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Notiziario Marketpress di
Lunedì 22 Aprile 2013 |
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SITI DISMESSI: È NECESSARIA UNA MIGLIORE PIANIFICAZIONE AFFINCHÉ LE BONIFICHE FUNZIONINO – AFFERMA LA CORTE DEI CONTI EUROPEA
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Lussemburgo, 22 aprile 2013 - Una nuova relazione della Corte dei conti
europea, il controllore delle spese dell’Ue, invita la Commissione europea a
migliorare la gestione dei progetti di riqualificazione dei cosiddetti siti
dismessi – ex siti militari ed industriali abbandonati e spesso inquinati.
Gli auditor della Corte hanno constatato che gli stessi risultati
avrebbero potuto essere ottenuti ad un costo minore per i bilanci nazionali e
dell’Ue, dato che non sempre è stata stabilita la necessità di finanziamenti
pubblici e che le norme disciplinanti i progetti di riqualificazione
sovvenzionati dall’Ue non offrono sufficienti possibilità di recuperare il
denaro pubblico nel caso i progetti generino più introiti del previsto. Gli
auditor hanno anche rilevato che il principio “chi inquina paga” non è stato
pienamente applicato, per cui i bilanci Ue e nazionali hanno sopportato parte
del costo delle bonifiche ambientali. Si stima che il numero di siti dismessi
in Europa vada da qualche centinaio nei piccoli Stati membri a qualche
centinaio di migliaia negli Stati membri più grandi con un importante passato
industriale. Il Fesr e il Fondo di coesione hanno cofinanziato progetti di
riqualificazione per promuovere il riutilizzo di tali siti ed anche per
proteggere la salute umana e l’ambiente ed attenuare gli effetti
dell’espansione urbana.
Secondo la Corte, la maggior parte dei progetti è riuscita a
riconvertire i siti, ma in molti casi i terreni nuovamente sviluppati e gli
edifici (ri)costruiti non sono stati destinati all’uso previsto ed i posti di
lavoro creati sono stati meno di quelli attesi. Ciò è in parte avvenuto perché
non si è prestata sufficiente attenzione alla necessità di una solida analisi
di mercato, ma anche a causa della crisi economica.
“Il retaggio dell’inquinamento dei siti dismessi nell’Ue continua a
rappresentare un significativo problema. I progetti di riqualificazione
cofinanziati dall’Ue hanno realizzato le trasformazioni promesse, ma i
progressi sono stati spesso lenti ed i posti di lavoro creati sono stati
inferiori a quanto previsto. Il principio “chi inquina paga” si è rivelato
pressoché impossibile da applicare nella pratica e non vi sono meccanismi
sufficienti che permettano alle autorità pubbliche di recuperare quanto investito
nel caso in cui i progetti generino più introiti del previsto”, ha affermato
Henri Grethen, il Membro della Corte responsabile della relazione. “In questo
contesto, i fondi necessari per porre rimedio a questo inquinamento storico
dovranno probabilmente ancora provenire dai bilanci pubblici”.
In tutti gli Stati membri visitati dalla Corte, la politica in materia
di siti dismessi è stata attuata tramite strumenti di pianificazione del
territorio, molti dei quali promuovono aspetti di buone pratiche. Tuttavia, la
definizione delle priorità è complicata dal fatto che i registri dei siti
dismessi non sono sempre aggiornati. Secondo la Corte, i regolamenti dei Fondi
strutturali dovrebbero prescrivere che i progetti di sviluppo dei siti dismessi
siano basati su piani di sviluppo integrati e si dovrebbe fare di più per
incoraggiare il riutilizzo dei siti dismessi anziché lo sviluppo di nuovi siti
in aree a verde.
Tutti i progetti avevano delle caratteristiche positive quanto alla
sostenibilità a lungo termine, ma i risultati delle opere di bonifica
ambientale svolte non sempre sono stati certificati in modo appropriato e vi
sono grandi differenze tra i valori di screening della contaminazione dei suoli
stabiliti a livello nazionale.
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