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UNA DIRETTIVA PER GARANTIRE IL PLURALISMO DEI MEDIA IN EUROPA?

Bruxelles, 19 novembre 2002 - Graham Watson (Eldr, Uk) ha aperto la discussione sui media, ricordando che la Commissione europea è intervenuta solo per rivedere il pacchetto telecomunicazioni per tener conto delle nuove tecnologie ma la situazione nel settore è notevolmente cambiata: molte fusioni e grossi conglomerati sono emersi e continuano a proliferare e la Commissione ne ha fatto un'analisi solo nel Libro verde sul pluralismo di diversi anni fa. Il PE ha chiesto più volte una direttiva che affronti il problema del pluralismo nei media e che disciplini il settore anche se non è un'operazione semplice date le caratteristiche particolari dell'industria. Il pluralismo, ha detto Watson, è fondamentale, soprattutto in presenza di concentrazioni e predominanza di alcuni interessi economici nel settore, il che è sempre un pericolo in una società libera e democratica, dove tutti devono essere equamente rappresentati. Con le nuove tecnologie della televisione via cavo e della trasmissione satellitare forse è impossibile un controllo centralizzato in poche mani ma occorre ricordare che si tratta di un problema economico rilevante, che riguarda anche la diversità delle culture e che l'influenza dei mezzi di informazione è enorme: si rischia di ostacolare la crescita delle diversità, importando magari a bassi prezzi dei programmi omogenei creati fuori dai nostri ambiti europei. Occorre, insomma, aggiornare le norme e presentare un Libro bianco sull'argomento, che prenda in considerazione il carattere transfrontaliero delle trasmissioni e garantisca la libertà dei mezzi di informazione. Enrique Barón Crespo (Pse, E) si è detto lieto che l'iniziativa dell'interrogazione sulla concentrazione dei mezzi d'informazione si sia estesa a tutta l'Aula; egli ritiene che la questione non sia legata a partiti o gruppi ma a un tema costituzionale. Dieci anni fa la Commissione europea aveva pubblicato un Libro verde sul pluralismo dei media e il mercato interno ed aveva elaborato una proposta di direttiva volta ad armonizzare il mercato in questo settore. Da allora, però, non è successo nulla. Dal punto di vista tecnologico ci sono stati progressi notevoli, con un processo di concentrazione che va al di là delle frontiere: ci sono ad esempio i gruppi di Murdoch e Berlusconi, altri si sono persi per strada (Mercier e Kirch), altri ancora stanno arrivando sul mercato europeo (Bloomberg). Questa è innanzitutto una questione di democrazia perché fa riferimento a una delle basi del nostro sistema ed è una pietra angolare delle libertà democratiche. Si devono garantire i diritti dei cittadini, ma anche dei lavoratori della stampa e dei mezzi di informazione, che sono spesso trascurati rispetto a quelli di altri settori. Ciò vale anche per i Paesi candidati. Forse si tratta di un tema complicato, ma se la direttiva era necessaria nel 1992, a maggior ragione lo è adesso. Barón Crespo ha quindi chiesto alla Commissione se nell'ambito della sua proposta alla Convenzione sia trattata tale materia, che è trasversale perché riguarda il mercato interno e la concorrenza, ma anche la cultura e i diritti fondamentali. A suo avviso è necessario rompere il silenzio e consentire alla Commissione di esercitare il suo diritto d'iniziativa. Raina Mercedes Echerer (Verdi/Ale, A) ha rilevato che dal '92 vi sono state discussioni sulla politica dei media, che il Parlamento è più volte intervenuto sull'aspetto democratico del problema ma che per troppo tempo c'è stato silenzio sull'argomento. Due sono i punti essenziali: l'equilibrio fra attività imprenditoriale e quella giornalistica non esiste più e deve essere ricreato; il completamento del mercato interno anche in questo processo di consolidamento settoriale deve costituire una responsabilità politica dell'Unione. La molteplicità economica è però pregiudicata dal numero elevato di concentrazioni e occorre arrivare a garantire la separazione dei poteri, così come nel nostro passato è avvenuto fra potere politico e potere religioso. Nel '97 la direttiva sui media è scomparsa, forse per pressioni politiche, ha aggiunto l'oratrice, forse abbiamo solo bisogno di migliori basi giuridiche: resta il fatto che la Commissione non ha fatto nulla e che di fronte a questi problemi, che non sono nuovi, è necessario agire perché la politica dei media non è una questione partitica né deve diventarlo. Geneviève Fraisse (Gue/Ngl, F) ha sottolineato i due concetti opposti in discussione, ovvero concorrenza e pluralismo ed ha invitato ad analizzare il problema sia dal punto di vista degli Stati membri sia da quello dei Paesi candidati, dove la comunicazione fino a poco tempo fa dipendeva da una sola fonte. Occorre allora creare sì pluralismo ma rispettare anche la concentrazione e trovare un equilibrio, seppur delicato, perché la questione investe il servizio pubblico, non solo i media privati. La Commissione europea deve forse tornare sulle proprie decisioni ed elaborare una nuova direttiva richiesta da anni o uno studio aggiornato (l'ultimo risale al '94). L'oratrice ha ricordato poi il protocollo al trattato di Amsterdam sul sistema di diffusione negli Stati membri che sottolinea il ruolo degli Stati membri, riconoscendo la specificità dei contenuti e della concorrenza nel settore (basta pensare alla situazione del tutto particolare in Francia, dove esiste una concentrazione nel mercato dell'edizione). La speranza più grande è che la Carta sul pluralismo sia difesa dalla Convenzione nella nuova costituzione dell'Unione. Mariotto Segni (Uen, I) ha detto di essere firmatario, assieme a 32 colleghi, di un'interrogazione nella quale si chiede alla Commissione di riprendere il cammino interrotto nel 1994 e di arrivare all'emanazione di una direttiva nel settore. Tutto ciò considerando che l'informazione, soprattutto quella televisiva, è un settore dove lo strapotere di un soggetto costituisce un grave pericolo per il funzionamento della vita civile e democratica e che fenomeni del genere tendono a verificarsi in molti paesi. Ventidue dei firmatari sono del gruppo popolare europeo, altri dell'Uen, a dimostrazione che non si tratta di un tema di parte né di partito, ma delle fondamenta dello Stato liberale. Segni ha chiesto comprensione perché forse gli italiani sono molto sensibili al problema, ma ha chiesto ai colleghi tedeschi, di qualunque partito, se non si preoccuperebbero qualora il Cancelliere Schröder fosse proprietario di tutte le televisioni private, di una delle più importanti riviste e di uno dei più importanti quotidiani; ha chiesto ai colleghi inglesi come reagirebbero se il Primo ministro Blair avesse chiesto pubblicamente l'allontanamento di tre famosi giornalisti della Bbc e l'avesse ottenuto nel giro di qualche mese. Egli ha poi chiarito di aver citato tali esempi non perché siano problemi che deve risolvere l'Europa (essi sono nati in Italia e devono essere risolti dagli italiani), ma perché vi sono aspetti comuni tra tutti i Paesi: la concentrazione dei media che segue un corso mondiale; il pericolo che da questo deriva al pluralismo dell'informazione e quindi alla libertà; i confini che vanno posti fra politica e informazione. Questo, pur non essendo giuridicamente un campo della Commissione, è il punto comune a tutte le civiltà europee ed è per tale ragione che ci si rivolge alla Commissione. Ruth Hieronymi (Ppe/De, D) ha affermato la necessità di garantire la libertà di informazione e di opinione e il pluralismo. Tutto ciò è compito dell'Unione e dovrebbe essere trattato dalla Convenzione. Il Parlamento europeo negli ultimi anni si è occupato molto della questione, ha affermato una delle autrici dell'interrogazione presentata dai popolari ricordando le risoluzioni del 1997, del 2000 e del 2001. Occorre però valutare in termini realistici come stanno le cose: quelli dei media continuano a essere in prevalenza mercati nazionali, sia per quanto riguarda la stampa che per il settore televisivo. Le cose sono cambiate per quanto concerne i media elettronici, dove vi sono sempre più imprese transfrontaliere. È su questo punto che bisogna intervenire, verificando con attenzione quali siano le conseguenze in termini di evoluzione tecnologica e di pluralismo. Il partito popolare chiede quindi alla Commissione di elaborare un Libro verde che analizzi la situazione attuale sotto il profilo giuridico ed economico con proposte adeguate all'obiettivo del pluralismo. David Byrne a nome della Commissione ha riconosciuto il ruolo cruciale dei media nell'esercizio del potere pubblico e privato e il valore essenziale del pluralismo nell'Unione, come dice la Carta dei diritti. I cittadini europei hanno una scelta maggiore grazie alle tecnologie di cui si dispone e in tale situazione la Commissione ha utilizzato ampiamente le regole della concorrenza anche a livello dei media, di Internet e dell'Umts, garantendo la rigorosa applicazione del regolamento sulle concentrazioni economiche, della direttiva sulla televisione senza frontiere, di quella sull'E-commerce (servizi di media interattivi), sulla liberalizzazione delle reti elettroniche di servizi (per aprire l'accesso alle reti di comunicazione elettronica, anche quelle che prevedono trasmissioni), tutte volte ad affermare regole di trasparenza. Il recepimento di tali direttive nelle legislazioni nazionali potrà garantire il corretto uso dei media ma l'obiettivo è trovare un equilibrio fra gli attori del mercato interno, dal punto di vista economico. Anche se il pluralismo è una libertà fondamentale non è un compito assegnato alla Comunità dai trattati, perché non si possono regolare situazioni specifiche nazionali, legate al principio della sussidiarietà, ma solo quelle che hanno effetti transfrontalieri. Il commissario ha concluso invitando a collaborare con il Consiglio d'Europa a questo riguardo. Malcolm Harbour (Ppe/De, Uk) ha affermato che non bisogna prevedere un nuovo regolamento sulla concentrazione dei media perché non vi è una base giuridica. La Commissione ha altre armi per regolare la questione del monopolio, se c'è un potere monopolistico dal punto di vista commerciale. Egli si è poi chiesto se i deputati che hanno presentato le interrogazioni abbiano letto il nuovo regolamento relativo alle comunicazioni elettroniche: in quel testo infatti vi sono disposizioni per aprire l'accesso ai canali, senza discriminazioni. Bisogna però discutere maggiormente in merito alle emittenti private perché i governi possano portare i canali pubblici verso il libero mercato. Ciò che non bisogna fare, invece, è anticipare i risultati dell'analisi. Reino Paasilinna (Pse, Fin) ha detto che una dittatura basata sul potere militare non è necessaria nella società dell'informazione. Se il potere dei media, quello economico e quello politico sono nelle stesse mani, si può temere una dittatura. Se un leader di un Paese può controllare tutti i canali televisivi, si può parlare di un'oligarchia dell'informazione e quando i canali televisivi sono colmi di notizie che riguardano i risultati politici di qualcuno, la macchina si autoalimenta. Egli ha citato l'Italia ed ha affermato che quanto più i mezzi d'informazione sono concentrati, tanta più libertà dovrebbero avere i giornalisti. Il servizio pubblico è controllato dalla società nel suo insieme, ma in alcuni Paesi candidati gli Stati controllano i media. D'altra parte, la libera concorrenza non è sempre garanzia di pluralismo e diversità. Il gruppo socialista chiede quindi che il commissario Reding prepari una direttiva sulla concentrazione dei media, che il commissario Monti fornisca uno studio sull'eventuale violazione delle regole di concorrenza e che Bolkestein valuti se la concentrazione e la convergenza abbiano un effetto contrario sull'operatività del mercato interno. Anche la Convenzione europea dovrebbe discutere di una possibile direttiva per il settore. Ole Andreasen (Eldr, Dk) ha ricordato che uno dei principi cardine di una società democratica è l'accesso all'informazione. Il Parlamento europeo ha sempre sottolineato l'importanza della trasparenza e del diritto dei cittadini di avere accesso alle informazioni per partecipare al dibattito democratico. I media, ha aggiunto l'oratore, devono lavorare in modo democratico o la democrazia, che significa anche pluralismo, non può funzionare. Il gruppo liberale è contrario ai monopoli che riducono l'offerta; alcune idee non sono affatto rappresentate nei mezzi d'informazione: bisogna quindi garantire media liberi e diversificati, sulla base dei principi della democrazia e della separazione dei poteri e senza interferenze sui contenuti. Benedetto Della Vedova (Ni, I) ha sottolineato l'indubbio rapporto fra informazione e tutela della democrazia. Il problema dell'informazione negata come strumento per negare la democrazia in paesi con cui l'UE ha relazioni economiche è un problema grave, ha detto, ma occorre essere prudenti nel richiedere normative europee perché possono imbrigliare il mercato dei media e delle telecomunicazioni, costretto a reggere la sfida dei mercati internazionali: sovraccaricare un mercato che ha già difficoltà a crescere per barriere linguistiche, culturali ecc. può essere pericoloso. Il paradosso della discussione sta nell'attenzione alle concentrazioni nel mercato ma non all'apparato di aziende di Stato. Si parla di Italia ma non si dice che la metà dell'apparato informativo è nelle mani dello Stato quindi dei partiti, che certo usano le strutture di informazione curando i propri interessi. Le aziende di Stato sono un danno per i media, mentre la presenza della TV di Stato ostruisce lo spazio per aziende diverse e drena risorse che potrebbero essere distribuite diversamente, ha concluso l'oratore. Guido Bodrato (Ppe/De, I) ha detto che il sistema dei media ha camminato insieme alla democrazia ma forse da qualche tempo c'è una contraddizione e una tendenza alla concentrazione che significa nei fatti meno democrazia. I media esercitano un notevole impulso sulla vita sociale ma l'unica strada per resistere al capitale nordamericano che domina nel campo nei media non è quella che porta alla concentrazione dei media europei. In Italia la questione ha stimolato un messaggio del presidente della Repubblica ma anche il Papa ha chiesto regole chiare e giuste sulla partecipazione, per evitare che l'uso improprio produca effetti devastanti nella vita sociale. Non è solo un problema politico, ha continuato Bodrato, basta pensare allo sfruttamento pubblicitario dello sport nella televisione, all'intreccio fra diritti sportivi, proprietà di grandi squadre di calcio e pubblicità: tali tendenze possono essere contrastate dalle tv pubbliche ma anche le tv private e commerciali hanno un grande ruolo, a condizione che questo non si riduca alle concentrazioni di potere in poche mani. Renzo Imbeni (Pse, I) ha chiesto se sia necessaria o meno una normativa europea vincolante sul piano giuridico per garantire il pluralismo dei mezzi di informazione: la sua risposta è affermativa. Il punto non è forzare la Commissione a fare ciò che non può o non vuole fare ma riconoscere l'esistenza di un vuoto giuridico che va riempito. Il vuoto è aggravato dall'ampliamento e dal fatto che l'Unione si doterà fra poco di una nuova Costituzione in cui vi saranno articoli come il n.11 della Carta dei diritti che garantisce il pluralismo. Si rischia, insomma, di violare uno dei principi della Costituzione che si vuole approvare fra poco. Se oggi uno dei 15 paesi dell'Unione viene dopo il Benin (oltre il 40° posto) nella classifica mondiale sul pluralismo dell'informazione, non si tratta solo di un problema di conflitto interno ma di un tema che esige attenzione politica, istituzionale e giuridica da parte dell'Unione. Mario Mauro (Ppe/De, I) ha affermato che se si dovesse cedere ai suggerimenti dei colleghi che riconducono tutti i mali dei media ad un unico soggetto, si dovrebbe immaginare che "gli animali che hanno invaso la pista dell'aeroporto di Strasburgo siano manovrati dalle tv private". La tematica è più complessa: le rapide trasformazioni tecnologiche determinano un nuovo contesto per la trasmissione del sapere, la cultura si trasmette mediante la comunicazione. La moltiplicazione delle fonti informative e la sostituzione del rapporto personale con un approccio immediato sono fattori che creano forme di dissociazione che investono la nostra vita. Quanto è accaduto in Italia di recente non è riconducibile a questi aspetti: è successo invece che la sinistra ha tentato di condizionare le ultime elezioni, rimandando in modo indefinito il tema della regolamentazione dei media e l'assenza di vigilanza non garantisce il pluralismo ma produce effetti devastanti. L'oratore ha concluso auspicando l'attenzione della Commissione a questo principio di libertà proponendo ad esempio un approfondimento del Libro verde.

GLI IMPRENDITORI EUROPEI SI UNISCONO ALLE CRESCENTI RICHIESTE DELLA COMMISSIONE DI UN URGENTE INCREMENTO DELLA SPESA PER LA RICERCA
Bruxelles, 19 novembre 2002 - Gli imprenditori europei hanno unito le loro voci alle richieste di potenziamento degli sforzi di ricerca al fine di rafforzare la competitività, la crescita economica e l'occupazione dell'Ue. L'appello è stato lanciato durante un dibattito fra esperti organizzato dall'Unione delle confederazioni europee dell'industria e dei datori di lavoro (Unice) sul tema "Challenges for lifting European R&D [research and development] expenditure from 1.9 per cent to three per cent of Gdp" (Le sfide legate all'aumento della spesa europea per la R&S [ricerca e sviluppo] dall'1,9 al 3 per cento del Pil), tenutosi a Bruxelles nel corso della conferenza di lancio del sesto programma quadro (6PQ). Al dibattito hanno partecipato il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin; il presidente dell'Unice Georges Jacobs; Michel Deleau, direttore della Banca europea per gli investimenti (Bei); Daniel Janssen, presidente del gruppo di lavoro sulla competitività in seno alla Tavola rotonda europea degli Industriali (Ert); Fred von Dewall, Chief Economist presso il Gruppo Ing e Yannis Tzavaras, responsabile generale per lo sviluppo di nuove attività innovative presso Intracom. Busquin ha sottolineato che: "La ricerca industriale sta assumendo sempre più una dimensione europea e addirittura mondiale. La frammentazione delle iniziative, l'isolamento dei sistemi di ricerca nazionali e le disparità fra i sistemi giuridici e amministrativi pesano molto sugli investimenti per la R&S". "L'obiettivo del tre per cento e lo Spazio europeo della ricerca sono entrambi fondamentali per ripristinare la fiducia nell'economia basata sulla conoscenza e per dare impulso alla crescita sulla base di iniziative di R&S migliori sotto il profilo quantitativo e qualitativo", ha affermato Busquin. Il presidente dell'Unice Georges Jacobs ha aggiunto che l'obiettivo del tre per cento fissato dal Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002 "potrà essere raggiunto solo se l'Europa migliorerà radicalmente i propri centri di eccellenza, di competenze e d'istruzione, e se creerà un ambiente normativo favorevole per la R&S e l'innovazione, nonché un approccio coerente per tutte le politiche dell'UE ed un settore di ricerca pubblico forte e vibrante. Le politiche interdisciplinari, come quelle regionali e in materia d'istruzione, presentano importanti implicazioni in termini di investimenti per la R&S, che devono essere valutate". Nella comunicazione della Commissione, dal titolo "Più ricerca per l'Europa - Obiettivo: 3 per cento del Pil", si legge che "due terzi di tali investimenti dovrebbero provenire dal settore privato". Il gruppo di esperti è giunto alla conclusione che vi un'assoluta necessità di riesaminare ampiamente le modalità di promozione della R&S e dell'innovazione. Esso, inoltre, ha sottolineato che l'Europa deve modificare le sue attuali politiche e prassi al fine di raggiungere tale obiettivo. I partecipanti alla discussione hanno spiegato che un approccio coerente contribuirebbe al coordinamento delle politiche di R&S dei 15 Stati membri dell'UE e che la politica di R&S deve essere coerente anche rispetto alle altre politiche, fra cui quelle in materia di concorrenza, ambiente e istruzione. Il direttore della Bei Michel Deleau ha dichiarato: "La Banca europea per gli investimenti ha fatto della R&S l'elemento centrale della sua 'iniziativa per l'innovazione' attualmente in corso, elemento che continuerà a costituire un obiettivo chiave per l'attività di concessione di prestiti della Bei nei prossimi anni. Particolare enfasi verrà posta sul sostegno alla R&S condotta da aziende private, di piccole o grandi dimensioni, e sulla regolazione degli strumenti finanziari in base alle esigenze del settore della ricerca. Il Fondo europeo per gli investimenti, affiliato alla Bei, continuerà a sostenere le università e i centri di ricerca nella creazione di fondi di investimento e nuovi strumenti, seguitando a fornire servizi di consulenza. In questo modo, il Fondo mira a rafforzare la ricerca e a superare il divario fra quest'ultima e lo sviluppo dei prodotti". Daniel Janssen, presidente del gruppo di lavoro sulla competitività in seno alla Tavola rotonda europea degli industriali (Ert) ha concluso: "Raggiungere l'obiettivo del tre per cento è fondamentale per garantire il compimento dei progressi necessari per rafforzare la competitività, la crescita economica e l'occupazione nell'Ue. Tuttavia, tale obiettivo rischia di diventare irrealistico, se non si procederà al più presto, in tutt'Europa, ad una radicale riconsiderazione di ciò che esso comporta".

OTTOBRE 2002: SALE AL 2,3% IL TASSO DI INFLAZIONE DI EUROLANDIA
Bruxelles, 19 novembre 2002 - Sono stati pubblicati ieri i dati di Eurostat relativi all'inflazione di Eurolandia, salita dal 2,1% di settembre al 2,3% del mese di ottobre, lo stesso tasso di un anno prima. I tassi più elevati su base annuale sono stati rilevati in Irlanda (4,4%), in Portogallo (4,1%) e in Spagna (4,0%); mentre i tassi più bassi sono risultati quelli del Belgio (1,3%), della Germania (anch'essa a quota 1,3%) e del Regno Unito (1,4%). In rapporto al mese di settembre 2002 il tasso d'inflazione è cresciuto in due Stati membri, è diminuito in dieci ed è rimasto stabile in uno. Confrontando invece i dati con quelli di ottobre 2001, le riduzioni relative più importanti si sono avute in Svezia (dal 2,9% all'1,7%), in Germania (dal 2,0% all'1,3%) e in Belgio (dall'1,9% all'1,3%); mentre gli aumenti più rilevanti sono stati registrati in Spagna (dal 2,5% al 4,0%), in Lussemburgo (dall'1,7% al 2,5%) e in Danimarca (dal 2,0% al 2,7%).

UN AMBIENTE MIGLIORE PER LE IMPRESE
Bruxelles, 19 novembre 2002 - La Commissione europea ha adottato una comunicazione dal titolo "Un ambiente migliore per le imprese", che sarà presentata il 26 novembre in occasione del Consiglio "Competitività". Il documento comprende un elenco di 70 obiettivi nazionali proposti dagli Stati membri. Tali obiettivi sono tesi a moltiplicare gli sforzi degli Stati membri in vista di fare dell'Europa l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, entro il 2010. Progettati per migliorare il monitoraggio delle politiche, stimolare il progresso ed agevolare il dibattito, gli obiettivi rappresentano un primo tentativo di sviluppare un approccio generale e mostrare con chiarezza alle imprese europee che si stanno assumendo impegni concreti per migliorare l'ambiente in cui esse operano. "L'adozione di tali obiettivi politici rivela l'impegno degli Stati membri di perseguire lo scenario prospettato a Lisbona teso a garantire una maggiore competitività in Europa ed un ambiente migliore per le imprese", ha dichiarato il commissario europeo per le Imprese e la Società dell'informazione Erkki Liikanen. "Sono lieto che gli Stati membri abbiano collaborato con la Commissione per sviluppare questa iniziativa e che molti di loro abbiano dichiarato i propri obiettivi. L'impegno che da ora in poi assumeremo consisterà nel dare concreta attuazione all'iniziativa e garantirne il follow-up". Gli obiettivi riguardano numerose questioni di politica imprenditoriale affrontate dal Quadro di valutazione della politica delle imprese e spaziano dall'innovazione al contesto normativo, l'accesso ai finanziamenti, l'imprenditorialità ed il capitale umano. Tali obiettivi sono collegati ad indicatori estremamente specifici utilizzati dal quadro di valutazione e sono tesi ad orientare le politiche, migliorare il monitoraggio dei progressi e facilitare i dibattiti politici. Nel settore dell'imprenditorialità, ad esempio, gli obiettivi quantitativi affrontano questioni quali il numero di nuove imprese create ogni anno e la percentuale di lavoratori autonomi.

ANCORA NESSUN ACCORDO SUL BREVETTO COMUNITARIO
Bruxelles, 19 novembre 2002 - Il Consiglio "Competitività" dell'UE, riunitosi il 14 novembre, non è riuscito a raggiungere un accordo in merito al brevetto comunitario. Secondo il ministro danese degli Affari economici e commerciali, nonché presidente del Consiglio "Competitività" Bendt Bendtsen, il regime giurisdizionale ha costituito, ancora una volta, l'elemento sul quale i ministri si sono arenati. "È [...] con grande rammarico che prendo atto dell'impossibilità, in seno all'odierna riunione, di raggiungere un accordo sui principi generali relativi al regime giurisdizionale del brevetto comunitario. Persistono differenze troppo ampie fra gli Stati membri che auspicano il mantenimento di tribunali decentrati e quelli che prediligono un modello più centralizzato", ha affermato Bendtsen il 14 novembre. Il proposto regolamento mira a creare un brevetto unico valido in tutta l'Ue, rilasciato dall'Ufficio europeo dei brevetti conformemente ai requisiti stabiliti dalla Convenzione sul brevetto europeo. La proposta Corte dei brevetti comunitari (Cbc) sarebbe costituita da una Camera centrale e da Camere situate in diverse parti del territorio comunitario. Durante le precedenti riunioni, una delle delegazioni si oppose all'idea di un decentramento selettivo della Corte, definendolo discriminatorio nei confronti degli Stati membri che non soddisfano i necessari requisiti per istituire una Camera regionale. Alcuni paesi non condividono l'intervallo di tempo previsto fra l'istituzione della Camera centrale e quelle regionali. Tuttavia, la Commissione e diversi paesi ritengono che tale periodo di transizione sia necessario per consentire alla Camera centrale di sviluppare una giurisprudenza e dei metodi di lavoro coerenti. "Condivido pienamente la delusione del commissario Bolkestein per l'impossibilità di compiere ulteriori progressi in merito al brevetto comunitario durante l'odierna riunione. Per tale ragione, ho deciso di inserire questo dossier nell'ordine del giorno del prossimo Consiglio 'Competitività' che si terrà il 26 novembre 2002", ha dichiarato Bendtsen. Durante la conferenza di lancio del sesto programma quadro, svoltasi dall'11 al 13 novembre a Bruxelles, l'assenza di progressi in merito alla creazione del brevetto comunitario è stata definita deplorevole da molti partecipanti, fra cui il commissario per le Imprese e la Società dell'informazione Erkki Liikanen e il direttore generale aggiunto della DG Imprese della Commissione Heinz Zourek. Manuel Desantes, vicepresidente dell'Ufficio europeo dei brevetti si è spinto oltre, dichiarando: "Non vi è sviluppo senza innovazione e non vi è innovazione senza un sistema per il rilascio dei brevetti".

SANZIONI EUROPEE COMUNI PER LA CORRUZIONE NEL SETTORE PRIVATO LE IMPRESE POTRANNO ESSERE DICHIARATE RESPONSABILI ANCHE IN CASO DI COINVOLGIMENTO LIMITATO
Bruxelles, 19 novembre 2002 - L'organo parlamentare ha adottato con numerosi emendamenti anche la relazione di Francesco Rutelli (Eldr, I) sull'iniziativa danese per una decisione quadro atta a garantire che negli Stati membri la corruzione nel settore privato, attiva e passiva, sia considerata un reato, le persone giuridiche siano perseguibili per tale reato e siano comminate sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive. Fra gli emendamenti approvati figura la definizione di "violazione di un dovere" e l'inclusione delle attività professionali svolte senza scopo di lucro nel campo di applicazione della direttiva. I deputati vogliono inoltre che gli Stati membri comunichino ogni anno alla Commissione un elenco di imprese giudicate colpevoli di corruzione con sentenza definitiva dai tribunali nazionali e che tale elenco sia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione. Secondo la proposta, la corruzione deve essere punita con una pena massima da 1 a 3 anni di prigione. Nel caso di recidiva possono essere comminate pene supplementari come il divieto temporaneo ad un condannato di esercitare un'attività economica. Le persone giuridiche (imprese ecc.) a beneficio delle quali è stato commesso il reato di corruzione, possono essere dichiarate responsabili, anche se il loro coinvolgimento è limitato alla mancanza di supervisione o di controllo. Le pene per le persone giuridiche devono essere effettive, proporzionate e dissuasive, comprendendo sanzioni pecuniarie ed eventualmente il divieto di esercitare attività commerciali, provvedimenti giudiziari di scioglimento e l'esclusione dal godimento di un vantaggio o aiuto pubblico, nonché la confisca dei proventi illeciti. L'organo parlamentare raccomanda l'entrata in vigore in tempo utile della direttiva quadro affinché sia recepita dai Paesi candidati e sia garantita la certezza del diritto vigente negli Stati membri al momento dell'entrata in vigore della decisione sul mandato di arresto europeo.

IMPIEGO COMUNE DEI FUNZIONARI DI POLIZIA
Bruxelles, 19 novembre 2002 - Il relatore José Ribeiro E Castro (Uen, P) ha definito "poco ambiziosa" la proposta danese sulla cooperazione più stretta nei paesi terzi fra i funzionari di collegamento della polizia degli Stati membri. Gli emendamenti apportati sono comunque pochi, nella convinzione che un progetto più lungimirante sarebbe rifiutato dal Consiglio. La commissione per i diritti dei cittadini ha sottolineato tuttavia che tutte le misure devono essere applicate anche ai funzionari di collegamento di Europol. I deputati desiderano che la proposta sia più vincolante, obbligando (e non solo permettendo) gli Stati membri a concordare sul fatto che i funzionari di collegamento curino gli interessi di altri Stati membri che non dispongano di un funzionario in un certo paese o in una certa organizzazione internazionale. Per potenziare la cooperazione nella lotta al crimine, inoltre, i funzionari di collegamento devono assistersi reciprocamente, permettendo, ad esempio, di inoltrare immediatamente una richiesta di informazioni proveniente da uno Stato membro che non dispone di funzionari di collegamento in un paese terzo, verso il funzionario presente sul posto in rappresentanza di un altro Stato membro. I deputati chiedono che gli Stati membri ed Europol elaborino un rapporto annuale da presentare al Segretariato generale del Consiglio e da trasmettere alla Commissione e al Parlamento. In tale relazione gli Stati membri dovrebbero notificare la loro pianificazione annuale sui funzionari di collegamento. Un'ultima osservazione riguarda il rispetto delle norme relative alla protezione dei dati personali.

EUROPEAN UNION BALANCE OF PAYMENTS/ INTERNATIONAL INVESTMENT POSITION STATISTICAL METHODS
Novemnbre 19 november 2002 - A revised version of the annual publication "European Union balance of payments/international investment position statistical methods" ("B.o.p. book") is being released today. It provides a documentation on the statistical methodologies applied in Member States for compiling balance of payments and international investment position statistics and, as such, improves the transparency of the compilation of euro area statistics. The B.o.p. book was first published by the European Monetary Institute (Emi) on 31 January 1998, was updated by the Ecb in August 1998 and subsequently every year in November. In addition to revised individual country chapters, this version includes some amendments to the general chapters (Chapters 2 and 3). The book is primarily intended for use by central banks, statistical institutes and international organisations.
The B.o.p. book is available on the Ecb's web site http://www.ecb.int

DELOITTE CONSULTING PROMUOVE LUXOTTICA, EDISON E BENETTON SECONDO L'INDICE PREDISPOSTO DA DELOITTE RESEARCH, LA DIVISIONE DI RICERCA DELLA SOCIETÀ DI CONSULENZA PROSSIMA A CHIAMARSI BRAXTON, SONO TRE LE AZIENDE ITALIANE DEL SETTORE MANIFATTURIERO CON LE MIGLIORI PROSPETTIVE FUTURE
Milano, 19 novembre 2002 - Luxottica (prodotti per l'ottica), Edison (energia) e Benetton (abbigliamento) sono le tre società italiane del settore manifatturiero che nei prossimi anni, secondo la società di consulenza Deloitte Consulting (che presto diventerà Braxton) avranno migliori possibilità di ottenere ottimi risultati economici anche in un contesto generale d'incertezza. È quanto emerge da un recente studio condotto da Deloitte Research, la divisione di ricerca di Deloitte Consulting, che ha elaborato, in collaborazione con la società di consulenza finanziaria statunitense Holt Value Associates, un indice che identifica le società manifatturiere in grado di coniugare nel modo ottimale la competitività del presente con la capacità di cogliere le opportunità del prossimo futuro. Il Performance Index è stato calcolato per le prime mille società manifatturiere del mondo in termini di vendite realizzate nell'ultimo anno fiscale. L'indice è determinato in ugual misura dal concorso di due parametri: il primo è la "Performance attuale" (determinata dal Cfroi, cash flow return on investments, meno il costo del capitale), che misura la profittabilità economica di un'impresa nel presente. Il secondo, invece, è il "Valore futuro atteso" (ovvero il valore atteso degli investimenti futuri della società espresso in termini di percentuale del suo valore di mercato attuale), che misura la fiducia degli investitori nella crescita della società attraverso le opportunità d'investimento future. Il tetto massimo dell'indice, che in alcuni casi è anche preceduto dal segno meno, è pari a 100 punti. Nella graduatoria delle prime cento società mondiali (Global Manufacturing 100) elaborata sulla base del Performance Index, Luxottica, la sola azienda italiana presente, occupa la quarantatreesima posizione (cfr. tabella 1), mentre è settima nella speciale classifica europea. Il Performance Index di Luxottica ammonta a 51,3 punti, ed è determinato soprattutto dalle prospettive future dell'azienda. Edison e Benetton figurano tra le prime tre società nella graduatoria dei rispettivi segmenti del mercato manifatturiero: il gruppo Edison risulta primo nella categoria "Carbone e fonti di energia alternative" con un indice di 24,3 punti (cfr. tabella 2), mentre Benetton è terza nella categoria "Tessile" con un indice pari a 8,2 punti (cfr. tabella 3). "Le aziende italiane incluse in questa classifica sono state premiate per la loro capacità di identificare obiettivi di medio periodo e di impegnarsi a fondo, ma in modo flessibile, per poterli raggiungere" sottolinea Paolo Cavosi, Partner di Deloitte Consulting Italia responsabile del Consumer Business, commentando i risultati della ricerca. "Applicando il concetto di strategic flexibility - continua Cavosi - queste tre società sono state in grado di definire linee strategiche coerenti e sfruttare al meglio le opportunità. A nostro avviso - conclude il Partner - le società italiane che al pari di Luxottica, Edison e Benetton vogliono garantirsi un futuro di successo ed essere pronte ad adeguarsi ai cambiamenti, dovranno puntare sempre più al raggiungimento di tre obiettivi: integrazione dei sistemi tecnologici, individuazione delle componenti che consentono di creare valore e attenta gestione dei profitti". La graduatoria mondiale è guidata da due società di Information Technology americane, Dell Computer e Oracle, che hanno ottenuto un Performance Index rispettivamente di 91 e 79,4 punti. Sul terzo gradino del podio c'è la prima società europea, la finlandese Nokia (tlc), con un indice di 74 punti. L'obiettivo dello studio di Deloitte Research è quello di dimostrare che anche nel settore manifatturiero le società che negli anni a venire riusciranno a competere meglio sul mercato sono quelle che, in previsione del futuro, applicano il concetto di "strategic flexibility", coniato dalla stessa Deloitte Research ed illustrato dai suoi consulenti durante lo scorso World Economic Forum 2002 svoltosi a New York. Un'azienda strategicamente flessibile è quella che si prepara ad affrontare una molteplicità di scenari possibili piuttosto che fare previsioni sul futuro ed è in grado di affrontare le incertezze cogliendone i vantaggi. Secondo Deloitte Research, la chiave del successo futuro di una società manifatturiera risiede anche nel saper innovare i prodotti e gestire la catena di distribuzione, le relazioni con l'utenza e le risorse umane. 
Tabella 1. Graduatoria globale

Global Rank

Società

Paese

Fatturato (USD mm)

Performance Index

1

Dell Computer

Stati Uniti

31.973

91.0

2

Oracle Corp

Stati Uniti

10.822

79,4

3

Nokia

Finlandia

27.263

75,0

4

Anglo-American Platinum

Sud Africa

1.723

72,4

5

Coca-Cola Co

Stati Uniti

20.462

71,3

6

Itochu Techno- Science

Giappone

2.474

69,9

7

Colgate-Palmolive Co.

Stati Uniti

9.355

69,9

8

Siebel System Inc.

Stati Uniti

1.794

67,5

9

Amgen Inc.

Stati Uniti

3.595

67,4

10

Imperial Tobacco Group

Regno Unito

1.886

67,1

43

Luxottica Group Spa

Italia

2.273

51,3

  Tabella 2. Graduatoria settoriale: Carbone ed energie alternative

Segment Rank

Società

Paese

Fatturato (USD mm)

Performance Index

1

Edison Spa

Italia

2.180

24,3

2

Consol Energy Inc.

Stati Uniti

2.290

4,4

3

Peabody Energy Group

Stati Uniti

2.665

-11,9

Tabella 3. Graduatoria settoriale: Tessile  

Segment Rank

Società

Paese

Fatturato (USD mm)

Performance Index

1

Mohawk Industries Inc.

Stati Uniti

3.255

18,3

2

Westpoint Stevens Inc.

Stati Uniti

1.825

8,7

3

Benetton Group Spa

Italia

1.811

8,2

Per maggiori informazioni, è possibile consultare la ricerca collegandosi all'indirizzo internet: http://www.dc.com/obx/pages.php?Name=dr_performanceamiduncertainty

TELECOM ITALIA CEDE LA PROPRIA PARTECIPAZIONE IN IMMSI. REALIZZATA UNA PLUSVALENZA LORDA DI CIRCA 50 MILIONI DI EURO PROSEGUE IL PIANO DI DISMISSIONI CHE HA SUPERATO CON UN ANNO DI ANTICIPO IL TARGET DI 5 MILIARDI DI EURO
Milano, 19 novembre 2002 - Il 15 novembre o Telecom Italia S.p.A. ha raggiunto un accordo con Interbanca S.p.A., agente per conto di Omniapartecipazioni S.p.A., per la cessione a quest'ultima della propria partecipazione, composta da n. 99.000.001 azioni, pari al 45% circa del capitale di Immsi S.p.A. Immsi è la società immobiliare, quotata in borsa, nata dalla scissione di Sirti effettuata nel 1999. Una volta adempiuti gli eventuali obblighi di comunicazione alle Autorità competenti, Omniapartecipazioni pagherà per contanti, per le 99.000.001 azioni Immsi di proprietà di Telecom Italia, un corrispettivo di 69 centesimi di euro per azione. Telecom Italia S.p.A. con questa operazione incassa 68,3 milioni di euro, realizzando una plusvalenza al lordo delle imposte pari a 50,2 milioni di euro. Con questa cessione Telecom Italia prosegue il piano di dismissioni e il riassetto del proprio settore immobiliare.

IL GRUPPO BARILLA LANCIA UN PRESTITO OBBLIGAZIONARIO PER 300 MLN EURO
Parma, 19 novembre 2002 - Barilla lancia un prestito obbligazionario quinquennale per un ammontare di 300 milioni di euro, con garanzia di Fin.Ba spa, la holding industriale del gruppo Barilla. Lo comunica il gruppo spiegando che le obbligazioni, che saranno quotate alla borsa di Lussemburgo, avranno una cedola fissa del 4,625% ed un prezzo di riofferta di 99,336, per un rendimento a scadenza del 4,78%. La data di pagamento e' stata fissata al 3 dicembre 2002. Il prestito obbligazionario e' stato organizzato e sottoscritto da un consorzio di banche guidato da Caboto IntesaBci, Mediobanca e Unicredit banca mobiliare. Il ricavo dell'emissione, si legge in una nota, sara' utilizzato per finanziare parte dell'esborso sostenuto per l'acquisto delle azioni Kamps, leader europeo nel settore del pane industriale. Fin.Ba. SpA, holding industriale del Gruppo Barilla, ha dato mandato a CabotoIntesaBCI, Mediobanca e UniCredit Banca Mobiliare per l'organizzazione del prestito obbligazionario denominato in euro, che poi è stato lanciato sull'euromercato. L'operazione è stata effettuata da Barilla Finance SA Lussemburgo e garantita dalla capogruppo Fin.Ba. SpA, e segna il debutto del Gruppo Barilla sui mercati obbligazionari internazionali. Nel corso del 2002 il gruppo Barilla è stato protagonista di un'altra importante operazione sui mercati finanziari internazionali, l'Offerta Pubblica di Acquisto sul capitale della società tedesca Kamps AG, leader sul mercato tedesco ed europeo del pane industriale, ora controllata dal gruppo Barilla al 97%. L'acquisizione di Kamps permetterà al Gruppo Barilla di affermarsi come leader paneuropeo nel mercato dei prodotti da forno, affiancando alla propria tradizionale forza sui mercati italiano e scandinavo, la consolidata presenza di Kamps in Germania, Francia e Paesi Bassi.

POLISFONDI.IT: NUOVO SERVIZIO "IL GESTORE RISPONDE" DA OGGI ON LINE
Milano, 19 novembre 2002 - Polis Fondi Sgr.p.A, società di gestione del fondo immobiliare chiuso Polis, arricchisce da oggi il suo sito www.polisfondi.it. con la nuova sezione educational "Finanza e mattone: il gestore risponde". Il servizio, decisamente innovativo, si propone di offrire informazioni qualificate agli investitori e spunti di riflessione agli operatori del settore, facendo leva sulla specializzazione e l'esperienza in materia di Polis Fondi Sgr.p.A., tra le prime società di gestione ad aver lanciato in Italia un fondo immobiliare chiuso. La nuova sezione di www.polisfondi.it  a cui si accede dalla homepage, è organizzata su un meccanismo "domanda - risposta". Ogni mese l'attenzione verterà su un argomento specifico per cui gli utenti interessati potranno inviare le proprie domande all'indirizzo gestoreonline@polisfondi.it  mentre le risposte verranno visualizzate direttamente sul sito e saranno costantemente consultabili in archivio. Per il mese in corso, il tema è: l'impiego dei fondi immobiliari nella diversificazione del portafoglio. Tra gli argomenti che saranno successivamente trattati: impatto fiscale di un investimento immobiliare; la quotazione: il valore di borsa e il valore della quota; la nuova normativa sui fondi ad apporto. "Con il lancio del fondo Polis, nel 2000, siamo stati tra i primi in Italia ad avere offerto ai risparmiatori la possibilità di diversificare il proprio portafoglio, investendo in un mercato in fase di rivalutazione, e di partecipare a grandi operazioni nel settore immobiliare con capitali contenuti e riteniamo di avere così fornito contributi efficaci allo sviluppo di un mercato allora immaturo." spiega Luigi Arborio Mella, Amministratore Delegato di Polis Fondi Sgr.p.A "Da quel momento sono stati compiuti grandi passi in avanti, ma, stando al numero ed alle caratteristiche delle richieste che riceviamo, rileviamo tuttora un grande bisogno di informazione. Con questa nostra iniziativa intendiamo quindi contribuire ulteriormente alla crescita culturale del mercato, fornendo supporti specialistici per un'efficace comprensione di una tipologia di investimento sofisticata ed in continua evoluzione." Infolink: www.polisfondi.it

FITCH RATINGS: PIENO RISCONTRO DEL ROADSHOW EUROPEO SULLE ASSICURAZIONI
Londra, 19 novembre 2002 - Gli analisti di Fitch Ratings, l'agenzia di rating internazionale, hanno parlato durante la settimana dell'11 novembre dei recenti sviluppi nell'industria europea delle assicurazioni e del loro impatto sulle classificazioni creditizie. Una serie di interventi è stata programmata nei maggiori centri finanziari europei dall'11 al 15 novembre. La situazione finanziaria degli assicuratori ed il destino dei loro investimenti sono stati un argomento di ampio dibattito dopo il forte abbassamento dei mercati azionari europei e l'aumento vertiginoso delle inadempienze obbligazionarie negli ultimi due anni. Il Roadshow sulle assicurazioni di Fitch ha inteso fornire un momento di discussione ideale sul settore è iniziato a Francoforte, lunedì 11 novembre. poi è proseguito a Monaco martedì, a Londra mercoledì, a Milano giovedì e a Parigi venerdì. Keith Buckley, Greg Carter, Marc Philippe Juilliard, Geoff Mayne, Marco Metzler e Chris Waterman del team delle assicurazioni di Fitch hanno fornito una rassegna completa degli aspetti chiave del mercato assicurativo europeo, delle prospettive per bancassurance, delle sfide nella riassicurazione europea, della capitalizzazione delle compagnie assicurative ed uno sguardo alla situazione del mercato statunitense. Le giornate di Francoforte e Monaco si sono incentrate sull'importanza cruciale della solidità finanziaria dell'assicuratore nel settore delle compagnie assicurative vita tedesche.

NUOVA IMPORTANTE ACQUISIZIONE DI BREVINI GROUP CHE STIMA DI CHIUDERE IL 2002 CON UN FATTURATO CONSOLIDATO DI 240 MLN DI EURO
Reggio Emilia, 19 Novembre 2002 - Brevini Group S.p.A., società holding del gruppo Brevini, dopo l'importante acquisizione di Piv Drives GmbH realizzata in Germania agli inizi del 2002 dalla controllata Brevini Riduttori S.p.A., ha nuovamente concluso con successo un'operazione di analoga rilevanza industriale a Reggio Emilia, con l'acquisizione - attraverso la controllata Hydr-app S.p.A. - del 100% di Fin-Aron, società che vanta tra i suoi assets l'industria Aron S.p.A. Aron S.p.A., specializzata in produzione e vendita di sistemi oleodinamici ed elettronici, è stata fondata nel 1978 ed oggi si segnala come un autentico gioiello industriale per il considerevole know how tecnologico, il rilevante patrimonio di risorse umane e strutturali, ed i risultati che ne caratterizzano il posizionamento nel mercato e l'andamento economico. La società, che ha chiuso il 2001 con un fatturato di circa 16 milioni di Euro (di cui l'export rappresenta il 50%) destina ingenti risorse ad attività di ricerca e sviluppo, realizzate principalmente nella sede centrale di Reggio Emilia, dove Aron occupa oltre 100 addetti in un modernissimo insediamento industriale che si estende su una superficie di 16.000 mq. Hydr-app S.p.A., che con l'acquisizione di Aron raddoppia la sua attuale dimensione e massimizza i suoi punti di forza con un'efficace integrazione a livello di know how tecnologico e di gamma di offerta, vanta a sua volta una lunga tradizione industriale ed una posizione di leadership nella progettazione e produzione di centrali oleodinamiche e sistemi integrati per l'industria e per macchine semoventi, acquisita sul mercato internazionale grazie al forte valore aggiunto delle sue soluzioni applicative. Il fatturato di Hydr-app, pari a 18 milioni di Euro nell'esercizio 2001, è realizzato per oltre il 65% su mercati esteri, attraverso una struttura composta da circa 90 addetti. In piena coerenza con il modello di impresa del gruppo Brevini, che da sempre incoraggia e valorizza le autonomie a tutti i livelli, Aron affiancherà la neo-controllante Hydr-app sul mercato in piena indipendenza e mantenendo l'attuale denominazione, salvo avvalersi delle sinergie e delle risorse che il nuovo gruppo di appartenenza è in grado di offrire. Brevini Group S.p.A, attiva a livello internazionale nei mercati della Power Transmission e Hydraulics, dove opera con società industriali direttamente presenti nei punti chiave della mappa mondiale attraverso una rete di 27 società controllate di distribuzione - occupa 1.300 addetti e stima di chiudere l'esercizio 2002 con un fatturato consolidato di 240 milioni di Euro.

AIR FRANCE: RISULTATI PRIMA DELLE IMPOSTE DEL 2° TRIMESTRE IN PROGRESSIONE DEL 28%, OSSIA PARI A 113 MILIONI DI EURO, NONOSTANTE LO SCIOPERO DEI PILOTI RISULTATI SEMESTRALI: FATTURATO: 6,55 MILIARDI DI EURO (-0,5%)
Roma, 19 novembre 2002 - Il Consiglio di Amministrazione di Air France, riunitosi il 18 novembre 2002 sotto la presidenza di Jean-Cyril Spinetta, ha esaminato i conti semestrali chiusi al 30 settembre 2002. Durante la riunione, il Presidente ha così di seguito commentato i risultati: "Il trasporto aereo continua a soffrire della crisi economica, amplificata dagli attentati di settembre 2001. Malgrado tutto, il nostro traffico internazionale ha registrato buone performance, permettendo alle nostre reti di lungo e medio raggio di compensare la debolezza del mercato interno francese. I nostri risultati continuano ad essere largamente positivi per questo primo semestre, nonostante lo sciopero dei piloti, il cui impatto è stato valutato a 55 milioni di Euro. Per l'esercizio in corso, il risultato operativo prima delle cessioni aeronautiche dovrebbe essere in aumento, purché le condizioni di mercato rimangano stabili. In questo caso, Air France presenterebbe risultati positivi per il 6° anno consecutivo. Siamo inoltre estremamente soddisfatti di essere giunti ad un accordo con i nostri piloti: ciò stabilizza le relazioni sociali per parecchi anni e migliora l'efficienza operativa, permettendo al personale navigante tecnico di partecipare all'espansione della compagnia." 
Risultati consolidati Trimestre al 30 settembre 

 

Trimestre

al 30 settembre

 

Variazione

Semestre

al 30 settembre

 

Variazione

(in milioni di Euro)

2002

2001

in %

2002

2001-

in %

Fatturato

3 236

3 207

+0,9

6 551

6 581

-0,5

EBITDAR

525

432

+21,5

1 064

989

+7,6

Risultato operativo prima delle cessioni aeronautiche

 

141

 

76

 

+85,5

 

293

 

271

 

+8,1

Cessioni aeronautiche e finanziarie

 

5

 

19

 

-26,3

 

22

 

77

 

-71,4

Risultato netto prima delle imposte

113

88

+28,4

275

292

-5,8

Risultato netto, di competenza del gruppo

57

87

-35,2

216

283

-23,7

Risultato netto per azione (in €)

 

-

-

0,99

1,30

-23,7

Risultati al 30 settembre 2002 Risultato netto prima delle imposte del 2° trimestre: 113 milioni di Euro (+28,4%) Durante il trimestre, il traffico è aumentato dell'1,1%, con un'offerta in progressione dell'1,8% e un load factor del 78% (-0,6 punti). Il ricavo unitario del gruppo per posto chilometro offerto (Rsko) è progredito dell'1,1% senza tener conto dell'effetto cambio (2,8%) e fuori effetto mix rete (0,6%). Tenendo conto di questi effetti, il ricavo unitario del gruppo per passeggero chilometro trasportato (Rpkt) è progredito dell'1,9%. Il fatturato è in aumento dello 0,9%, attestandosi a 3,23 miliardi di Euro dopo una perdita di ricavi stimata ad 80 milioni, dovuta allo sciopero dei piloti. L'Ebitdar è pari a 525 milioni di Euro (+21,5%). Il risultato operativo prima delle cessioni aeronautiche e dopo l'impatto negativo dello sciopero dei piloti (stimato a 55 milioni di Euro) ammonta a 141 milioni contro 76 milioni l'anno precedente e a 146 milioni dopo le plusvalenze di cessioni, pari a 5 milioni di Euro. I costi unitari espressi in Esko sono diminuiti del 2,8%. Progrediscono dell'1,8% senza effetto cambio (2,9%) e prezzo del carburante (1,8%). L'impatto dello sciopero dei piloti rappresenta l'1,3% dell'aumento dei costi unitari. Il risultato netto prima delle imposte ammonta a 113 milioni (+28,4%). L'onere d'imposta per il trimestre ammonta a 57 milioni di Euro contro un onere pari a zero per lo stesso periodo dell'esercizio precedente. Corrisponde essenzialmente al consumo delle scorte d'imposte differite attive esistenti al 31 marzo 2002. Il risultato netto di competenza del gruppo si attesta a 57 milioni di Euro. Risultato netto semestrale prima delle imposte: 275 milioni di Euro (-5,8%) Per il semestre, il gruppo ha registrato una riduzione del traffico pari all'1,2%, con un aumento dell'offerta pari allo 0,4%. Il load factor è regredito di 1,3 punti, attestandosi al 77,3%. Il ricavo unitario del gruppo per posto chilometro offerto (Rsko) è stabile (-0,2%) e progredisce dello 0,7% se si prende in considerazione l'effetto cambio (1,5%) e l'effetto mix rete (0,7%). Sulla base degli stessi effetti sopra menzionati, il ricavo unitario del gruppo per passeggero chilometro trasportato (Rpkt) è in aumento del 2,3%. Il fatturato consolidato è quasi stabile (6,55 milioni di Euro, ossia -0,5%). Gli oneri operativi ammontano a 6,26 milioni di Euro e sono quindi in diminuzione dello 0,8% per il semestre che va fino al 30 settembre 2001, malgrado l'aumento dei premi assicurativi e dei proventi aeronautici, pari a 74 milioni di Euro. Le spese di carburante sono regredite del 14,9% (680 milioni di Euro) grazie alla diminuzione del prezzo del carburante e del dollaro, nonché alla politica di copertura applicata. I costi unitari del gruppo espressi in Esko sono diminuiti dello 0,5%. Senza effetto cambio (2,0%) e carburante (1,4%), aumentano del 2,4%. L'impatto degli scioperi (giugno e settembre) rappresenta l'1% dell'aumento dei costi unitari. L' Ebitdar progredisce del 7,6% (1,06 miliardi di Euro). Il margine Ebitdar/fatturato passa dal 15% al 16,2% e ritrova praticamente il suo livello dell'esercizio 2000-01. Il risultato operativo prima delle cessioni aeronautiche ammonta a 293 milioni di Euro contro 271 al 30 settembre 2001 (+8,1%). Dopo 18 milioni di plusvalenze di cessioni aeronautiche (54 milioni l'anno precedente), il risultato operativo raggiunge 311 milioni di Euro, con un calo del 4,3%. La suddivisione per settore del risultato operativo è la seguente: l'attività passeggeri produce un risultato operativo di 239 milioni contro 260 milioni di Euro l'anno precedente; l'attività cargo migliora, passando da una perdita di 36 milioni al 30 settembre 2001 ad un risultato negativo di 7 milioni; la manutenzione passa a 64 milioni di Euro contro 48 milioni precedentemente; il saldo, ossia le plusvalenze di cessione di aerei e le altre attività, ammonta a 15 milioni contro 53 milioni l'anno precedente. Il risultato finanziario migliora del 40,6%, passando da un onere di 69 milioni al 30 settembre 2001 ad un onere di 41 milioni. Le spese finanziarie nette sono stabili (52 milioni di Euro). L'aumento dell'Euro ha permesso di ottenere un risultato di cambio positivo. Le plusvalenze di cessioni di filiali o di partecipazioni sono nettamente diminuite, passando da 23 milioni a 4 milioni. La quota delle società valutate con il metodo del patrimonio netto diminuisce leggermente, passando da 23 a 21 milioni. Dopo aver preso in considerazione queste varie operazioni, il risultato netto prima delle imposte ammonta a 275 milioni di Euro (-5,8%). Dopo un onere d'imposta di 59 milioni al 30 settembre, il risultato netto si attesta a 216 milioni al 30 settembre 2001. Il risultato netto per azione passa da 1,30 Euro a 0,99 Euro. Struttura finanziaria: un tasso d'indebitamento stabile da un anno - Gli investimenti durante il semestre sono ammontati a 633 milioni di Euro e sono stati autofinanziati dal cash flow operativo di 602 milioni e dalle cessioni aeronautiche, pari a 141 milioni. Inoltre Air France dispone di una tesoreria netta di 1,1 miliardi di Euro e di una linea di credito di 1 miliardo di Euro. La struttura del bilancio è migliorata grazie a fondi propri di 41 miliardi di Euro e a debiti netti di 2,8 miliardi. Il tasso d'indebitamento passa quindi da 0,73 al 31 marzo 2002 a 0,68 al 30 settembre 2002 (0,67 al 30 settembre 2001). Prospettive per l'esercizio 2002-03: mantenimento dell'obiettivo di un risultato operativo (prima delle cessioni aeronautiche) in aumento Il mese di ottobre ha confermato la ripresa del traffico, con un livello superiore a quello di ottobre 2000. Le prenotazioni per i prossimi mesi sono correttamente orientate. Inoltre, dopo l'accordo con i piloti, la compagnia considera che dispone ora di un quadro contrattuale in grado di stabilizzare le relazioni sociali per i prossimi anni. Pertanto, se le condizioni di mercato rimangono immutate, Air France mantiene l'obiettivo che si era fissata per quanto riguarda il risultato operativo prima delle cessioni aeronautiche, ossia un aumento rispetto all'esercizio trascorso.

EMIRATES: PROFITTI SEMESTRALI +140%, OTTIMI RISULTATI ANCHE IN ITALIA
Dubai, 19 Novembre 2002 - Emirates, la compagnia aerea internazionale con sede a Dubai, sottolinea di essere una delle compagnie aeree di maggiore successo al mondo annunciando un aumento del +140% nei profitti semestrali, pari a 404,2 milioni di Dirham (circa 110 milioni di Euro), crescita più che raddoppiata rispetto ai 168,2 milioni di Dirham (circa 45,7 milioni di Euro) dello scorso anno. I risultati semestrali al 30 Settembre mostrano ancora una volta che Emirates è in controtendenza rispetto all'andamento di crisi che affligge l'industria aerea, con entrate d'esercizio pari a 4,3 miliardi di Dirham (1,16 miliardi di Euro), che rappresentano una forte crescita del 27% in rapporto ai 3,4 miliardi di Dirham (circa 920 milioni di Euro) del 2001. Ottimi i risultati anche per Emirates Italia, che ha registrato una crescita del 9% rispetto al semestre precedente e del 24% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L'area Cargo di Emirates Italia è cresciuta del 102% rispetto al target prefissato, con un incremento del 41,5% rispetto allo stesso periodo del 2001. "Siamo molto lieti di questo profitto semestrale in sostanziale crescita durante un periodo difficile per l'aviazione- commenta lo sceicco Ahmed bin Saeed al Maktoum, chairman della Emirates- Siamo particolarmente soddisfatti che l'aumento del traffico di passeggeri e cargo si sia distribuito equamente attraverso l'intero network". Anche la divisione Dnata Cargo ha registrato un volume record di 167,076 tonnellate trasportate nella prima metà dell'anno finanziario, con una crescita del 23% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, suddivise in 66,945 tonnellate di merce esportata e 100,131 importate. Il volume della merce in transito registrato nella prima metà dell'anno ammonta a 12,320 tonnellate, con un massiccio aumento del 73.4% rispetto allo scorso anno. Tali risultati mostrano un palese superamento della recessione economica e degli effetti dell'11 Settembre e sono indicatori positivi per le compagnie aeree straniere; inoltre, posizionano Dnata come il gestore leader nel trasporto merci e l'aeroporto internazionale di Dubai come il principale centro commerciale della regione. Parallelamente ai risultati sull'ottima salute finanziaria, Emirates procede nella politica di investimenti mirati a migliorare il comfort dei passeggeri acquistando nuovi aeromobili Airbus A330 e Boeing 777-300, aprendo una nuova Check in lounge per Prima e Business Class all'aeroporto internazionale di Dubai ed inaugurando ben cinque nuove destinazioni per i passeggeri e due nuove rotte destinate al traffico merci. Anche la capacità complessiva dei posti è aumentata del 18%; il load factor è attestato al 78% , in crescita rispetto al 74% dello scorso anno, mentre anche le entrate per il settore cargo sono aumentate del 38%. Il saldo in bilancio al 30 Settembre 2002 è un imponente 3,9 miliardi di Dirham (1,1 miliardi di Euro) in rapporto ai 2,8 miliardi di Dirham (763 milioni di Euro) dello scorso anno. L'attribuzione del premio quale migliore compagnia aerea del mondo per il secondo anno consecutivo (2001 e 2002) e, più di recente, l'assegnazione di 3 nuovi premi tra cui il titolo di migliore classe Economica al mondo, rendono Emirates un caso straordinario nello scenario mondiale dell'aviazione e dello sviluppo delle compagnie aeree. In seguito ad un sondaggio sui passeggeri la compagnia di Dubai ha vinto il primo premio per la Migliore Classe Economica ed è stata riconfermata per il terzo anno consecutivo la Miglior Compagnia per voli a medio raggio. Emirates inaugurerà nuove rotte in Nord America nel 2003, a seguito della consegna dell'Airbus A340-500 e, grazie al un massiccio ordine di 58 nuovi apparecchi più un'opzione per circa 15 aeromobili, entro il 2010 triplicherà la flotta disponendo, così, di oltre 100 aeromobili.

FERRETTI S.P.A. (FERRETTI, RIVA, PERSHING, BERTRAM, CRN, CUSTOM LINE, MOCHI CRAFT, APREAMARE): IL C.D.A. DELLA SOCIETÀ HA APPROVATO I RISULTATI DELL'ESERCIZIO 1 SETTEMBRE 2001 - 31 AGOSTO 2002 UTILE NETTO A 28,3 MILIONI DI EURO.
Forlì, 19 novembre 2002 - Ricavi consolidati a 333,19 milioni di Euro, valore della produzione a 370,74 milioni di Euro, Ebitda a 68,86 milioni di Euro, utile netto a 28,3 milioni di Euro. Continua crescita del portafoglio ordini che per il periodo 2002/2005 ha complessivamente raggiunto, al 30 settembre 2002, i circa 390 milioni di Euro. Ricavi consolidati a 333,19 milioni di Euro, valore della produzione a 370,74 milioni di Euro, Ebitda a 68,86 milioni di Euro, utile netto a 28,3 milioni di Euro. Questi in sintesi i principali dati i relativi all'esercizio 2001/2002 approvati il 15 novembre dal Consiglio di Amministrazione di Ferretti S.p.A., società tra i leader al mondo nella progettazione, costruzione e vendita di motor yacht di lusso, quotata al segmento STAR di Borsa Italiana. Il bilancio della Ferretti, infatti, ha decorrenza 1° settembre - 31 agosto essendo legato all'anno nautico. Il confronto con l'anno precedente è peraltro influenzato dall'ampliamento dell'area di consolidamento a seguito dell'inclusione della società Apreamare S.p.A. dal 1 settembre 2001. Al 31 agosto 2002 i ricavi consolidati hanno raggiunto i 333,19 milioni di Euro, in crescita rispetto ai 261,99 milioni di Euro del bilancio precedente, mentre il valore della produzione, è stato pari a 370,74 milioni di Euro contro i 294,3 milioni di Euro registrati al 31/8/2001. Il margine operativo lordo (Ebitda) è pari a 68,86 milioni di Euro - 45,58 milioni il dato del 2001 - mentre l'utile netto ha raggiunto i 28,3 milioni di Euro (15,04 milioni di Euro il dato del 31/8/2001). Per ciò che attiene alla produzione a livello di Gruppo, nell'esercizio appena concluso sono state consegnate 324 imbarcazioni, contro le 206 dell'esercizio precedente. La posizione finanziaria netta del Gruppo presenta debiti per 74,5 milioni di Euro. Con riferimento alla capogruppo Ferretti S.p.A., i risultati al 31/8/2002 vedono ricavi per circa 168,19 milioni di Euro in sensibile crescita rispetto ai 125,2 milioni di Euro al 31/8/2001, l'Ebitda è pari a 38,3 milioni di Euro - 23,25 milioni il dato del passato esercizio - mentre l'utile netto è di circa 14,3 milioni di Euro contro i 14,28 milioni di Euro del 2001. il Consiglio di Amministrazione ha deliberato inoltre di proporre all'Assemblea dei soci di destinare l'utile per un 5% a riserva legale e per il restante 95% a riserva straordinaria. Si segnala inoltre, la forte crescita del portafoglio ordini per il periodo 2002/2005 che, alla data del 30 settembre 2002, ha raggiunto i circa 390 milioni di Euro (317 milioni di Euro il dato al 30/9/2001) ai quali si sommeranno le vendite registrate durante le edizioni degli ultimi Saloni Nautici di Genova e di Fort Lauderdale, svoltosi rispettivamente dal 5 al 13 ottobre e dal 31 ottobre al 4 novembre scorsi. Si ricorda che Ferretti S.p.A. è stata oggetto d'OPA totalitaria, terminata lo scorso 13 settembre 2002, da parte della lussemburghese Impe Lux S.à r.l. e di Coci S.p.A., società controllate dal fondo chiuso Permira Europe II, uno dei maggiori operatori europei nel campo del private equity. L'Offerta, lanciata ad un prezzo di 4,35 Euro per azione, ha registrato adesioni pari al 93,7% del capitale sociale della Ferretti S.p.A. e, in seguito al successo dell'operazione ed in linea con quanto dichiarato dagli Offerenti, sarà lanciata a breve un'OPA residuale sulle restanti azioni in circolazione della Ferretti al fine di procedere al delisting della società ed implementare l'importante piano di sviluppo previsto teso a consolidare, in un arco temporale di 5/7 anni, la posizione di leadership della società nel mercato mondiale delle imbarcazioni da diporto a motore. Tale obiettivo, alla luce delle motivazioni alla base dell'operazione che risultano perfettamente in linea con i programmi futuri del Gruppo Ferretti, sarà perseguito mantenendo inalterata l'attuale struttura di management, garanzia e presupposto fondamentali per uno sviluppo coerente a quanto dichiarato. Si rende noto infine che l'Assemblea degli Azionisti della società è convocata presso l'Hotel Globus City, sito in via T. Imperatore 4 a Forlì, per il giorno 19 dicembre 2002 alle ore 11.00 ed occorrendo, in seconda convocazione per il giorno 20 dicembre 2002 alle ore 11.00 nel medesimo luogo.

GRUPPO TREVI: CONFERMATO IL MIGLIORAMENTO DELLA REDDITIVITÀ NEL TERZO TRIMESTRE IL RISULTATO ANTE IMPOSTE MIGLIORA DI 3,1 MILIONI DI EURORICAVI TOTALI A 251 MILIONI DI EURO, EBITDA A 24,1 MILIONI E EBIT A 7,6 MILIONI
Cesena, 19 novembre 2002 - Il Consiglio di Amministrazione di Trevi - Finanziaria Industriale S.p.A. (Mi:Tfi), holding del Gruppo Trevi, tra i principali operatori mondiali nel settore dei servizi di ingegneria del sottosuolo e delle macchine per fondazioni e perforazioni, ha approvato la relazione trimestrale consolidata al 30 settembre 2002. Nei primi nove mesi emergono ricavi totali per 251 milioni di Euro (281,1 milioni al 30 settembre 2001); il margine operativo lordo è di 24,1 milioni di Euro (contro i 20,7 milioni dello stesso periodo 2001) e un risultato operativo netto pari a 7,6 milioni di Euro (8,3 milioni al 30 settembre 2001). Il risultato netto ante imposte e risultato di terzi passa da una perdita di 5,7 milioni di Euro registrata al 30 giugno 2002, ad una di 2,3 milioni al 30 settembre (a fronte di un risultato netto positivo per 1,7 milioni nello stesso periodo 2001); nel terzo trimestre 2002 si è conseguito un risultato positivo di 3,1 milioni di Euro. I risultati confermano quindi il positivo andamento economico dell'attività industriale, con un incremento sensibile dell'ebitda, dal 7,64% al 9,75% sui ricavi totali, una contrazione dell'Ebit per il solo effetto dei maggiori ammortamenti e accantonamenti ed un netto miglioramento rispetto al 30 giugno del risultato netto ante imposte e risultato di terzi. In queste cifre è possibile quindi vedere i primi effetti positivi delle iniziative volte a correggere le notevoli distorsioni prodotte sui conti del Gruppo dalle crisi valutarie avvenute in alcuni Paesi in cui il Gruppo opera; in particolare, applicando i principi contabili internazionali di riferimento, si è effettuato il passaggio ad una contabilità bimonetaria per valorizzare a prezzi corretti le immobilizzazioni e le attività del gruppo anche in quei mercati. Il portafoglio ordini si attesta a 397,9 milioni di Euro, (+25,2% rispetto al 31 dicembre 2001), senza tenere conto delle recenti acquisizioni per 19 milioni di Euro comunicate il 13 novembre u.s.. La posizione finanziaria netta del Gruppo Trevi è negativa per 120,3 milioni di Euro (115,4 milioni quella registrata al 30 giugno 2002). "Il terzo trimestre 2002 - ha dichiarato il Presidente Davide Trevisani - ha evidenziato un netto miglioramento di tutti i parametri di redditività rispetto all'analogo periodo dell'esercizio precedente. L'esercizio in corso sta scontando un esaurimento degli effetti negativi nelle commesse in Usa precedentemente enunciati. I ricavi totali previsti per fine esercizio si limiteranno ad una leggera diminuzione rispetto all'esercizio precedente, anziché 365 milioni di Euro, come precedentemente comunicato, confermando un risultato economico positivo per effetto del miglioramento della redditività e al parziale riassorbimento delle perdite di conversione valutaria. La qualità del portafoglio ordini favorisce la normalizzazione della redditività nel prossimo esercizio.

INDUSTRIA DEL MOBILE: PRODUTTORI ITALIANI SOLIDI SECONDO LE ANALISI D&B LE AZIENDE DEL SETTORE A BASSO RISCHIO SONO IL 55 PER CENTO CONTRO IL 43 PER CENTO RILEVATO PER TUTTE LE AZIENDE ITALIANE
Milano 19 novembre 2002 - I produttori italiani di mobili e accessori per arredi sono partner d'affari sicuri, anche se non fanno eccezione per puntualità nei pagamenti. Lo rivela D&B, leader mondiale della business information per il credito, gli acquisti e il marketing, che ha analizzato i livelli di rischio d'impresa e i comportamenti di pagamento delle aziende del settore. Un settore eterogeneo, composto da aziende di diverse dimensioni e con produzioni che vanno dai mobili in legno per la casa agli imbottiti, dai mobili metallici ai divisori per ufficio. Rischio di fallimento basso - La prima analisi, sull'affidabilità complessiva (rischio di fallimento) è stata effettuata su dati aggiornati al giugno 2002. E, più in particolare, sugli indici di solidità che D&B correntemente attribuisce a più di 2 milioni di aziende italiane, combinando elementi che vanno dalla consistenza patrimoniale alle dimensioni, alle performance del business e così via. E' da questa analisi che l'industria italiana del mobile e degli accessori per arredi emerge come settore solido. Nell'intero settore, su un campione di quasi 24 mila aziende, le aziende in condizioni di rischio minimo o comunque basso (e cioè poco esposte al rischio di insolvenza) sono infatti risultate essere ben il 55,1 per cento (contro il 45,3 del complesso delle aziende italiane), quelle con un rischio di fallimento al di sopra della media solo il 28,7 per cento (contro il 37 nazionale) e quelle a rischio di fallimento elevato il 16,2 per cento (contro il 17,7 nazionale). Meglio ancora i produttori di mobili metallici - Data l'eterogeneità del settore, sono poi stati analizzati anche due comparti di particolare interesse: quelli dei "mobili in metallo per ufficio" e dei "mobili imbottiti per la casa", rispettivamente con campioni di 388 e di 1616 aziende. Il primo comparto, risulta ancora più solido, con il 69,3 per cento di aziende in condizioni di rischio minimo o comunque basso, contro il 47,1 per cento del comparto degli imbottiti e il 43,3 per cento della media nazionale di tutte le aziende di tutti i settori. Ritardi di pagamento nella media - La più elevata affidabilità non si accompagna però a performance altrettanto lusinghiere sul fronte della puntualità dei pagamenti, oggetto di una seconda analisi. Basata sulle rilevazioni DunTrade al giugno 2002 per un campione più ristretto, ma comunque rappresentativo, l'analisi in questione ha riscontrato un ritardo medio di pagamento (oltre le scadenze contrattuali) di 16,4 giorni, simile al dato medio nazionale (16,1 per giorni). Insomma le aziende del settore non fanno eccezione sul fronte dei ritardi di pagamento ai fornitori. E lo si vede anche dalla percentuale delle aziende che pagano puntualmente o con ritardi non superiori ai 15 giorni: 62,5 per cento nel settore, contro il 63,6 per cento nell'insieme delle aziende italiane. Ovviamente all'interno del settore in esame i comportamenti di pagamento variano da comparto a comparto. Ad esempio, i produttori di mobili in metallo per ufficio ritardano in media i pagamenti di soli 12,7 giorni, mentre i produttori di imbottiti anche di 19 giorni. Ma il quadro resta sostanzialmente quello già indicato.

LA COMMISSIONE AUTORIZZA L'ACQUISIZIONE DI ONAMA DA PARTE DI COMPASS
Bruxelles, 19 novembre 2002 - La Commissione europea ha autorizzato il progetto di acquisizione, da parte dell'impresa britannica di ristorazione e catering Compass plc, dell'impresa italiana Onama Spa, operante nello stesso settore. L'impresa britannica Compass Group Plc è presente sui mercati della ristorazione di Europa e Stati Uniti, dove presta servizi di ristorazione collettiva in appalto e in concessione, con vari marchi, nel settore dei trasporti (ad esempio presso aeroporti e stazioni ferroviarie) e presso centri ricreativi e sportivi (ad esempio stadi). L'impresa italiana Onama Spa opera anch'essa nel settore della ristorazione, in particolare nella prestazione di servizi di ristorazione collettiva in appalto e in concessione, nel settore dei buoni pasto e, in misura più limitata, in quello dei distributori automatici. L'impresa madre, il Gruppo Onama, è presente anche in altri settori, come i servizi di pulizia e la gestione dei rifiuti. L'indagine della Commissione si è incentrata sui mercati italiano e tedesco dei "servizi di ristorazione collettiva in appalto", vale a dire la fornitura da parte di terzi di pasti e bevande fuori casa, solitamente presso i locali dei clienti, del settore pubblico o privato (in particolare ristorazione commerciale, aziendale, sanitaria, scolastica e carceraria). Entrambi i mercati registrano un'intensa concorrenza per l'aggiudicazione degli appalti tra numerosi grandi operatori, come Sodexho, Gemeaz Cuisin (Accor), Camst, Ristochef (Elior) in Italia e Pedus, Aramark, Cwcs, Apetito e K&S Catering in Germania. La Commissione ritiene quindi che l'acquisizione non dia adito a preoccupazioni significative sotto il profilo della concorrenza e ha deciso di dichiarare la concentrazione compatibile con il mercato comune.

LUCIANO IANNUZZI: UN ITALIANO AI VERTICI DI ECOLAB, IL GRUPPO AMERICANO LEADER MONDIALE NELLA DETERGENZA
Milano, 19 Novembre 2002. A seguito dell'acquisizione da parte di Ecolab del restante 50% della joint-venture europea con Henkel, avvenuta nel novembre 2001, e del programma di riorganizzazione dei vertici europei, Luciano Iannuzzi è stato recentemente nominato Vice President and General Manager Europe. Iannuzzi, che è già operativo presso l'headquarters di Düsseldorf in Germania, ha assunto inoltre la responsabilità della Regione Africa/Middle Est, trovandosi così a capo di una realtà composta da circa 5.000 persone dislocate in 30 Paesi con un fatturato annuo superiore a 1.100 milioni di Euro. Ecolab, colosso americano con sede a St. Paul nel Minnesota, è leader mondiale nella detergenza, soluzioni e servizi per la clientela professionale. La società quotata al Nyse, ha registrato nel 2001 un giro d'affari di 3,2 miliardi di Dollari. Luciano Iannuzzi, 46 anni, milanese, ha iniziato la propria esperienza di successo in Henkel-Ecolab nel dicembre del '99 come Vice President Region South Europe per poi assumere anche la responsabilità della Region West agli inizi del 2002: a pochissimi mesi da questo traguardo, l'attuale nomina a Vice President and General Manager Europe. Dal 1993 al 1999, Iannuzzi è stato Amministratore Delegato e Direttore Generale di Océ Italia, filiale dell'omonimo Gruppo Olandese, leader nelle attrezzature per ufficio. In precedenza Iannuzzi aveva assunto l'incarico di Amministratore Delegato e Direttore Generale di Schlumberger Technologies, di Direttore Generale di Benson, ed ha svolto, all'inizio della sua carriera, esperienze professionali presso le Cartiere A. Binda e in Davide Campari.

QAD RAFFORZA IL SERVIZIO DI ASSISTENZA CON L'ACQUISIZIONE DI TRW ISCS IN EUROPA E NORD AMERICA
Milano, 19 novembre 2002: Qad Inc. uno dei principali fornitori di soluzioni Erp e di commercio collaborativo per il settore manifatturiero, ha annunciato l'acquisizione di Trw Integrated Supply Chain Solutions (Trw Iscs), azienda presente in 10 paesi europei e negli Stati Uniti. Secondo i termini dell'accordo Qad ha versato un milione di dollari in contanti a cui si sommeranno spese di acquisizione e integrazione per circa 4-5 milioni di dollari. Con il nuovo assetto societario, Qad prevede una crescita del fatturato annuale che si aggira tra i 13 e i 15 milioni di dollari e un incremento degli utili a partire dalla seconda meta dell'anno fiscale 2004. La transazione si e' realizzata con l'acquisizione delle azioni di Bdm Uk Limited e delle sue 13 sedi europee, tra cui la filiale italiana di Trw Iscs, con l'acquisizione delle attività e l'assunzione di alcune passività facenti capo alla società in Germania e in Nord America, e con l'accordo di non competizione con Trw in Europa per i prossimi tre anni. La collaborazione con Trw Iscs ha garantito in passato assistenza ai clienti di Qad, grazie ad un accordo di partnership. Con la finalizzazione dell'acquisto della società, Qad espande significativamente le sue attività nell'area Emea (Europa, Medio Oriente, Africa), mercato che garantisce all'azienda quasi il 40% del fatturato totale del 2002 e vede la sua presenza per la prima volta in 4 paesi: Belgio, Portogallo, Spagna e Svizzera. Acquisisce, inoltre, i diritti di Trw Iscs a livello mondiale per Trw Aim Warehousing, prodotto che si integra con Mf/Pro. "Con questa acquisizione Qad dimostra il crescente impegno nei confronti del mercato europeo" ha dichiarato Andy Eardly, Vice Presidente della regione Emea. "I nostri clienti potranno, fin dal primo giorno, beneficiare di un più ampio accesso diretto a Qad, di un supporto più veloce, mirato e operativo, e di servizi dislocati in tutta la regione. L'integrazione non comporterà particolari problemi, poiché le nostre organizzazioni avevano la stessa filosofia aziendale rispetto ai servizi, ai prodotti e al rapporto con i clienti, inoltre il nostro sforzo è stato orientato a semplificare questo processo." "L'unione di queste due organizzazioni è decisamente positiva." ha dichiarato Fred Bullock, Vice Presidente e General Manager di Trw Systems Europa. "I clienti ora potranno avvalersi di un accesso diretto alle soluzioni software offerte da Qad, che saranno supportate dall'attività di consulenza e l'abilità di implementazione di Iscs".

LIEBERT HIROSS: IL LUME DELLA FINANZA IN FASE DI ULTIMAZIONE IL PIÙ GRANDE SISTEMA STATICO DI CONTINUITÀ PER POTENZA REALIZZATO IN ITALIA
Milano, 19 novembre 2002 - Liebert Hiross ha stretto un accordo per la realizzazione di un sistema statico di continuità, destinato al nuovo quartier generale europeo della banca d'affari Lehman Brothers, situato a Londra. Il sistema, il più grande per potenza mai realizzato in Italia, è stato progettato nella sede di San Giuliano Milanese e prodotto nella sede di Piove di Sacco (Padova) di Liebert Hiross. L'impianto, composto da 12 macchine per un totale di 9,6 Mega Volt Ampere e con sette chilometri di cavi, sarà in grado di regolare la tensione elettrica per l'equivalente di un paese di 20 mila abitanti. Una sola delle macchine che compongono l'impianto sarebbe in grado di gestire quattro volte il sistema elettrico dell'aeroporto londinese di Heathrow. Per la realizzazione dell'impianto sono state necessarie tre settimane di lavoro e due di collaudo. All'inizio di settembre, il sistema è stato inviato nel Regno Unito alla volta degli uffici finanziari di Lehman Brothers. "Abbiamo effettuato un collaudo estremamente severo", ha spiegato Bruno Baroncini, responsabile del centro di produzione di Liebert Hiross. "Tutte le unità hanno funzionato a pieno carico per dodici ore consecutive e sottoposte a numerosi controlli". Il sistema realizzato fungerà da regolatore per la corrente elettrica e proteggerà dai black out e dagli altri disturbi elettrici le infrastrutture del nuovo centro finanziario di Lehman Brothers a Londra, un grattacielo di oltre 150 metri progettato dall'architetto Cesar Pelli nel quale lavoreranno entro la fine del 2003 più di 2500 persone. Grazie all'impianto messo a punto da Liebert Hiross, l'edificio sarà completamente autonomo e sarà in grado di supportare anche i sistemi di condizionamento dell'aria e i servizi legati alle telecomunicazioni. Il nuovo centro di produzione Liebert Hiross per gruppi di continuità di Piove di Sacco sarà impegnato nei prossimi mesi in una vera e propria conquista dei mercati mondiali più esigenti e strategici.

MOTOROLA PRESENTA AL TETRA WORLD CONGRESS 2002 UNA STAZIONE BASE TETRA INTELLIGENTE, ERGONOMICA ED EFFICIENTE NEI CONSUMI
Nizza, 19 novembre 2002. Motorola ha presentato una Base Transceiver Station (Mbts) intelligente, ergonomica ed efficiente nei consumi. Con un peso di soli 70 Kg, questa Mbts è la più leggera stazione base Tetra (Terrestrial Trunked Radio) a otto canali con antenna doppia del settore. Il peso contenuto e le ridotte dimensioni della Mbts consentono un'installazione di siti più veloce e meno appariscente che può aiutare i fornitori di infrastrutture a neutralizzare i comuni impedimenti per l'acquisizione dei siti, quali le autorizzazioni per l'installazione. Attraverso un camino convettivo naturale, dalla cima della stazione base vengono emessi flussi di aria calda. Senza necessità di ventole, la stazione richiede minore manutenzione e potenza grazie al minor numero di componenti meccanici. La stazione base soddisfa la crescente esigenza dei fornitori di infrastrutture di contenere le spese operative attraverso una maggiore efficienza dei consumi e costi di manutenzione più bassi. Grazie alla sue dimensioni ridotte la Mbts, che è racchiusa in un cabinet, può essere collocata in una recinzione esterna utilizzando un dispositivo che regola la temperatura con un meccanismo aria-aria. La Mbts è stata progettata in risposta a una ricerca svolta da Motorola in Europa, dalla quale è emerso che uno dei principali ostacoli alla diffusione di Tetra è l'acquisizione dei siti. La stazione base trasmette 10 W di potenza per segnale portante, sufficiente per la maggior parte dei siti con stazioni base Tetra. Un duplexer nella stazione base rende possibile la funzione di trasmissione e ricezione duplex sulla stessa antenna, riducendo ulteriormente il numero di antenne necessarie per sito. La bassa potenza di trasmissione dell'antenna, insieme con un progetto dei consumi efficiente, fa sì che la potenza massima necessaria per il funzionamento di una stazione base ad antenna doppia sia di soli 350 W. Di conseguenza, è possibile alimentare la Mbts da una linea di tensione normale, senza la necessità di altre fonti di alimentazione elettrica continua. Sys Hansen, responsabile marketing, Dimetra Systems Marketing & Business Development in Motorola, ha commentato: "Questa Mbts è stata progettata per soddisfare le crescenti tendenze nel mercato della pubblica sicurezza verso elementi più piccoli e copertura portatile. Inoltre, le dimensioni ridotte e il peso contenuto di questa Bts renderanno più semplice l'acquisizione di siti, accelerando la diffusione di Tetra in Europa." La proprietà intellettuale di Dimetra Motorola offre un portafoglio flessibile di stazioni base. Si prevede che questa Mbts sarà disponibile in Europa nell'agosto 2003.

CERTIFICAZIONE VISION 2000 PER BREVINI RIDUTTORI ALL'AVANGUARDIA NELLA GESTIONE DEI PROCESSI AZIENDALI
Reggio Emilia, 19 novembre 2002 - Brevini Riduttori Spa - industria meccanica tra i leader europei nella produzione di sistemi di trasmissione di potenza - ha implementato il proprio sistema qualità - già certificato dal 1993 in base alle norme Iso 9001 - ottenendo, fra le prime industrie in Europa e con largo anticipo rispetto alla scadenza prevista, anche la certificazione di conformità ai più evoluti criteri di Vision 2000. Le nuove norme Vision 2000 pongono alle imprese l'obiettivo di realizzare un'efficace integrazione tra i Responsabili della Qualità aziendale e il management, che abbracci le diverse fasi della catena del valore. In concreto, le Vision 2000 fanno del Cliente e della sua soddisfazione il fulcro dei processi aziendali. Per raggiungere questo obiettivo richiedono specifiche procedure di miglioramento continuo delle attività. Per questi presupposti, la certificazione Vision 2000 ottenuta da Brevini Riduttori rappresenta un ulteriore traguardo raggiunto dall'impresa nell'ambito del percorso che la vede da tempo impegnata a rafforzare il suo assetto competitivo sul mercato mondiale, anche attraverso l'ottimizzazione del suo modello strategico basato su specializzazione, autonomie, decentramento internazionale. Brevini Riduttori, fondata nel 1960, opera nei punti chiave del mercato mondiale attraverso 27 società operative dislocate in Europa, Stati Uniti, Asia, Oceania, con oltre 550 occupati e per un fatturato 2001 superiore a 130 milioni di euro, mentre la recente acquisizione in Germania della storica azienda meccanica PIV Drives GmbH ha ulteriormente rafforzato tale struttura, ponendo Brevini Riduttori in posizione privilegiata rispetto alle sfide della globalizzazione dei mercati. "Per un sistema a rete come quello di Brevini Riduttori, ottenere la certificazione dei nostri processi di gestione testimonia il nostro impegno ad interpretare in senso ampio i principi della customer satisfaction" ha dichiarato Gian Paolo Berghenti, Coo di Brevini Riduttori. Per proseguire su questo percorso, la Direzione Generale di Brevini Riduttori sta ora sviluppando un piano operativo che prevede: Il potenziamento della capacità produttiva, che si realizza con la prossima inaugurazione della nuova unità produttiva "Brevini 5"; il rinnovamento della attuale gamma dei prodotti, con il lancio di nuovi riduttori per veicoli gommati e cingolati e di una nuova gamma per applicazioni industriali; un massiccio investimento in formazione avente la finalità di aggiornare la qualificazione professionale dei tecnici che interagiscono con i clienti. Un ulteriore contributo all'implementazione di un sistema di eccellenza gestionale è stato recentemente fornito dal completamento di una piattaforma e-business che, con un investimento superiore ai 500.000 euro, ha permesso di creare un sistema integrato di 27 Website di filiale che trova in www.brevini.com  il suo punto focale. Brevini Riduttori è stata certificata secondo le norme Iso 9001 per la prima volta nel 1993, ottenendo puntualmente il rinnovo negli anni 1996 e 1999. La Vision 2000 è stata rilasciata da Icim, la cui attività è riconosciuta in tutto il mondo grazie all'appartenenza, quale membro della Federazione Cisq, al circuito internazionale Iqnet.

QUELLI CHE NON SI REGOLARIZZANO: QUASI 12 MILA IMPRESE EXTRACOMUNITARIE A MILANO PER LA MAGGIOR PARTE SI CONCENTRANO TRA IL NORD DI MILANO, LA CINTURA NORD E LA BRIANZA
Milano, 19 novembre 2002. Continua a crescere la presenza di cittadini extra-comunitari nel tessuto produttivo milanese: le imprese straniere (ditte individuali) superano oramai ampiamente quota 11 mila (11.392), pari al 9,5% del totale delle imprese extra-comunitarie presenti in Italia (dato relativo al III trimestre 2002). Rispetto al III trimestre 2001 la crescita è stata del 20,6%; nei soli primi nove mesi del 2002 del 15,3%. Sono ditte individuali soprattutto cinesi (24,2% del tot.), egiziane e marocchine, e si concentrano per oltre il 50% nella parte nord di Milano (2.808 imprese concentrate tra le zone 2, 8 e 9: l'area della città che parte dall'Arena e che è compresa tra Via Palmanova e C.so Buenos Aires a est e Viale Certosa a ovest: dati relativi al 31 dicembre 2001) e nelle corrispettive zone limitrofe (Cintura Nord, con 1.256 imprese; e la Brianza con 793 imprese: dati relativi al 31 dicembre 2001). Tra le altre zone si segnalano la Direttrice Est (con 371 imprese), Sud Milano (342 imprese), Magentino Abbiatense (329 imprese) e infine l'Alto Milanese (221 imprese). La densità di ditte individuali extra-comunitarie raggiunge il suo apice nella zona 2 e 8 di Milano, con 8 imprese ogni 100, mentre in centro città la percentuale scende all'1,6% (dati relativi al 31 dicembre 2001). In provincia, tra le zone spicca la Cintura Nord (3 ditte individuali ogni 100 imprese), seguita dal Sud Milano. Tra i comprensori, in vetta spicca S.S.Giovanni (5,1%), seguita da Cinisello Balsamo e Bollate. Sono questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca della Camera di commercio di Milano attraverso il Lab Mim sulle imprese extracomunitarie in Italia. Gli ultimi dati sulle imprese extracomunitarie. Alla fine del III trimestre 2002, le imprese (ditte individuali) di cittadini extracomunitari nella provincia di Milano hanno raggiunto le 11.392 unità, con una crescita del 20,6% rispetto al III trimestre 2001 e del 15,3% dal 1° gennaio 2002. Delle oltre 11 mila imprese, il 18,8% (pari a 2.144) fa capo a donne extracomunitarie (+246 imprenditrici rispetto all'inizio dell'anno; +326 rispetto al III trimestre 2001).. Complessivamente, sono presenti a Milano il 9,5% del tot. delle imprese extracomunitarie attive in Italia e oltre la metà di quelle attive in Lombardia. A crescere di più nel corso del 2002 sono stati i settori dei trasporti (880 imprese complessive presenti; +21,9%), quello delle costruzioni (2.423 imprese; +20,4%) e quello del commercio (3.780; +18,7%). Molte bene anche l'andamento della sanità (15 imprese attive; +15,4%), dell'istruzione (23 imprese; 15%), delle attività immobiliari, di noleggio e di informatica (1.655 imprese; +13,8%), dell'agricoltura (50 imprese; +13,6%). Cresce infine anche il settore dell'intermediazione finanziaria (1.655 imprese attive; +9%) e quello manifatturiero (1.714 imprese attive; +3,9%). Le imprese extracomunitarie nel 2001. Il numero di ditte individuali che ha come titolare un cittadino extra-comunitario è cresciuta del 33,6% nel corso del 2001 (arrivando a 9.884 imprese: +2.500 unità; di queste l'80,9% ha come titolare un uomo), raggiungendo così il 6,5% del totale milanese delle ditte individuali (e al 4,6% del tot. imprese). Complessivamente, nella provincia di Milano sono localizzate quasi il 10% delle imprese extracomunitarie italiane (pari a 104.911), e più della metà di quelle lombarde. Da notare come nel corso del 2001, la crescita della presenza di imprese extracomunitarie è stata più forte a Milano che in Lombardia (+29,8%) e all'Italia (+24,2%). Il 62,2% è attivo nel settore dei servizi (in particolare: commercio 32,2%; attività immobiliari, di noleggio e di informatica 14,7%; trasporti 7,3%), il 20,4% nel settore delle costruzioni, il 16,7% in quello manifatturiero. Andamento delle imprese extracomunitarie nel 2001 per settore. Nel corso dell'ultimo anno, la crescita nel comparto industriale è caratterizzata soprattutto da nuove iscrizioni di laboratori che lavorano tessuti e pelli (176 nuove iscrizioni) e da nuovi ingressi nel settore edilizio (539). Nel settore dei servizi, invece, a crescere maggiormente sono le attività commerciali (commercio ambulante: 495 nuove iscrizioni; commercio all'ingrosso: 176; commercio al dettaglio: 96), i trasporti (142), ma anche la gestione di bar e ristoranti (79), e, in misura minore, le imprese di pulizia (42) e volantinaggio (38). Non mancano inoltre nuove imprese nel settore dell'informatica (19), nelle traduzioni e interpretariato (9) e nei call center (9). La distribuzione geografica delle imprese extra-comunitarie a Milano e provincia nel 2001. La distribuzione complessiva delle imprese di immigrati nelle nove zone della città di Milano evidenzia un'alta densità di nella parte nord della città (zona 8: 774 imprese; zona 9: 903 imprese; e zona 2: 1.131 imprese), dove complessivamente sono localizzate il 46% del tot. delle imprese extra-comunitarie presenti in città. Nel centro di Milano (zona 1) sono invece attive 518 imprese extra-comunitarie. Complessivamente nel solo Comune di Milano sono presenti 6.112 imprese straniere, pari al 65% di quelle complessive della provincia di Milano. Per quanto riguarda la sola provincia, spicca la zona che comprende la Cintura Nord (con 1.256 imprese, pari al 38% del tot. delle imprese extra-comunitiarie localizzate in provincia; in particolare: 431 imprese nel comprensorio di Sesto S.Giovanni; 391 a Cinisello B.; 270 a Bollate; 164 a Rho) e la Brianza (con 793 imprese; di cui: 250 nel comprensorio di Monza; 234 a Desio; 154 a Vimercate; 96 a Seregno; 59 a Carate Brianza). Complessivamente, quindi, più del 50% delle imprese extra-comuniarie presenti a Milano e Provincia sono localizzate nella parte nord di Milano e nelle corrispettive zone limitrofe. Si tratta di un'area che registra una concentrazione manifatturiera al di sopra dei valori medi e che trova la sua origine con il censimento dei laboratori cinesi nella zona attorno a Via Paolo Sarpi. Seguono: Direttrice Est (371 imprese; di cui: 235 nel comprensorio di Cernusco; 136 a Cassano d'Adda), Sud Milano (342 imprese; di cui: 202 nel comprensorio di S.Donato Milanese; 140 in quello di Rozzano), Magentino Abbiatense (329 imprese; di cui: 165 nel comprensorio di Corsico; 164 in quello di Rho; 104 in quello di Magenta; 60 in quello di Abbiategrasso) e Alto Milanese (221 imprese; di cui: 100 a Legnano; 67 a Parabiago; 54 a Castano Primo). La densità delle imprese extra-comunitarie nella città di Milano nel 2001. A Milano, nelle zone 2 e 9 ogni 100 imprese 8 sono ditte individuali extra-comunitarie (8,1%). La densità di imprese straniere è elevata anche nella zona 8 (6 imprese su 100 sono straniere) e nella zona 5 (poco più di 5 su 100). Seguono la zona 4 (con il 4,7%), la zona 3 (4,6%), la zona sette (4,3%) e la zona sei (4%). Fanalino di coda è la zona 1, dove solo poco più di una impresa su 100 è extra-comunitaria (1,6%). La media a Milano è pari a 4,6%. La densità delle imprese extra-comunitarie nella provincia di Milano nel 2001. Se guardiamo alle singole zone, è la Cintura Nord quella che si classifica al primo posto con 3 imprese extracomunitarie ogni 100 imprese. Segue Sud Milano (2 imprese su 100), la Direttrice Est (con l'1,87%), il Magentino-Abbiatense (con l'1,67%), la Brianza (con l'1,48%) e infine l'Alto Milanese (con l'1,44%). Complessivamente, la media nella provincia di Milano è di 2 imprese extracomunitarie ogni 100 imprese. Se guardiamo invece i singoli comprensori, al primo posto si piazza, staccando tutti, Sesto S.Giovanni, con una densità di 5 ditte individuali extra-comunitarie ogni 100 imprese; seguono Cinisello Balsamo (3,3%), Bollate (2,7%), Cassano d'Adda (2,3%) e S.Donato Milanese (2,1%). Nella zona dell'Alto Milanese al primo posto si piazza Legnano (con l'1,5%), mentre nel Magentino-Abbiatense è Corsico con l'1,8%. Imprese, nazionalità e sesso nel 2001. Ancora una volta, le tre comunità straniere che registrano la più alta concentrazione di imprese a Milano sono, nell'ordine: quella cinese (2.280 imprese, pari al 24,2% del tot.; +55% in un anno), quella egiziana (1.752 imprese, pari a118,6% del tot.; 1.379; +27%) e quella marocchina (784, pari all'8,3% del tot.; +57,7%). Seguono la comunità senegalese (384 imprese), la romena (292), l'albanese (259) e quella del Bangladesh (246 imprese). Le comunità dove è invece più forte la presenza di imprenditori donne è quella bulgara (dove il 29,1% degli imprenditori è donna), la filippina (29,2%), la cinese (35,4%), e soprattutto quella nigeriana (54,9%) e russa (dove ben l'85,1% degli imprenditori a Milano è donna).

A MONTALCINO -VAL D'ORCIA SI E' SVOLTA LA CONVENTION D'AUTUNNO DELLE CITTÀ DEL VINO
Montalcino, 19 novembre 2002 - I 483 sindaci delle Città del Vino si sono riuniti in Toscana per la Convention d'autunno. L'appuntamento ha avuto luogo dal 14 al 17 novembre a Montalcino, Castiglione d'Orcia, San Quirico d'Orcia (Siena) e a Cinigiano, in provincia di Grosseto. Quattro giorni ricchi di iniziative, tra cui l'Assemblea nazionale delle Città del Vino e il convegno dal titolo "Comuni: piccolo è bello ... ma le risorse?". Durante l'assemblea e' stato approvato il nuovo regolamento che consente anche a Province, Camere di Commercio e Comunità montane di entrare a far parte dell'Associazione Città del Vino in qualità di soci straordinari. Un'iniziativa che testimonia l'importanza acquisita dall'Associazione nella promozione dei territori a vocazione vitivinicola. Al momento sono 483 le Città del Vino italiane e straniere, ben 31 in più dalla passata Convention di Primavera, tenutasi a maggio ad Avellino e sulla costiera amalfitana. Con il nuovo regolamento, che segue alla modifica dello Statuto approvata lo scorso maggio, si rafforza il ruolo dell'Associazione Città del Vino nella promozione del territorio, grazie all'ingresso di enti locali diversi dai Comuni (come Province, Camere di Commercio, Comunità montane, Parchi, Strade del Vino, etc.). Una scelta strategica che amplia e rafforza il legame con le realtà locali, non solo istituzionali e produttive. "Il passo è importante - afferma il presidente delle Città del vino Paolo Saturnini - perché stabilisce l'inizio di una nuova fase della vita dell'Associazione. Con l'eventuale ingresso di nuovi soggetti intendiamo avviare una strategia di alleanze in grado di rafforzare il ruolo dei Comuni dentro e fuori l'Associazione. Non intendiamo snaturare le Città del vino; anzi, crediamo che sia questa la strada per ampliare le opportunità di intervento a sostegno della promozione dei territori rurali". La riorganizzazione funzionale delle Città del Vino avviene in un momento in cui la wine economy sta assumendo un ruolo sempre più importante. Le aziende vitivinicole producono utili, il turismo del vino tira sempre di più e grandi gruppi fanno importanti investimenti nel settore. Nonostante ciò, si fa ancora fatica a mettere in atto nuovi strumenti di gestione del territorio in grado di garantire promozione e sviluppo secondo i criteri della sostenibilità e, più in generale, della qualità della vita. Su questi temi l'Associazione nazionale lo scorso 17 ottobre è stata ricevuta dalla Commissione agricoltura della Camera dei Deputati. Durante l'audizione le Città del Vino hanno richiesto il finanziamento di una serie di progetti finalizzati a migliorare la qualità dei servizi per i cittadini, i turisti e i produttori di vino. Questi i principali progetti dell'Associazione. Certificazione di qualità L'Associazione sta per promuovere l'adozione della certificazione di qualità Iso 14000 nei 483 Comuni associati. L'iniziativa coinvolge i produttori e l'intera filiera vitivinicola comunale. Sportello unico. Uno dei punti fondamentali delle iniziative di Città del Vino è la semplificazione della burocrazia in vitivinicoltura. Per questo l'Associazione propone di sperimentare in 100 Comuni pilota un sistema informatizzato per il collegamento a distanza tra produttori e istituzioni, in modo da sbrigare più efficientemente le pratiche burocratiche del settore vitivinicolo. Gli eventi. Il progetto prevede diverse iniziative a sostegno del turismo rurale e delle strade del vino, con manifestazioni, filmati, attività promozionali. Inoltre la valorizzazione dei vini e delle Doc minori attraverso la realizzazione di un "Atlante dei vini passiti italiani" e due eventi internazionali: uno sui vini dolci, sulla scorta dell' esperienza di "Vinoro" tenutasi a Marsala nel 1999, e "Buonissima" una fiera mediterranea dei prodotti a denominazione d'origine da tenersi a Galatina, in provincia di Lecce. Due manifestazioni quest'ultime, progettate per portare anche nel sud d'Italia i grandi eventi dell'enogastronomia. Tra le altre iniziative in corso vanno segnalate la raccolta di firme contro la commercializzazione di materiale moltiplicativo della vite sottoposto a modificazioni genetiche (Ogm), e il progetto di salvaguardia e recupero degli antichi vitigni e dei vitigni autoctoni. Contro la vite transgenica nelle 483 Città del Vino è in corso la raccolta delle firme per impedire l'impiego di Ogm in viticoltura, autorizzati dalla direttiva Cee 11/2002. Sul fronte dei vitigni antichi e delle varietà locali l'Associazione ha lanciato un'iniziativa di ricerca e classificazione delle uve da vino coinvolgendo i Comuni associati. IL progetto prevede la realizzazione di una banca dati e la tutela delle varietà a rischio d'estinzione grazie alla collaborazione tra Comune interessato e produttori locali.

GARA D'APPALTO DELLA COMMISSIONE PER LA REALIZZAZIONE DI STUDI SUI SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE PER LE PMI
Bruxelles, 19 novembre 2002 - La Commissione ha pubblicato un bando di gara per la realizzazione di uno studio sui fattori, le politiche e le iniziative che contribuiscono all'utilizzo dei sistemi di gestione ambientale nelle piccole e medie imprese (Pmi). Lo studio verrà eseguito nel quadro di un progetto in fase di svolgimento relativo alla procedura "Best" (analisi di benchmarking), della Dg Imprese, sui sistemi di gestione ambientale (Sga) nelle Pmi. Al fine di promuovere lo scambio delle migliori prassi, il progetto prende in esame e raffronta fattori, politiche e iniziative nazionali e regionali/locali (condizioni quadro) atti a consentire l'istituzione e la manutenzione di sistemi di gestione ambientale all'interno delle Pmi, sia di natura formale (Iso 14001 ed Emas) che di natura meno formale. Lo studio riguarda gli Stati membri dell'Ue, alcuni paesi candidati e la Norvegia. Il progetto darà luogo ad una relazione intesa a categorizzare e descrivere le condizioni quadro favorevoli all'introduzione di sistemi di gestione ambientale nelle Pmi e ad individuare le buone/migliori prassi nonché le condizioni per il successo, corredate di raccomandazioni specifiche. Le buone/migliori prassi saranno individuate nell'ambito di una gamma di varie (sotto-)categorie di condizioni quadro, quali "accordi organizzativi", "integrazione strategica" (ossia sotto forma di accordi volontari), "assistenza finanziaria e tecnica", "reti orizzontali e verticali", "approcci adattati e meno formali ai sistemi di gestione ambientale", nonché "benefici offerti alle società da un sistema di gestione ambientale". Sulla base dell'importante lavoro preparatorio svolto dalla Commissione e dagli esperti nazionali (in particolare, per quanto concerne la raccolta e la categorizzazione delle informazioni pertinenti), il compito principale del contraente sarà quello di realizzare un'analisi delle informazioni disponibili. Il contraente sarà chiamato ad individuare le buone/migliori prassi, esaminare le condizioni di successo, formulare raccomandazioni per azioni future e pubblicare i risultati rilevanti sotto forma di relazione. All'occorrenza, egli dovrà prestare assistenza ai fini del completamento o del chiarimento delle informazioni raccolte dalla Commissione e dagli esperti nazionali. Il lavoro del contraente sarà condotto in stretta collaborazione con la Commissione e con il gruppo di esperti. Per ulteriori informazioni rivolgersi a: Commissione europea; Direzione Generale per le Imprese, unità E1; All'attenzione del sig. Julius Langendorff ; rue de la Loi/Wetstraat 200 ; B-1049 Bruxelles/Brussel ; Fax +32-2-299-19-25 ; Per consultare il testo della gara d'appalto, visitare il seguente sito Internet: http://ted.eur-op.eu.int/dynamic/doccur/it/it/e1Hb/6/172694-2002.htm

INCONTRI GALGANO A MILANO E ROMA CON IL LEADER DELLA PRODUZIONE SNELLA LA LEAN PRODUCTION NELLE ESPERIENZE DIRETTE DI UN PROTAGONISTA L'INCREMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ SECONDO GEORGE KOENIGSAECKER
Milano, 19 novembre 2002 - Il guru mondiale della Produzione snella, George Konigsaecker, è in Italia per la prima volta su invito del Gruppo Galgano. Il massimo esperto mondiale del settore terrà due seminari sulle applicazioni della Lean Production, mercoledì 20 novembre, a Milano, e giovedì 21 novembre, a Roma. Entrambi gli appuntamenti avranno inizio alle ore 8,30 per terminare alle 18,30. Il tema degli incontri, che sarà arricchito dalla partecipazione di alcune aziende italiane (Bertazzoni, Esaote, Procter&Gamble, Sagi, Tasso, Whirplpool Europe) che hanno già applicato con successo la Produzione snella, verterà su "La conversione Lean nelle esperienze di un protagonista: le applicazioni della Lean Production negli Stati Uniti. I seminari saranno introdotti personalmente da Alberto Galgano, presidente del Gruppo omonimo, che da 40 anni è leader nella consulenza di direzione e si è specializzato nel portare in Italia, e implementare con successo nelle organizzazioni private e pubbliche di ogni dimensione, le più sopraffine - e vincenti a livello internazionale - tecniche di management. La presenza in Italia di George Konigsaecker rappresenta un'occasione unica per imprenditori e top manager italiani di condividere dalla viva voce di un protagonista del management internazionale i "segreti" delle principali aziende americane che hanno già applicato con successo la Lean Production. Tra i "plus" di George Konigsaecker c'è appunto quello di aver lavorato in numerose organizzazioni e di aver quindi accumulato conoscenze molto variegate in diversi settori. Una di queste esperienze è stata anche raccontata nel famoso libro "Lean Thinking: come creare valore e bandire gli sprechi" scritto da J.P. Womack e D.T. Jones. In particolare, George Konigsaecker ha guidato la "Conversione Lean" di undici Corporation in oltre 50 siti produttivi. "Le applicazioni della Lean Production che portano alla 'Conversion Lean' - spiega lo stesso Alberto Galgano - sono tra i cambiamenti più difficili e complessi da realizzare. Non per niente a livello mondiale le aziende che hanno realizzato interamente e con grande successo queste 'Conversioni' rappresentano ancora una percentuale molto bassa delle aziende manifatturiere operanti sullo scenario internazionale". I seminari offriranno ai partecipanti una visione - semplice e chiara - di che cosa esattamente si intende per una "Conversione Lean" e di come essa debba essere condotta per realizzarla con successo. Per dare una rappresentazione realistica delle "trappole" manageriali da superare, i seminari si concluderanno con le testimonianze "in presa diretta" di alcuni top manager di organizzazioni italiane di diverse dimensioni che hanno già avviato con successo la "Conversione". Queste esperienze intendono appunto sottolineare come la Lean Production migliori la produttività in percentuale davvero significativa anche se pochi imprenditori e dirigenti ne sono già consapevoli: la caccia agli sprechi per raddoppiare la produttività non è più "una storia incredibile". All'incontro di Milano parteciperanno: Paolo Bertazzoni, titolare dell'azienda metalmeccanica Bertazzoni di Guastalla (Reggio Emilia); Pasquale Cipollaro, direttore di stabilimento della Whirlpool Europe; Gaetano Rizzitelli, direttore area industria della Esaote. A Roma il panel di testimonianze italiane sarà composto da: Mario Tasso, presidente della Tasso di Atessa (Chieti), Antonio Buscarino, direttore di stabilimento della Sagi e Carlo Quercetti, direttore di stabilimento della Procter & Gamble.

LA POLINESIA FRANCESE INCONTRA GLI AGENTI DI VIAGGIO ITALIANI
Milano, 19 novembre 2002 - Si è svolto ieri a Milano il primo dei tre incontri dedicati alla promozione e alla conoscenza di Tahiti e le Sue Isole organizzati da Tahiti Tourisme, l'Ente del Turismo della Polinesia Francese. Gli agenti di viaggio hanno potuto conoscere e scoprire il fascino della Polinesia Francese ma non solo, infatti il workshop ha come obiettivo quello di diventare un momento di formazione e aggiornamento per gli addetti ai lavori, che hanno incontrato i Rappresentanti dell'Industria Turistica e alcuni Tour Operator Italiani. I lavori sono iniziati con la presentazione della destinazione da parte di Tahiti Tourisme. Presenti, inoltre, per illustrare le novità di Tahiti e le Sue Isole alcuni rappresentanti dell'Industria Turistica Air Tahiti Nui, Beachcomber Inter-Continental Resorts, Bora Bora Cruises, Pearl Resorts, Tahiti Nui Travel, Starwood Hotels And Resorts. A seguito della presentazione hanno avuto luogo incontri focalizzati alla presentazione dell'offerta da parte dei Tour Operator Italiani. Il workshop fa parte di un programma di comunicazione studiato con l'obiettivo di promuovere gli arrivi a Tahiti e nelle isole della Polinesia Francese nel periodo da dicembre ad aprile e proseguirà domani 19 novembre a Napoli e il 20 a Roma. Il Calendario degli incontri: Napoli,19 novembre 2002 (h.15.00-19.00): Excelsior Hotel - Via Partenope 48 Roma, 20 novembre 2002 (h. 14.00-18.30): Aldovrandi Palace Hotel - Via U. Aldrovandi 15

GIORGIO ARMANI VESTE "DIE ANOTHER DAY"
Milano, 19 novembre 2002 - Molti degli ospiti presenti alla première di 'Die Another Day', che si è tenuta ieri sera a Londra presso la Royal Albert Hall, hanno indossato abiti di Giorgio Armani. Pierce Brosnan ha scelto di indossare uno smoking Giorgio Armani a un bottone con il bavero della giacca e papillon in gros-grain e camicia da smoking nera. Rosamund Pike ha indossato un abito lungo di paillettes della collezione Giorgio Armani primavera-estate 2003. L'abito aveva un'ampia scollatura sulla schiena e una spilla a cicala applicata alla spallina. Jemma Kidd ha scelto invece un lungo abito Giorgio Armani, in satin rosso con orlo ricamato.

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