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Notiziario Marketpress di
Venerdì 05 Aprile 2013 |
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MILANO (TEATRO ELFO, SALA BAUSCH): “NEL BUIO DELL’AMERICA DISSONANZE” DI JOYCE CAROL OATES TRADUZIONE DI LUISA BALACCO, REGIA DI FRANCESCO FRONGIA
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Tra i testi di Joyce C. Oates meno noti al pubblico italiano vi sono due pièce teatrali pubblicate con il titolo Nel buio dell’America dall’editore Sellerio. La prima, Dissonanze - vicina alla produzione più noir dell’autrice, che spesso non risparmia analisi spietate della famiglia occidentale - ritrae una coppia del New Jersey, i coniugi Gulick, la cui vita è sconvolta dall’arresto del figlio, accusato dell’omicidio di una giovanissima vicina di casa. Francesco Frongia aveva scelto questo testo nel 2010 per inaugurare la sala Bausch e il suo intimo spazio scenico, trasformato in una sorta di ring o scacchiera, delimitato da un rosso baldacchino. I due personaggi, scritti con una finezza che ne fa risaltare tutta la complessità, sono interpretati da due volti storici dell’Elfo, Corinna Agustoni e Luca Toracca. «Comincia con una voce fuori campo la straordinaria storia di orrore borghese a cui partecipano i coniugi Gulick nell’asciutto atto unico Dissonanze. E comincia con un’affermazione che li costringe a ragionare sul concetto di società, famiglia e nazione, sul significato della parola giustizia, sul loro essere americani, eppure genitori di un figlio che ha portato l’orrore e il disordine nella loro vita. La prima frase non lascia spazio alle ambiguità, ai fraintendimenti e ai tentennamenti, vuole una risposta e la vuole subito: “In un caso di omicidio (considerando l’omicidio come un’astrazione) si ha sempre la sensazione dell’inevitabile - una volta stabilità l’identità dell’omicida. In precedenza la sensazione è di disarmonia”. La musica è presente già nel titolo originale di questo atto unico, Tone Clusters (Dissonanze) e viene usata in senso metaforico.
.. Credo non ci sia bisogno di altro per chiarire l’intenzione dell’autrice: il mondo felice e roseo, fatto di casette pulite e i praticelli ordinati, lascia il posto alla disarmonia per mostrare che il prato è infestato da un’erba del colore del sangue». Francesco Frongia La pièce, con il metodo dell´intervista televisiva, scandaglia crudamente il comportamento, gli stati d´animo, le sfera affettiva dei due genitori, gente semplice goffa impacciata, con valori morali elementari ma ben radicati nel conformismo e nel rispetto della comune e mediocre convivenza sociale (abitudinaria e perbenista). I due sono inchiodati dalla voce fuori campo dell´intervistatore che contrappone dialetticamente al loro struggente e cieco amore per il figlio le cinica freddezza di un tecnicismo forbito e incomprensibile. E, naturalmente, a fronte di espressioni come "determinismo genetico", "trascendenza", "condizione subliminale", "processi neuronici", "disagio evolutivo", i due si perdono, farfugliano si contraddicono, finché non rimane che la pena di una desolazione inerte e disperata, dove persino l´amore diventa un sospetto di fallimento e inutilità. Un testo struggente e patetico, con scorci di impietoso umorismo, che la Agustoni e Toracca interpretano con delicatezza, rispetto e sapiente pudore. Misurata regia di Francesco Frongia. Paolo Paganini, Corriere del Ticino Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano - Biglietteria: tel. 02.0066.06.06 Prezzi: Intero € 30.50 - Martedì € 20 - Ridotto € 16 - scuole € 12- Attenzione: 3, 4 e 5 aprile ore 21.30 - Dal 6 aprile: martedì-sabato ore 19:30, domenica ore 15:30 |
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