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Notiziario Marketpress di Giovedì 05 Febbraio 2009
 
   
  CRISI DELL´AUTO: I DEPUTATI EUROPEI CHIEDONO AIUTI PER L´INDUSTRIA

 
   
   Strasburgo, 5 febbraio 2009 - Nel dibattito in Aula tutti i deputati hanno sottolineato la crisi profonda attraversata dall´industria dell´auto europeo. In molti hanno chiesto un più forte coordinamento a livello europeo delle azioni. Queste dovrebbero riguardare principalmente il rinnovo del parco macchine verso modelli più ecologici, l´innovazione, la ripresa dei crediti all´industria e la tutela dell´occupazione. Per il commissario Verheugen il futuro dell´industria europea sarà ecologico, oppure non ci sarà futuro. Dichiarazione del Consiglio in carica - Alexandr Vondra ha anzitutto sottolineato l´importanza del tema in discussione, rilevando come l´industria automobilistica sia «un fattore chiave dell´economia europea». Grazie alla sua adattabilità dell´industria comunitaria, ha aggiunto, le auto europee sono tra le migliori, le più innovative, sicure, competitive e rispettose dell´ambiente» e «bisogna essere fieri di questi risultati». Ma la crisi economica globale ha portato a una riduzione delle vendite dell´8% nel 2008, rispetto all´anno precedente, e la situazione potrebbe peggiorare nel 2009, anche per l´indotto. Il Ministro ha poi sottolineato che queste difficoltà mettono a repentaglio molti posti di lavoro e, pertanto, l´industria deve essere incoraggiata ad affrontare i suoi problemi strutturali, come la sovracapacità produttiva. A tale proposito, ha ricordato che il piano di risanamento economico europeo e i programmi nazionali prevedono una serie di aiuti. Questi, ha però precisato, devono concentrarsi sull´innovazione, essere mirati e coordinati e rispettare i principi della concorrenza equa e dell´apertura dei mercati. Ha quindi ammonito che non ci deve essere una «corsa ai sussidi» e non è possibile distorcere la concorrenza. Il Consiglio, ha aggiunto, collaborerà con la Commissione per esaminare la possibilità di migliorare i prestiti e proseguirà con il suo dialogo con gli Usa e gli altri partner. Riguardo agli strumenti a disposizione dell´Ue ha posto l´accento su quelli che favoriscono l´innovazione. Al riguardo andranno valutate le potenzialità dei sistemi a propulsione ibrida e elettrica e delle cellule a combustibile. I regimi di rottamazione, ha aggiunto, possono dare impulso alla domanda e avere un impatto positivo. In proposito, ha anche affermato che la Presidenza ha chiesto alla Commissione di proporre al Consiglio europeo di primavera uno schema coordinato volto a incoraggiare il rinnovo del parco auto. Dichiarazione della Commissione - Günter Verheugen ha invitato tutti «alla prudenza» per evitare «di suscitare aspettative che non potranno essere onorate». L´industria dell´auto, ha aggiunto, è un indicatore della congiuntura generale e il «grave rallentamento» della domanda si ripercuote anche in altri settori. Questa riduzione, ha spiegato, è sintomo della mancanza di fiducia e dell´attesa di nuovi sviluppi, pertanto occorre prendere delle misure, tutti insieme, per ripristinare tale fiducia. Dopo aver enumerato le caratteristiche del settore (12 milioni di occupati, orientamento all´esportazione, ecc. ), ha sottolineato che il crollo delle vendite ha portato a 2 milioni di auto invendute. Il surplus di capacità produttiva, ha spiegato, è dell´ordine del 20% per alcune fonti, più alto per altre, e vi sono 400. 000 posti di lavoro a rischio. Il commissario ha poi avvertito che non vi sono garanzie che tutti i siti di produzione esistenti saranno ancora attivi alla fine dell´anno: «la concorrenza è pesante» e l´industria deve promuovere migliori prestazioni. Ha quindi osservato che la legislazione Ue rende la situazione ancora più difficile visto che porta a un aumento dei prezzi. Occorre quindi aumentare la produttività, cosa che avrà conseguenze sull´occupazione. Gli obiettivi della politica Ue, ha poi spiegato, sono di far uscire l´industria dalla crisi e migliorarne la competitività, «affinché l´Ue resti il centro dell´industria automobilistica mondiale». Descrivendo le misure adottate fino ad oggi, il commissario ha ricordato il credito di 9 miliardi di euro, ma ha anche avvertito che «i fondi Bei sono esauriti» e che è necessario garantire ulteriori finanziamenti. Gli Stati membri sono anche autorizzati a ricorrere ad aiuti di Stato per sostenere l´industria, purché questi siano «mirati e non distorcano la concorrenza». Ha poi sottolineato che gli aiuti non devono discriminare i produttori, favorendo l´industria nazionale, e possono consistere nella rottamazione di auto vecchie a favore di modelli più ecologici che abbiano ad esempio minori emissioni. Più a lungo termine, ha menzionato le raccomandazioni di Cars 21 sulla ricerca e l´innovazione. Il commissario ha poi sottolineato che la principale conclusione delle sue discussioni con gli Stati membri è «il no al protezionismo». A livello internazionale, invece, bisogna guardare alle azioni degli Usa: se non è nell´interesse dell´Europa che l´industria americana fallisca, va anche assicurato che gli aiuti di cui beneficia non penalizzino i produttori Ue. Concludendo, ha affermato che «l´industria europea è capace e pronta a reagire per garantire il suo futuro». Interventi in nome dei gruppi politici - Jean-paul Gauzes (Ppe/de, Fr) osservando che il messaggio del commissario «non è di speranza e non contribuisce a ripristinare la fiducia», teme invece che rappresenti un incitamento agli Stati membri a muoversi da soli. A suo parere l´Ue deve invece fare ben altro per un´industria così importante. Ha quindi sottolineato che una risposta coordinata «è fondamentale e urgente per sostenere e amplificare le azioni già intraprese dagli Stati membri». Ha poi sostenuto che, prima di tutto, è indispensabile che il sistema bancario finanzi normalmente l´industria, «ossia a dei tassi e a delle condizioni normali, e con dei volumi che corrispondono ai bisogni dell´industria». Inoltre, «occorre dare un futuro all´industria» ed è quindi indispensabile una vera politica industriale che guardi al futuro e acceleri gli sviluppi necessari, in particolare, nel campo della protezione dell´ambiente e delle esigenze dello sviluppo sostenibile. Ma è anche primordiale che lo sforzo d´innovazione non si realizzi a discapito della crisi e che gli aiuti permettano di agire in questo campo. Guido Sacconi (Pse, It) ha detto di condividere la preoccupazione e il realismo espresso dal commissario. Ha quindi rilevato che una stima prevede una perdita potenziale di 2 milioni di posti di lavoro nel 2009 nell´intera filiera automobilistica, «la maggior parte dei quali nella componentistica». Ha quindi osservato che «viviamo una straordinaria contraddizione: da un lato abbiamo un parco veicolare privato e pubblico molto obsoleto, con alti livelli di emissioni e, dall´altro lato, una domanda che è fortemente rallentata, se non addirittura crollata». Sostenendo di aver apprezzato molto il piano di rilancio deciso dalla Commissione, pur con i suoi limiti, ha sottolineato di intervenire sulla domanda: «una vera manovra anticiclica . Anche in funzione degli obiettivi ambientali». Deplorando che ogni Stato membro abbia preso iniziative individuali e che l´Italia «finora non ha fatto niente», ha auspicato che al Consiglio "Competitività" della prossima primavera «ci sia il massimo di coordinamento, almeno sui criteri», collegando ad esempio i piani di rottamazione «a precisi obiettivi di emissioni». In proposito ha giudicato «intelligente» la soluzione adottata in Francia che consiste nel «variare l´entità del bonus messo a disposizione dell´acquirente a seconda del livello di emissioni della vettura comprata». A suo parere, questo sarebbe «un sistema "win-win", in cui ci guadagnerebbero tutti: l´occupazione, l´innovazione, la competitività e anche l´ambiente». Per Patrizia Toia (Alde/adle, It) «la crisi del settore auto è diventata crisi di un intero comparto, dell´indotto, di altri settori collegati, delle reti commerciali e quindi dei servizi» e ha «prospettive drammatiche sotto il profilo dell´occupazione». Il crollo delle immatricolazioni, a suo parere, «dimostra che non è una crisi di un settore tecnologicamente obsoleto, non nasce all´interno del settore, dall´interno di questa o quell´azienda, per errori manageriali, è bensì una crisi di sistema e come tale va affrontata urgentemente e con decisione proprio dalle istituzioni europee». Se occorre sostenere la domanda, visto che «i consumi sono l´unico volano della ripresa», è anche necessario garantire «un sostegno creditizio per riprendere la produzione, pagare i materiali, sostenere l´occupazione, anche di fronte a un calo degli ordinativi e della domanda». Sottolineando che l´America e alcuni paesi europei stanno già intervenendo e auspicando che l´Italia «passi dalle proposte generiche alle iniziative concrete», ha sollecitato «una più forte azione europea nel piano di rilancio» e anche oltre poiché «il destino delle grandi case europee è un destino comune e i grandi produttori europei non devono trovare concorrenza all´interno del mercato comune sotto forma di diverse forme di aiuti di Stato o di agevolazioni, ma devono trovare una risposta dell´Europa forte, incisiva e coordinata». Anche perché «le sorti del mercato europeo dell´auto si misurano nella capacità di affrontare insieme la concorrenza mondiale». Ha quindi concluso chiedendo che «il sostegno non sia un aiuto, peggio un soccorso, che lascia tutto com´è, ma un incentivo per una capacità competitiva futura del settore sotto il profilo delle innovazioni, di produzioni compatibili con l´ambiente e anche di tecnologie più rispettose dell´ambiente e della sicurezza dei viaggiatori e dei trasporti». Anche Guntars Krasts (Uen, Lv) ha affermato che lo sviluppo è collegato alla disponibilità del credito. Dopo la normalizzazione dei sistemi creditizi, ha spiegato, dovrà essere possibile agire sul settore, salvaguardando la competitività e le prestazioni ecologiche. Rebecca Harms (Verdi/ale, De) ha rilevato l´esigenza di gestire la crisi economica assieme a quella ambientale, sostenendo che sarebbe un errore non essere ambiziosi a favore delle misure per il cambiamento climatico. In proposito, ha deplorato che si sia fatto troppo poco in questa materia. A suo parere, occorre «difendere le auto piccole e ecologiche» e esaminare le potenzialità di quelle elettriche. E´ anche necessario avere una visione d´insieme sul settore dei trasporti e, quindi, considerare anche i mezzi pubblici e incentivare i sistemi sostenibili per il futuro. Per Roberto Musacchio (Gue/ngl, It) «è ormai evidente che la crisi finanziaria è diventata economica e ora sociale, drammatica». E ciò «lo dimostra la situazione dell´auto, dove si presume siano a rischio oltre due milioni di posti di lavoro», soprattutto i più deboli ossia gli anziani e i precari. A suo parere occorre quindi «agire con rapidità e forza» e, in proposito, ha sottolineato la necessità di un coordinamento europeo diretto all´innovazione in relazione al pacchetto clima e al regolamento sulle emissioni. Ma deve anche riguardare la questione sociale: «nessun lavoratore, a partire da quelli anziani e da quelli precari, deve essere espulso, poiché non si può fare l´innovazione cacciando i lavoratori». Pertanto, è necessario adeguare il Fondo sulla globalizzazione e il Fondo sociale, perché «il lavoro in Europa torni ad essere centrale, ad avere quel ruolo che spetta ad esso come fondatore di democrazia». Patrick Louis (Ind/dem, Fr) ha affermato che il settore dell´auto «soffre delle delocalizzazioni e dei dumping sociale, ambientale e fiscale». A suo parere la sola soluzione per difendersi «dai 4X4 americani sovvenzionati e dopati dal ribasso del dollaro . E dai veicoli di gamma inferiore provenienti dalla Turchia o dalla Cina» è di «ristabilire le tariffe esterne comuni». Solo i dazi compensatori alle frontiere, ha insistito, «possono ristabilire uno scambio internazionale leale». Replica della Commissione - Günter Verheugen ha insistito sul fatto che «le misure a breve termine non possono essere in contraddizione con gli obiettivi di lungo termine: il futuro dell´industria europea sarà ecologico, oppure non ci sarà futuro!». Occorre quindi riorientare il settore, nonostante la crisi. Riguardo all´occupazione, ha ricordato che la Commissione ha avanzato delle proposte per un del Fondo di adeguamento più flessibile e, in proposito, ha sottolineato la necessità di agire rapidamente per salvaguardare e aiutare i lavoratori meno qualificati. In merito alla rottamazione, ha rilevato che non vi possono essere norme Ue sugli importi dei premi, ma che sono state proposte delle forbici. .  
   
 

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