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Notiziario Marketpress di Venerdì 14 Settembre 2007
 
   
  14 SETTEMBRE 2007 - FIAVÈ (TN) / ARCHEOMETALLURGIA SPERIMENTALE PRESSO IL SITO PALAFITTICOLO CON ESPERTI DEL SETTORE

 
   
  E’ in corso a Fiavè nelle Giudicarie, presso il noto sito palafitticolo, la quarta campagna di ricerca archeometallurgica sperimentale condotta dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento. Tema dell’incontro, al quale partecipano esperti del settore provenienti da Francia, Germania e Gran Bretagna, sono le sofisticate tecniche di fusione dei metalli utilizzate in epoche preistoriche, più precisamente nell’età del Bronzo, nel secondo millennio avanti Cristo. A conclusione dell’incontro, venerdì 14 settembre alle ore 14. 30 gli archeotecnici terranno un incontro aperto al pubblico che potrà assistere alle sperimentazioni di fusione primaria (dal minerale al metallo) e secondaria (fusione del metallo in matrice) con la realizzazione di oggetti con metodi e materiali riferibili all’età del Bronzo. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Fiavè e l’APT Comano Terme-Dolomiti di Brenta. Da anni il sito palafitticolo di Fiavè è al centro di convegni, attività divulgative, stage dedicati all’archeologia sperimentale, disciplina che utilizza i risultati della ricerca archeologica per riprodurre e meglio comprendere i modi di vita del passato. Nel 2004 Paolo Bellintani, archeologo della Soprintendenza trentina, ha avviato una collaborazione con il professor Gilberto Artioli del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Milano, il professor David Bourgarit responsabile della sezione di studi metallurgici del Centro di Ricerca e Restauro dei Musei di Francia e gli archeotecnici della ditta “Archeolab” volta a condurre ricerche e ad approfondire le tematiche legate alla fusione dei metalli, attività di grande importanza nelle società dell’età del Bronzo. L’attività in corso a Fiavè conclude la stagione 2007 dell’archeologia sperimentale della Soprintendenza dopo la sperimentazione di cottura delle ceramiche realizzate dall’Istituto delle Arti A. Vittoria di Trento nel mese di maggio e le iniziative divulgative condotte dai Servizi Educativi della Soprintendenza nel corso dell’estate seguite con grande interesse e partecipazione da parte di ospiti e residenti. TRA STORIA E ARCHEOLOGIA – All’epoca delle palafitte di Fiavè (II millennio a. C. ) i giacimenti di minerali di rame (calcopirite) del territorio trentino erano ben conosciuti e sfruttati. Tuttavia il procedimento attraverso il quale si otteneva il rame puro è complicato e non ancora compreso a fondo in tutte le sue fasi. Molti passi avanti nella comprensione del procedimento metallurgico sono stati fatti grazie all’utilizzo di tecnologie e conoscenze proprie delle scienze e grazie all’archeologia sperimentale, che si occupa di ricostruire processi antichi utilizzando tecniche e strumenti riprodotti basandosi su reperti archeologici. Nel Trentino Alto Adige le miniere preistoriche non sono state ancora scoperte, forse perchè cancellate dalla successive lavorazioni di età medievale e moderna. Sono invece numerosi i ritrovamenti archeologici (datati tra Eneolitico ed età del Bronzo) relativi alla metallurgia primaria: resti di forni fusori, cumuli di scorie metalliche… che sembrano pertinenti a due distinti momenti nei quali sembra mutare anche la collocazione topografica delle aree. I resti più antichi, datati tra la fine dell’età età del Rame e l’inizio dell’età del Bronzo (2500-2000 a. C. Ca), si trovano in prevalenza in ripari sotto roccia nel fondovalle atesino o sulle colline nei dintorni di Pergine. Nell’età del Bronzo recente e finale (1300-1000 a. C. ) sembra esserci un nuovo periodo di intenso sfruttamento minerario, in questo caso spostato verso la Valsugana, con attestazioni di siti a quote superiori a mille metri. Il processo di lavorazione del minerale per ottenere rame puro verrà riprodotto a Fiavè utilizzando come strutture la copia dei forni fusori rinvenuti e scavati tra il 1979 e il 1995 in località Acquafredda presso il passo del Redebus (Valle dei Mocheni). Si tratta di strutture quadrangolari con un lato aperto costruite con blocchi di porfido e rivestite internamente di argilla, nelle quali veniva inserito, alternandolo a strati di carbone, il minerale in precedenza macinato, selezionato e arrostito su un letto di legna appositamente predisposto per eliminare lo zolfo contenuto in esso. Se il processo si svolge in maniera corretta, durante la combustione nel forno le impurità si aggregano sotto forma di scorie, poi eliminate, e si ottiene il rame pronto per il getto. I tecnici cercheranno di riprodurre queste fasi variando e registrando la temperatura interna al forno, il tempo di combustione, la quantità e direzione dell’aria immessa con i mantici, la quantità di minerale caricato, la velocità di raffreddamento del composto. Tutto ciò per capire come questi dati influenzino l’esito del processo e quali siano le condizioni che riproducono esattamente l’attività fusoria nella preistoria. .  
   
 

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