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Notiziario Marketpress di Mercoledì 11 Febbraio 2004
 
   
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  LE UNIVERSITÀ DEBBONO CONTINUARE AD ESSERE CENTRI DI RICERCA OLTRE CHE D'INSEGNAMENTO?, SI CHIEDE IL MINISTRO IRLANDESE  
   
  Bruxelles, 11 febbraio 2004 - Aprendo la conferenza 'Learning in the Europe of knowledge' (Apprendere nell'Europa della conoscenza) il 6 febbraio a Galway, Irlanda, il ministro dell'istruzione irlandese Noel Dempsey ha espresso dubbi sull'opportunità che gli atenei continuino a svolgere il doppio ruolo di centri d'insegnamento e di ricerca. Il ministro si è chiesto se questa debba continuare ad essere 'la norma', aggiungendo però che 'non è la norma ovunque', ed ha citato le 'grandes écoles' in Francia e le Accademie delle Belle Arti negli Stati Uniti che si occupano esclusivamente, e con successo, dell'insegnamento piuttosto che della ricerca. 'Qualsiasi cosa decida la comunità dell'istruzione, è importante ricordare che l'istruzione superiore non è solo utilitaria, ma riveste un ruolo importante nella preservazione della cultura e nello sviluppo individuale', ha dichiarato il ministro Dempsey, ed ha aggiunto: 'Non dobbiamo perdere di vista questi [ruoli] quando cercheremo di conciliare le sfide economiche e sociali della società della conoscenza negli anni a venire'. Il ministro ha anche parlato della crisi dei finanziamenti che devono affrontare molte università in Europa, ed ha delineato alcune strategie per risolvere il problema. Ha però escluso sia l'incremento delle risorse statali complessive, sia quello della percentuale di risorse statali da destinare all'istruzione universitaria, dichiarando che, nella congiuntura attuale, non sarebbe facile per i governi aumentare le tasse o sottrarre capi di spesa ad altre priorità. Sebbene la società tragga un innegabile vantaggio dagli investimenti a lungo termine nell'istruzione, un forte incremento del finanziamento pubblico sarebbe, per i governi, 'difficile da giustificare, dal momento che i fondi chiesti ai contribuenti vengono usati essenzialmente a vantaggio di gruppi già avvantaggiati', ha dichiarato Dempsey, ed ha aggiunto: 'È il destino dell'istruzione superiore. Tutti traggono un vantaggio generale dall'investimento nazionale nell'istruzione superiore, ma chi ne ricava un sostanziale beneficio personale sono solo quelli che vi accedono'. Dempsey ha suggerito invece di appuntare il dibattito sull'incremento delle risorse private investite nell'istruzione superiore. I modelli proposti, quello australiano e quello inglese, prevedono che il laureato paghi il tempo trascorso all'università una volta che il suo stipendio superi una soglia prestabilita. 'Se guardiamo fuori d'Europa, vediamo modelli ben sviluppati di contribuzione che vanno molto al di là degli esempi australiano e inglese. Può darsi che non ci piacciano, ma dobbiamo cercare di capirli'. Il ministro ha parlato delle 3 parole con la 'p': ''Pubblico', non preoccupiamocene. 'Privato' e 'profitto', chi tra di noi appartiene al settore pubblico può trovarle parole un po' dubbie', ha detto, ammettendo poi tuttavia che 'privato' e 'profitto' potrebbero fornire il capitale per la 'ricerca, le strutture ed altre necessità'. Dempsey ha invitato i partecipanti alla conferenza ad accogliere questi modelli, per rispondere alla sfida del finanziamento dell'estensione dell'istruzione universitaria in un ambiente competitivo globale.  
     
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