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Notiziario Marketpress di Lunedì 07 Aprile 2003
 
   
  TAGLI AI SERVIZI SUL SOCIALE: CONFCOOPERATIVE CHIEDE DI CHI SONO LE RESPONSABILITÀ

 
   
  Milano, 7 aprile 2003 - Forte preoccupazione, con dura polemica e richiesta di assunzione di responsabilità, viene espressa da Confcooperative Umbria sui paventati e temuti tagli ai servizi sul sociale che emergerebbero dalle notizie provenienti quotidianamente dal Governo rispetto alle intenzioni di dimezzare gli stanziamenti del Fondo Sociale Nazionale a favore delle Regioni. Nel mirino dell´Unione regionale della scrivente associazione di imprese c´è la Regione dell´Umbria che proprio in questi giorni sta avviando il percorso di concertazione sul Piano Sanitario Regionale, che regolerà lo sviluppo e la gestione dei servizi socio-sanitari in Umbria nei prossimi anni. "Le preoccupazioni sugli scenari dell´evoluzione del welfare, che inevitabilmente si riflettono anche sulla programmazione regionale sanitaria - afferma Andrea Fora, presidente regionale di Confcooperative - sono tutte per la più che probabile interruzione o limitazione, a causa dei previsti tagli alle risorse, di interventi già attuati negli ultimi anni (attraverso il Piano Sociale Regionale e la successiva Legge 328), in favore dell´autonomia soprattutto dei soggetti in difficoltà, di tutela dei minori, di sostegno alle donne in difficoltà, di contrasto alle dipendenze, in materia di contrasto alle povertà e per promuovere il reinserimento sociale e lavorativo". Confcooperative Umbria da una parte evidenzia la sensazione che a livello regionale si stia rallentando la tensione sui temi del welfare, delle politiche sociali e sanitarie; e dall´altra la preoccupazione per il fatto che molti Comuni stanno riacquisendo le deleghe dalle A.s.l. Per la gestione dei servizi connotati da una prevalenza sociale rispetto a quella sanitaria, che trovavano nel passato risorse e finanziamenti anche dal bilancio della sanità, a fronte di un mancato trasferimento parallelo di risorse. "Esiste un problema di risorse: come si potrà continuare - si chiede Fora - a garantire una risposta credibile a tutte quelle sfere di bisogni sociali che esprime il nostro territorio? Come si potrà conciliare il forte input allo sviluppo voluto dalla Regione con il Patto per lo Sviluppo quando non siamo in grado di garantire la qualità della vita e del benessere della cittadinanza? C´era proprio bisogno di investire così tante risorse economiche per la strutturazione degli uffici di cittadinanza, che si vanno a sottrarre dal già povero bilancio delle risorse destinate ai servizi? Forse si poteva valorizzare un po´ più il ruolo e la presenza già strutturata della cooperazione e dell´associazionismo che da anni è presente sul territorio e fa monitoraggio dei bisogni sociali. Il terzo settore potrebbe dare un forte contributo alle scelte degli enti locali. Le risorse che la Regione distribuisce agli enti locali vengono invece ancora programmate centralmente, il territorio non viene ascoltato, e questo non favorisce la coesione sociale". Secondo Confcooperative per valorizzare il forte tessuto del privato sociale ci sono una serie di problemi da affrontare, tra cui la qualificazione degli oltre 6000 lavoratori delle cooperative sociali, che da oltre 20 anni lavorano quotidianamente a stretto contatto con anziani e disabili, che rischiano di essere tagliati fuori dal sistema socio-sanitario se non si arriva presto a definire il criterio con cui potranno accedere alle qualifiche professionali; l´esigenza di poter condividere con la Regione il percorso che deve definire i criteri per l´accreditamento degli enti che erogano prestazioni socio-sanitarie nell´ambito dell´attuazione concertata della riforma sull´assistenza; la gestione del problema immigrati e "badanti". "La cooperazione sociale - conclude Fora - non vuole difendere spazi di mercato acquisiti: la nostra vocazione è di rispondere ai bisogni della cittadinanza, svolgendo un ruolo "pubblico" per legge che ci accomuna agli enti pubblici. Ma per gli interventi qualificati, per rispondere ai bisogni di interventi socio-sanitari occorre, oltre che risorse, strategie e consapevolezze che si maturano insieme a chi per sua natura è portavoce dei più deboli, il terzo settore".  
   
 

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