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Notiziario Marketpress di Lunedì 20 Giugno 2005
 
   
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  INTERSEZIONI CRAGG FABRE PALADINO SCULTURE AL PARCO ARCHEOLOGICO DI SCOLACIUM 18 GIUGNO-9 OTTOBRE 2005  
   
  Roccelletta di Borgia (Catanzaro), Venerdì 17 giugno è stato inaugurato al Parco Archeologico di Scolacium, a pochi chilometri da Catanzaro, Intersezioni, la mostra che ha l'obiettivo di proporre una nuova fruibilità dell'arte sottolineando la relazione tra il patrimonio archeologico e l'esperienza di tre fra i più significativi scultori contemporanei, Tony Cragg (Liverpool, 1949), Jan Fabre (Anversa, 1958) e Mimmo Paladino (Paduli, 1948). Il progetto espositivo, a cura di Alberto Fiz, è organizzato dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Catanzaro con la collaborazione della Regione Calabria, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria e del comune di Borgia. Intersezioni sviluppa un rapporto sinergico tra passato e presente attraverso l'intervento degli artisti che hanno saputo dare nuovi significati metamorfici a un luogo ricco di storia e di memoria. "La mostra", spiega l'Assessore alla Cultura della Provincia di Catanzaro Maurizio Rubino, "s'inserisce in un ampio progetto volto alla promozione del patrimonio archeologico della Calabria e alla diffusione dell'arte contemporanea". Cragg, Fabre e Paladino hanno studiato tre specifici progetti all'interno del Parco Archeologico di Scolacium. Questo è il nome del luogo che deriva da Minervia Scolacium, la colonia romana che s'installò nel 123-122 a.C. Sulla città greca di Skilletion. "In quest'occasione", spiega il Presidente della Provincia di Catanzaro Michele Traversa, "il luogo diventa non solo la sede espositiva ma il punto focale di un'indagine tesa a recuperare un'unitarietà che in apparenza appare perduta". Sono oltre 40 i progetti proposti di cui alcuni realizzati appositamente per quest'occasione. Se le imponenti sculture di Cragg, cariche di una monumentalità al tempo stesso fantastica e organica, trovano la loro collocazione ideale nel Foro, ovvero la piazza principale della colonia Minervia Scolacium, le figure arcaiche e primordiali di Paladino dialogano alla perfezione con il Teatro romano realizzato nel I e nel Ii secolo d.C., mentre le opere misteriose e stranianti di Fabre entrano metaforicamente in armonia con la spiritualità della Basilica di Santa Maria della Roccella, uno dei più significativi monumenti medievali della Calabria. "I tre artisti, pur con linguaggi e approcci diversi, condividono medesime problematiche. Cragg, Fabre e Paladino, infatti, emanano, attraverso le loro opere, una forte energia vitalistica in un confronto con la dimensione temporale e spaziale", spiega Alberto Fiz. "Questo consente di realizzare un'operazione duplice dove la ricerca contemporanea s'innesta sul territorio creando nuovi percorsi visivi e nuove suggestioni". I tre artisti hanno progettato il loro intervento in relazione alle caratteristiche di uno spazio particolarmente ricco di suggestione. Cragg ha scelto di presentare una serie di opere realizzate tra il 1999 e il 2003 dove si evidenzia un tracciato caratterizzato da continui rimandi all'aspetto geometrico e organico della materia. Tra le grandi sculture scelte da Cragg si distingue Wirbelsaule del 1999, mai esposta prima d'ora, Early Forms del 2001, Cast Glances del 2002 oltre a Untitled del 2000, un lavoro in arenaria rossa di 16 tonnellate caratterizzato da una serie di stratificazioni che ne modificano la prospettiva."Attraverso il tempo gli oggetti diventano residui della propria cultura d'origine, portando con sé il ricordo della conoscenza e dello spirito di chi li ha creati", afferma Cragg. Per quanto concerne Fabre, la Basilica diventa il punto focale della sua elaborazione plastica caratterizzata da continue metamorfosi. Se in cima alla Basilica verrà collocato L'uomo che misura le nuvole, una grande scultura in bronzo che sembra entrare in relazione con l'ultraterreno, l'artista belga ha progettato per l'occasione I motori dell'anima del 2005, una nuova installazione con motori e cinque teschi di scarabei. Si tratta di un'opera fortemente simbolica dove, come spiega Fabre, "l'idea è quella di una fusione tra l'energia fisica e quella mentale. A rappresentare l'energia fisica e pulsante sono i motori, mentre l'energia spirituale è simboleggiata dalla Basilica". Ad occupare il Teatro è Paladino che per l'occasione ha realizzato una specifica installazione dove lo spazio antico viene animato da presenze silenziose e inquietanti, fantasmi di un passato collettivo. Si tratta de I Dormienti collocati sui gradoni del teatro come spettatori muti. Le 15 opere in terracotta creano un universo autonomo e suggestivo che entra in relazione con gli attori della scena, ovvero i Testimoni, quattro grandi figure in bronzo severe e ieratiche. Nella parte alta del teatro, Paladino ha deciso di collocare un grande Elmo che sintetizza l'universo mitico e simbolico proprio della sua indagine. "La mie opere non creano fratture e fanno parte del continuum temporale diventando parte integrante di un paesaggio caratterizzato da stratificazioni e sovrapposizioni, come testimonia proprio il Parco Archeologico di Scolacium", spiega Paladino. Tony Cragg, che nel 2003 ha presentato le sue opere in una grande mostra al Macro di Roma, nel 1988 ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia e quello stesso anno ha vinto il Turner Prize. Ha esposto, tra l'altro, al Museo d'Arte Contemporanea di Nizza, al Reina Sofia di Madrid, alla Royal Academy di Londra, al Museo Cantonale di Lugano, al Museo d'Arte Moderna di Tokyo, al Museo di Grenoble, alla Tate Britain di Liverpool e al Guggenheim di Venezia. Sarà lui a realizzare la scultura simbolo delle Olimpiadi invernali previste a Torino nel 2006. Jan Fabre è stato invitato per la prima volta alla Biennale veneziana nel 1984. Ha successivamente preso parte a Documenta Ix di Kassel, alla Kunsthalle di Basilea e, recentemente, ha esposto con una personale alla Galleria d'Arte Contemporanea di Bergamo, allo Stedelijk Museum di Gand e al Museo d'arte contemporanea di Lione. Fabre si occupa di arte visiva, scrittura e teatro e nel 2005 è co-direttore artistico del Festival di Avignone. Mimmo Paladino ha partecipato alla sua prima Biennale veneziana nel 1980. Ma vanno ricordate la rassegna alla Lenbachhaus di Monaco, le mostre al Kunstmuseum di Basilea, alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna e alla Royal Academy di Londra. Va, inoltre segnalata, la grande installazione Montagna di sale realizzata a Napoli, la personale al Centro d'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 2002-2003. Paladino è membro onorario della Royal Academy di Londra e le sue opere sono collocate in permanenza in alcuni dei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum di New York. Nel 2005 la Loggetta Lombardesca di Ravenna ha ospitato una sua personale che affronta il rapporto con il teatro dal titolo Mimmo Paladino in Scena. Sino al 31 agosto 2005 espone al museo Ca' Pesaro di Venezia. Info: 0961/84342 – 741257  
     
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