realizzazione di una seconda mostra, che illustrerà lo svolgimento dell’arte lucchese nei secoli centrali del Romanico (Xii- Xiii secolo). Il percorso espositivo prosegue idealmente nella quattrocentesca Villa Guinigi sede del Museo Nazionale a pochi metri della Fondazione Ragghianti. La Villa ospita infatti una ricchissima collezione di reperti valorizzata da un recente nuovo allestimento che ha coinvolto tutta la sezione medievale del museo  
   
   
NAPOLI (GALLERIA DI PALAZZO ZEVALLOS STIGLIANO): IL TEMPO DELL´ANTICO. PAGINE DI ARCHEOLOGIA E CULTURA - LE ORE DELLA DONNA - STORIE E IMMAGINI NELLA COLLEZIONE DI CERAMICHE ATTICHE E MAGNOGRECHE DI INTESA SANPAOLO - 29 SETTEMBRE 2010/3 APRILE 2011  
 
Una folla di donne sta per occupare i nobili saloni di Palazzo Zevallos Stigliano, su via Toledo, nel cuore di Napoli. Sono madri di famiglia, mogli ma anche bellissime etére, colte "cortigiane", o le donne del mito, Amazzoni e Menadi. Racconteranno di come, tra V e il Iii secolo avanti Cristo, in Grecia e nella Magna Grecia vivevano, amavano, sognavano le donne. Il tutto visto però con gli occhi degli uomini. Sono infatti solo ed esclusivamente maschi i ceramisti che realizzano e soprattutto dipingono le meravigliose ceramiche che Intesa Sanpaolo espone dal 29 settembre al 3 aprile 2011, nella propria sede espositiva a Palazzo Zevallos Stigliano, in occasione della mostra Le ore della donna. Storie e immagini nella collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo. L´eccezione, l´unica nota, è quella documentata in una kalpis attribuita al "Pittore di Leningrado". Il pezzo illustra l´interno di una bottega di ceramisti e mostra al lavoro proprio una donna intenta a decorare un vaso. Tutte le ceramiche esposte provengono dalla collezione Intesa Sanpaolo, una tra le più importanti al mondo, ricca di ben 522 reperti provenienti da Ruvo di Puglia, importante centro dell´antica Apulia. La mostra è la prima del ciclo espositivo intitolato Il Tempo dell´Antico. Pagine di archeologia e cultura destinato a svelare, attraverso percorsi tematici di cui questa mostra è il primo esempio, questa magnifica collezione. Inaugurata un anno fa alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, l´esposizione si trasferisce oggi a Napoli e presenta al pubblico partenopeo circa trenta ceramiche selezionate dalla raccolta archeologica della Banca. Ospiti speciali dell´esposizione napoletana sono due vasi concessi in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, anch´essi provenienti, come le ceramiche di Intesa Sanpaolo, dalle tombe di Ruvo. Si tratta di due esemplari straordinari, per la raffinatezza di esecuzione e per le storie del mito narrate, che vedono protagoniste due donne, Medea e Cassandra, il cui ruolo e le cui vicende appaiono in antitesi: donna innamorata, maga e madre crudele le prima, sacerdotessa vergine la seconda, entrambe comunque segnate da un destino cruento e violento. Il rapporto con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli avrà un seguito oltre a questa mostra: alcuni vasi della preziosa collezione del Museo saranno restaurati nell´ambito del progetto Restituzioni 2013, il programma di restauri che vede Intesa Sanpaolo al fianco delle Soprintendenza italiane nella salvaguardia del patrimonio artistico del Paese. A Palazzo Zavallos Stigliano le donne dell´antichità dialogheranno idealmente con altre donne, a cominciare da Orsola, la santa il cui martirio è stato raffigurato da Caravaggio nella splendida tela qui esposta, capolavoro delle collezioni della Banca. In concomitanza con la mostra sono previste attività legate al tema della mostra, quali conferenze e concerti nel salone del pubblico di Palazzo Zevallos Stigliano. Inoltre saranno attivati laboratori didattici rivolti alle scuole e a tutti i visitatori della Galleria. Ideatrice del percorso di conoscenza e valorizzazione della collezione vascolare è stata Fatima Terzo, responsabile dei Beni culturali di Intesa Sanpaolo, scomparsa nel maggio del 2009, a cui viene dedicata l´intera rassegna. Le ore della donna. Storie e immagini nella collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo è aperta al pubblico dal 29 settembre 2010 al 3 aprile 2011, da martedì a domenica (lunedì chiuso) dalle 10 alle 18. Ingresso gratuito alla mostra riservato ai clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo ogni prima domenica del mese. Informazioni: www.Palazzozevallos.com  
   
   
LOCARNO (PINACOTECA COMUNALE CASA RUSCA): MOSTRA "VALERIO ADAMI" - DAL 3 OTTOBRE 2010 FINO AL 16 GENNAIO 2011  
 
Dal 3 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011 la Città di Locarno presenta presso la Pinacoteca Comunale di Casa Rusca la prima antologica in Svizzera dedicata all’artista italiano Valerio Adami. Nato nel 1935 a Bologna, Valerio Adami vive a Meina - dove ha sede la Fondazione europea del disegno da lui fondata - a Montecarlo e a Parigi. È stato invitato a esporre in importanti musei di tutto il mondo, tra cui il Centre Georges Pompidou di Parigi, Palazzo Reale a Milano, il Museo de Bellas Artes di Buenos Aires e il Musée de la Ville de Paris, solo per citarne alcuni. L’esposizione, curata da Rudy Chiappini, intende offrire una visione antologica dell’opera dell’artista attraverso la selezione di una sessantina di dipinti di grandi dimensioni provenienti dalla Fondazione Adami, da collezioni europee pubbliche e private. Si tratta di lavori compiuti a partire dalla metà degli anni Sessanta fino ai giorni nostri, con alcune tele realizzate appositamente per l’appuntamento locarnese. L’obiettivo della mostra è di mettere in risalto l’evoluzione della ricerca pittorica di Adami e di consentire ai visitatori di confrontarsi con le tematiche principali che hanno caratterizzato il suo percorso artistico. Bardelle_von_boletzky.sabina@locarno.ch