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Notiziario Marketpress di Venerdì 10 Giugno 2005
 
   
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  MADAGASCAR / ISOLA SEGRETA DELLA NATURA  
   
  Il Madagascar può essere sicuramente definito come uno dei paesi più straordinari della terra, per almeno due motivi: la natura, assolutamente unica, e i suoi abitanti, un mèlange etnico davvero incredibile. Cominciamo dalla natura. Quarta isola per superfice del mondo (grande quasi il doppio dell’Italia), il Madagascar è un rettangolo di 1.600 km, largo 500, che si trova nell’oceano Indiano di fronte alle coste del Mozambico. Sebbene a separarlo dall’Africa sia  un braccio di mare di appena 400 km, con il continente africano ha ben poco da spartire da tutti i punti di vista, presentandosi come un habitat decisamente a sé stante. Tutto nasce dal fatto che questo microcontinente in mezzo all’oceano si staccò dall’Africa e dal supercontinente del Gondwana ben 160 milioni di anni or sono, quando la geografia del pianeta era ben diversa dall’attuale e sulla terra dominavano ancora incontrastati i dinosauri, per cui flora e fauna hanno subìto nel tempo un’evoluzione autonoma e differente da quella di tutti gli altri continenti, con il risultato che un elevato numero di piante e di animali malgasci costituiscono dei veri endemismi, cioè non si trovano in nessuna altra parte. Mentre sono assenti tutti i grandi animali africani, sono endemici ad esempio i lemuri, le simpatiche e curiose proscimmie, i tenrec, insettivori simili al porcospino, il fosa, carnivoro assimilabile al puma, la gigantesca testuggine radiata, la gran parte di camaleonti, manguste, mammiferi, rettili (tutti innoqui), anfibi, farfalle e uccelli, così come la maggioranza delle 12 mila specie diverse di piante, molte ancora da scoprire. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Per tutta, o quasi, la loro lunga storia piante e animali hanno vissuto sovrani in un incontaminato laboratorio dell’evoluzione, o se preferite in un vero Paradiso Terrestre (come accadde alle Galapagos), privo dell’unica specie davvero nefanda per tutti, l’uomo, che compare sulla scena soltanto 2 mila anni fa. L’altra grande valenza del Madagascar è infatti costituita dai suoi abitanti, che non provengono – come ci si potrebbe aspettare – dalla vicina Africa, bensì dalle lontane Indonesia e Malesia a bordo delle loro fragili canoe a bilanciere tuttora in uso. I caratteri somatici dei malgasci, divisi in 18 tribù, risultano assai indefinibili, mescolando su un substrato sudasiatico elementi indiani, arabi, africani ed europei, giunti questi ultimi solo nel 1500. Diciotto etnie, ma quattro denominatori comuni: la lingua, con parole lunghissime, l’abbigliamento, un unico pareo per uomini e donne, il carattere, calmo e sereno, e la cultura che si basa sui tabù, il culto degli antenati, i sacrifici rituali, l’atrologia e la superstizione. I primi immigrati, che introdussero i metalli, il baco da seta, maiali, polli e zebù, riso, cocco e agrumi, trovarono un’isola interamente ricoperta da vegetazione intonsa, un vero Giardino dell’Eden; oggi, con l’uso dissennato dell’agricoltura che brucia le foreste, almeno l’80 per cento delle piante è scomparso e con esse anche gli animali; uno dei paesi ecologicamente più ricchi del pianeta, con essenze uniche, si sta trasformando in uno dei più poveri e improduttivi, complice anche un folle sviluppo demografico: ogni donna malgascia genera non meno di sei figli. Il Madagascar dovrebbe fornire un’eloquente lezione di gestione del territorio. L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” - www.deserti.viaggilevi.it - nel proprio catalogo “Deserti” propone in Madagascar un itinerario di 15 giorni in fuoristrada che si sviluppa attraverso i diversi habitat climatici e botanici. Si parte dalla capitale Antananarivo, sede di un ricco mercato artigianale e di spezie, e si scende attraverso gli altipiani centrali tra risaie a terrazzo toccando Antisarbè, famosa per la lavorazione di minerali e pietre preziose, Ambositra, centro artigianale del legno, la foresta pluviale del parco di Ranomafana, l’antica capitale Fianarantsoa, Ambalavao, dove si produce un papiro con fiori secchi incorporati, e il Parco dell’Isalo con le sue incredibili rocce erose. Attraverso una savana punteggiata da termitai e enormi baobab si raggiunge il mare a Tulear, città coloniale famosa per le sue belle conchiglie. Percorrendo il suggestivo deserto spinoso del sud disseminato di cactus si arriva alla riserva di Berenty, la cui foresta primaria ospita varie specie di lemuri, e infine le spiagge di Fort Dauphin, primo insediamento europeo, circondate da esuberante vegetazione tropicale. Partenze per piccoli gruppi da Milano per tutto l’anno, pernottamenti in hotel a pensione completa, guida italiana, quote da 3.650 euro. Possibilità di estensioni mare nello stupendo arcipelago di Nosy Be, oppure nella solitaria isola di St. Marie. www.deserti.viaggilevi.it     
     
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