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Notiziario Marketpress di Martedì 08 Novembre 2011
 
   
  CRISI, ROMA: RIPENSARE LE POLITICHE PER I GIOVANI, AL CENTRO IL BENE COMUNE

 
   
  Roma, 8 novembre 2011 - «Questo periodo di crisi ha un senso profondo, perché ci mostra che i modelli del passato stanno crollando e ci obbliga a rimettere al centro il bene comune, ripartendo dalla dignità della persona umana. Spetta a istituzioni, università e scuola il compito di elaborare proposte di vita buona per i nostri giovani». È quanto dichiara l’assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, Gianluigi De Palo, nel suo intervento di saluto ai docenti e agli studenti delle scuole romane presenti alla prima delle due giornate del seminario ‘Idee per il bene comune’, in programma ieri e oggi presso la sede di Technotown, a Villa Torlonia, nell’ambito del progetto ‘Roma per vivere, Roma per pensare’. «Sono convinto - aggiunge De Palo - che i responsabili istituzionali ed educativi, in una città come Roma, non possano non trovarsi insieme, come noi qui oggi, per cercare linguaggi e rappresentazioni inedite che hanno a che fare col futuro delle nuove generazioni. Per questo, è urgente ripensare, insieme a loro, l’essere umano non come semplice parte materiale della città e della società, ma come persona a tutto tondo, che condivide con le altre persone il fine del bene comune nel suo senso autentico, ovvero come lo ha tracciato il filosofo Jacques Maritain. Un significato - prosegue l’Assessore - che va oltre le ideologie, eppure oggi è spesso strumentalizzato o usato impropriamente, specie nel lessico politico. Bene comune non è bene totale, perché in quest’ultimo manca la relazione come elemento fondante. E non è l’interesse generale, termine tipico del lessico politico-economico che a volte qualcuno gli equipara. Chi cerca di trasformare il bene comune in una somma aritmetica di beni individuali o nel ‘bene pubblico’ di cui si occupa lo Stato, non ha ben chiaro il senso di questo concetto. E dimentica che ne fanno parte anche i cosiddetti ‘beni morali’, senza i quali rischiamo di trasformare le nostre società in sistemi commerciali di produzione». «Spetta innanzitutto agli educatori il compito di avere speranza. Per questo - conclude De Palo - quello di oggi e di domani può e deve essere un laboratorio di ricerca all’interno del quale alimentare una ‘contestazione del sì’, che crei spazi nei quali i giovani possano sentirsi protagonisti attivi nel delineare il proprio futuro».  
   
 

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