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Notiziario Marketpress di Martedì 15 Aprile 2003
 
   
  LA RIPRESA DELL´AREA EURO RIMANDATA ALLA SECONDA METÀ DELL´ANNO, IL PIL 2003 CRESCERÀ DELL´1,2%

 
   
  Milano, 15 aprile 2003: La ripresa dell´area Euro prevista per il primo semestre del 2003 nel rapporto dell´European Forecasting Network dell´autunno scorso è stata impedita da una serie di fattori quali l´aumento del greggio e le incertezze sull´Iraq che hanno depresso i consumi, gli investimenti e il commercio. Lo Spring Report dell´Efn, gli otto istituti di ricerca coordinati dall´Igier Bocconi e cofinanziato dalla Commissione europea, prevede che la ripresa ora scatterà nella seconda metà del 2003 con l´assestamento del prezzo del greggio e del cambio euro-dollaro. Il rapporto, presentato oggi all´Università Bocconi da Carlo Favero, direttore dell´Innocenzo Gasparini Institute for Economic Research (Igier), e Massimiliano Marcellino dell´Igier, coordinatore del Report, prevede che la crescita del Pil dello 0,8% nel 2002 sarà seguita da un +1,2% nel 2003 e +2,1% nel 2004. La ripresa è stata rallentata anche dalla preoccupazione della Bce per il tetto d´inflazione fissato al 2% che ha indotto cautela e rigidità nella sua scelta di politica monetaria. Secondo le previsioni, l´inflazione registrerà un +2,4% nel 2003 e +1,8% nel 2004 (rispetto a un +2,2% nel 2002). Gli autori sottolineano inoltre come le politiche monetarie e fiscali imposte dal Patto di Stabilità non abbiano aiutato la ripresa e analizzano varie proposte per riformare il patto, partendo dalla necessità di renderlo più flessibile con politiche fatte su misura per venire incontro alle circostanze particolari dei diversi paesi. Nella seconda metà del 2003 la ripresa economica nelle principali regioni mondiali prenderà slancio e il commercio dell´area Euro riprenderà vigore gradualmente. Per il 2003 si prevede una crescita del 2,2% della produzione industriale Usa ma solo dello 0,8% per l´area Euro, salendo poi al 2% nel 2004. Alla fine del 2002 le esportazioni dell´area Euro ristagnavano ma con un´attesa ripresa della domanda globale e la fine degli effetti del rafforzamento dell´Euro il rapporto prevede una ripresa delle esportazioni a partire dalla seconda metà del 2003 (+3,3% nel 2003 e +6,3% nel 2004). I miglioramenti dell´economia mondiale nel 2003, attesi dopo la fine della crisi in Iraq, aiuteranno a ripristinare anche la fiducia di consumatori e investitori con gli investimenti aiutati da finanziamenti agevolati da tassi d´interesse bassi e dalla ripresa della domanda. I consumi privati saranno però frenati dalla permanenza di un´alta disoccupazione (8,8% nel 2003 e 9% nel 2004, rispetto all´ 8,3% del 2002). Oltre alle condizioni della ripresa economica il Rapporto sottolinea altri fattori importanti nel medio termine per l´evoluzione dell´area Euro. In particolare, l´ingresso di 10 nuovi membri nell´Unione europea nel 2004. Secondo il Rapporto, l´estensione del mercato unico aumenterà la convergenza economica fra stati ma persisteranno notevoli disparità economiche, specialmente a livello di regioni. Inoltre, la notevole eterogeneità fra i nuovi stati renderà difficilmente applicabili regole uguali per tutti e richiederà il ritaglio di misure specifiche per i singoli Paesi. Le simulazioni del Rapporto sull´impatto dell´allargamento indicano che gli effetti sugli stati già membri saranno minori ma ci sarà una impatto significativo sull´output dei nuovi stati. L´impatto sul Pil dell´area Euro sarà, infatti, vicino a zero mentre raggiungerà il 7% per i nuovi stati. Il Rapporto illustra inoltre come le precedenti esperienze di allargamento dell´Unione abbiano portato sì ad una convergenza fra gli stati membri ma che le disparità fra regioni persistono. E tale trend è previsto anche in occasione dell´allargamento verso Est. Tale polarizzazione richiede la creazione di una nuova politica regionale e il Rapporto analizza le varie priorità. L´impatto economico dell´allargamento, inoltre, va analizzato assieme all´effetto di altri shock esterni. Il Rapporto, infatti, dimostra che la trasmissione di shock Usa all´Europa è veloce e potente, con circa il 50% di un tale impatto trasmesso all´Europa entro un anno. E mentre i modelli passati si focalizzavano normalmente solo sui fattori commerciali, il modello qui esposto illustra che altri canali vanno presi in considerazione. In particolare, la crescente integrazione finanziaria mondiale, con la correlazione dei mercati, ha fatto sì che questo sia ora il canale principale tramite cui gli shock vengono trasmessi da una sponda all´altra dell´Atlantico. Il Rapporto riflette le opinioni degli autori. La Commissione Europea non risponde di nessun uso che possa essere fatto dell´informazione contenuta.  
   
 

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