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2003 anno 6°  

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MARTEDI'
25 FEBBRAIO 2002

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(* symbolcopyright c Comunitè europee,2001 http://www.cordis.lu )

 

POLITICI, SCIENZIATI E FUNZIONARI COMINCIANO A DARE FORMA AL CONSIGLIO EUROPEO DELLE RICERCHE (CER) 

Bruxelles, 25 febbraio 2003 - Mentre s'intensifica il dibattito sulla possibile creazione di un Consiglio europeo delle ricerche (Cer), il Notiziario Cordis analizza le opinioni espresse da illustri politici, scienziati e funzionari durante una manifestazione tenutasi a Parigi il 19 febbraio, per cercare di comprendere la possibile struttura di un futuro Cer. Dal dibattito svoltosi a Parigi è emersa una precisa conclusione: la creazione del Cer beneficia ormai di un ampio consenso all'interno della comunità scientifica. Il dibattito concreto verte ora sui principi fondanti, la struttura e i meccanismi di finanziamento di quest'organismo, e sebbene vi siano ancora opinioni contrastanti in merito a tali aspetti, le posizioni delle varie parti interessate vanno delineandosi con maggiore chiarezza. Per i ricercatori e gli scienziati, le questioni più importanti riguardano l'autonomia di quest'organismo e il tipo di ricerca che finanzierà. Il premio Nobel Rolf Zinkernagel sostiene che, sebbene sia opportuno consultare ampiamente le istituzioni europee e nazionali prima della creazione del Cer, una volta istituito, l'organismo dovrebbe essere dotato di una totale autonomia decisionale. "Se osserviamo i migliori programmi statunitensi di ricerca, noteremo che hanno un approccio a lungo termine e che sono gestiti dagli scienziati stessi", ha spiegato il prof. Zinkernagel, sottolineando altresì che senza sufficienti finanziamenti, il Cer avrebbe solo una parvenza di autonomia: "L'Europa non ha bisogno di un altro club di discussione. Ciò che occorre è un comitato scientifico dotato di un reale potere e della libertà di esercitarlo". In risposta a tali affermazioni, il ministro portoghese della Scienza e della Tecnologia José Mariano Gago ha messo in guardia contro il rischio di un'eccessiva enfasi sull'autonomia. A tal proposito, egli ha fornito l'esempio di altre agenzie che hanno raggiunto una completa autonomia, ma che, proprio a causa di tale libertà d'azione, non sono riuscite ad assicurare livelli di finanziamento adeguati. La quasi totalità degli scienziati ritiene che i finanziamenti del Cererc dovrebbero sostenere iniziative di ricerca di base o fondamentale, indipendentemente dal principio della "giusta remunerazione". Alcuni fra i ricercatori più illustri, come il prof. Zinkernagel e il prof. Jean-Patrick Connerade, presidente di Euroscience, hanno evidenziato, inoltre, l'effetto positivo che la concorrenza fra il Cer e i consigli nazionali delle ricerche eserciterebbe sulla scienza europea. Tuttavia, il dott. Peter Kind, responsabile della Direzione "Ser: aspetti strutturali" in seno alla DG Ricerca, ha espresso il suo dissenso su quest'ultimo punto. "Il Cer non dovrebbe duplicare il lavoro delle strutture di finanziamento esistenti a livello nazionale o europeo, oppure far loro concorrenza: vi è ampio spazio per la complementarità", ha affermato il dott. Kind, illustrando quello che a suo avviso costituisce uno dei principi fondanti del nuovo organismo. Egli sostiene, infatti, che "i padri fondatori del Cer saranno verosimilmente i consigli nazionali delle ricerche", fattore che rafforzerebbe sicuramente l'ipotesi della complementarità rispetto a quella della concorrenza. I consigli nazionali delle ricerche potrebbero davvero diventare un'importante fonte di finanziamento per quest'organismo, poiché, come ha dichiarato il commissario europeo per la Ricerca Philippe Busquin, il Cer non deve attendersi di ricevere significativi finanziamenti nell'ambito dei programmi quadro comunitari per la ricerca. Enfatizzare l'elemento concorrenziale del Cer potrebbe rivelarsi una strategia rischiosa. Uno dei possibili scenari consiste in un Cer dotato di forti legami esecutivi con le istituzioni e gli organismi finanziari europei e nazionali esistenti, condizione che garantirebbe una maggioranza di consiglieri in possesso di una formazione scientifica. Per quanto concerne i finanziamenti, la Commissione è fermamente convinta che il Cer dovrebbe cercare di attirare nuovi fondi per la ricerca, contribuendo così al raggiungimento dell'obiettivo comunitario di elevare la spesa per la R&S al tre per cento del PIL. La maggior parte degli scienziati concorda su questo punto, tuttavia una minoranza continua a sostenere la creazione di un Cer sulla base di una ridistribuzione delle attuali risorse finanziarie per la ricerca. Un consenso pressoché unanime si registra fra tutte le parti in merito a quelle che dovrebbero essere le fasi successive del dibattito sul Cer. Un gruppo di esperti di alto livello, nominato dalla Fondazione europea della scienza per esaminare il progetto di creazione del Cer, si è riunito il 18 febbraio e nel novembre del 2003 pubblicherà una relazione finale sugli obiettivi, la struttura e il modello di finanziamento proposti. Tale relazione fungerà da base per le discussioni, che i fautori del Cer auspicano possano avvenire durante la Presidenza irlandese nel primo semestre del 2004. Scienziati e politici hanno chiesto entrambi un'attività di pressione professionale e mirata, sulla base di un modello di Cer definito chiaramente. Il commissario Busquin ha dichiarato di essere "pienamente favorevole all'idea di un Cer, ma spetta alla comunità scientifica far avanzare il progetto. Per affrontare tale compito occorre definire meglio l'organizzazione e specificarne il regime finanziario". Pertanto, sebbene le opinioni restino ancora divise su determinati aspetti del Cer, perfino su alcune delle questioni fondamentali, è possibile identificare i principi, le strutture e i modelli di finanziamento che incontrerebbero il favore della maggioranza delle parti interessate. L'emergere di reali elementi di consenso alla conferenza di Parigi trova conferma nel sincero stupore espresso da numerosi partecipanti in merito allo svolgimento estremamente lineare dell'incontro. Il risultato finale del dibattito è forse solo una questione di tempo, ma il prof. François Gros, sostenitore del Cer, ha affermato: "Come disse Victor Hugo, c'è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo, e questa è un'idea il cui momento è ormai giunto". 

SECONDO IL COMMISSARIO LIIKANEN, L'ECONFIDENCE È ESSENZIALE PER GARANTIRE UNA SOCIETÀ DELL'INFORMAZIONE PER TUTTI 
Bruxelles, 25 febbraio 2003 - Lo sviluppo dell'eConfidence è un fattore essenziale per garantire una società dell'informazione per tutti, ha dichiarato il commissario per le Imprese e la Società dell'informazione Erkki Liikanen. In un discorso pronunciato il 18 febbraio in occasione di una conferenza sulla sicurezza, la fiducia e i vantaggi della società dell'informazione, Liikanen ha sottolineato non soltanto l'esigenza di attuare misure per l'eConfidence, ma di assicurare altresì che la gente acquisisca familiarità con i nuovi tipi di tecnologie ed abbia fiducia nei fornitori e nei marchi di fabbrica. "In realtà, accrescere la fiducia del consumatore [.] ha rappresentato un obiettivo fondamentale nell'ambito della nostra strategia "eEurope", in particolare nel contesto del commercio elettronico", ha affermato il Commissario. Un maggior dialogo con le parti interessate, l'attenta osservazione degli sviluppi di mercato, come pure le iniziative legislative e non nell'ambito del piano d'azione "eEurope" hanno favorito il rafforzamento della fiducia del consumatore nelle nuove tecnologie, ha asserito Liikanen. Fra le altre misure per lo sviluppo dell'eConfidence realizzate dalla Commissione figurano i codici di condotta, i marchi di affidabilità, le procedure per la definizione dei reclami, nonché l'accesso economicamente conveniente ai sistemi alternativi di composizione delle controversie con le terze parti (Adr). Liikanen ha concluso sottolineando il ruolo decisivo che l'eConfidence svolge nella strategia globale dell'agenda di Lisbona, mirata a promuovere una più ampia diffusione delle diverse applicazioni e dei vari servizi relativi alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Tic) che determineranno, a loro volta, una produttività ed una competitività maggiori, recando benefici alla società nel suo insieme. Infolink: http://econfidence.jrc.it  http://europa.eu.int/information_society/eeurope/index_en.htm 

SECONDO IL COMMISSARIO BUSQUIN ED IL MINISTRO HAIGNERÉ, IL PROGETTO ITER È FONDAMENTALE PER LO SVILUPPO DI FORME DI ENERGIA SOSTENIBILE IN EUROPA 
Bruxelles, 25 febbraio 2003 - Il commissario per la Ricerca Philippe Busquin ha incontrato il 19 febbraio Claudie Haigneré, ministro francese della Ricerca e delle Nuove tecnologie, per dibattere numerose questioni altamente prioritarie, fra cui il progetto Iter (reattore sperimentale internazionale termonucleare). Il progetto Iter valuterà la fattibilità scientifica e tecnologica della produzione di energia generata da fusione. La Haigneré e Busquin hanno entrambi convenuto che il reattore Iter riveste un'importanza fondamentale per il raggiungimento dell'obiettivo dell'Europa di sviluppare forme di energia sostenibile, poiché è il primo impianto di fusione in grado di produrre energia termica a livello di una centrale elettrica. È stata valutata l'esigenza di considerare tutte le alternative possibili, al fine di avanzare una valida proposta europea per l'ubicazione del reattore ter: il primo ministro francese Jean Pierre Raffarin ha suggerito di recente una località situata nel dipartimento delle Bocche del Rodano quale sede del reattore. Anche la Spagna, il Giappone ed il Canada hanno proposto possibili siti ubicati nei loro rispettivi paesi. Sono stati espressi altresì pareri unanimi sull'importanza strategica di una politica spaziale europea e sulla necessità di un miglior coordinamento da parte di tutti i partecipanti a livello europeo. Al termine della riunione la Haigneré e Busquin hanno ribadito il proprio impegno di raggiungere l'obiettivo fissato al Consiglio europeo di Barcellona di elevare la spesa per la ricerca e sviluppo (R&S) al 3 per cento del PIL (prodotto interno lordo) entro il 2010.
Infolink: http://www.recherche.gouv.fr/discours/2003/busquin.htm  http://www.iter.org/ 

EU BANKING SECTOR STABILITY 
Francoforte: 24 February 2003 The European Central Bank (Ecb) is today releasing a report on the stability of the EU banking sector. The report was prepared by the Banking Supervision Committee of the European System of Central Banks, which comprises representatives from the national central banks and banking supervisory authorities of the EU and the Ecb. The report summarises the outcome of the Committee's regular monitoring of sources of vulnerability in the EU banking sector. This activity is based on a wide range of indicators drawn from different data sources as well as on an exchange of qualitative information and assessments by the Committee's member organisations. The main purpose of the report is to review the resilience of the EU banking sector and to provide an overview of potential threats to its stability. The report also contains some new data on the aggregate profitability and solvency of EU banks. The main findings of the report can be summarised as follows: Bank profitability has been declining significantly. The deterioration of global economic conditions and the difficulties faced by some industries have affected the quality of EU banks' international and domestic assets. As a consequence, they raised provisions markedly in 2001, which affected their results. The large banking groups continued to increase their provisions in the first half of 2002, and appear to have done so further in the latter part of the year. Bank profitability has also been affected by the weakened conditions in equity and other financial markets, as their income from investment banking and asset management activities has declined. Banks that focus on retail banking and have a strong competitive position in domestic markets have fared best in this environment. The banking sector has remained stable. EU bank solvency levels remained strong in 2001, allowing them to withstand the shocks in their operating environment. The total regulatory capital ratio for the EU banking system as a whole stood at 12.0%, i.e. well above the required minimum level of 8%. The ratio also remained stable in 2002. This stability is partly due to the fact that the sector as a whole had relatively good profitability at the end of 2001 and into 2002 and to active capital management by the banks. There are reportedly no strong credit availability constraints in any Member State. EU banks seem to have appropriately tightened credit standards in line with increased risks, rather than become restrictive in lending because of capital shortages. The tightening of loan contract terms has resulted mainly from the introduction of more risk-driven approaches to lending. Potential threats. The main sources of vulnerability in the EU banking sector in the near future stem from potential fragilities in the EU economy as well as possible shocks to the global economy and financial markets. Adverse macroeconomic developments could affect EU bank profits quite strongly through an increase in provisioning needs and a reduction in income from traditional retail banking. Provisions could continue to increase even if no further shocks materialised, owing to the time lag between the emergence of risks and their reflection in banks' balance sheets. However, the EU banking sector has the potential to withstand further shocks especially by enforcing strategies aimed at restoring profitability levels and maintaining adequate capital buffers. The report can be downloaded from the Publications section of the Ecb's website http://www.ecb.int  Printed copies are also available free of charge from the Ecb's Press and Information Division (fax: +49 69 1344 7404 or email: info@ecb.int 

ACCORDO DI SETTORE TRA IL MINISTERO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE E LA CAMERA NAZIONALE DELLA MODA ITALIANA. 
Milano, 25 febbraio. E' stato firmato nella città italiana riconosciuta in campo internazionale come "il centro della moda" un accordo di durata triennale, rinnovabile che si legge: Viste le funzioni svolte dal Ministero delle Attività Produttive in materia di sostegno alla politica di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, di gestione della politica promozionale e del relativo coordinamento su base nazionale; premesso che La Camera Nazionale della Moda Italiana si propone di operare a sostegno dell'internazionalizzazione della "Moda made in Italy"; viste le "Linee direttrici per l'attività promozionale" emanate dal Ministero delle Attività Produttive; -considerata l' opportunità di operare nel contesto di una programmazione congiunta di iniziative promozionali in materia di internazionalizzazione, in una strategia di Sistema-Paese che veda il concorso dei soggetti pubblici e privati e l'apporto integrato di risorse; -ritenuto, pertanto, utile al fine predetto definire uno specifico " Accordo di settore"; viene concluso tra il Ministero delle Attività Produttive e la Camera Nazionale della Moda Italiana il seguente Accordo: Art. 1 Finalita' - Con il presente Accordo le parti intendono massimizzare le sinergie tra l'azione nazionale pubblica , e privata nel processo di internazionalizzazione dei settori produttivi di eccellenza dello stile e della moda che la Camera rappresenta, attraverso la realizzazione di attività articolate sul piano della: - promozione, operando per dare una più ampia visibilità alla produzione italiana nei mercati di maggiore interesse, fornendo i necessari servizi alle imprese; - immagine e comunicazione -sia nei mercati tradizionali che in quelli emergenti -al fine di , "rendere centrali ed irrinunciabili gli appuntamenti di presentazione delle collezioni in Italia, con particolare riferimento a quelle di pret-à-porter di alto livello che sviluppano il maggior positivo indotto anche sulla filiera a monte. Art. 2 - Obiettivi Programmatici Le azioni derivanti dal presente Accordo sono individuate in coerenza con le Linee direttrici ministeriali in materia di attività promozionale, tenendo conto degli interventi previsti negli accordi sottoscritti con le Regioni e con altri enti, e saranno volte, in una prima applicazione, a: 1) consolidare l'attività della Camera Nazionale della Moda Italiana, con fini di promozione, attraverso una serie di azioni di comunicazione e pubbliche relazioni; 2) fornire servizi alle P.M.I. del settore per rafforzarne la capacità esportativa; 3) svolgere studi di prefattibilità e fattibilità per l'individuazione di concrete modalità operative da avviare per un piano di attività di immagine e comunicazione durante gli appuntamenti legati alla presentazione delle collezioni di pret-a-porter di alto livello. Art.3 Metodologia Operativa . - Il presente accordo diventa operativo mediante la sottoscrizione di Intese operative annuali tra Ministero, Camera ed Ice e gli altri soggetti eventualmente individuati (Sace, Simest, Consorzi, ecc.), per la realizzazione delle singole azioni concordate e l'attivazione delle relative risorse finanziarie, tenendo anche conto della possibilità di utilizzare procedure e finanziamenti comunitari e internazionali. Il piano delle azioni potrà avere copertura con una partecipazione del Ministero fino al 50% dei costi. Art. 4 Durata - Il presente Accordo di settore ha la durata di tre anni ed è rinnovabile tacitamente, salvo disdetta da comunicare da una parte all'altra almeno sei mesi prima della scadenza, per un periodo di uguale durata. A conclusione della cerimonia della firma dell'accordo l'Assessore con delega alla Moda e al Turismo del Comune di Milano, Giovanni Bozzetti ha commentato:"La moda rappresenta la nuova frontiera del nazionalismo, nell'epoca globalizzata del terzo millennio. Portando il Made in Italy e l'immagine dell'Italia all'estero, rappresentando l'avanguardia dell'immagine della Nazione all'estero, il governo dia sempre più aiuti concreti a questo settore per valorizzare la tipica capacità italiana di realizzare come sempre nella storia qualcosa di unico, bello e creativo. Milano, puntando sull'immagine di eccellenza della moda che ha nel mondo, deve farsi motore propulsore del Sistema Nazione, ma per far ciò deve prima rafforzare il coordinamento tra tutti i soggetti del settore facendo Sistema Milano". Infolink: www.comune.milano.it 

LE RETI DI PROMOTORI FINANZIARI IN ITALIA: ALCUNE RIFLESSIONI SULLA TENDENZA ALLA CONCENTRAZIONE REPORT ATKEARNEY SULLE RETI DI PF IN ITALIA 
Milano, 25 febbraio 2003 - L'obiettivo di questa nota è di commentare il trend e le dinamiche di concentrazione delle reti di Promotori Finanziari in Italia. Executive Summary Il settore delle reti di Promotori Finanziari in Italia sta attraversando una fase di consolidamento. Questa tendenza è largamente dovuta ad alcuni fattori ambientali e di economics del settore, quali ad esempio: Economics del settore; Quadro macroeconomico negativo; Trend di concentrazione e internazionalizzazione di settori contigui; Opportunità di dare un forte impulso alla crescita dei ricavi al raggiungimento di dimensioni rilevanti, grazie alla maggiore visibilità del brand. Nell'attuale contesto di alta volatilità e incertezza delle borse, che rendono poco probabili scenari di crescita interna degli operatori, la principale conseguenza dei fattori ambientali sopra descritti sembra in effetti essere la ricerca di assetti più efficienti, teoricamente raggiungibili tramite la razionalizzazione della struttura o l'integrazione con altri operatori del settore. La razionalizzazione della struttura non sembra sufficiente a permettere alle società di compiere un "quantum leap" e ad assicurare un'efficace presenza sul mercato. L'integrazione con altri operatori del settore sembra quindi essere una valida strategia, almeno per le reti indipendenti, che devono conseguire economie di scala e complementarietà. Diversa può essere la situazione di Reti di Promotori che fungono da canale distributivo per Gruppi Bancari o Assicurativi, per le quali le eventuali inefficienze dovute alla ridotta dimensione sono finanziate-direttamente o indirettamente-dalla Capogruppo, e l'aspetto di visibilità del marchio viene agevolato dalla stessa appartenenza a un Gruppo. La strada dell'integrazione non è immune da criticità che devono essere adeguatamente prevenute attraverso una metodologia "end to end" nella gestione dell'integrazione. A.T. Kearney ha sviluppato a tale scopo una metodologia che affronta il tema distinguendo tre snodi critici: l'integrazione delle strutture di rete e dei sistemi di compensation, la distribuzione territoriale e l'integrazione della struttura centrale e di supporto. Trend di concentrazione delle Reti di Promotori Finanziari in Italia Il fenomeno della concentrazione delle Reti di Promotori Finanziari in Italia è determinato dal combinarsi di vari fattori, quali gli economics del settore, il trend di concentrazione e internazionalizzazione di settori contigui (le Banche, le società di Asset Management, etc.), il quadro macroeconomico negativo. Tale fenomeno non è ancora concluso, per cui si assisterà ad altre operazioni di crescita per aggregazione, che potranno essere apportatrici di valore a patto di fronteggiare opportunamente alcune criticità proprie della crescita esterna. Di seguito si illustrano alcune evidenze in questo senso raccolte nel corso di una ricerca effettuata da A.T. Kearney. Il mercato italiano del collocamento del risparmio tramite Promotori Finanziari è oggi dominato da 9 Reti che gestiscono l'80% degli Asset under Management. Il trend di concentrazione è in corso da vari anni, come dimostrato ad esempio dai seguenti fatti: 1) Il numero delle Sim in Italia si è più che dimezzato in dieci anni, passando da oltre 350 Sim iscritte all'albo nel 1992 a circa 150 nel 2002. Tra le circa duecento società non più esistenti, circa due terzi sono uscite dal business o sono state oggetto di consolidamenti 2) Gli ultimi anni hanno visto il verificarsi di diverse aggregazioni di reti di Promotori Finanziari, alcune delle quali hanno coinvolto anche entità di notevole rilievo in termini di Asset under Management, quali ad esempio l'aggregazione tra Banca Fideuram e Banca SanPaolo Invest, ultima in ordine di tempo e la più rilevante per dimensioni I vari fattori abilitanti di tale trend sono riconducibili a quattro categorie: Economics del settore; Economie di scala dovute ai costi fissi di back-office, sistemi e overhead; Opportunità di sfruttamento della complementarietà geografica, di gamma e di competenza professionale; Quadro macroeconomico negativo; Necessità di volume per competere in un mercato con margini d'intermediazione in contrazione; Trend di concentrazione e internazionalizzazione di settori contigui; Consolidamento dei Gruppi Bancari e conseguente integrazione delle Reti di Promotori Finanziari da essi possedute; Necessità di raggiungere volumi tali da bilanciare il potere negoziale delle società di Asset Management, anch'esse sempre più concentrate; Necessità di raggiungere massa critica per competere con player esteri già consolidati in un mercato che va oltre i confini nazionali; Opportunità di dare un forte impulso alla crescita dei ricavi al raggiungimento di dimensioni rilevanti, grazie alla maggiore visibilità del brand; Esistenza di soglie dimensionali minime necessarie per investimenti destinati alla creazione e al rafforzamento del brand E' prevedibile che il mercato continuerà a concentrarsi: 1) La crescita degli Asset under Management risulta da alcuni anni limitata e il product mix si sta spostando verso forme tecniche a minore margine. Nel periodo compreso tra l'ultimo trimestre 2000 e il secondo trimestre 2002 gli AuM totali delle reti di Promotori non sono praticamente cresciuti (+1.6%), a fronte di un aumento dell'83% della parte di risparmio amministrato. In presenza di un mercato con questo tipo di andamento i ricavi delle Reti di Promotori tendono a diminuire, rendendo ancora più urgente la necessità di aggregarsi per ottenere economie di scala 2) Solo un numero limitatissimo di operatori supera la soglia di break-even nell'attività di collocamento del risparmio gestito. Secondo una stima A.T. Kearney, il livello di Asset under Management di break-even, nell'ipotesi di un perdurare delle correnti condizioni di mercato, si aggira tra i 10 e i 12 miliardi di Euro. A giugno 2002 solo i primi tre competitor superavano tale soglia In questo contesto, si assisterà a due end game principali per le Reti di Promotori Finanziari che non hanno già raggiunto la massa critica sufficiente per rendere il collocamento del risparmio un business sostenibile: * Le Reti facenti parte di grandi Gruppi Bancari o Assicurativi potranno eventualmente essere "sovvenzionate". Gli operatori che fanno parte di grandi Gruppi Bancari o Assicurativi potrebbero avere minore esigenza di arrivare al break-even su base stand-alone: la Rete dei Promotori Finanziari, infatti, è molto spesso complementare (ad esempio geograficamente) agli altri canali di distribuzione della Banca e/o viene utilizzata come canale privilegiato di collocamento della società di Asset Management del Gruppo. Di conseguenza la sopravvivenza delle Reti di Promotori Finanziari è spesso, implicitamente o esplicitamente, "sovvenzionata" dal Gruppo di appartenenza, in virtù delle sinergie, attuali o potenziali, con gli altri business, ad esempio attraverso assegnazioni ad hoc di quote di collocamento di emissioni di titoli di cui il Gruppo è distributore o l'attribuzione di parte dell'operatività di cassa del Gruppo Le Reti autonome e quelle appartenenti a grandi Gruppi, ma da questi ritenute non strategiche, dovranno crescere al di sopra della soglia di Asset under Management di "break-even" e/o efficientare la propria struttura oppure aggregarsi. La strategia di crescita interna degli AuM soffre una serie di vincoli legati all'andamento del mercato: scarsa raccolta netta e mercati prevalentemente di sostituzione fra classi di asset, con product mix spostato su prodotti a basso margine, principalmente a causa della bassa mobilità della clientela in periodi con tendenza negativa, distribuzione dei ricavi dei Promotori Finanziari spostata verso le "management fees" anziché verso le "front fees", "commoditizzazione" di un'offerta differenziata di prodotti/servizi. Tali vincoli rendono questa strategia poco controllabile attivamente dalla Rete, e comunque permettono spazi di crescita contenuti. L'efficientamento della struttura, d'altra parte, è un approccio necessario per permettere alla Rete di sostenere la pressione competitiva, ma risolutivo solo per i pochi operatori con AuM ormai prossimi al punto di break-even. La crescita per integrazione di più Reti può essere pertanto un'alternativa praticabile e appetibile per operatori autonomi ancora al di sotto della soglia di break-even, così come per grandi operatori che vogliano consolidare la propria posizione o integrare la propria copertura, attraverso il raggiungimento di economie di scala e la ricerca di partner complementari dal punto di vista geografico e/o della clientela target La strada dell'integrazione presenta tuttavia alcune criticità potenziali che potrebbero pregiudicarne il successo e che è pertanto necessario prevenire attraverso un approccio completo, quali ad esempio: Refrattarietà all'integrazione da parte degli attori di Direzione responsabili del cambiamento e/ o mancanza di consenso all'integrazione da parte dei Promotori e soprattutto dei Manager di rete, alcuni dei quali potrebbero percepire l'integrazione come una minaccia Diseconomie di scala dovute all'aumento della burocrazia interna o alla difficoltà di integrazione delle piattaforme tecnologiche; Sovrapposizione fra gruppi di Promotori Finanziari provenienti dalle Reti originarie ed operanti sullo stesso territorio; Ridondanza delle strutture operative sul territorio; Ridondanza delle strutture centrali di supporto; Barriere di tipo culturale e organizzativo fra le Reti originarie. A.T. Kearney ha sviluppato una metodologia per il supporto ai processi di aggregazione tra Reti di Promotori Finanziari che si propone di fronteggiare alcune di queste criticità. Tale metodologia è illustrata nel capitolo successivo. Metodologia A.T. Kearney per il supporto ai processi di aggregazione tra Reti di Promotori Finanziari L'approccio A.T. Kearney si propone di affrontare l'integrazione fra reti di promotori ponendo l'accento su tre aree particolarmente critiche: Struttura della rete e struttura della compensation; Distribuzione territoriale; Struttura centrale e di supporto 1. Struttura della rete e struttura della compensation Il disegno della struttura di rete derivante da un'operazione di integrazione deve partire da un modello target disegnato per raggiungere la copertura geografica desiderata, ottimizzando lo span of control dei ruoli manageriali. Questo modello deve essere calato sul patrimonio delle reti originarie, valorizzandolo: l'obiettivo critico è quello di minimizzare situazioni di conflitto e sovrapposizione, sia essa culturale, geografica o di clientela, sia al momento della fusione, sia da un punto di vista dinamico, nel disegnare i futuri percorsi di sviluppo della rete e di carriera dei Promotori Finanziari e dei Manager. L'approccio proposto da A.T. Kearney per la definizione della struttura di Rete parte dalla definizione di un modello teorico di copertura delle aree territoriali, che incrocia criteri oggettivi-quali ad esempio il potenziale economico delle diverse aree geografiche, lo span of control gestibile da ogni Manager, gli Asset under Management gestiti a livello consolidato all'interno di ogni area ed elementi caratteristici della geografia delle aree (presenza di collegamenti, "dorsali", ecc.)-con valutazioni soggettive sui Manager in forza alle Reti in via di fusione-quali ad esempio il potenziale personale, lo span of control attuale, il portafoglio attualmente coordinato/ gestito, le valutazioni qualitative della Direzione su ciascun Manager. Sulla base di questo modello, opportunamente rettificato per tenere conto delle previsioni e degli obiettivi di crescita aziendale, si arriva al disegno, al dimensionamento e alla designazione del Manager responsabile delle Aree Territoriali a tendere della futura Rete di Promotori Finanziaria derivante dalla fusione. All'interno delle Aree Territoriali così disegnate sono quindi assegnate le responsabilità di Branch Manager, a partire da un modello di mappatura dei management skills, ottimizzazione della copertura del territorio-minimizzando i rischi di sovrapposizione fra i gruppi di Promotori Finanziari coordinati e alleggerendo la presenza ove troppi Promotori Finanziari delle Reti da fondere fossero presenti rispetto al potenziale-e sostenibilità economica dei gruppi così configurati, procedendo, se del caso, alla riallocazione di Promotori Finanziari e risorse a ciascun Manager. Il modello di compensation si basa su principi analoghi a quelli che guidano il ridisegno della struttura di rete: i valori su cui l'operazione deve essere costruita sono la trasparenza e la semplicità delle regole di compensation. E' necessario che le nuove regole siano contraddistinte da facilità di comprensione, equità e rispetto delle figure professionali provenienti dall'una o dall'altra parte. Ogni qualvolta si renda necessario gestire situazioni conflittuali -ad esempio attraverso l'utilizzo di "scivoli di ingresso" nella nuova struttura- la comunicazione e la condivisione di tale situazione sono fondamentali per il successo delle regole stesse. Solo così il sistema di compensation sarà in grado di massimizzare l'adesione al mandato della nuova rete e di motivare i professionisti, promotori o manager, nel lungo termine. In questo senso l'integrazione può anche diventare l'occasione per sciogliere i nodi via via accumulatisi nei meccanismi di compensation originari. La struttura di compensation della Rete che nasce dalla fusione viene definita in base a un modello che confronta la compensation totale attuale e la compensation totale a tendere per ogni figura professionale. Il modello viene costruito in modo da potere manovrare alcune leve critiche in situazione di aggregazioni di varie realtà, che nell'esperienza A.T. Kearney sono: Numero di Promotori Finanziari che con la nuova struttura di compensation sono sfavoriti; Costo totale aziendale; Allineamento della struttura di compensation agli obiettivi commerciali (ad esempio, aumento incidenza front fee per una realtà che vuole crescere nel breve anche a costo di una minore fidelizzazione della clientela). L'obiettivo è naturalmente quello di trovare il compromesso più adeguato tra questi tre elementi, eventualmente prevedendo meccanismi di integrazione ad hoc per risolvere i casi più delicati (ad esempio, "scivoli di ingresso" nei nuovi ruoli) per massimizzare l'adesione della Rete al nuovo mandato, favorendo l'integrazione delle reti originarie e minimizzando gli impatti rispetto alla situazione originaria, nel rispetto di principi di trasparenza ed equità, necessari per il funzionamento della rete a tendere. 2. Distribuzione territoriale L'obiettivo primario nella costituzione della struttura di distribuzione territoriale è il conseguimento di una situazione di efficienza, dove siano eliminate le ridondanze e le duplicazioni dei punti operativi dislocati sul territorio, mantenendo al contempo un adeguato livello di servizio ai Promotori Finanziari e conseguentemente ai clienti. Questo significa che il modello di distribuzione territoriale viene definito a partire dal disegno della struttura di rete, quindi tramite una copertura territoriale coerente con il potenziale di ogni area geografica, eliminando ogni sovrapposizione non necessaria allo svolgimento dell'attività dei promotori, valorizzando i punti operativi più adeguati provenienti dalle reti originarie e al contempo permettendo ai Manager di Rete di raggiungere una situazione di sostenibilità e di equilibrio fra ricavi attesi dall'attività di promozione e i costi della struttura fisica. Il modello economico di ripartizione dei costi dei punti operativi fra azienda, manager e promotori finanziari, naturale estensione del modello di compensation, viene disegnato in modo da omogeneizzare le strutture esistenti evitando situazioni peggiorative per i promotori e per i manager. A livello di singolo punto operativo, il disegno del lay-out deve essere coerente con la strategia aziendale e con la clientela target prescelta, fungendo anche da elemento di integrazione fra le culture delle reti originarie. L'approccio A.T. Kearney parte dall'ottimizzazione della copertura geografica delle singole reti, analizzata per ogni provincia, valutando l'adeguatezza di ogni punto operativo al potenziale economico rappresentato dalla provincia, al numero di promotori che il punto supporterà, al loro portafoglio complessivo e alla tipologia di clientela target. Si definiscono poi le tipologie di punti operativi (ad esempio, punti operativi di proprietà e punti operativi in franchising), e, a partire dalle caratteristiche delle strutture esistenti, i relativi standard in termini di layout, logistica, dotazioni. Infine, sulla base dei costi previsti per la struttura così definita, si disegna un modello di ripartizione dei costi fra Azienda, Manager e Promotori Finanziari con le seguenti caratteristiche: Permetta alla rete di raggiungere una situazione di sostenibilità economica; Funga da meccanismo di incentivazione per la crescita della raccolta e degli Asset under Management. Minimizzi le situazioni peggiorative per i promotorri finanziari delle varie Ret; Minimizzi gli impatti sul Conto Economico dell'Azienda derivante dalla fusione delle Reti originarie 3. Struttura centrale e di supporto L'integrazione della struttura centrale e di supporto riguarda orizzontalmente tutte le funzioni della struttura aziendale. In particolare, gli obiettivi di razionalizzazione riguardano tipicamente: L'integrazione dei sistemi informativi, per quanto riguarda colloquio con le Società Prodotto, Legacy e interfaccia Promotore Finanziario/ cliente: L'omogeneizzazione di processi e procedure; L'efficientamento della macchina operativa La metodologia presentata prevede un importante sforzo di pianificazione delle attività dei cantieri di integrazione delle varie funzioni aziendali all'interno di un Program Office. Il suo obiettivo è di consentire la stesura di "gant" di lavoro di dettaglio, il controllo delle criticità e della tempistica e il monitoraggio delle interrelazioni fra attività e responsabili dei diversi cantieri. La metodologia adottata prevede una forte responsabilizzazione dei responsabili di ciascun cantiere e la facilitazione continua dell'interazione tra i responsabili, in particolare nello svolgimento di quelle attività che prevedono input da altri cantieri: Incontri preparatori individuali con i responsabili di cantiere per elaborare la prima bozza dei piani di cantiere, evidenziando tempistica di massima e interazioni con altri cantieri; Formalizzazione dei piani di lavoro in un unico master plan complessivo che evidenzi interazioni tra cantieri e principali criticità di progetto; Incontri individuali con i responsabili di cantiere per verificare lo stato di avanzamento, evidenziare le criticità riscontrate nelle attività dei singoli cantieri e consentire il costante aggiornamento del piano complessivo; Incontri plenari di Program Management per comunicare e condividere stati di avanzamento e criticità dei singoli cantieri, con focus su interazioni e impatto dei ritardi sugli altri cantieri; Incontri focalizzati, con numero ristretto di partecipanti, per affrontare in dettaglio temi di particolare rilevanza e prendere decisioni specifiche; Redazione e circolarizzazione dei verbali degli incontri plenari e ristretti per evidenziare criticità emerse, decisioni prese e loro impatto sull'attività dei singoli cantieri Parallelamente all'avvio delle attività sopra descritte, uno stream di lavoro di definizione del piano industriale sintetizza l'assetto della nuova realtà derivante dall'integrazione delle Reti di Promotori Finanziari e contribuisce ad identificare le aree di risparmio ottenibili a integrazione perfezionata, sia al livello centrale che al livello di rete distributiva. Nell'esperienza A.T. Kearney, le iniziative a maggior impatto in termini di risparmio nell'ambito delle integrazioni vengono dall'efficientamento delle "operations", dalla razionalizzazione della presenza sul territorio, dalla revisione dei costi discrezionali e dalla riorganizzazione dell'area commerciale, con risparmi totali del 15-20% della base di costo cumulata delle realtà aziendali precedenti la fusione. 

BANCA INTESA: NUOVA CARTOLARIZZAZIONE "JUMBO" 
Milano, 25 febbraio 2003 - Banca Intesa si propone sui mercati internazionali con una securitisation di mutui ipotecari residenziali "in bonis" per un totale di Euro 2.026.000.000. L'operazione, strutturata da Intesa come Sole Arranger e collocata da Caboto IntesaBci, Crédit Agricole e Morgan Stanley (Lead Managers e Bookrunners) si articolerà in quattro tranche. Qui di seguito i termini indicativi: una tranche Classe A1 di Eur 405 milioni con rating Aaa (Moody's) e AAA (Standard & Poor's e Fitch Ratings) con scadenza legale 2023 e vita attesa di circa 1,5 anni, prezzo di emissione 100%, con cedola trimestrale a tasso variabile - Spread Euribor 3 mesi più 17 bps, una tranche Classe A2 di Eur 1.519,6 milioni con rating Aaa (Moody's) e AAA (Standard & Poor's e Fitch Ratings) con scadenza legale 2023 e vita attesa di circa 4,6 anni, prezzo di emissione 100%, con cedola trimestrale a tasso variabile, - Spread Euribor 3 mesi più 28 bps, una tranche Classe B di Eur 40,6 milioni con rating Aa2 (Moody's) e AA (Standard & Poor's e Fitch Ratings) con scadenza legale 2023 e vita attesa di circa 8,5 anni, prezzo di emissione 100%, con cedola trimestrale a tasso variabile, - Spread Euribor 3 mesi più 51 bps, una tranche Classe C di Eur 60,8 milioni con rating Baa2 (Moody's) e BBB (Standard & Poor's e Fitch Ratings) con scadenza legale 2023 e vita attesa di circa 8,5 anni, prezzo di emissione 100%, con cedola trimestrale a tasso variabile. - Spread Euribor 3 mesi più 145 bps. Condizioni comuni: Prezzo di riofferta: 100%. Data di pagamento e closing: 27/2/2003; Call "clean-up": 10%. Legge Italiana. IntesaBci Sec. 2 S.r.l, l'emittente dei titoli, è una società veicolo costituita ai sensi della Legge 30 aprile 1999, n. 130. I crediti oggetto della cartolarizzazione si riferiscono a circa 67.000 contratti di mutuo in bonis, erogati prevalentemente nel Nord Italia (circa 76%). Si tratta della terza operazione di cartolarizzazione di mutui fondiari per Banca Intesa, la seconda su mutui performing (dopo l'emissione del 2000) e, ad oggi, è la più grande cartolarizzazione di mutui residenziali performing mai effettuata nel sistema bancario italiano. Tutte e quattro le tranche saranno quotate presso la Borsa del Lussemburgo ed accentrate su Montetitoli (anche per conto di Euroclear e Clearstream). I titoli potranno essere trattati sia sul mercato domestico che sull'Euromercato. 

ANTONVENETA CHIUDE IN CRESCITA IL 2002 E NOMINA PIERO LUIGI MONTANI AMMINISTRATORE DELEGATO UTILE NETTO CONSOLIDATO PREVISTO IN LEGGERO INCREMENTO SUL 2001 - RACCOLTA GLOBALE CONSOLIDATA A 63.287 MILIONI DI EURO (+4,3%) - IMPIEGHI ALLA CLIENTELA, A LIVELLO DI GRUPPO, +9,5%, A 36.927 MILIONI DI EURO 
Padova, 25 febbraio 2003 - Il Consiglio di Amministrazione di Banca Antonveneta nel corso della seduta del 24 febbraio ha preso in esame il preconsuntivo 2002 a livello individuale e le prime risultanze a livello consolidato, che confermano il positivo trend di crescita dell'Istituto, in un contesto particolarmente difficile per i mercati finanziari. Il Consiglio ha, inoltre, fissato la prossima seduta al 18 marzo 2002, per esaminare il progetto di bilancio individuale e consolidato, nonché la proposta di ripartizione degli utili e la determinazione del dividendo, da sottoporre alla prossima Assemblea dei Soci. Il risultato lordo di gestione, sulla base dei dati di preconsuntivo delle diverse società del Gruppo, si attesta a 1.189 milioni di euro, valore inferiore del 3,1% rispetto al 31 dicembre 2001, riflettendo i minori livelli di utili non ricorrenti. L'utile netto consolidato del 2002 si prevede chiuderà in leggero incremento rispetto a quello dell'anno precedente. Al 31 dicembre 2002, la raccolta complessiva del Gruppo ha superato i 63.287 milioni di euro, con una crescita annua del 4,3%. Gli impieghi alla clientela sono ammontati a 36.927 milioni di euro, con un incremento annuo del 9,5%. Al 31 dicembre 2002 la rete territoriale del Gruppo si avvaleva di 1.055 sportelli bancari. Preconsuntivo individuale di Banca Antonveneta - Il risultato lordo di gestione supera 987 milioni di euro (-1,7%). Il risultato mostra un significativo incremento rispetto al 2001, ove si consideri la presenza nello scorso esercizio di partite non ricorrenti riconducibili all'operazione Bell. Il margine di gestione denaro ammonta a 1.336 milioni di euro (+1,5% sul corrispondente periodo dell'anno precedente) ed il margine da servizi sale a 687 milioni di euro, segnando, sempre sui dodici mesi, un +6,3%. In base al preconsuntivo, l'utile netto della Capo Gruppo Banca Antonveneta giunge quindi a oltre 180 milioni di euro, contro i 244 milioni di euro dell'esercizio 2001. A fini di comparazione va tenuto conto di utili non ricorrenti presenti nel 2001, di rettifiche forfettarie aggiuntive su crediti per circa 70 milioni di euro e del maggiore carico fiscale. Al 31 dicembre 2002, i dati patrimoniali individuali evidenziavano una raccolta complessiva pari a 53.521 milioni di euro, con un incremento del 4,7% sull'anno precedente, con una raccolta diretta in crescita a 28.516 milioni di euro (+14,6%). Gli impieghi alla clientela sono ammontati a 28.924 milioni di euro, con un incremento annuo del 14,4%, ed il rapporto tra sofferenze nette e impieghi netti si è attestato al 2,4%. Il Consiglio di Amministrazione di Banca Antonveneta ha, inoltre, cooptato Piero Luigi Montani, nominandolo Amministratore Delegato. Montani avrà il compito di assumere la guida della definizione e realizzazione del progetto di riorganizzazione aziendale di Banca Antonveneta, già presentato, nelle sue linee generali, al Mercato. Il Consiglio di Amministrazione ha espresso unanime riconoscimento a Giorgio Cirla, che ha rassegnato le dimissioni dal C.d.A. di "Antonveneta" ritenendo di dover concentrare la sua attività nel ruolo che il piano di sviluppo in corso assegnerà ad Interbanca. 

BANCA C.R. FIRENZE S.P.A.: NEL 2002 L'UTILE NETTO SALE DEL 7,7% 
Firenze, 25 febbraio 2003 - Il Consiglio di Amministrazione della Banca C.R. Firenze Spa, presieduto da Aureliano Benedetti ha preso atto nell'odierna riunione di alcuni dati, non ancora definitivi, relativi al progetto di bilancio 2002 della Banca capogruppo, presentati dal Direttore Generale Lino Moscatelli. Pe i confronti con l'anno precedent è stato reso pro-forma il bilancio al 31 dicembre 2001, tenendo conto che dal 1 gennaio 2002 il Ramo Riscossione Tributi è stato conferito alla Società Cerit Spa, totalmente posseduta dalla Banca C.R. Firenze Spa. Il risultato economico, rispetto all'anno precedente, presente un utile netto di 90,1 milioni di Euro, in crescita del 7,7%. Il margine di intermediazione, pari a 624 milioni di Euro, pur in presenza di un persistente negativo andamento dei mercati, scontano una riduzione del 3,2%, peraltro contenuta grazie alla capacità commerciale della Banca ed alla gamma e al livello dei prodotti offerti alla clientela. Il risultato di gestione ha risentito positivamente dell'opera di contenimento dei costi (ridotti di circa 16 milioni di Euro), ed è stato pari ad 220 milioni di Euro, con un incremento del 14,4% rispetto all'anno precedente. Gli accantomenti per rischi ed oneri ed a presidio dei crediti sono aumentati del 10,6% pur in presenza di una rischiosità di livello stabile e contenuto. L'utile ante-imposte, dopo proventi straordinari netti limitati a 2 milioni di Euro contro gli 8,3 milioni del precedente esercizio, risulta infine pari a 164,5 milioni di Euro, con un incremento del 10,8%. Come già a suo tempo comunicato, è convocato per il giorno 24 Marzo 2003 il Consiglio di Amministrazione dove all'ordine del giorno è prevista, fra l'altro, l'approvazione del progetto di bilancio di esercizio e del bilancio consolidato. 

RAS COSTITUISCE UNA COMPAGNIA VITA IN IRLANDA SIGLATO CON RASBANK IL PRIMO ACCORDO DI DISTRIBUZIONE 
Milano, 25 febbraio 2003 - Si chiama Darta Saving la nuova compagnia Vita con sede in Irlanda costituita da Ras per realizzare prodotti assicurativi a elevato contenuto finanziario, destinati a clienti di fascia "affluent". Darta Saving, la cui attività ha preso il via nei giorni scorsi, lancerà nella seconda metà di marzo una unit linked. Nei mesi successivi la gamma di offerta verrà quindi ampliata con nuovi prodotti multimanager che investiranno in fondi del gruppo Allianz o di altre primarie case di investimento internazionali. L'offerta di Darta Saving, per la tipologia di prodotti e le soglie di ingresso, è rivolta in particolare ai sottoscrittori con elevate disponibilità patrimoniali e alla ricerca di prodotti finanziariamente evoluti oggi non realizzabili in Italia. Il primo accordo di distribuzione di Darta Saving è stato siglato con RasBank: i 2.200 promotori finanziari ampliano così la loro gamma di prodotti con una unit linked di diritto irlandese a capitale protetto e rendimento minimo garantito (25%). "Abbiamo siglato un accordo di distribuzione con RasBank perché riteniamo che i promotori finanziari siano gli intermediari più indicati per la tipologia di prodotti che realizzeremo in Irlanda", ha commentato Alessandro Scarfò, Presidente di Darta Saving. "Intendiamo ampliare presto gli accordi distributivi, estendendoli anche a realtà indipendenti in Italia o all'estero. Considereremo inoltre la possibilità di realizzare in futuro sinergie distributive con le altre reti del gruppo Allianz in Europa". Darta Saving è caratterizzata da una struttura estremamente snella, costituita da cinque persone che fanno capo all'Amministratore Delegato, Cesare Medina. Tutte le attività collaterali, dalla piattaforma tecnologica alle operations, sono gestite in outsourcing da fornitori irlandesi, che rappresentano la best practice di mercato su scala europea. Tutto ciò consente la massima flessibilità ed efficienza dei costi. 

SNAM RETE GAS: IL CONSOLIDATO PRECONSUNTIVO 2002 CHIUDE CON L'UTILE NETTO DI 431 MILIONI DI EURO. DIVIDENDO PROPOSTO: 0,16 EURO PER AZIONE 
San Donato Milanese, 25 febbraio 2003 - Il Consiglio di Amministrazione di Snam Rete Gas S.p.A., il 24 febbraio , ha esaminato il bilancio consolidato preconsuntivo al 31 dicembre 2002, che chiude con l'utile netto di 431 milioni di euro. Il Consiglio intende proporre all'Assemblea degli Azionisti, che sarà convocata il 29 e 30 aprile rispettivamente in prima e seconda convocazione, un dividendo di 0,16 euro per azione. Il dividend yield, al valore corrente del titolo, è pari a 5%. La data di stacco del dividendo sarà il 19 maggio 2003; il dividendo sarà messo in pagamento dal 22 maggio 2003. Consolidato preconsuntivo 2002 Scenario operativo I volumi di gas immessi nella rete nazionale gasdotti nel 2002 sono stati pari a 74,4 miliardi di metri cubi con un incremento di 4 miliardi di metri cubi, pari a 5,7%, rispetto all'anno precedente. La crescita è stata favorita da una consistente campagna di ricostituzione degli stoccaggi, mentre si è registrata una stasi nei consumi di gas naturale, in conseguenza delle miti condizioni climatiche, che hanno ridotto i consumi nel settore residenziale/civile. I volumi di Gnl rigassificati nel terminale di Panigaglia sono stati pari a 3,6 miliardi di metri cubi, in linea con il 2001 e riflettono la piena utilizzazione dell'impianto. Il bilancio consolidato preconsuntivo dell'esercizio 2002 chiude con un utile operativo di 789 milioni di euro, che tiene conto dell'onere sostenuto per il tributo della Regione Sicilia sulla proprietà dei gasdotti di 86 milioni di euro e un utile netto consolidato di 431 milioni di euro che beneficia del positivo andamento della gestione finanziaria, conseguente alla riduzione dell'indebitamento medio e al livello dei tassi di interesse, e del risparmio sulle imposte a seguito della piena applicazione della Legge 383/2001 che premia le società che realizzano nuovi investimenti. I ricavi della gestione caratteristica di 1.747 milioni di euro sono relativi per il 98% alle attività regolate di trasporto e rigassificazione del gas naturale. I ricavi delle attività non regolate riguardano essenzialmente i corrispettivi per il servizio di compressione per l'attività di stoccaggio (cessato il 31 marzo 2002), per l'affitto e la manutenzione dei cavi di telecomunicazione in fibra ottica, per servizi di dispacciamento e per prestazioni tecniche effettuate a terzi. Sono proseguite anche nel 2002 le azioni finalizzate al miglioramento dell'efficienza, focalizzate sull'introduzione di nuove politiche manutentive, sulla maggiore automazione dei processi di controllo della rete e delle centrali di compressione, e sulla revisione dell'organizzazione aziendale. Il costo lavoro, che nel 2002 ammonta a 97 milioni di euro, rappresenta il 19% del totale dei costi operativi. Il personale in servizio al 31 dicembre 2002 (2.646 unità) si è ridotto di 327 persone rispetto al 31 dicembre 2001 a seguito degli interventi di miglioramento nei processi produttivi, degli accordi sindacali e delle politiche di incentivazione all'uscita. I costi operativi includono il pagamento, da aprile fino a novembre 2002, del tributo sui gasdotti istituito dalla Regione Sicilia. In conseguenza della sentenza del Tar della Lombardia del 20 dicembre 2002, che ha dichiarato il tributo in contrasto con l'ordinamento comunitario, la Società ha sospeso i pagamenti a partire dalla rata di dicembre 2002. Nel rispetto del principio della prudenza, la Società non ha rilevato a conto economico il recupero degli oneri sostenuti nel 2002, in considerazione della incertezza sulle fasi del contenzioso avviato, nonché dei tempi tecnici necessari per giungere alla sentenza definitiva. Il capitale investito netto di 9.007 milioni di euro si riduce di 389 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2001 a seguito principalmente della riduzione del capitale di esercizio, connessa allo stanziamento al fondo imposte differite e, in minor misura, della riduzione del capitale immobilizzato, a seguito di ammortamenti di periodo superiori agli investimenti. Gli investimenti effettuati nel 2002 ammontano a 385 milioni di euro e si riferiscono per 270 milioni di euro a progetti destinati ad estendere e potenziare la capacità di trasporto e per 115 milioni di euro a progetti destinati a garantire l'efficienza e la sicurezza degli impianti in esercizio e ai progetti di sviluppo di sistemi informativi a supporto dell'integrazione dei processi operativi con quelli amministrativi. L'indebitamento finanziario netto ammonta a 3.556 milioni di euro con una riduzione di 637 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2001. Operazioni con parti correlate Il Consiglio di Amministrazione, in ottemperanza alle disposizioni contenute nell'art. 1, comma 2 del Codice di Autodisciplina redatto dal Comitato per la corporate governance delle società quotate, ha approvato i "Principi di comportamento in materia di operazioni con parti correlate". Comitato per il controllo interno In applicazione delle disposizioni contenute nel Codice di Autodisciplina, il Consiglio di Amministrazione ha provveduto a ridefinire le funzioni dell'Audit Committee. Il Comitato per il controllo interno dalla data odierna è composto dai seguenti amministratori indipendenti: Giuseppe Airoldi, Giuseppe Colaiacovo e Roberto Lugano. 

IL CDA DI EPLANET HA DELIBERATO LA FUSIONE CON INIZIATIVE TECNOLOGICHE (GRUPPO EVIA). EPLANET DIVENTA LA PRIMA SOCIETÀ ITALIANA QUOTATA CHE POSSIEDE UNA RETE MODERNA, INDIPENDENTE ED ESTESA SUL TERRITORIO NAZIONALE. 
Milano, 25 febbraio 2003 - Il Consiglio di Amministrazione di ePlanet S.p.A. si è riunito in data odierna ed ha deliberato la Fusione per incorporazione in ePlanet di Iniziative Tecnologiche S.p.A., Società che controlla oltre il 99% di eVia S.p.A.. Il rapporto di cambio, determinato con l'assistenza di Banca Intesa, per parte ePlanet, e di Interbanca, per parte Iniziative Tecnologiche, è stabilito in numero 11 azioni ePlanet ogni 5 azioni di Iniziative Tecnologiche e corrisponde ad un valore relativo di Iniziative Tecnologiche rispetto ad ePlanet di 1,51. L'acquisizione avviene attraverso la valorizzazione del titolo ePlanet, mediante un aumento di capitale di Euro 104.779.951,64. All'esito dell'aumento di capitale al servizio della Fusione, i principali azionisti saranno Sirti S.p.A., 20,1%, il Gruppo Holger van den Heuvel, 7,4%, S.I.T.E. S.p.A. 5,2%, Marconi Communications S.p.A. 4,9%, Kiwi II, 4,4%, Kabuto, 3,7%, Impresa C. Valtellina S.p.A., 3%, Fidicontrol S.p.A., 2,8%, 2Net S.p.A., 2,7%, Mediatel Management S.A., 2,5%. In occasione dell'Assemblea chiamata ad approvare la Fusione, prevista per il mese di Aprile, verrà proposta la nomina di un nuovo Consiglio di Amministrazione, di sette membri: Presidente e Amministratore indipendente Prof. Roberto Ruozi, Amministratore Delegato Ing. Paolo Brunetti, consiglieri Avv. Stefano Borghi, Ing. Umberto De Julio, Ing. Ambrogio Lualdi, Dott. Nicolò F. Rienzi. La proposta di nomina del settimo consigliere, che dovrà ricoprire il ruolo di secondo Amministratore indipendente, verrà formulata in prossimità dell'Assemblea. Il patto prevede che, entro la data dell'Assemblea di Fusione, gli azionisti di Iniziative Tecnologiche assumano nei confronti di ePlanet i seguenti impegni: (i) impegni di intrasferibilità (di seguito, il "lock up") - per un periodo di 6 mesi a partire dalla data di efficacia della Fusione verso terzi - delle azioni ePlanet che saranno loro assegnate per effetto della Fusione; (ii) impegni di Orderly Market - per un periodo di 18 mesi successivi alla scadenza del periodo di lock up - che prevedono la vendita centralizzata dei titoli e sono finalizzati a favorire la stabilità del titolo e ad evitare turbative nell'interesse di ePlanet e dei suoi soci. Con la Fusione, il patto parasociale attualmente esistente in ePlanet decadrà automaticamente e non è prevista la stipula di nuovi patti parasociali. Le operazioni della Società incorporanda Iniziative Tecnologiche saranno imputate al bilancio di ePlanet a partire dalla data del 1° gennaio 2003. La sede di ePlanet verrà trasferita in Milano, via Felice Casati n. 16. L'importanza dell'operazione è data dal risvolto industriale. La Società incorporata Iniziative Tecnologiche possiede, come unico asset, la partecipazione di oltre il 99% in eVia, Società che ha realizzato un backbone nazionale in fibra ottica per oltre 2.500 km. ePlanet con la Fusione si posiziona come uno dei principali operatori nel mercato della vendita di connettività ad operatori di servizi di telecomunicazioni, pubblica amministrazione, banche ed altri grandi clienti grazie alla copertura nazionale e capillare della propria rete ed alla qualità del servizio offerto. Il controllo della rete "end-to end", ovvero la sicurezza e la qualità del trasporto dal punto di allacciamento presso la sede del cliente fino alla sua destinazione finale, è un requisito prioritario nella scelta del proprio operatore di rete a banda larga. Le due Società arrivano alla Fusione dopo aver completato e messo in servizio le proprie reti che raggiungono una estensione nazionale pari a circa 3.000 km di rete in fibra ottica realizzata mediante il robusto network nazionale di eVia e la capillare copertura delle reti metropolitane di ePlanet. L'offerta di connettività "wholesale" punto a punto e di servizi basati su protocollo IP, si estende, nella fase iniziale, alle città di Torino, Milano, Padova, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari. Il Business Plan di ePlanet post-Fusione, che verrà presentato in prossimità dell'Assemblea, prevede il raggiungimento dell'Ebitda positivo già nel 2004. ePlanet diventa con la Fusione la prima Società italiana quotata che possiede una rete moderna, indipendente ed estesa sul territorio nazionale e rappresenta il polo naturale di aggregazione per altre realtà operanti nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni. Il Consiglio di Amministrazione ha anche deliberato che, in occasione dell'Assemblea di Fusione, venga proposto il conferimento al Consiglio di Amministrazione della facoltà di aumentare a pagamento e in opzione, in una o più volte, entro 5 anni dalla data della deliberazione, il capitale sociale di ePlanet - quale risultante all'esito della Fusione - per un importo massimo di Euro 100.360.000. La delega per un nuovo aumento di capitale è opportuna sia per finanziare eventuali nuove acquisizioni, rafforzandosi così nel ruolo di polo di aggregazione del settore, sia per permettere la conversione in capitale dei finanziamenti soci deliberati dall'odierno Consiglio di Amministrazione. A questo riguardo, il Consiglio di Amministrazione ha approvato un contratto di finanziamento in virtù del quale Sirti, il Gruppo Holger van den Heuvel, Cuneo e Associati e Kabuto si sono impegnati a finanziare la Società per un ammontare ricompreso fra Euro 28.000.000 ed Euro 32.500.000. Il tasso di interessi è il prime rate Abi meno un punto. La Società potrà richiedere la conversione del finanziamento in capitale entro il presente anno, esercitando la delega relativa all'aumento di capitale, da deliberarsi in opzione e al nominale. I soci fondatori avranno, in alternativa, la facoltà di optare per la conversione del finanziamento a breve in un finanziamento a medio periodo (massimo cinque anni). Infine, ePlanet prende atto che in data odierna i soci Alessandro Acerbi, Kabuto, Holger van den Heuvel, Cuneo e Associati, Sirti, Fidicontrol, Me. Fin. International, En Avant Limited, Monica Cantone, Dario Cassinelli, Selin, Sevian, aderenti al patto parasociale in essere, hanno stipulato un accordo con il quale, ciascuno per quanto lo concerne, dichiarano di ritenere superati (i) la disposizione che attribuisce a Kabuto la facoltà di designare la maggioranza degli amministratori della Società; (ii) l'impegno di lock up di Kabuto e quindi hanno rinunciato a pretenderne l'adempimento. Il Consiglio di Amministrazione ha dato mandato al Presidente, Prof. Roberto Ruozi, di convocare l'Assemblea, prevista per il mese di aprile. Copia del Progetto di Fusione sarà disponibile sul sito della Società all'indirizzo www.eplanet.it 

NASCE IL GRUPPO D'ACQUISTO ENERGY SAVING PER RISPARMIARE CON SICUREZZA ED AFFIDABILITA' NELL'ACQUISTO DI ENERGIA ELETTRICA E GAS NATURALE 
Milano, 25 febbraio 2003 - La liberalizzazione dei mercati energetici, avviata in Italia gia' da alcuni anni per le grandi utenze, e' giunta finalmente nell'anno 2003 ad una svolta importante anche per le piccole e medie imprese. Le Aziende hanno oggi, infatti, una opportunita' in piu' per ottenere concreti risparmi: il Gruppo d'Acquisto Energy Saving. Questo Gruppo d'Acquisto offre un risparmio certo nell'acquisto di gas ed elettricita', nella piena indipendenza operativa e contrattuale con i fornitori e con la garanzia di disporre al proprio fianco della competenza e dell'affidabilita' di Energy Saving Srl, primaria societa' di consulenza energetica. Con l'adesione al Gruppo d'Acquisto Energy Saving si ha la garanzia contrattuale di ottenere forniture energetiche a prezzi competitivi, mediante una economia di scala aggregata ed una organizzazione comune. Inoltre il Gruppo d'Acquisto Energy Saving ottiene il massimo risparmio a favore del cliente controllando e ottimizzando tutte le voci della fattura energetica. Anche i costi di trasporto, gli oneri di sistema, le accise fiscali sono sottoposti a continua verifica, per offrire agli aderenti al Gruppo d'Acquisto un servizio di massimo risparmio economico anche su queste voci di spesa. Il Contesto Normativo Gas Naturale: a partire dal 1° gennaio 2003 tutti gli utenti del gas sono liberi di accedere a forniture alternative a quella offerta dall'attuale fornitore. Qualora l'utente aderisca al Gruppo d'Acquisto Energy Saving, il fornitore esistente continuera' a norma di legge a garantire il regolare servizio di trasporto e di manutenzione della rete distributiva, con i medesimi parametri e requisiti di qualita', affidabilita' e sicurezza. Energia Elettrica: a partire dal 1° maggio 2003 tutti gli utenti elettrici a consumi annui superiori a 100.000 kWh (spesa elettrica equivalente pari a circa 15.000 Euro/anno) sono liberi di accedere a fornitori elettrici alternativi all'esistente. Cio' significa che anche la piccola e media impresa (sinora esclusa dal mercato energetico libero) attraverso il Gruppo d'Acquisto Energy Saving potra' ottenere forniture economicamente migliorative. Come per il gas naturale, l'attuale fornitore continuera' a norma di legge a garantire il servizio di trasporto e di manutenzione della rete elettrica di distribuzione, nella massima affidabilita' e qualita' del servizio di fornitura. I servizi di risparmio disponibili nel gruppo d'acquisto energy saving Risparmio Fornitura Elettrica - sono garantiti con questo servizio: fornitura elettrica con un risparmio certo, negoziato per tutto il Gruppo d'Acquisto; possibilita' di accedere a forniture contrattuali personalizzate in funzione dei prelievi; verifica dei costi praticati dal precedente fornitore; applicazione della tariffa di trasporto piu' conveniente; controllo dei picchi di prelievo energetico al fine di evitare penalita' di consumo o supero Risparmio Gas Naturale- sono garantiti con questo servizio: fornitura di gas con un risparmio garantito, negoziato per tutto il Gruppo d'Acquisto; verifica dei costi praticati dal precedente fornitore; prezzi scontati e definiti in modo personalizzato, in funzione dei cicli produttivi e della stagionalita' dei prelievi annui. A scelta, l'utente energetico puo' aderire ad uno od entrambi i servizi di risparmio proposti. Infolink: http://www.EnergySaving.it 

GRIGNASCO GROUP NEL 2002 LA PERFORMANCE DEL GRUPPO GRIGNASCO NEL 2002 È DA RITENERSI POSITIVA 
Milano, 25 febbraio 2003 - Un quadro generale contrassegnato da difficoltà ed incertezze sui principali mercati mondiali, il Gruppo ha fatturato un valore di oltre 81 milioni di euro, con una lieve flessione del 3% sul fatturato 2001. Il fatturato in quantità è pari a oltre 5.000.000 kg, sostanzialmente equivalente all'anno precedente . I dati confermano che a quantità costanti il decremento del fatturato in valore è da imputare al deprezzamento del $ USA; il Gruppo ha di fatto acquisito quote di mercato. E' importante sottolineare che Grignasco Group ha saputo rispettare i piani strategici consolidando la sua presenza sui mercati internazionali, con l'apertura dell'ufficio commerciale di Shanghai e il Promotional Centre di Tokyo , con relative show-room. Gli uffici promozionali di New York e Londra hanno proceduto nel loro piano di implementazione . Gli obiettivi e gli investimenti tecnologici previsti nel 2002 sono stati realizzati ed il piano d'integrazione di prodotto fra le divisioni dei filati lineari e fantasia ha dato i risultati attesi con una caratterizzazione più mirata del prodotto fantasia ed una miglior copertura dei mercati. Per il 2003 la R&D di Grignasco Group sarà ulteriormente mirata a quella tipologia di prodotto che conferisce valore aggiunto al consumatore finale, in modo da soddisfare le aspettative che l'end-user oggi richiede. Il 2003 prevede inoltre importanti investimenti di processo, affiancati da altrettanto importanti investimenti relativi al miglioramento del servizio. Nell'ottica di potenziare la presenza di Grignasco a livello internazionale nel 2003, si prevede di sviluppare i mercati dell'Est e la Russia con l'impegno di risorse specialmente dedicate. 

GIORGIO ARMANI TO RECEIVE FIRST AWARD ON RODEO DRIVE WALK OF STYLE ON MARCH 19 IN BEVERLY HILLS 
Beverly Hills, Calif. 25 febbraio 2003 - - The City of Beverly Hills and the Rodeo Drive Committee have announced that Giorgio Armani will receive the first-ever Rodeo Drive Walk of Style Award on March 19. The on-going award will honor style legends for their contributions to the worlds of fashion and entertainment. Sculptor Robert Graham's "Torso," standing 14-feet tall at the intersection of Rodeo Drive and Dayton Way, will also be unveiled as the new symbol for the Rodeo Drive Walk of Style along with a permanent plaque honoring Mr. Armani in the sidewalk along the famous street. Mercedes-Benz USA will be the presenting sponsor of the evening celebration. "Giorgio Armani was the first designer to recognize stardom and its immense influence on fashion," said Fred Hayman, a founder of the Rodeo Drive Committee and Fashion Coordinator for the Academy Awards for 12 years. "His contributions to the world of fashion and entertainment are legendary, and we are delighted to acknowledge Mr. Armani as the first Walk of Style Award recipient." Armani is the first recipient of an exclusive group of style legends who will be honored and inducted into the Walk of Style with permanent plaques featuring quotes and signatures. "Throughout his career, Giorgio Armani has helped actresses and actors radiate true star power with his consistently elegant collections," said Patrick McCarthy, Chairman and Editorial director of Fairchild Publications. W magazine, published by Fairchild, is also a sponsor of the induction ceremony. Often dubbed "the thinking man and woman's designer," Giorgio Armani's elegant and sophisticated creations have been seen on such celebrities as Jodie Foster, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts, Ashley Judd, Annette Bening, Russell Crowe, Samuel L. Jackson, Robert DeNiro, Benicio Del Toro and Leonardo DiCaprio. His work has also been featured in numerous films. Since his inaugural film project, in which he provided Richard Gere's wardrobe in American Gigolo in 1980, Mr. Armani has continued to design and select costumes for many other feature films including The Untouchables, Shaft, I Am Sam, Father of the Bride, Batman, What Women Want and the upcoming projects The Italian Job and Hollywood Cops. Giorgio Armani served as the executive producer for Martin Scorsese's documentary on Italian cinema entitled Il Mio Viaggio in Italia. He has also been involved in the music world, clothing the world tours of artists such as Ricky Martin, Lauryn Hill, Eric Clapton, Tina Turner, and Craig David. In addition, Mr. Armani wardrobed the Los Angeles Opera production of Rigoletto, and the Guggenheim Museum in New York honored him with a comprehensive exhibition in 2000. Armani was selected by an independent group of representatives from the media, entertainment and fashion industries who were invited to nominate style legends for their contributions to fashion and entertainment for the Rodeo Drive Walk of Style Award. Internationally famous, Robert Graham is known for his understanding of the human body as evidenced in his sculptures. Some of his renowned works include: Franklin Delano Roosevelt at the FDR Memorial in Washington, D.C., the Duke Ellington Memorial in New York City, the Olympic Gateway at the Memorial Coliseum in Los Angeles, and most recently the Great Bronze Doors at the Cathedral of Our Lady of the Angels also in Los Angeles. The Walk of Style Award, also designed by Mr. Graham, is a maquette of "Torso." 

8° EDIZIONE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE CHALLENGES OF PLASTIC, CRESPI TROPHY 2003 CRESPI S.P.A. PREMIA GLI STILISTI DI DOMANI 
Legnano, 24 febbraio 2003 - Si è tenuta ieri , nella giornata inaugurale della Fiera Internazionale Milano Moda Donna, la cerimonia di premiazione dell'8° edizione del premio biennale di design "Challenges of Plastic", ideato da Giovanni Crespi S.p.A., società quotata sul Mta della Borsa di Milano. Considerato dalla stampa internazionale come uno dei più autorevoli riconoscimenti per aspiranti stilisti, il concorso ha coinvolto 28 scuole di design di tutto il mondo, i cui giovani talenti si sono cimentati su capi di abbigliamento e accessori realizzati con i materiali sintetici ideati e prodotti dal Gruppo Crespi. Questo concorso si pone l'obiettivo di coniugare due differenti "aspetti" del sistema moda: far emergere nuovi talenti ed esaltare la capacità di innovazione e ricerca & sviluppo di nuovi materiali dell'industria della moda italiana, di cui Crespi è, da sempre, uno dei maggiori esponenti. Il volume che illustrerà tutte gli studi esaminati dalla giuria contiene l'introduzione di Giuseppe Modenese, Presidente Onorario della Camera moda Italiana con una postazione di Anna Piaggi, Cosulente Creativo di Vogue Italia. 

MILANO VISTA DALL'ESTERO? MODA , CALCIO E QUALITA' DELLA VITA E L'IMMAGINE DEI MILANESI NEL LAVORO? "ELEGANTI"... LA PAGELLA DELLA COMPETITIVITÀ: BENE IN EUROPA L'AMBIENTE ECONOMICO 
Milano, 25 febbraio 2003 - Milano vista dall'estero è più bella di quanto si pensi. La qualità della vita (scelta dal 23,2% degli intervistati) è il punto di forza, appena dietro l'apertura internazionale (22,6%), l'ambiente economico (17,4%) e alberghi e ristoranti (14,8%). E' conosciuta per la moda (27%), per il calcio (18%) e per lo shopping (14%). Il milanese più noto è Armani. I milanesi? Eleganti (22,5%), preparati (14,7%) e "flessibili" (13,2%). Poco mediatori (3,9%) ed affatto puntuali (0,8%). E' quanto emerge da un'indagine tra 400 imprenditori che lavorano stabilmente con Milano, svolta dal Lab-Mim della Camera di commercio di Milano e da Promos, azienda speciale della Camera di Commercio per l'internazionalizzazione. Milano è poi a corrente alternata nella sfida della competitività: è quinta per ambiente economico superata tra le 12 principali città europee in competizione con lei solo da Zurigo, Stoccolma, Vienna e Bruxelles, nona per apertura verso l'esterno, dietro Francoforte, Bruxelles, Vienna e Zurigo. Sono questi alcuni dei dati tratti dall'"Osservatorio europeo" della Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con il Certet - Centro di Economia Regionale, dei Trasporti e del Turismo dell'Università Bocconi di Milano. L'occasione è stata la firma del "Protocollo di Intesa per la definizione di obbiettivi e strumenti per il marketing territoriale dell'area milanese". "Il procedere dell'integrazione europea- ha commentato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano - ha incentivato ancor di più la competizione tra i territori e le città. Milano è da sempre città europea, ma per diventare "capitale europea" occorre un impegno comune di istituzioni e società civile. Milano può contare su un ambiente economico forte e competitivo, su eccellenze da capitale. Proprio per questo la Camera di Commercio partecipa alla creazione di un'agenzia per il marketing territoriale in collaborazione con le istituzioni milanesi. Ed è probabilmente questo il vero valore aggiunto da cui le istituzioni della città dovrebbero partire per rendere Milano non soltanto un'ottima città per localizzare una impresa, ma anche un posto in cui si vive bene". "Fare marketing per Milano - ha commentato Bruno Ermolli, presidente di Promos, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per l'internazionalizzazione delle imprese - significa molte cose. Vuol dire migliorare le infrastrutture di trasporto di fronte ad una sfida che diventa di giorno in giorno sempre più globale; vuol dire investire nella cultura, a partire dall'istruzione; vuol dire accrescere l'attrattività di Milano. Partendo anche dal quotidiano: vale a dire dal traffico, dall'inquinamento, dalla sicurezza, perché è la qualità della vita uno dei fattori che rendono davvero competitiva un'area territoriale". Competitivita' In Europa Osservatorio Europeo - Camera di Commercio-Certet Bocconi Indice dell'ambiente economico. Questo indice, inteso nel senso di clima economico favorevole alla localizzazione e attrazione di imprese, è stato costruito utilizzando dieci categorie: PIL pro capite; valore aggiunto al costo dei fattori; indice dei prezzi al consumo - ovvero costo della vita; saldo movimento imprese; servizi alle imprese (intermediazione finanziaria; imprese di trasporti, logistica e telecomunicazioni); occupati nel settore dei servizi alle imprese; imprese quotate in borsa; imprese quotate con sede in città; tasso di disoccupazione; tasso di attività. Complessivamente, Milano conquista un buon quinto posto, con un valore pari a 3,65 che la pone fra le città più competitive, superata solo da Zurigo, Stoccolma, Vienna e Bruxelles. Per quanto riguarda le variabili tradizionalmente considerate nella misurazione della performance economica di un territorio, Milano è al sesto posto per quanto riguarda il valore del PIL pro capite (al primo posto Francoforte, seguita da Bruxelles), al terzo per il valore aggiunto al costo dei fattori (dietro Bruxelles e Francoforte), e infine al quinto per il tasso di disoccupazione (al vertice Zurigo e Stoccolma). Molto bene la situazione di Milano per il settore dei servizi alle imprese: prima sia per numero di imprese nel settore dei servizi, che in quello dell'intermediazione finanziaria, che in quello del numero di imprese in trasporti, logistica e telecomunicazioni. Bene la situazione anche per quanto riguarda gli occupati ai servizi, dove Milano è quarta (dietro a Zurigo, Stoccolma e Bruxelles), per numero di società con sede in città quotate in Borsa (terza) e per il saldo movimento imprese (sesta). Da migliore invece l'aggregato relativo al numero di imprese quotate in Borsa (qua Milano è soltanto decima), e quello relativo al tasso di attività (nona). Indice apertura verso l'esterno. Tale indicatore valuta l'apertura verso l'esterno dell'intero "sistema città", in particolare la capacità delle infrastrutture per la mobilità (aeroporti, ferrovie, autostrade e strade) e la disponibilità di servizi idonei ad accogliere flussi turistici, in particolare il turismo d'affari. In una scala da 0 a 5 (dove 0 è il minimo), Milano ottiene 2,28 - al nono posto tra le 12 principali città europee in competizione con lei. Al primo posto in questo indice Francoforte, seguita da Bruxelles, Vienna e Zurigo. Se si scompone l'indice e si considerano le sue componenti, la situazione in parte cambia: per quanto riguarda l'accessibilità aeroportuale, Milano si situa al quarto posto, dietro ancora una volta a Francoforte, Amsterdam e Zurigo. Per quanto riguarda la dotazione infrastrutturale di tipo tradizionale (trasporti), scivola al settimo posto con un valore decisamente modesto (0,76): in particolare al quinto posto per dotazione di autostrade, all'ottavo per le strade e al nono posto per la rete ferroviaria. Per finire, per quanto riguarda la vacazione al turismo d'affari, Milano arretra al nono posto, precedendo soltanto Zurigo, Amsterdam e Torino. Tuttavia, la bassa posizione per questa categoria è dovuta soprattutto alla scarsa dotazione di sale convegno (ultimo posto) e ai posti letto in albergo (ottavo posto), mentre decisamente meglio va la situazione per quanto riguarda la manifestazioni fieristiche (al secondo posto subito dopo Birmingham). Indice dell'ambiente economico Fonte: Elaborazioni Camera di Commercio di Milano - Certet Bocconi Indice di apertura verso l'esterno Fonte: Elaborazioni Camera di Commercio di Milano - Certet Bocconi L'immagine Di Milano Per Gli Imprenditori Esteri Il campione utilizzato. L'analisi è stata effettuata dal Lab-Mim della Camera di commercio di Milano e da Promos, azienda speciale della Camera di Commercio per l'internazionalizzazione su un campione di 400 imprenditori stranieri che hanno instaurato rapporti d'affari continuativi con l'Italia e Milano, operanti principalmente in Europa, ma anche nel Nord America. La maggior parte degli imprenditori intervistati (41,4%) ha dichiarato di operare nel settore privato dei servizi, mentre il restante 58,6% è così ripartito: 30% altra attività privata (in genere si tratta di banche, istituzioni finanziarie o di imprese a partecipazione statale), 15,7% settore del commercio, 8,6% industria ed infine il 4,3% nei servizi pubblici. La visibilità internazionale di Milano. Per il 55,6% degli intervistati Milano è una metropoli conosciutissima. Ciò è particolarmente sentito dagli imprenditori operanti nei Paesi Scandinavi (18,42%), in Inghilterra (15,7%), in altri Paesi (Belgio, Olanda...) 23,7% e in Germania (21%). Per il 27,8% degli imprenditori esteri è molto conosciuta e solo per il 5,6% è poco conosciuta, ed appena l'1,4% ha dichiarato "per nulla". Come viene valutata la competitività internazionale di Milano. Il 47,2% degli intervistati ha indicato come grado di competitività internazionale "molto". Il 27,8% ha indicato "abbastanza" ed addirittura l'11,1% ha dichiarato "moltissimo". Solo il 9,7% ha dichiarato " poco". Ancora una volta l'elevato livello competitivo di Milano è avvertito soprattutto dai Paesi Scandinavi (35%) e dal Regno Unito ( 18%). Ad avere una bassa opinione di Milano sono invece soprattutto i francesi. Aprire un'attività a Milano può rappresentare un vantaggio competitivo? Il 43,7% degli intervistati ha indicato abbastanza. Il 21,1% molto e addirittura il 7% "moltissimo". Solo l'11,3% ha dichiarato " poco". Perché aprire un'attività a Milano può rappresentare un vantaggio competitivo? Alla maggior parte degli interpellati fa gola la posizione strategica del capoluogo lombardo: per il 36% Milano rappresenta una porta d'ingresso privilegiata per entrare nel mercato italiano e per il 20% è un nodo importante di connessione fra l'Europa e i paesi del Mediterraneo. Il 10,8% ritiene invece che sia un ottimo mercato potenziale, l'8,8% spera di aumentare la visibilità, l'8% è attratto dalla crescita del contesto economico, il 7,2% dal potenziale delle risorse umane. Solo l'1,6% ritiene che ci sia facilità e velocità di apertura e appena lo 0,8% facilità di accesso alle informazioni e la stessa percentuale assistenza nelle diverse fasi di apertura, così come la presenza di materie prime. Ma Milano è conosciuta per...La moda per il 27% degli intervistati, subito dopo per il calcio (Milan ed Inter) con il 18%, poi lo shopping e i negozi 14%, quindi la Scala per 11,7% che sorpassa il Duomo 7,8%, la Fiera 6,5%, la finanza 5,2%. I punti di forza di Milano? Sorpresa, la qualità della vita... Gli imprenditori stranieri preferiscono la qualità della vita (23,2%), l'internazionalità (22,6%), l'ambiente economico (17,4%), gli alberghi e i ristoranti (14,8%), gli eventi fieristici (9%), gli aeroporti (5,8%). I trasporti pubblici sono scelti per il 2,6% degli intervistati. Qual è l'immagine del milanese? Elegante. Gli imprenditori stranieri apprezzano dei milanesi l'eleganza (22,5%), la preparazione (14,7%), la flessibilità (13,2%), l'efficienza (10,1%), la comunicativa (8,5%), la novità delle idee (6,2%). Bocciate la capacità di mediazione (3,9%) e soprattutto la puntualità (0,8%). 

"GREEN ICE", L'ULTIMA NATA IN CASA EUROFOOD 
Milano, 25 febbraio 2003 - Con un fatturato di circa 80 milioni di euro nel 2002, il Gruppo Eurofood, leader nell'importazione e distribuzione di specialità gastronomiche, ha costituito nel gennaio 2003 Green Ice SpA facendovi confluire le due storiche controllate Lazzati (6 milioni di euro) e Micos (10 milioni di euro). Obiettivo di fatturato della nuova società per il 2003: 20 milioni di euro, con una crescita stimata del 25%. Eurofood consolida così la propria presenza nel settore del "freddo". Al posto della vecchia struttura di Bagnarla presso Varzi (Pv), sorge oggi il nuovo stabilimento Green Ice. L'impianto, che ha richiesto un investimento superiore ai 2 milioni di euro, permetterà di aumentare l'attuale produzione del 40% e impiegherà circa 30 addetti. La struttura occupa un'area di 16.000 mq di cui 6.000 coperti con una capacità di 5.000 posti/paller e di magazzini completamente automatizzati a meno 20°. La gamma dei surgelati prodotti viene commercializzata con il marchio "BoscoBuono" e comprende funghi (porcini, chiodini e misti), piatti pronti (porcini conditi, polenta e funghi, misto funghi conditi) e frutti di bosco (fragole, mirtilli, more, lamponi e misto bosco). Green Ice distribuisce inoltre in esclusiva le mitiche specialità siciliane, gelati e sorbetti, "Duca di Salaparuta". Infolink: www.eurofood.it 

100MILA EURO PER STUDI SULL'ENERGIA RINNOVABILE COFINANZIATI DUE PROGETTI IN PARTNERSHIP CON AGENZIE ED ENTI EUROPEI 
Milano, 25 febbraio 2003 - Contenere la dispersione del calore negli edifici e approntare regolamenti edilizi che facilitino il risparmio di energia; studiare le possibilà di applicazione dell'energia solare nel settore terziario.Sono questi gli obiettivi di due progetti, denominati rispettivamente Intereb e Climasol, che la Giunta regionale,su proposta dell'assessore ai Servizi di Pubblica Utilità Maurizio Bernardo, ha deciso di cofinanziare con 100mila euro. Entrambi i progetti infatti vengono realizzati in collaborazione con partner europei. In particolare, il progetto Intereb è realizzato con le Agenzie Energetiche della Regione francese Rhone Alpes, di quella bulgara di Plovdiv e di quella nazionale della Polonia. Il progetto Climasol viene invece realizzato in partnership con Rhones Alpenergie, Esv (Austria), Cres (Grecia), Sintra (Portogallo) e Spagna. 

IL CORRIERE EXECUTIVE A GENOVA CAMBIA SEDE. UFFICI PIÙ FUNZIONALI PER UN SERVIZIO OGNI GIORNO PIÙ EFFICIENTE. 
Milano, 25 febbraio '03 - Trasferimento avvenuto per la Sede del Corriere Executive di Genova. Da gennaio sono infatti operativi i nuovi uffici in Via Sardorella 45 o Rosso che vanno a sostituire la vecchia sede di Via Ferri 40. Un'iniziativa all'insegna di un servizio più efficiente e dotato di alti standard qualitativi. La nuova Sede infatti è più funzionale nonché strategicamente vicina alle principali arterie stradali e autostradali della città. L'obiettivo è quello di essere facilmente raggiungibile dai clienti, e allo stesso tempo, una piattaforma adatta a supportare le attività operative necessarie per la spedizione delle merci. Il tutto in linea con la politica del Corriere Executive che, da sempre, punta ad offrire un servizio qualitativamente eccellente che risponda alle precise esigenze della clientela. L'attenzione alla completa soddisfazione dei clienti è una chiave fondamentale del nostro successo. - afferma Alfredo Gabriele, Direttore Generale della Direzione Gruppo Executive (Dge) - E il caso di Genova ne è un esempio: dopo che nei mesi scorsi la Dge ha preso in mano la gestione del servizio di Corriere Espresso in Liguria, ci siamo attivati per essere più presenti e attenti alle richieste dei clienti con lo scopo di rispondere in maniera sempre più adeguata e puntuale alle loro necessità. Ne è una dimostrazione il fatto che la filiale di Genova si sia spostata in una struttura più adatta a rendere agevoli le procedure operative necessarie a garantire la qualità e la tempestività del servizio". L'indirizzo della nuova Sede Executive di Genova è: Via Sardorella, 45 o Rosso 16162 Genova -Ge- Tel. 010 740591 Fax 010 7405937 

WELFARE E RIFORME, I GIOVANI SI RIUNISCONO IN UN FORUM NAZIONALE PER CONTARE DI PIU'
Roma, 25 febbraio 2003 - Conferenza stampa di presentazione mercoledì 26 febbraio alle ore 11.00, a Roma, presso Palazzo Marini (in via del Pozzetto 158), con oltre 40 associazioni giovanili. "Per costituire il Forum Nazionale dei Giovani non c'è più tempo da perdere". Lo hanno deciso 40 associazioni giovanili, le più diverse tra loro, senza aspettare, né il Governo, né il Parlamento. Non intendono rappresentare tutti i giovani, ma ambiscono a rappresentarne la maggioranza per contribuire in termini propositivi al dibattito sul mondo del lavoro che cambia, sulla riforma delle pensioni, sul nuovo stato sociale e su tutte le politiche che li riguardano da vicino. Tra i promotori dell'iniziativa i GiovaniEuropei.com, autori di una proposta di legge in materia. Saranno presenti il Ministro del Welfare on. Roberto Maroni, il Sottosegretario con delega alle politiche giovanili on. Grazia Sestini, gli on. Rutelli e Fassino, l'On. Chiara Moroni, il portavoce del Forum del Terzo Settore Edo Patriarca e il Presidente dello Youth Forum Giacomo Fillibeck. Tra le associazioni che hanno già aderito: A.I.G. (Associazione Italiana Alberghi Per La Gioventù); Agesci; Arci Nuova Associazione; Azione Giovani, Csi (Centro Sportivo Italiano); Ctg (Centro Turistico Giovanile); Fabi Giovani (Federazione Assicuratori e Bancari Italiani); Fgs (Federazione Dei Giovani Socialisti); Giovani Delle Acli; Ugei (Unione Giovani Ebrei d'italia); Giovanieuropei.Com; Gfe (Giovani Federalisti Europei); Giovani Fim - Cisl; Giovani Insieme; Gmi (Giovani Musulmani D'italia); SG (Sinistra Giovanile); Studenti.Net; Giovani Udc (Unione Democratici Cristiani); Uil Giovani; Uniparzifal. Per informazioni: Matteo Costantini, 335 376682 Maura Satta Flores, 333 1132973

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