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Notiziario Marketpress di Mercoledì 11 Febbraio 2009
 
   
  LA RIFORMA DELLE NAZIONI UNITE E DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA

 
   
  Roma, 11 febbraio 2009 - L’accelerazione dei processi di globalizzazione e la percezione di sfide sempre più dirette alla nostra sicurezza contribuiscono a ravvivare la richiesta di una “governance” multilaterale più efficace, che passa attraverso un processo di riforma dell’Onu, che riguarda anche l’Assemblea Generale con l’obiettivo, condiviso dall’Italia, di restituirle il ruolo di centro di impulso politico delle Nazioni Unite che le viene assegnato dalla Carta societaria, di migliorare il coordinamento con gli altri organi dell’Onu ed i metodi di lavoro. Evidenti le difficoltà di trovare il consenso necessario per quanto riguarda l’aspetto delle modifiche alla composizione del Consiglio di Sicurezza, chiamato a svolgere il ruolo più significativo in difesa della pace e della sicurezza internazionale, ed attualmente composto da 5 membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Cina) e da 10 non permanenti, con mandati di durata biennale e non rieleggibili immediatamente. Il dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza procede ormai da anni, anche nell’ambito del Gruppo di lavoro ad hoc (Open-ended Working Group on the question of equitable representation and on increase in the membership of the Security Council and other matters related to Security Council, Oewg), istituito nel 1993, con il compito di elaborare rapporti e raccomandazioni da sottoporre all’Assemblea Generale. L’italia si è da subito impegnata per una riforma complessiva del massimo organo societario, che coniughi l’efficacia dell’azione del Consiglio e la sua rappresentatività geografica. La posizione italiana in materia di riforma del Consiglio di Sicurezza si è sempre caratterizzata per la ferma contrarietà ad ogni ipotesi di allargamento che comporti l’aumento del numero dei membri permanenti, che rafforzerebbe il carattere gerarchico del Consiglio, attribuendo ogni effettivo potere decisionale, (come ad es. La capacità di legittimare l’uso della forza), ad un numero assai limitato di Stati, mentre al tempo stesso sarebbero ulteriormente marginalizzati i membri non permanenti. Di conseguenza l’Italia ha sempre promosso proposte di riforma centrate sulla periodica elezione dei nuovi membri del Consiglio, ed ha sempre sostenuto la necessità che riforme di portata “costituzionale” siano approvate con larghissime maggioranze, tendenzialmente con il consenso generale, al fine di evitare l’indebolimento dell’organizzazione, la sua marginalizzazione ed il possibile disimpegno di membri influenti. La riunione del 5 febbraio a Roma ha avuto come scopo principale il coinvolgimento delle capitali, a livello politico, al fine di rendere esplicita la volontà di un ampio numero di Stati membri dell’Onu di ricercare soluzioni condivise sulla riforma del Consiglio di Sicurezza, in una nuova fase del processo di riforma, caratterizzata dall’avvio, il prossimo 19 febbraio a New York, di negoziati intergovernativi nel quadro di sessioni informali dell’Assemblea Generale. La necessità di elaborare un’adeguata riforma delle regole e del sistema di governance globale (su cui l’Italia intende concentrarsi nel corso della sua Presidenza del G8) riguarda dunque anche le Nazioni Unite, in particolare la riforma del Consiglio di Sicurezza. La riunione di Roma ha consentito un dibattito approfondito sui principi cui dovrebbe ispirarsi la riforma; sulle linee di azione concrete per contribuire ad una riforma complessiva; sugli orientamenti politici necessari ad assicurare il successo del processo in corso. Nell’ottica italiana, il processo di riforma dovrebbe basarsi sui seguenti principi: migliore rappresentatività, efficacia, trasparenza e responsabilità, nonché sulla capacità di riflettere adeguatamente la diversità e il pluralismo della comunità internazionale contemporanea. La riforma, in sostanza, dovrebbe: tenere conto dell’interesse legittimo di tutti gli Stati membri dell’Onu ad essere rappresentati nel Consiglio di Sicurezza; prevedere, oltre che un aumento dei suoi membri, anche i necessari cambiamenti nei suoi metodi di lavoro; basarsi sulla legittimità derivante dal più ampio consenso possibile. Erano presenti a Roma 76 Paesi rappresentativi delle diverse aree geografiche e delle varie categorie di membri delle Nazioni Unite (di questi, una quarantina a livello politico). .  
   
 

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