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Notiziario Marketpress di Giovedì 04 Febbraio 1999
 
   
  FLOROVIVAISMO PROFESSIONALE INTERNAZIONALE AL MIFLOR DI MILANO

 
   
  Milano, 4 febbraio 1999 - In vista dell´edizione 1999 di Miflor Salone Internazionale del Florovivaismo Professionale, degli Accessori e delle Attrezzature, della Tecnologia applicata e dei Servizi, in calendario presso i nuovi padiglioni di Fiera Milano dal 5 al 7 febbraio, è riferito che per la festa di San Valentino (14 febbraio) gli italiani spendono (circa 800 miliardi di lire), il 15% della cifra (100. 000 lire nel ´98) che ogni anno destinano all´acquisto di fiori e piante. Il consumo di fiori e piante ha momenti di picco (36%) nelle feste come Ognissanti, Natale, San Valentino e la Festa della Mamma Rosa e orchidea sono i fiori preferiti a San Valentino. Fulvio Graziotto, presidente di Ancef (Associazione Nazionale Commercianti Esportatori di Fiori) dice che per questa festa sono vendute prevalentemente (70%) rose rosse, seguite dalle orchidee (Cyumbidium, Phalaenopsis, Cattleye, Dendrobium e così via). Non esiste un vero e proprio terzo posto e solo in percentuale molto minore sono venduti altri fiori, secondo i suggerimenti dei fioristi, quali Lilium, Anthurium, Gerbere e pure piante fiorite. Da due anni ha assunto maggiore importanza la confezione: il bouquet di San Valentino ha detto Graziotto, deve essere vistoso e ben confezionato con attento uso del verde che dia molto più risalto a rose, orchidee e altri fiori. Al Miflor è possibile avere una panoramica globale dei consumi tra i quali al primo posto rimane la rosa. La coltivazione italiana risulta di 1600 ettari di piante da fiore reciso e non meno di 30 milioni di piante in vaso. Al secondo posto nelle preferenze dei consumatori c´è la margherita che è anche il "Fiore di Miflor" per questa edizione. In Italia il fiore reciso sta attraversando un momento difficile con una riduzione dell´1, 6% della produzione 1998 mentre è aumentata la superficie coltivata con piante da giardino e fronde da taglio, destinate principalmente all´export. Secondo dati provvisori del consumi del 1998, il saldo florovivaistico nazionale dovrebbe salire del 14% con attivo di 175, 5 miliardi di lire. Però , la crescita delle esportazioni rimane di tipo quantitativo: l´Italia esporta, infatti, a prezzi inferiori rispetto al 1997, eccetto che per il vivaismo, dove i prezzi hanno registrato una modesta crescita pari all´1, 3%. Secondo una ricerca congiunta di Uniflor (Unione Nazionale delle Associazioni di Produttori Florovivaistici) e l´Ufficio Olandese dei Fiori in collaborazione con la Ue, il consumo a livello nazionale è calato nel 1998 di circa il 6, 1%. Dall´indagine emerge che il 20% degli intervistati non acquista fiori, il 26% di coloro che acquistano comperano fiori recisi una volta al mese, il 23% lo fa ogni due o tre mesi. Più preoccupanti sono le ragioni della mancanza di acquisto: il 25% degli intervistati giudica i fiori recisi troppo costosi mentre il 47% lamenta che durano poco. Il fiore reciso è un "genere voluttuario" con tre fasce di mercato: la fascia di popolazione con buone possibilità economiche, da sempre consumatrice abituale, copre in modo costante da anni una percentuale minima (10%15% del mercato). La fascia intermedia comprende la fetta più grande (45-50%) e ha un atteggiamento a priori indifferente verso il prodotto e acquista fiori in modo casuale. Infine, la fascia povera ha un consumo marginale. Di fronte al continuo calo dei consumi nazionali, i produttori italiani si sono rivolti ai mercati esteri, adattando la loro produzione alla richiesta. Non potendo competere con i grandi produttori di fiori recisi, che possono contare su un costo del lavoro molto basso e condizioni climatiche migliori (come in Africa e Sudamerica), i floricoltori italiani hanno convertito molte delle loro coltivazioni, orientandole sui prodotti tipici italiani. .  
   
 

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