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Notiziario Marketpress di Venerdì 04 Febbraio 2011
 
   
  IL CASTELLO DI RIVOLI ORGANIZZA E PROPONE LA PRIMA RETROSPETTIVA IN UN MUSEO EUROPEO DELL’ARTISTA AMERICANO JOHN MCCRACKEN (BERKELEY, CALIFORNIA, 1934. VIVE E LAVORA A SANTA FE, NUOVO MESSICO)

 
   
  Tra i maggiori esponenti storici del Minimalismo americano insieme a Donald Judd, Carl Andre, Dan Flavin e altri, John Mccracken vede l’arte come mezzo per una esperienza contemplativa spirituale alta e misteriosa, e i suoi lavori come prototipi di un mondo a venire in cui regna assoluta bellezza. Convinto che l’arte, risvegliando la conoscenza e arricchendo le nostre vite, possa dare forma ai misteri della vita e alle leggi insondabili dell’universo, Mccracken, attraverso l’unicità della sua visione artistica, rivela la vera complessità di quello che genericamente chiamiamo Minimalismo. L’artista è divenuto noto per ciò che egli definisce “blocchi, lastre, colonne, assi. Belle forme basilari, forme neutre.” Il punto di partenza per tali “forme neutre” è l’oggetto minimalista o la struttura primaria come il cubo o la tavola. Eseguite in legno compensato e successivamente ricoperte di fibra di vetro e resina di poliestere, declinate in colori vividi, le forme neutre si trasformano in un oggetto che coniuga le tendenze anti-illusionistiche del Minimalismo con i colori dell’industria automobilistica e con l’idea di uno spazio mentale e immateriale. Noto soprattutto per le proprie sculture, Mccracken in seguito evolve il proprio lavoro a partire dai dipinti della serie Mandala degli anni Settanta, opere che hanno portato la critica a confrontarsi in modo inedito con la sua produzione artistica. L’opera di Mccracken può essere oggi analizzata in un’ottica nella quale le categorie dell’arte minimale vengono rivisitate per lasciar spazio a nuovi campi concettuali, ad esempio l’incontro con ciò che l’artista chiama “la presenza” e la speculazione teorica sullo spazio. Il lavoro dell’artista americano negli ultimi anni è apparso in molte rassegne collettive non legate alla corrente del Minimalismo ma dedicate bensì ai temi più svariati: dallo psichedelico alla vita extraterrestre o ai rapporti tra arte e design. La retrospettiva di Mccracken al Castello di Rivoli, realizzata con il contributo della Fondazione Crt, è sviluppata in stretta collaborazione con l’artista e presenta circa sessanta lavori storici a partire dalle prime tele degli anni Sessanta, esposte per la prima volta al pubblico, le sculture bicrome della metà degli anni Sessanta come Theta-two e Mykonos, la prima Plank realizzata dall’artista nel 1966, Red Plank, fino ai dipinti della serie Mandala degli anni Settanta, insieme a lavori più recenti come Wonder e Fair, entrambi del 2010, due sculture realizzate dall’artista appositamente per questa mostra. Curata da Andrea Bellini, co-direttore del Castello di Rivoli e allestita nel grande spazio della Manica Lunga, la mostra segna l’inizio di una serie di retrospettive che il museo dedicherà a figure chiave dell’arte contemporanea. Pubblicato per i tipi di Skira, il catalogo della rassegna, curato da Andrea Bellini e Marianna Vecellio, include nuovi saggi di Andrea Bellini, Alex Farquharson e Marc-olivier Wahler; una nuova intervista realizzata all’artista da Marianna Vecellio e una conversazione su Mccracken tra Daniel Baumann e l’artista John Armleder. Oltre alle immagini dei più importanti lavori creati da Mccracken a partire dagli anni Sessanta, il catalogo presenta una selezione di disegni dai taccuini dell’artista e, per la prima volta, una cronologia dettagliata delle mostre. La pubblicazione include inoltre un’ampia antologia con testi di Brooks Adams, Roger M. Buergel, Dan Cameron, Frances Colpitt, John Coplans, Donna Desalvo, Lucy R. Lippard, Jane Livingstone, Kynaston Mcshine, David Pagel, Peter Plagens, Merle Schipper, Barbara Rose, Harold Rosenberg, Angela Vettese, A. M. Wade, Emily Wassermann, Nicolas Wilder, Eva Wittocx, Adachiara Zevi e dell’artista. John Mccracken nasce a Berkeley, California, il 9 dicembre 1934. Prima di iscriversi al California College of Arts and Crafts (Ccac) a Oakland, dove studia pittura dal 1957 al 1965, lavora come operatore sonar su una nave dragamine militare. Nel 1962, l’artista realizza oggetti scultorei creati dall’assemblaggio di rifiuti e detriti e produce al tempo stesso dipinti a olio su tela, come Cathedral, 1962, Look, 1962, e Bandolier, 1962, che combinano l’elemento geometrico astratto con l’immaginario e la narrazione surrealista e che rivelano il suo interesse verso artisti di matrice modernista quali Stuart Davis e Gordon Onslow Ford, quest’ultimo insegnante al College of Arts and Crafts a Oakland. Nel 1964, partecipa alla sua prima mostra collettiva al Richmond Art Center a Richmond, California, in occasione della quale espone una serie di dipinti e disegni geometrici come Painting 05 del 1963 e Untitled del 1964, che mostrano l’allontanamento dalla narrazione espressionista e anticipano la sintesi formale che affronterà con la riduzione minimalista e la scultura negli anni a venire. Gli elementi grafici dei quadri di questi anni sembrano ridursi e asciugarsi in una serie di segni, frecce, cerchi e croci, accentuati dal contrasto cromatico tra lo sfondo e la traccia in primo piano. Nel 1964 con l’opera a parete in lacca e legno Slate, avviene il passaggio dalla produzione pittorica a quella scultorea e l’avviarsi, da parte dell’artista, a una vasta produzione di opere in lacca e legno e successivamente in fibra di vetro e compensato, dal forte accento cromatico. Nel giugno del 1965, Mccracken tiene la sua prima mostra personale alla Nicholas Wilder Gallery a Los Angeles, dove espone le sculture bicrome in lacca, fibra di vetro e compensato come Le Marquis, 1965, Shogun, 1965 e Theta-one, 1965. Le opere sono blocchi composti da forme basilari e neutre, il colore delle quali diventa materia strutturale. La mostra alla Wilder Gallery mette in evidenza il lavoro di Mccracken e gli vale l’inclusione, l’anno successivo, nella collettiva Five Los Angeles Sculptors, curata da John Coplans presso la Art Gallery University of California, Irvine. In occasione della rassegna l’artista espone Yellow Pyramid e Blue Post and Lintel I, opere del 1965, che esprimono la relazione con il linguaggio e lo spazio architettonico. Il lavoro di Mccracken viene letto – nell’ambito della scuola californiana - accanto a quello di artisti come Larry Bell, Kenneth Price, Tony Delap e David Gray i quali, nonostante non condividano un approccio programmatico comune, si distinguono per una manualità ricercata e la scelta dell’uso di materiali moderni; aspetti che conferiranno loro l’appellativo di Finish Fetish. La bicromia è territorio di passaggio e l’artista avvia, a partire dal 1966, la realizzazione di opere monocrome che riducono il loro impatto nella forza della loro specificità oggettuale. Il punto di partenza per tali “forme neutre” è l’oggetto minimalista o la struttura primaria come il cubo o il parallelepipedo. Eseguite in legno compensato e successivamente ricoperte di fibra di vetro e resina di poliestere declinati in colori vividi, le forme neutre si trasformano in un oggetto che coniuga le tendenze anti-illusioniste dell’arte minimale con i colori dell’industria automobilistica e con l’idea di uno spazio mentale e immateriale. Il 1966 è l’anno della consacrazione minimalista di Mccracken, con la partecipazione dell’artista a mostre di rilievo come Primary Structures, tenutasi al Jewish Museum di New York. In questa occasione il curatore, Kynaston Mcshine, pubblica un’analisi dettagliata del lavoro di Mccracken nel contesto del Minimalismo e della Land Art. Nello stesso anno, si tiene alla Robert Elkon Gallery la prima mostra personale dell’artista a New York, in occasione della quale vengono esposti i Block (Blocchi) e le Slabs (Lastre), oggetti geometrici monocromi come l’opera Violet Block in Two Parts e Brown Block in Three Parts, entrambe del 1966. La riduzione spinge l’artista a sperimentare materiali e forme semplici e a individuare nella Plank (Asse), tavola di compensato o legno appoggiata alla parete, il territorio di coesistenza tra la presenza individuale e definita del corpo scultoreo e lo spazio reale circostante. Nel 1967, Mccracken presenta una serie delle sue Planks alla Robert Elkon Gallery a New York e, successivamente, alla Nicholas Wilder Gallery di Los Angeles. In questi anni il lavoro dell’artista è proposto in grandi retrospettive di arte americana: American Sculpture of the Sixties al Los Angeles County Museum; A New Aesthetic alla Washington Gallery of Modern Art e The Art of The Real: Usa 1948-1968 al Moma di New York. Se fino ad allora l’artista risiede a Venice, in California, a partire dal 1968 si trasferisce a New York dove rimarrà per lunghi periodi fino al 1972, grazie anche all’attività di insegnamento condotta sia presso la School of Visual Art (1968-69) sia presso l’Hunter College (1971-72), entrambe scuole newyorchesi. Il 1969 si apre con la prima mostra personale dell’artista in un museo, presso la Art Gallery of Ontario, Canada. A questa segue la rassegna personale che gli viene dedicata dalla galleria parigina di Ileana Sonnabend. In quel periodo Mccracken si concentra sulla forma dell’asse e sulle sue variazioni: approfondisce la Plank come oggetto seriale, antropomorfizzato, sorta di autoritratto, finestra o sistema di comunicazione con l’alterità, fino a renderla forma simbolica e passaggio verso i Monoliths (Monoliti) degli anni Ottanta. Negli anni Settanta l’artista vede affievolirsi il confronto critico internazionale; le mostre si riducono sensibilmente e si apre un periodo di isolamento creativo, di ricerca privata, scandita anche da un ritorno alla pittura. Mccracken insegna presso la University of Nevada di Reno (1972-73) e successivamente presso quella di Las Vegas (1973-75) ed espone in quegli anni, pur mantenendo un costante rapporto con la galleria newyorchese di Robert Elkon, prevalentemente negli spazi espositivi dei campus universitari. Nel frattempo la sua ricerca sembra abbandonare la spinta riduzionista per abbracciare l’universo espressivo e meno neutro del linguaggio pittorico. Realizza prima una serie di Mandala, oli su tela raffiguranti cerchi concentrici, e quindi una serie di quadri con motivi astratti quali Abritaine, Ophirin entrambi del 1972. In questi, Mccracken esprime la relazione con nuovi oggetti d’indagine come l’infinto e la psichedelia, i linguaggi dei Nativi d’America, l’energia, la spiritualità e la dimensione interiore. L’artista, pur risiedendo in Nevada, spinto da impegni professionali verso la fine degli anni Settanta si reca in California dove avvia, a partire dal 1978, la collaborazione con diverse gallerie anticipando di fatto il proprio rientro definitivo in California negli anni Ottanta. Anche la produzione scultorea è il prodotto di un’osmosi con la pittura: sebbene l’artista produca una serie di sculture monocrome orizzontali a parete, le Planks si colorano di motivi decorativi che spostano l’attenzione dall’idea dell’opera alla sua superficie. Il 1986 è l’anno del rilancio dell’artista presente in due importanti mostre: la Biennale di Venezia e la mostra personale Heroic Stance: The Sculpture of John Mccracken 1965-1986, progetto itinerante organizzato dal P.s.1 e curato da Edward Leffingwell. La fine degli anni Ottanta vede l’artista concentrarsi sulla produzione di una nuova serie di opere scultoree in fibra di vetro e compensato e in acciaio inossidabile: i Monoliths. La nuova serie di opere e le due mostre del 1986 riportano attenzione sull’attività dell’artista a cui vengono dedicate alcune importanti rassegne: nel 1989, Mccracken partecipa alla mostra Geometric Abstraction and Minimalism in America al Solomon R. Guggenheim Museum di New York e una selezione di nuove sculture sono installate alla Galerie Konrad Fischer a Düsseldorf. Nel 1991, le sue opere vengono incluse nella mostra Finish Fetish: L.a.’s Cool School alla University of Southern California, dove la curatrice Francis Colpitt evidenzia le attività del gruppo di Los Angeles. L’anno successivo, Mccracken ha una mostra personale presso la Sonnabend Gallery a New York e, nel 1993, alla L.a. Louver Gallery di Los Angeles. Nel 1994, le nuove sculture dell’artista sono presentate in due mostre personali alla galleria L.a Louver a Venice in California e alla Galerie Art & Public a Ginevra, e l’anno successivo alla Hochschule für Angewandte Kunst a Vienna. Nel 1995 una selezione di nuove sculture è presentata in Painting Outside Painting: 44th Biennial Exhibition of American Painting alla Corcoran Gallery of Art a Washington, D.c. Nel 1997, la Lisson Gallery di Londra apre una grande mostra personale di lavori dal 1965 al 1990, e David Zwirner di New York inaugura John Mccracken: Sculture, progetto analogo che raccoglie opere storiche dell’artista. Lo stesso anno le opere dell’artista sono esposte nell’ambito di Sunshine e Noir: Art in L.a. 1960-1997, mostra itinerante organizzata dal Louisiana Museum of Modern Art a Humlebaek, Danimarca e presentata anche al Castello di Rivoli nel 1998. Mccracken partecipa inoltre a View from Abroad: European Perspectives on American Art; 3 American Realities, curata da Adam D. Weinberg e Nicholas Serota al Whitney Museum of American Art. Nel 1998, la galleria Studio La Città di Verona presenta al pubblico italiano opere recenti di Mccracken nell’ambito della sua prima ampia personale nel nostro Paese, seguita dalla rassegna presso la galleria A Arte Studio Invernizzi a Milano, dove l’artista espone opere degli anni Novanta. Nel 1999, i primi lavori realizzati da Mccracken sono inclusi in diverse mostre collettive come The Museum: Highlights from the Collection; an Archive of the Pasadena Art Museum; Radical Part: Contemporary Art & Music in Pasadena, 1960-1974, al Norton Simon Museum of Art, Pasadena, e in The American Century: Art and Culture Part Ii: 1950-2000 al Whitney Museum of American Art. Si tengono inoltre mostre personali alla James Kelly Contemporary, Santa Fe e alla galleria Hauser & Wirth di Zurigo. Negli anni seguenti vengono realizzate mostre che includono sia la produzione storica dell’artista sia i nuovi lavori: Made in California: Art, Image, and Identity, 1900-2000, Los Angeles County Museum of Art nel 2000, Les anneées 70: l’art en cause, Capc Musée d’art contemporain de Bordeaux nel 2002, Primary Matters: The Minimalist Sensibility, 1959 to Present, San Francisco Museum of Modern Art, nel 2003. A partire dal 2004 il lavoro di Mccracken è presentato in una serie di mostre internazionali come Singular Forms (Sometimes Repeated): Art From 1951 to the Present, Solomon R. Guggenheim Museum, New York e A Minimal Future? Art as Object 1958-1968, Museum of Contemporary Art, Los Angeles and in Beyond Geometry. Experiments in Form, 1940s-1970s, Los Angeles County Museum of Art Los Angeles; in una mostra personale allo S.m.a.k. Di Gand e in Los Angeles, 1955-1985. Naissance d’une capitale artistique, presso il Centre Georges Pompidou a Parigi. Nel 2007 una selezione di opere è inclusa in documenta 12, Kassel curata da Roger Buergel e Ruth Noack. L’anno seguente, il lavoro dell’artista viene esposto nella mostra John Mccracken, alla Inverleith House, Royal Botanic Garden a Edimburgo. Nel 2010 David Zwirner gli dedica una mostra personale incentrata sui lavori in bronzo e acciai  
   
 

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