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17 OTTOBRE 2002

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LA COMMISSIONE EUROPEA RITIENE CHE IN PORTOGALLO ESISTE UN DISAVANZO PUBBLICO ECCESSIVO

Bruxelles, 17 ottobre 2002 - In un parere sulla situazione di bilancio del Portogallo, preparato conformemente all'articolo 104, paragrafo 5 del trattato e adottato oggi, la Commissione europea giunge alla conclusione che in questo paese esiste un disavanzo eccessivo. Sulla base dell'articolo 104, paragrafo 6, la Commissione raccomanda al Consiglio di adottare una decisione in linea con la sua conclusione. Infine la Commissione raccomanda al Consiglio di indirizzare una raccomandazione al Portogallo, in applicazione dell'articolo 104, paragrafo 7. Il governo portoghese dovrebbe adottare ed attuare tutte le misure necessarie per garantire che il disavanzo delle amministrazioni pubbliche scenda nettamente al di sotto della soglia del 3% del Pil nel 2003 e che il rapporto debito/Pil si mantenga al di sotto del valore di riferimento del 60%. Tali misure devono essere adottate entro il 5 marzo 2003. Con la decisione odierna la Commissione assolve gli obblighi che le incombono in virtù dell'articolo 104 del trattato e onora gli impegni politici assunti nella risoluzione del Consiglio europeo sul Patto di stabilità e crescita per garantire il funzionamento rigoroso, tempestivo ed efficace del patto. Il parere della Commissione (articolo 104, paragrafo 5 del trattato) riprende gli elementi principali della relazione preparata il mese scorso dalla Commissione (IP/02/1360), tenendo conto anche del parere espresso dal Comitato economico e finanziario su tale relazione in data 3 ottobre. Le conclusioni principali cui giunge sono le seguenti: Il disavanzo pubblico del Portogallo è ammontato al 4,1% del Pil nel 2001 e ha pertanto superato nettamente il valore di riferimento del 3%. Pur essendo salito al 55,5% del Pil a fine 2001, il debito pubblico ha continuato ad essere inferiore al valore di riferimento del 60%.Il disavanzo del 2001 non è attribuibile né ad un evento eccezionale sul quale il Portogallo non ha potuto esercitare alcun controllo, né ad una grave recessione economica. In base ai dati rivisti, dal 1999 al 2001 il disavanzo pubblico è cresciuto dal 2,4% al 4,1% del Pil. Per quanto nel corso di tale periodo la crescita economica sia nettamente decelerata, l'incremento del disavanzo riflette soprattutto l'indebolimento della posizione di bilancio sottostante. Il disavanzo corretto per le variazioni del ciclo ha infatti registrato un incremento quasi identico a quello del disavanzo effettivo. Sebbene il governo abbia adottato un bilancio rettificativo nel giugno 2001, prevedendo tagli delle spese per un importo pari allo 0,6% del Pil, il disavanzo del 2001 è lievitato per una serie di ragioni riguardanti l'andamento sia delle entrate che delle spese. Sul lato entrate: (i) le perdite di gettito derivanti dalla riforma delle imposte dirette attuata nel 2001 sono state sottovalutate; (ii) gli incrementi di efficienza nella riscossione delle imposte e nell'amministrazione tributaria sono risultati inferiori alle previsioni. Sul lato spese: (i) l'aumento delle retribuzioni del settore pubblico ha oltrepassato le previsioni di bilancio; (II) la spesa sociale, in particolare nel settore sanitario, ha superato gli stanziamenti di bilancio. Il rapporto debito lordo/Pil è rimasto al di sotto del 60% del Pil fino al 2001. È sceso dal 54,4% nel 1999 al 53,3% nel 2000, rimbalzando tuttavia al 55,5% nel 2001, soprattutto a seguito della crescita del disavanzo pubblico e della decelerazione nella crescita del Pil. Il nuovo governo entrato in carica nell'aprile 2002 ha presentato al Parlamento un bilancio rettificativo per il 2002, trasformato in legge all'inizio di giugno. Il bilancio rettificativo include misure di risanamento per un importo pari a 1/2% del Pil, tra cui figurano l'incremento dell'aliquota Iva standard dal 17 al 19% e tagli degli investimenti pubblici. La nuova previsione di disavanzo per il 2002 è il 2,8% del Pil, che deve essere raffrontato con un obiettivo iniziale dell'1,8% contenuto nell'ultimo aggiornamento del programma di stabilità. Se ne può dedurre che in assenza del bilancio rettificativo il disavanzo del 2002 avrebbe potuto essere superiore al 31/2% del Pil. Per garantire che il disavanzo scenda al di sotto del limite del 3% nel 2002, il governo ha proposto al Parlamento, oltre alle misure di risparmio già adottate, di vendere se necessario alcuni beni pubblici. Mentre è ragionevole attendersi che nel 2002 il disavanzo sarà ridotto, non è sicuro che la situazione di disavanzo eccessivo possa essere corretta quest'anno. In ogni caso la valutazione può essere fatta solo sulla base dei risultati di bilancio che non saranno disponibili prima dell'inizio del 2003. Inoltre, alla luce delle gravi deficienze della base statistica che hanno impedito a lungo di riconoscere i problemi di bilancio, occorre assicurarsi che i conti pubblici registrati d'ora in poi forniscano un quadro veritiero della situazione reale. I necessari progressi in materia di risanamento dipenderanno sia dall'impegno delle autorità che dagli sviluppi economici globali. In realtà il rapporto debito/Pil dovrebbe salire al 59,3% del Pil nel 2002, appena al di sotto del valore di riferimento del 60%. Qualunque scostamento nell'esecuzione del bilancio e/o decelerazione nella crescita nominale del Pil potrebbe determinare un disavanzo superiore al 3% del Pil ed il superamento del valore di riferimento per il debito pubblico. Sulla base di questo parere, la Commissione ha indirizzato una raccomandazione al Consiglio (articolo 104, paragrafo 6), invitandolo a decidere che da una valutazione globale risulta che in Portogallo esiste un disavanzo eccessivo. Infine la Commissione ha emesso una raccomandazione relativa ad una raccomandazione del Consiglio al Portogallo, in applicazione dell'articolo 104, paragrafo 7. Al governo portoghese si raccomanda di porre fine all'attuale situazione di disavanzo eccessivo il più rapidamente possibile e comunque entro il 2003. Alla luce di questa raccomandazione le autorità portoghesi dovrebbero attuare con determinazione le misure di risparmio annunciate nel bilancio rettificativo adottato in maggio. Esse dovrebbero adottare ed attuare i provvedimenti necessari per garantire che il disavanzo venga ridotto chiaramente al di sotto del 3% del Pil nel 2003 e che il rapporto debito/Pil venga mantenuto al di sotto del valore di riferimento del 60% del Pil. Sotto questo profilo la Commissione prende atto con soddisfazione della recente approvazione di una legge sulla stabilità di bilancio ed esprime soddisfazione per gli sforzi fatti dal governo portoghese per attuare le riforme strutturali e rafforzare in questo modo la crescita e l'occupazione. In ogni caso l'adozione di tutti i provvedimenti necessari dovrebbe aver luogo entro il 5 marzo 2003. Le autorità portoghesi presenteranno prima della fine dell'anno un programma di stabilità aggiornato per il 2003 e gli anni successivi che fisserà tra l'altro obiettivi ambiziosi per il raggiungimento di una posizione di bilancio prossima al pareggio o in attivo nel medio termine e per garantire che il rapporto debito/Pil ritorni su un sentiero di discesa. I ministri dell'economia e delle finanze dovrebbero adottare una decisione in merito a questo punto nella riunione Ecofin del 5 novembre. Alla luce dei dati che dovranno essere presentati entro il 1° marzo 2003 la Commissione valuterà se il disavanzo eccessivo del Portogallo è stato corretto e se le autorità portoghesi hanno applicato le misure necessarie per riportare il disavanzo nettamente al di sotto del 3% nel 2003.

LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI: LA COMMISSIONE AVVIA UN PROCEDIMENTO DI INFRAZIONE NEI CONFRONTI DELLA SPAGNA E DELL'ITALIA RIGUARDO ALLE PARTECIPAZIONI PUBBLICHE IN IMPRESE ENERGETICHE 
Bruxelles, 17 ottobre 2002 - La Commissione europea ha rivolto a Spagna e Italia una richiesta formale di fornire informazioni sulle loro normative che limitano i diritti di voto connessi alle partecipazioni di imprese statali nel settore dell'energia. La Commissione si chiede se talune disposizioni delle normative spagnola e italiana in questione non limitino indebitamente la libera circolazione dei capitali sancita dalle norme del trattato Ue (articolo 56). Le richieste avverranno sotto forma di lettere di avviso formale (la prima fase del procedimento di infrazione a norma dell'articolo 226 del trattato Ce). In mancanza di risposte soddisfacenti a queste lettere entro due mesi, la Commissione potrebbe decidere di indirizzare agli Stati membri interessati una richiesta formale (i cosiddetti "pareri motivati", la seconda fase del procedimento di infrazione) perché rivedano la normativa in questione. Spagna - La legge spagnola 55/1999 del 29 dicembre 1999 contiene disposizioni che prevedono che l'esercizio di diritti di voto da parte di organismi pubblici o di imprese di qualsiasi genere detenute o controllate da organismi pubblici e che assumono il controllo diretto o indiretto o che acquisiscono almeno il 3% del capitale o dei diritti di voto in imprese energetiche deve essere soggetto all'autorizzazione preventiva del Consiglio dei Ministri spagnolo. Viene inoltre richiesto alle autorità di tenere nel debito conto il principio di reciprocità. Italia - Nel caso dell'Italia, la normativa in causa è il decreto-legge 25 maggio 2001, n. 192, convertito in legge con legge 20 luglio 2001, n. 301, concernente misure nei settori dell'elettricità e del gas. Esso prevede che, in caso di acquisizione diretta o indiretta da parte di imprese pubbliche di partecipazioni superiori al 2% del capitale sociale di società operanti nei settori dell'elettricità e del gas, i diritti di voto inerenti alle azioni eccedenti tale limite sono automaticamente sospesi fino a quando nell'Unione europea sarà stato realizzato un mercato pienamente concorrenziale. Anche in questo caso la norma fa riferimento al principio di reciprocità. Le riserve della Commissione - La Commissione ritiene che le disposizioni delle leggi spagnola e italiana potrebbero essere incompatibili con il trattato che istituisce la Comunità europea. Nella "Comunicazione della Commissione relativa ad alcuni aspetti giuridici attinenti agli investimenti intracomunitari" (cfr. IP/97/477), la Commissione specifica che, secondo la normativa comunitaria, le restrizioni della libera circolazione dei capitali e del diritto di stabilimento, quali le procedure di autorizzazione degli investimenti nelle imprese privatizzate, devono: applicarsi in modo non discriminatorio; essere giustificate da motivi imperiosi di interesse pubblico; essere idonee a garantire il conseguimento dello scopo perseguito; e non andare oltre quanto necessario per il raggiungimento di questo. Questa posizione è stata ribadita dalla Commissione nel giugno 2001 (cfr. IP/01/872) e confermata dalla Corte di giustizia europea nelle sentenze del 4 giugno 2002 nelle cause C-367/98 Commissione/Portogallo, C-483/99 Commissione/Francia e C-503/99 Commissione/Belgio. La Commissione si chiede le disposizioni delle leggi spagnola e italiana in questione possano essere giustificate in base alle condizioni summenzionate e, in caso negativo, se non siano dunque incompatibili con le norme UE sulla libera circolazione dei capitali. Per informazioni generali recenti su infrazioni relative a tutti gli Stati membri è possibile consultare la pagina web: http://europa.eu.int/comm/secretariat_general/sgb/droit_com/index_en.htm

IL PANORAMA ECONOMICO EULER & HERMES ECONOMIA MONDIALE 2002 / 2003: L'ORA DELL'INCERTEZZA
Milano, 17 ottobre 2002 - Un anno dall'11 settembre: un riferimento al quale è difficile rinunciare. In quel tragico momento la comunità economica internazionale ha preso coscienza dell'avvento di un periodo di crisi, se non addirittura di recessione. Si tratta di una presa di coscienza e non di un inizio. In realtà non ci sono particolari legami tra i fatti di un anno fa e la stagnazione economica mondiale registrata nel biennio 2001-2002. Anzi, paradossalmente quella data ha provocato, soprattutto negli Usa, un sussulto economico che, nel primo trimestre 2002, ha permesso di superare la soglia del 5%, ben presto ridimensionatosi nel 2° trimestre (poco sopra l'1%). Il 2002, per come sta evolvendo, sarà ricordato come l'anno dei dubbi. Dubbi sulle Borse e sull'efficienza di sistemi di controllo finanziario sulle aziende; dubbi sull'economia e sulla capacità di ripresa; dubbi politici. Perplessità che hanno coinvolto molto gli Usa ed Eurolandia e molto meno la Cina e l'Asia. Le Borse: in calo da settembre 2000 a oggi. Da settembre 2000 (massimo livello storico) al 15 luglio 2002 le Borse europee hanno perso il 45% del proprio valore. Tuttavia l'inversione di tendenza era già iniziata negli Usa a marzo 2000 con il crollo del Nasdaq (in Italia il ripiegamento del Numtel ha superato a tutt'oggi il 90%!). Sono due i fenomeni che possono spiegare gli eventi di questi ultimi due anni. Da un lato la bolla speculativa che si era creata intorno ai titoli del nuovo mercato, che però non ha provocato grandi fallimenti né ha inferto gravi ferite all'economia "reale". Dall'altro, la crisi che il fallimento della Enron (fine 2001) ha portato su Piazza Affari. Il crollo di quell'importantissimo marketplace elettronico mondiale è stato anche il crollo della "fiducia" (e che dire di Andersen?), che ha fatto nascere il sospetto che tutto il sistema fosse "malato". Così i mercati sono ritornati ai livelli 1997-98. Per l'immediato futuro, molto dipenderà dagli effetti delle decisioni prese dall'amministrazione Bush per ridare fiducia agli investitori (per esempio, quelle sulla veridicità dei bilanci). Inoltre, Alan Greenspan non interverrà sui tassi di interesse che dovrebbero rimanere favorevoli, con un prevedibile rialzo (a medio termine) della quotazione del dollaro. Tutto ciò si inserisce in un contesto ancora incerto (non va dimenticato il fattore Iraq). La tesi secondo cui in autunno si toccherà il livello minimo rimane la più probabile, sempre che la crisi economica di quest'anno resti limitata. Economia mondiale in preda all'incertezza - A settembre 2001, l'economia mondiale era in piena crisi. Dopo una crescita del 4,7% nel 2000, nel 2001 la percentuale scendeva al 2,5%, cifra che mascherava situazioni di forte contrasto con Paesi in via di sviluppo trainati soprattutto dalla Cina (+7,3%) e persino dall'India (4,3%). I Paesi in via di transizione (+5%) recuperavano un po' del loro ritardo, mentre i Paesi industrializzati registravano una stasi (+1,2%) e il "blocco" dell'Ocse passava dal 3,9% di crescita nel 2000 all'1% soltanto nel 2001. Per semplificare, si può affermare che gli Usa erano in frenata, il Giappone in depressione e l'Europa in stagnazione. Aggiungiamo a questi problemi le crisi più tradizionali di due importanti Paesi emergenti, la Turchia (-6,2%) e l'Argentina (-3,7%) e il declino di due dragoni asiatici colpiti in pieno dalla crisi dell'elettronica mondiale, Singapore (-2,1%) e Taiwan (-1,9%). In fin dei conti, proprio mentre Osama Bin Laden dava gli ultimi ritocchi al suo piano di attentati dell'11 settembre, il mondo (secondo le stime dell'Fmi) era sull'orlo della recessione. Cosa è successo da allora? Le tendenze registrate prima degli attentati sono state confermate, sia quelle positive sia quelle meno favorevoli. Fra le prime, ricordiamo la persistente crescita dei Paesi in via di sviluppo, sempre trainati dai motori cinese e indiano. Sul versante negativo va segnalato il persistere dei problemi in Germania e Giappone e la crisi sempre più profonda in Argentina (l'Fmi ha calcolato una forbice per il tasso di recessione fra -10% e -15% nel 2002 ...), che potrebbe contagiare anche il Brasile. Intanto, continua, come è ovvio, lo sgonfiamento della bolla speculativa della nuova economia, trasformatasi in vero e proprio crack della Borsa dopo i vari "casi" Enron, Andersen e World.Com degli ultimi mesi. A metà 2002, dunque, il bicchiere era mezzo pieno tra certezze asiatiche e incertezze atlantiche. Molto dipenderà dalla possibilità che la ripresa americana contagi anche l'Europa, limitando così l'impatto delle difficoltà dell'economia tedesca e giapponese. I fattori che consentono di dare slancio alla crescita e di trasformare un semplice miglioramento in ripresa sono essenzialmente tre: gli investimenti delle aziende, il commercio estero e i consumi delle famiglie Un po' ovunque, questi ultimi hanno resistito, impedendo al rallentamento della crescita economica del 2002 di tramutarsi in recessione. Si può sperare in qualcosa di più? Bisognerebbe essere ottimisti, visto che l'indebitamento delle famiglie americane e il ritorno dell'aumento della disoccupazione in alcuni paesi europei, lasciano solo qualche speranza che la situazioni si attesti sui trend attuali. Arriviamo così agli investimenti delle imprese. Queste ultime si stanno riprendendo, anche se in quasi tutti i Paesi la percentuale di fallimenti rimane alta. Lo stato della liquidità è lungi dall'essere ottimale e si registra una riduzione generalizzata dei tassi di utilizzo delle capacità. Se fosse corretta l'ipotesi centrale illustrata nel Rapporto, e cioè che gli investimenti ripartiranno molto lentamente, si potranno vedere segnali di miglioramento al più presto alla fine del 2003, un anno nel quale la crescita sarà alquanto modesta, dell'ordine del 2,5% in nord America e del 2% in Europa, sebbene queste cifre possano essere influenzate dai dati statistici sulle scorte. Naturalmente, c'è poi un ultimo ingrediente, un lievito che ha la capacità di far crescere la pasta, come amano i grandi chef keynesiani: la ripresa dei bilanci. Negli Stati Uniti è già una realtà, mentre il Giappone ha largamente superato la soglia tollerabile e in Europa Francia, Germania e Italia devono fare i conti con i loro impegni sul patto di stabilità, che si sta rivelando una costrizione probabilmente troppo rigida in questo periodo. Il cielo della congiuntura mondiale è dunque ricco di contrasti e si prospetta un futuro d'incertezza sulla situazione congiunturale delle tre grandi regioni dell'economia mondiale: l'Asia, il nord America e l'Europa. Asia: ancora forte la crisi giapponese - Il Giappone è ancora in crisi anche se le aziende del Paese sono sempre molto attive. Tutto l'interesse si rivolge al continente, in primo luogo alla Cina: divenuta oggi la seconda potenza economica mondiale (12,1% del Pil mondiale nel 2001 a parità di potere d'acquisto) dopo gli Stati Uniti (21,4%) ed Eurolandia (15,9%) ma prima del Giappone (7,3%). Nondimeno, non si può negare la realtà della crescita cinese che, dopo un lungo periodo (1984-96) in cui si era stabilizzata oltre il 10% annuo, oggi corre ad una velocità più modesta del 7-8%. L'economia è sostenuta dal dinamismo della domanda interna, alimentata, in particolare, dalla forte crescita della spesa pubblica (+24,4% nel primo semestre!). Ma anche i consumi non si fermano, grazie all'incremento dei redditi (fra il 1999 e il 2002 il Governo ha raddoppiato gli stipendi dei dipendenti pubblici ....). Infine, a dispetto della situazione economica mondiale, le esportazioni hanno ripreso ritmo (+18,4% a maggio 2002). La Cina continua a trarre benefici dalla grossa quota di investimenti diretti esteri mondiali, che sono addirittura aumentati del 29% nel primo quadrimestre 2002 dopo l'entrata ufficiale nel WTO. Il 2001 era stato un anno mediocre per i maggiori Paesi asiatici emergenti, colpiti in pieno dalla crisi dell'elettronica mondiale. Nel 2002, la ripresa non si è fatta attendere un po' ovunque, mentre i tassi di crescita si attestano in media fra il 3-4%, con la sola eccezione di Hong Kong, che non riesce ad uscire dalla crisi dovuta alla sua vicinanza con la Cina. In questo ciclo di ripresa economica, la Corea del sud è la punta più avanzata: non è da trascurare, fra le cause, un certo effetto "Coppa del Mondo". Il problema comune a tutte queste economie sarà ritrovare lo slancio quando l'impatto delle nuove tecnologie comincerà a indebolirsi. Anche se il Giappone ha segnato un sorprendente 5,7% di crescita nel primo trimestre 2002, dovuta essenzialmente all'export (+28%), in realtà, è ancora in crisi. A dieci anni dal suo inizio, la crisi giapponese investe la società con tutti i suoi problemi mal risolti, con bolle speculative che scoppiano in successione lasciando il Paese con un debito pubblico propriamente detto del 140% del Pil (ma che in senso lato, compreso il carico pensionistico, ammonta al 400% del Pil). Le caratteristiche del malessere giapponese sono note: invecchiamento della popolazione, tasso di natalità tra i più bassi al mondo, un sistema politico incapace di rinnovarsi, banche e assicurazioni sul punto di implodere (spinte dall'attuale valore dell'indice Nikkei inferiore a 10.000 punti) e incapaci di partecipare al finanziamento dell'economia, un mercato interno ancora largamente sclerotizzato e una popolazione diventata fatalista, rassegnata, e che risparmia in previsione di un aumento certo delle tasse, di prezzi più bassi a causa della deflazione e di una disoccupazione sempre più grave ( 5,4%). America: gli Stati Uniti si rimetteranno in moto? A metà 2002, l'economia statunitense ha tenuto rimanendo la più dinamica di tutti i Paesi del G7, risultato peraltro non difficile. Anche nella fase di recessione più profonda del 2001 i consumi non sono mai calati e dopo il sussulto patriottico di fine anno sono ancora cresciuti del 3,3% annuo nel primo trimestre 2002. Il morale delle famiglie rimane alto malgrado un mercato del lavoro meno generoso: a giugno 2002, il tasso di disoccupazione del 5,9% era inferiore alla media degli ultimi venti anni (6,3%), ma comunque in forte aumento sin dalla fine del 2000. Solo di recente, timidamente, l'economia americana ha ricominciato a creare posti di lavoro. Il mondo delle imprese è stato comunque scosso da una grave crisi di fiducia. L'affidabilità dei bilanci, pietra angolare del capitalismo borsistico, oggi viene apertamente rimessa in discussione e le aziende hanno dedicato questi ultimi trimestri al risanamento dei conti e al tentativo di capire meglio gli impegni assunti nel quadro dei piani pensionistici, ma devono fare i conti con la stretta creditizia e l'allargamento degli spread quando il loro rating non è fra i migliori: a giugno 2002, il differenziale fra i tassi dei Buoni del Tesoro a dieci anni e quello praticato per un'azienda quotata Aaa da Moody's era di 170 punti base, lontano dal record di ottobre 2001 (246 punti base), certo, ma sempre meglio della media a lungo termine (70 punti base dal 1953). Nei prossimi mesi, l'economia americana continuerà dunque a funzionare con i motori di oggi. Non si prevedono sostanziali modifiche della politica di Alan Greenspan (sperare in una riduzione dei tassi sarebbe comunque eccessivo!). In vista delle elezioni di novembre, cruciali per l'amministrazione Bush che, dopo il Senato, potrebbe perdere anche la Camera dei Rappresentanti, il bilancio dovrebbe restare in attivo. La crescita globale nel 2002 dovrebbe attestarsi intorno al 2,5% e, intervenendo sulle scorte, dovrebbe superare di poco il 3% nel 2003. Europa: la bella addormentata - All'inizio del 2002, dopo la crisi quasi generalizzata vissuta nel 2001, l'Europa ha ritrovato livelli di crescita leggermente positivi, sebbene gli investimenti e i consumi non siano stati molto dinamici. Per il 2002-2003 i margini di manovra sono scarsi. Dal punto di vista del bilancio, i Paesi più importanti (Germania, Francia, Italia) sono ai limiti degli impegni assunti con il Patto di Stabilità, che non si può toccare, e dunque in Europa non ci sarà, come negli Stati Uniti, una ripresa "keynesiana". Nel 2002-2003 molti governi europei condivideranno il difficile compito di avviare pesanti riforme strutturali senza disporre di alcun margine di manovra sul bilancio: la Germania, la Francia, l'Italia, tanto per citare i casi principali, hanno rinviato per troppo tempo le riforme indispensabili per interi settori del loro welfare, e oggi si ritrovano con le spalle ad un muro che in molti casi rischia di crollare per mancanza di mezzi finanziari necessari a sostenerlo. I consumi possono essere definiti accettabili malgrado l'aumento quasi generalizzato della disoccupazione, gli investimenti non aumenteranno prima del 2003, il commercio estero è in situazione di equilibrio nei migliori dei casi anche se l'euro "quasi forte" non lo favorisce. Tutto sommato, sarà soprattutto l'andamento delle scorte a determinare una crescita di poco superiore all'1% nel 2002 e al 2% nel 2003. Focus sull'italia - L'Italia è stata colpita più della maggior parte degli altri Paesi europei dal rallentamento dell'economia (sebbene la quota italiana nel commercio mondiale sia passata dal 3,8% nel 2000 al 3,94% nel 2001). In effetti, soprattutto all'inizio del 2002 l'Italia ha sfiorato la recessione; nel primo semestre del 2002, la produzione industriale è calata del 3,6% rispetto al 2001, con forti diminuzioni per apparecchi elettrici e mezzi di trasporto. Le immatricolazioni di nuove auto sono diminuite del 13% nel primo semestre, e solo durante l'estate si è cominciato a sentire l'effetto degli ecoincentivi varati dal Governo. Ciò non ha impedito a Fiat di continuare a perdere quote di mercato, con un impatto negativo sulla crescita valutato da alcuni intorno allo 0,3-0,4% del Pil. Il commercio estero vede il mantenimento del surplus ma solo grazie a un decremento delle importazioni maggiore di quello delle esportazioni, sfavorite anche dal rialzo dell'euro. La ripresa su alcuni mercati extracomunitari, come l'Europa dell'est e la Cina, si accompagna a un calo generalizzato delle esportazioni verso i tradizionali partners europei (Francia e Germania). Sul fronte interno, il controllo dell'inflazione (2,6% a settembre) presenta qualche problema (per via del maltempo, del changeover e del nuovo aumento del petrolio), e ha spinto il Governo a varare un blocco temporaneo delle tariffe. La disoccupazione è in calo e il dato sulla creazione netta di posti di lavoro è ancora positivo (anche se in rallentamento) grazie ad una maggiore "flessibilità" del mercato del lavoro introdotta negli ultimi anni. La riforma di quest'ultimo continua non senza conflitti, come dimostrato dagli scioperi della primavera 2002. A luglio, il cosiddetto "Patto per l'Italia", che prevede misure sociali e fiscali e maggiori aiuti allo sviluppo del Sud, è stato firmato da Confindustria e sindacati con l'eccezione della CGIL che si oppone fortemente al Governo Berlusconi. Quest'ultimo ha comunque segnato qualche punto a suo favore, in particolare per quanto riguarda il rientro dei capitali dall'estero (quasi 60 miliardi di euro sono rientrati grazie ad una sorta di "amnistia fiscale"), ma i margini di manovra rimangono comunque ridotti. Il Governo ha dovuto ridurre le previsioni di crescita per il 2002 dal 2,3% all'l,3%, fino all'attuale 0,6%. Il deficit pubblico potrebbe sfiorare o addirittura superare il 2%, il che diventa ancora più preoccupante visto l'ingente mole di debito pubblico (ca. 110% del Pil). Le misure previste per stimolare la domanda interna (nel settore auto, soprattutto) non sono per ora sufficienti a favorire la ripresa dei consumi, stante il peggioramento del morale delle famiglie, e in attesa degli sgravi fiscali per i redditi più bassi previsti per il prossimo anno. Il dato più preoccupante di quest'anno rimane comunque il calo degli investimenti delle imprese (-3,3% su base annua nel secondo trimestre), su cui hanno pesato la crisi della Fiat (che insieme all'indotto rappresenta il 5% circa del Pil) ma anche di una serie di aziende molto specializzate dell'industria italiana dei beni strumentali. E' evidente che la legge Tremonti (sgravi fiscali per chi reinveste gli utili) non ha sortito gli effetti sperati. In queste condizioni, nel 2002 la crescita italiana sarà inevitabilmente mediocre, e se si manterrà positiva, seppur di poco, sarà soprattutto grazie al contributo del comparto dei servizi. Nel 2003, nonostante l'ormai concesso allentamento dei vincoli di bilancio, ci vorrà una buona ripresa dell'export (e quindi della domanda internazionale) e della domanda interna (soprattutto degli investimenti, la parte più dinamica) perché la crescita acceleri oltre la soglia dell'1,5%. Sono cifre che corrispondono alla media europea ma piuttosto lontane da quanto si aspettava il Governo all'inizio dell'anno. Le riforme necessarie saranno perciò più difficili. 

PER REALIZZARE GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO DI E-GOVERNMENT NON BASTANO I PROVVEDIMENTI NORMATIVI, MA E' NECESSARIO L'APPORTO DI FIGURE PROFESSIONALI SPECIFICHE ED UNA REINGEGNERIZZAZIONE DEI PROCESSI ORGANIZZATIVI E DI LAVORO. 
Roma, 17 ottobre 2002 - E' indubbio che il piano d'azione sull'e-government predisposto dal Governo al fine di ottenere una piena e completa realizzazione necessita di specifiche figure professionali ed in particolare di tecnici e specialisti in grado di progettare, realizzare e gestire le infrastrutture e le tecnologie concepite per facilitare il dialogo tra le Pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini e favorire l'accesso veloce ai servizi ed alle informazioni. Le principali societa' leader del settore Ict, tra cui Microsoft, hanno elaborato piani dedicati alla formazione di profili specifici nell'ambito delle nuove tecnologie legate alle esigenze di attuazione dei progetti di e-government. Ormai gia' da tempo si parla di informatizzazione dei pubblici uffici anche se tale concetto ha subito una naturale evoluzione: si e' difatti passati dall'introduzione dei primi strumenti informatici atti a permettere un'efficiente gestione delle risorse documentali all'attuale fase di teleamministrazione e digitalizzazione delle attivita' amministrative. Nel corso di questi ultimi anni gli interventi legislativi e regolamentari, che hanno disciplinato l'intero sistema informatico della Pubblica Amministrazione, hanno sempre mirato ad assicurare al Governo ed all'intera Pubblica Amministrazione un patrimonio informativo pubblico organico e affidabile, a garantire a tutti i cittadini l'accesso on-line ai diversi servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni, a collegare funzionalmente l'uso delle nuove tecnologie in ambito pubblico con una profonda riforma del modo d'essere e d'operare della Pubblica Amministrazione, a rafforzare l'assetto istituzionale della Pubblica Amministrazione nel settore informatico. Come e' noto questi sono gli obiettivi principali del Piano di e-government e la loro realizzazione non puo' prescindere dal ricorso ad esperti di reti telematiche, di banche dati, di applicazioni tecnologiche innovative. In particolare l'esperto di tecnologie per i servizi base di e-government, secondo le indicazioni della stessa Microsoft, deve essere una figura di elevata competenza tecnica responsabile di valutare ed utilizzare le tecnologie piu' idonee ad assicurare l'integrita' e la provenienza dei documenti informatici. Questa figura professionale deve quindi conoscere in maniera approfondita la firma digitale con il sistema di crittografia a chiavi pubbliche, la marcatura temporale, le problematiche legate all'accesso ai servizi con carta elettronica, il funzionamento delle banche dati e dei meccanismi d'interoperabilita' ed ancora tanti altri aspetti delle nuove tecnologie. Il vero problema, che la stessa Microsoft sottovaluta, e' rappresentato dalla rigidita' dell'apparato statale che presenta caratteristiche funzionali (ed anche disfunzionali) che lo differenziano profondamente dal settore privato dei servizi. Esso e' infatti regolato da disposizioni che quasi sempre hanno carattere di legge formale cui non e' quindi possibile derogare, anche se la deroga consentirebbe di migliorare il funzionamento dell'ufficio. 

DECISIONE NEGATIVA DELLA COMMISSIONE IN RELAZIONE A DUE REGIMI FISCALI SPECIALI APPLICABILI AI CENTRI DI COORDINAMENTO E ALLE SOCIETÀ FINANZIARIE IN LUSSEMBURGO
Bruxelles, 17 ottobre 2002 La Commissione europea ha dichiarato illegali i regimi fiscali speciali lussemburghesi applicabili ai cosiddetti centri di coordinamento e alle società finanziarie. Sebbene siano stati aboliti dal Lussemburgo nel 1996, numerose società hanno continuato a beneficiare dei regimi in questione fino alla fine del 2001. Poiché all'epoca dell'attuazione dei regimi, le autorità lussemburghesi potevano legittimamente ritenere che essi non costituissero aiuti di Stato, la Commissione ha deciso di non chiedere il recupero dei vantaggi fiscali che possono essere stati concessi. Un centro di coordinamento presta servizi di marketing, pubblicità, pubbliche relazioni, contabilità ed altri servizi alle imprese di uno stesso gruppo multinazionale estero. Il reddito imponibile del centro di coordinamento è determinato sulla base del metodo del costo maggiorato (cfr. "Contesto"). La base imponibile è calcolata applicando una maggiorazione fissa espressa in percentuale alle spese (costi operativi) del centro. La legislazione lussemburghese aveva fissato una maggiorazione minima del 5%. Una società finanziaria è soggetta a condizioni simili a quelle di un centro di coordinamento, ma la sua unica finalità è quella di concedere prestiti ad altre società del gruppo. In base al regime lussemburghese abolito, l'impresa madre della società finanziaria doveva disporre di un capitale di almeno 5,5 miliardi di Luf (circa 137,5 milioni di Eur). Anche il suo reddito imponibile era determinato sulla base del metodo del costo maggiorato. La Commissione ha concluso che nell'applicare il metodo del costo maggiorato, le autorità lussemburghesi hanno sistematicamente applicato la maggiorazione minima, senza verificare se l'impiego del tasso minimo riflettesse la realtà economica delle transazioni sottostanti effettuate dai centri di coordinamento e dalle società finanziarie. Tale modo di procedere poteva ridurre gli oneri fiscali a carico delle società ammesse a beneficiare dei regimi e non era compatibile con le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato. I regimi fiscali lussemburghesi del 1989 sono simili al regime belga applicabile ai centri di coordinamento nei confronti del quale la Commissione, nel febbraio 2002, ha avviato un procedimento d'indagine formale (cfr. IP/02/325) a seguito del rifiuto delle autorità belghe di conformare il regime in questione alla normativa comunitaria (cosiddette opportune misure) come disposto nel luglio 2001 (cfr. "Contesto"). Poiché tuttavia in precedenza, nel 1984, era stato considerato che il regime belga non contenesse aiuti di Stato, la Commissione ha concluso che, all'epoca della loro attuazione, le autorità lussemburghesi potevano legittimamente ritenere che i loro regimi non costituissero aiuti di Stato. Per tale ragione, la Commissione non ha disposto il recupero degli aiuti. 

AIUTI DI STATO : LA COMMISSIONE INTENDE PORRE FINE A TALUNI VANTAGGI DI EDF 
Bruxelles, 17 ottobre 2002 La Commissione europea ha deciso di proporre al governo francese di sopprimere la garanzia di Stato illimitata di cui beneficia EdF in virtù del suo status di Epic ("Etablissement public à caractère industriel et commercial" - Istituto pubblico a carattere industriale e commerciale) e di esigere che EdF paghi un premio sulla quota non ancora rimborsata delle obbligazioni che l'impresa ha emesso con la garanzia esplicita dello Stato. La Commissione ha deciso inoltre di avviare una procedura formale di indagine sullo sgravio fiscale di cui EdF ha beneficiato grazie agli aggiustamenti contabili operati nel 1997. La maggior parte delle misure che sono sottoposte ad indagine sono considerate come aiuti esistenti e pertanto alle autorità francesi non verrebbe chiesto il recupero di tali aiuti bensì la soppressione dei vantaggi futuri. Questi aiuti sono accordati ad un'impresa che esercita le sue attività in mercati concorrenziali. Circa un anno fa la Commissione ha iniziato un'inchiesta su una serie di misure pubbliche che potrebbero comportare elementi di aiuto di Stato a favore di Electricité de France (EdF). La Commissione ha esaminato in particolare le misure seguenti: la garanzia di Stato illimitata di cui beneficia EdF su tutti i suoi impegni in virtù del suo status di Epic, che rende inapplicabile la legislazione in materia di insolvenza; le garanzie esplicite che le autorità francesi hanno accordato sulle obbligazioni emesse da EdF senza esigere il pagamento di alcun premio; gli accantonamenti esenti da imposta che EdF ha costituito per il rinnovo della rete di alimentazione generale (Réseau d'Alimentation Générale Rag) nel periodo 1986-1997. Al termine di un esame approfondito delle informazioni comunicate dalle autorità francesi, la prima conclusione alla quale è giunta la Commissione è che le misure in oggetto contengono elementi di aiuto di Stato a favore di EdF che in questa fase della procedura di esame sembrano incompatibili con le regole comunitarie. Gli "aiuti esistenti" La disapplicazione delle norme in materia di insolvenza e fallimento ed il ruolo dello Stato in quanto garante finale dell'impresa di cui EdF beneficia per via del suo status di Epic annulla il rischio di insolvenza per le sue passività, migliora il suo rating di affidabilità creditizia e riduce il costo dei suoi prestiti. Come indicato nella comunicazione della Commissione sulle garanzie di Stato: "La Commissione considera come aiuti di Stato concessi in forma di garanzia anche le condizioni di finanziamento preferenziali ottenute da imprese il cui regime giuridico escluda il fallimento o altre procedure concorsuali oppure preveda esplicitamente la concessione di garanzie statali o il ripianamento delle perdite da parte dello Stato". Inoltre lo Stato francese ha accordato a EdF garanzie esplicite per una serie di emissioni obbligazionarie senza chiedere il versamento di alcun premio per il rischio assunto. Il vantaggio finanziario che queste garanzie dello Stato rappresentano per EdF sarebbe pertanto pari al premio che un istituto finanziario commerciale che si porti garante avrebbe fatturato a EdF per tali garanzie. Giacché queste due misure sono state adottate più di dieci anni fa, sono "prescritte" in virtù del diritto comunitario e pertanto la Commissione non ne ordinerà il recupero. La Commissione ha tuttavia proposto che la Francia elimini in futuro gli elementi di aiuto in questione e ha raccomandato in particolare alle autorità francesi di adottare misure utili al fine di: sopprimere la garanzia illimitata di cui beneficia EdF su tutte le sue passività in virtù dello status di Epic e esigere che EdF versi un premio corrispondente alle condizioni di mercato per la garanzia esistente sulla quota di obbligazioni non ancora rimborsata. La Commissione non mette in alcun modo in discussione il fatto che lo Stato sia proprietario del capitale di EdF e non contesta il suo status di Epic. Le sue obiezioni riguardano i vantaggi che EdF deriva da alcune caratteristiche dello status di Epic, ovvero l'esenzione dalle procedure in materia di fallimento e di insolvenza e il ruolo dello Stato in quanto garante finale per i debiti dell'impresa. La Commissione ha adottato di recente lo stesso approccio nei confronti degli istituti di credito pubblici tedeschi. Da allora la Germania ha accettato di sopprimere tale vantaggio senza modificare il regime di proprietà pubblica di questi istituti né il loro status di enti di diritto pubblico ("Anstalt"). Nuovi aiuti La Commissione ha inoltre avviato una procedura formale di indagine in merito a taluni vantaggi fiscali concessi a EdF nel 1997. Nel 1987 EdF ha cominciato ad applicare alle attività della sua rete di alimentazione generale (Rag) le norme contabili speciali stabilite in Francia per le attività soggette a concessione pubblica che devono essere restituite allo Stato alla fine della concessione. In particolare, durante il periodo 1986-1997 EdF ha iscritto nel suo conto economico accantonamenti aggiuntivi per il rinnovo della Rag oltre ai normali ammortamenti, discostandosi dalla sua prassi contabile precedente. La costituzione di tali accantonamenti ha ridotto il suo reddito imponibile annuo e pertanto EdF ha pagato meno imposte. In una relazione sui conti di EdF nel periodo 1987-1992 adottata nell'ottobre 1994, la Cour des Comptes francese è giunta alla conclusione che la costituzione da parte di EdF di accantonamenti aggiuntivi era irregolare e mirava unicamente a ridurre l'onere fiscale. Con l'articolo 4 della legge 97-1026 del 10/11/1997 il governo francese ha indicato chiaramente che EdF era proprietaria della Rag dal 1956. Se EdF era proprietaria di tale rete dal 1956, EdF non avrebbe dovuto creare, come ha fatto, accantonamenti aggiuntivi per il rinnovo della Rag oltre a procedere ai normali ammortamenti. In virtù dell'articolo 4 della legge 97-1026 del 10/11/1997, EdF ha proceduto ad una serie di aggiustamenti contabili e di riclassificazioni in modo da annullare le scritture contabili irregolari del periodo 1987-1997. Tuttavia questi aggiustamenti e queste riclassificazioni ordinati dallo Stato non hanno compensato integralmente gli sgravi fiscali di cui EdF aveva beneficiato. In particolare i 2,15 miliardi di euro di accantonamenti utilizzati sono stati riclassificati da EdF come dotazioni patrimoniali, senza transitare per il conto economico, e non sono stati sottoposti ad imposizione nel 1997. Il vantaggio di cui EdF ha beneficiato all'epoca in termini di sgravi fiscali può essere stimato, secondo le autorità francesi, in 0,9 miliardi di euro (2,15 miliardi di euro x 41.67%(3)). Anche se EdF ha esercitato la propria attività in Francia in una serie di mercati soggetti a diritti di monopolio prima dell'entrata in vigore della direttiva 96/92/CE del Consiglio che ha liberalizzato il settore dell'elettricità, la Commissione ritiene che gli aiuti a favore di EdF hanno potuto falsare la concorrenza e gli scambi sui mercati europei. Questa situazione è dovuta al fatto che, nonostante i diritti esclusivi di cui EdF beneficia per talune attività in Francia, vi sono comunque stati taluni scambi tra gli Stati membri. Inoltre i mercati ancillari nei quali EdF si era già diversificata erano aperti alla concorrenza. Inoltre EdF era presente negli anni 90 in un certo numero di altri Stati membri grazie alle sue partecipazioni e alle sue controllate. Tutti questi effetti esistevano già ben prima della liberalizzazione del settore determinata dalla predetta direttiva. Gli effetti degli aiuti sono rilevanti nel contesto attuale della liberalizzazione progressiva dei mercati dell'elettricità e dell'espansione delle attività di EdF all'estero iniziata all'inizio degli anni 90, che ha consolidato la posizione di EdF come uno dei principali gruppi multi-energia e multi-servizi a livello mondiale. Le attività di EdF all'estero sono salite dal 12% del suo fatturato nel 1998 al 18% nel 1999. I proventi delle vendite di EdF al di fuori del mercato francese dell'elettricità sono stati pari al 35% del totale del gruppo nel 2001, con un obiettivo del 50% per il 2005. La Commissione ha invitato la Francia ad accettare la proposta di sopprimere in futuro gli aiuti esistenti e di informare la Commissione entro un mese delle misure che le autorità francesi intendono adottare per sopprimerli. Per quanto concerne i nuovi aiuti, la Commissione ha invitato la Francia a presentare, sempre entro un mese, le sue osservazioni. I terzi interessati saranno anch'essi invitati a presentare le loro osservazioni alla Commissione. 

UNICREDITO ITALIANO S.P.A.: DEPOSITATA PRESSO LA CONSOB LA COMUNICAZIONE DELL' OPA (OFFERTA PUBBLICA DI ACQUISTO DELL'INTERO CAPITALE SOCIALE DI ON BANCA S.P.A. 
Milano, 17 ottobre 2002 - UniCredito Italiano S.p.A., comunica che ieri è stata depositata presso la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (la "Consob"), ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 102 del Decreto Legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998 (il "Testo Unico") ed all'art. 37 del Regolamento adottato dalla Consob con Delibera n. 11971 del 14 maggio 1999, come successivamente modificato ed integrato (il "Regolamento Consob"), la comunicazione relativa all'intenzione di lanciare un'offerta pubblica di acquisto preventiva totalitaria (l'"Offerta") promossa, ai sensi degli articoli 102 e 106, comma 4, del Testo Unico, avente ad oggetto la totalità delle azioni ordinarie rappresentative dell'intero capitale sociale di On Banca S.p.A. ("Onbanca" o l'"Emittente") e pertanto, pari a n. 2.582.250 azioni ordinarie con godimento regolare del valore nominale di Euro 25,00 ciascuna, emesse e sottoscritte precedentemente alla data odierna (le "Azioni Onbanca" e, ciascuna di esse, l'"Azione Onbanca"). Alla suddetta comunicazione sono stati allegati, ai sensi dell'art. 37 del Regolamento Consob, il Documento di Offerta, la Scheda di Adesione e la Garanzia di esatto adempimento. I termini qui di seguito riportati con la lettera maiuscola, ove non espressamente definiti nel presente Comunicato, avranno il medesimo significato loro attribuito nel Documento di Offerta. elementi essenziali dell'offerta - 1.1 Soggetti partecipanti all'operazione - Soggetto Offerente: UniCredito Italiano S.p.A. ("UniCredit" o l'"Offerente"), con sede legale in Genova, capitale sociale sottoscritto e versato pari a Euro 3.139.297.891,00 suddiviso in n. 6.256.889.230 azioni ordinarie e da n. 21.706.552 azioni risparmio del valore nominale di Euro 0,50 ciascuna. L'Offerente ha azioni quotate in Italia presso il Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito dalla Borsa Italiana S.p.A.. UniCredit è capogruppo del Gruppo Bancario UniCredito Italiano iscritto al n. 3135 dell'Albo dei gruppi bancari tenuto da Banca d'Italia (il "Gruppo UniCredito"). Soggetto Emittente: "On Banca S.p.A.", con sede legale in Milano, Via Bastioni di Porta Nuova, 21, con capitale sociale sottoscritto e versato pari a Euro 64.556.250,00 suddiviso in n. 2.582.250 azioni ordinarie del valore nominale di Euro 25,00 ciascuna. L'Emittente ha azioni quotate in Italia presso il Nuovo Mercato Organizzato e Gestito dalla Borsa Italiana S.p.A. Intermediario incaricato del coordinamento della raccolta delle adesioni sarà UniCredito Italiano S.p.A.. Intermediari incaricati della raccolta delle adesioni all'Offerta (gli "Intermediari Incaricati") saranno: Banca Akros S.p.A. ; Banco Popolare di Verona e Novara S.c.a r.l.; Banca Finnat Euroamerica S.p.A. ; Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A., Banca Nazionale del lavoro S.p.A. ; Banca Popolare Commercio e Industria S.c.a r.l.; Capitalia S.p.A. ; Centrosim S.p.A.; IntesaBci S.p.A. ; On Banca S.p.A. ; Rasbank S.p.A. ; Banca IMI S.p.A . Gli Intermediari Incaricati autorizzati ad effettuare offerta di servizi finanziari fuori sede ai sensi della normativa vigente provvederanno alla raccolta delle schede di adesione all'Offerta (le "Schede di Adesione") anche avvalendosi di promotori finanziari. L'Offerta ha ad oggetto n. 2.582.250 azioni ordinarie ONBanca con godimento regolare del valore nominale di Euro 25,00 ciascuna, rappresentanti l'intero capitale sociale dell'Emittente sottoscritto e versato precedentemente la data del Documento di Offerta. L'Offerta è promossa esclusivamente sul mercato italiano ed è rivolta indistintamente, a parità di condizioni, a tutti gli azionisti di Onbanca. UniCredit riconoscerà agli aderenti all'Offerta un corrispettivo di Euro 32,00 per ogni Azione, da corrispondersi, in contanti, secondo i tempi e le modalità indicate nel Documento di Offerta. Il controvalore massimo complessivo dell'Offerta, in caso di totale adesione all'Offerta medesima sarà pari a Euro 82.632.000,00. Il corrispettivo sopra indicato si intende al netto di bolli, commissioni e spese, che restano a carico dell'Offerente. L'imposta sostitutiva sulle plusvalenze, in quanto dovuta, è a carico degli aderenti all'Offerta. La durata del Periodo di Adesione sarà concordata con la Borsa Italiana S.p.A. in conformità con le disposizioni di legge e di regolamento applicabili. Attualmente si prevede che tale Periodo di Adesione possa iniziare, indicativamente entro il 4 novembre 2002, con durata di 25 giorni di Borsa aperta. Le modalità di adesione all'Offerta sono descritte nel Paragrafo C.6 del Documento di Offerta. L'Offerente si riserva la facoltà di modificare i termini dell'Offerta, nei limiti di quanto consentito dalle vigenti disposizioni di legge o di regolamento, dandone comunicazione nelle forme previste dall'art. 37 del Regolamento Consob. Ferme restando le condizioni di efficacia dell'Offerta, di cui al successivo Paragrafo 1.8, il pagamento del corrispettivo delle Azioni Onbanca presentate per l'adesione all'Offerta avverrà entro 5 giorni di Borsa aperta decorrenti dalla data di chiusura del Periodo di Adesione fatte salve le proroghe o le modifiche dell'Offerta pubblicate secondo le disposizioni vigenti (la "Data di Pagamento"). L'Offerta è soggetta alle seguenti condizioni: 1) Adesione all'Offerta di almeno il 57% del capitale sociale sottoscritto e versato da Onbanca (pari a n. 1.471.883 azioni). Tale condizione decadrà automaticamente nel caso in cui le assemblee di UniCredit e di Onbanca approvino la Fusione (come definita nel successivo paragrafo 2). Di ciò sarà data comunicazione alla onsob, a Borsa Italiana S.p.A. e a due agenzie di stampa, nonchè al mercato mediante avviso pubblicato sui quotidiani indicati nel Paragrafo M del Documento di Offerta. Qualora le assemblee di UniCredit e di Onbanca non approvino la Fusione, l'Offerta rimarrà quindi condizionata all'adesione di almeno il 57% del capitale sociale di Onbanca. In questa ipotesi, tuttavia, nel caso di adesione all'Offerta per un quantitativo inferiore ad almeno il suddetto 57%, l'Offerente si riserva - ferme restando le ulteriori condizioni di validità dell'Offerta di cui ai successivi Paragrafi (2) e (3) - la facoltà insindacabile di acquistare comunque il quantitativo inferiore di Azioni Onbanca risultante dalle adesioni ricevute, esercitando la predetta facoltà non oltre le ore 7.59 del primo giorno di borsa aperta successivo alla data di chiusura dell'Offerta. Di ciò sarà data comunicazione alla Consob, a Borsa Italiana S.p.A. e a due agenzie di stampa, nonchè al mercato mediante avviso pubblicato sui quotidiani indicati nel Paragrafo M del Documento di Offerta. 2) Che, sino al giorno di calendario precedente alla Data di Pagamento, il Consiglio di Amministrazione e/o l'Assemblea degli azionisti dell'Emittente non abbiano, senza il preventivo consenso di UniCredit, assunto delibere tali da alterare in modo sostanziale il profilo economico, patrimoniale ed operativo dell'Emittente rispetto a quanto evidenziato nella situazione semestrale al 30 giugno 2002, eccezion fatta, sia per gli effetti di operazioni o fatti, successivi alla data del 30 giugno 2002, debitamente resi noti al mercato prima della data della comunicazione della presente Offerta ai sensi dell'art. 102 del Testo Unico della Finanza, sia per le delibere consiliari e/o assembleari propedeutiche alla Fusione. Nel caso si determinino tali situazioni, l'Offerente si riserva la facoltà insindacabile di rinunciare alla presente condizione dandone comunicazione al mercato, mediante apposito avviso pubblicato sui quotidiani indicati nel Paragrafo M del Documento di Offerta, entro la Data di Pagamento. 3) Che entro la fine del Periodo di Adesione sia stata ottenuta l'autorizzazione da parte della Banca d'Italia ai sensi della Legge n. 287 del 10 ottobre 1990. In caso di mancato avveramento delle condizioni di cui al Paragrafo (1) le Azioni Onbanca saranno restituite nella disponibilità dei rispettivi titolari entro il secondo giorno di borsa aperta successivo al relativo comunicato trasmesso alla Consob, a Borsa Italiana S.p.A. e a due agenzie di stampa. In caso si verifichino gli eventi di cui al Paragrafo (2), l'Offerente comunicherà tale circostanza entro il giorno successivo a quello in cui è venuto a conoscenza della stessa, e comunque entro la Data di Pagamento, mediante comunicazione alla Consob, a Borsa Italiana S.p.A. e a due agenzie di stampa, nonchè al mercato mediante avviso pubblicato sui quotidiani indicati nel Paragrafo M del Documento di Offerta. In tale caso le Azioni Onbanca saranno restituite nella disponibilità dei rispettivi titolari entro il settimo giorno di borsa aperta successivo alla suddetta comunicazione relativa al mancato avveramento della condizione in questione, salvo che l'Offerente - ove riservata la facoltà - vi abbia rinunciato, dandone contestuale comunicazione al mercato mediante apposito avviso pubblicato sui quotidiani indicati nel Paragrafo M del Documento di Offerta. 

ACCORDI TRA L'OFFERENTE, L'EMITTENTE E L'AZIONISTA DI MAGGIORANZA DELL'EMITTENTE BANCA POPOLARE COMMERCIO E INDUSTRIA S.C.A R.L. RELATIVI ALLA FUSIONE PER INCORPORAZIONE DI ONBANCA IN UNICREDIT 
Milano, 17 ottobre 2002 - UniCredit, Banca Popolare Commercio & Industria S.c.a r.l. ("Bpci"), in qualità di azionista di Onbanca, ed Onbanca hanno sottoscritto, in data 15 luglio 2002, una scrittura privata, successivamente modificata con Addendum in data 9 ottobre 2002, che prevede, tra l'altro, l'impegno di tutte le parti di avviare, contestualmente all'Offerta, un procedimento di fusione per incorporazione di Onbanca in UniCredit (la "Fusione") da concludersi successivamente all'Offerta ed auspicabilmente entro la fine dell'anno 2002. Si precisa che il progetto di Fusione è stato approvato dai Consigli di Amministrazione di UniCredit ed Onbanca in data 9 ottobre 2002 e che le assemblee straordinarie per deliberare sulla Fusione sono state convocate rispettivamente, per UniCredit, in data 20, 21 e 22 novembre 2002 e, per Onbanca, in data 21, 22 novembre 2002. Il progetto di Fusione prevede un rapporto di concambio pari a 9 azioni ordinarie UniCredit per 1 azione ONBanca. Le due operazioni (Fusione ed Opa) procederebbero pertanto parallelamente e si concluderebbero, in caso di rilascio delle autorizzazioni previste dalla legge, entro la fine dell'anno in corso, come brevemente illustrato nella tabella che segue (le date indicate, ad eccezione di quella relativa all'approvazione del progetto di Fusione, sono meramente indicative): Data adempimento Adempimento; 9 ottobre 2002 Approvazione Progetto di Fusione da parte di UniCredit e Onbanca; 4 novembre 2002 Inizio periodo di Offerta; 20-21-22 novembre 2002 Adunanza Assemblea straordinaria di UniCredit per approvazione della Fusione; 21-22 novembre 2002 Adunanza Assemblea straordinaria di ONBanca per approvazione della Fusione; 6 dicembre 2002 Termine Periodo di Offerta; 13 dicembre 2002 Pagamento delle Azioni Onbanca conferite per l'Offerta; 27-28 dicembre 2002 Stipula atto di fusione tra UniCredit e onanca. La tempistica e la struttura delle due operazioni consentiranno quindi agli attuali azionisti di Onbanca di scegliere se aderire all'Offerta ovvero, qualora venga approvata la Fusione, di ricevere azioni UniCredit in concambio delle Azioni Onbanca da loro possedute. Infatti, entrambe le assemblee di UniCredit e Onbanca si svolgeranno prima della chiusura dell'Offerta e, pertanto, i soggetti legittimati a votare nell'assemblea di Onbanca saranno gli attuali azionisti di Onbanca stessa (che nel frattempo potrebbero già avere aderito all'Offerta), cui sarà data la possibilità di richiedere, con la sottoscrizione della Scheda di Adesione il certificato di ammissione all'assemblea stessa. L'Offerta è stata autorizzata da Banca d'Italia con comunicazione del 9 settembre 2002, prot. n. 39512, anche ai sensi dell'art. 19 del Decreto Legislativo n. 385 del 1° settembre 1993 (il "Testo Unico Bancario") e dell'art. 15 del Testo Unico. In data 2 settembre 2002 l'Offerente ha depositato presso la Banca d'Italia istanza per ottenere l'autorizzazione ai sensi della Lagge n. 287 del 10 ottobre 1990. L'Offerente intende acquisire l'Emittente nell'ambito di un piano strategico finalizzato alla crescita nel wealth management, date le prospettive di sviluppo e di crescente redditività che si ritiene abbia tale business nel medio termine. La divisione del wealth management si articola nelle attività di private banking, svolte dalla banca private, nelle attività di asset management svolte, a livello internazionale, da Pioneer e nelle attività di asset gathering svolte da Banca Xelion S.p.A. (di seguito "Xelion"). La creazione di Xelion, banca multicanale del Gruppo UniCredito, nel corso dell'anno 2000 risponde alla convinzione che l'asset gathering rappresenti uno dei segmenti a maggiore crescita in termini di ricavi attesi per effetto della performance superiore delle reti di promotori rispetto alle istituzioni finanziarie tradizionali. Ad oggi Xelion dispone di circa 870 promotori, 60 negozi finanziari e di volumi pari a circa 2.700 milioni di Euro di raccolta complessiva, di cui circa 1.900 milioni di Euro rappresentati da risparmio gestito. A supporto del piano strategico di rafforzamento nell'asset gathering del Gruppo UniCredito e di creazione di un'unica unità di business dedicata a tale attività, l'Offerente ha in programma di conferire a Xelion, nel corso del mese di gennaio 2003, la rete di promotori finanziari che attualmente costituiscono un ramo d'azienda di UniCredit. Tale conferimento supporterebbe lo sviluppo di Xelion, incrementando il numero di promotori finanziari a circa 1.570 unità ed i volumi a circa 4.100 milioni di Euro, di cui oltre 3.300 milioni di Euro rappresentati da risparmio gestito (dati al giugno 2002). L'acquisizione dell'Emittente da parte dell'Offerente si colloca nell'ambito del piano strategico descritto. L'Offerente ritiene che la successione, in tempi brevi, dell'Offerta, della Fusione e del suddetto conferimento di attività a favore di Xelion, consentirebbe di garantire la contestuale coincidenza del trasferimento in Xelion del ramo di attività bancaria comprensivo della rete di promotori finanziari di ONBanca e di quella della rete di UniCredit e di avvicinare nel tempo il controllo della gestione operativa di ONBanca la cui performance, legata alla mancanza di massa critica ed al posizionamento di mercato, continua ad essere negativa con progressiva erosione della valore economico della società medesima. A garanzia delle obbligazioni assunte con l'Offerta, l'Offerente rende noto di aver accantonato in un conto vincolato presso Monte Titoli S.p.A. Buoni del Tesoro Poliennali scadenza 1 novembre 2023, tasso 9%, per un capitale nominale del valore di Euro 75.000.000,00, corrispondente ad un controvalore attuale di mercato pari ad Euro 113.250.000,00, a fronte di un controvalore massimo complessivo dell'Offerta di Euro 82.632.000,00. L'Offerente ha inoltre assunto formale impegno irrevocabile e incondizionato a vendere, ove necessario, i sopra citati titoli destinando la liquidità necessaria all'adempimento delle obbligazioni di pagamento di tutto o parte del corrispettivo dell'Offerta. I titoli accantonati presentano caratteristiche di pronta liquidabilità. Per il pagamento del corrispettivo dell'Offerta, l'Offerente farà ricorso alle proprie risorse disponibili. Alla data del Documento di Offerta l'Offerente non detiene alcuna partecipazione, diretta o indiretta, nel capitale sociale dell'Emittente, fatte salve le eventuali partecipazioni detenute da società del Gruppo UniCredito per le gestioni patrimoniali della clientela. L'Offerente non ha stipulato, né direttamente né indirettamente tramite società controllate, contratti di riporto o aventi ad oggetto la costituzione di diritti di usufrutto o pegno sulle Azioni Onbanca. 

IL CESR AVVIA LE CONSULTAZIONI SULLE POSSIBILI MISURE DI ATTUAZIONE DELLA PROPOSTA DI DIRETTIVA SUL PROSPETTO 
Milano, 17 ottobre 2002 - Il Cesr, Committee of European Securities Regulators, cui partecipa anche la Consob, ha diffuso oggi un documento di consultazione sulle possibili misure tecniche di dettaglio necessarie per attuare la proposta di direttiva sul prospetto che deve essere pubblicato quando gli strumenti finanziari sono offerti al pubblico o ammessi a quotazione (Ref. Cesr/02-185b). Queste misure sono state elaborate sulla base di un mandato provvisorio conferitto al Cesr dalla Commissione Europea il 18 marzo 2002, ancorché la direttiva non sia stata ancora approvata. Sulla base di tale mandato, il Cesr ha avviato unampia consultazione di tutti i soggetti interessati, in conformità ai pincipi indicati nel rapporto finale del Comitato dei saggi (Comitato Lamfalussy) e dovrà fornire alla Commissione entro il 31 marzo 2003 il proprio parere sulle misure da adottare. Le misure riguardano: gli schemi di prospetto relativi ad azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari; lidentificazione dei documenti che possono essere allegati al prospetto e utilizzati come requisiti per laggiornamento annuale; la disponibilità del prospetto in formato elettronico e su strumenti di comunicazione cartacei. Le misure sono state elaborate da un gruppo di esperti presieduto da Fernando Teixeira dos Santos, Presidente della Commissão do Mercado de Valores Mobiliàrios portoghese, con la collaborazione di Silvia Ulissi (Consob) per il segretariato del Cesr. Il gruppo si è avvalso della consulenza esperti selezionati tra i partecipanti al mercato. Il termine ultimo per inoltrare commenti al documento di consultazione è il 31 dicembre 2002. I commenti devono essere indirizzati a Fabrice Demarigny, segretario generale del Cesr, per e-mail secretariat@europefesco.org  In considerazione del termine del 31 marzo 2003 posto dalla Commissione Europea per ricevere il parere del Cesr, il Committee non può garantire unadeguata valutazione delle risposte ricevute oltre il termine del 31 dicembre. Il Cesr renderà pubbliche tutte le risposte, a meno che non sia stata esplicitamente richiesta la riservatezza. Come specificato nel documento di consultazione, un'audizione pubblica si terrà a Parigi nel prossimo novembre. Il documento di consultazione non tocca tutte le questioni sollevate dalla Commissione poiché la ristrettezza dei termini non ha reso possibile mettere a punto gli schemi di prospetto per ciascun tipo di strumento finanziario e di emittente. Il Cesr tratterà molti schemi di prospetto non ancora definiti in un Addendum al documento di consultazione, la cui realizzazione è prevista entro la fine dellanno, con un periodo di consultazione inferiore a tre mesi, al fine di rispettare la scadenza del 31 marzo 2003.

LA QUOTAZIONE IN BORSA: UN'OPPORTUNITÀ' PER FINANZIARE LO SVILUPP ANDREA RIELLO, PRESIDENTE DI UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, APRENDO I LAVORI DEL CONVEGNO "MECCANICA STRUMENTALE E BORSA" HA FATTO IL PUNTO SULLA COMPETITIVITA DELLE IMPRESE DI SETTORE.
Milano, 17 ottobre 2002 - Un contesto competitivo mutato, il peso crescente dei paesi emergenti, i fenomeni della globalizzazione e della specializzazione, la necessità di internazionalizzazione: sono questi alcuni dei problemi che i costruttori di macchine utensili per la lavorazione del metallo, robot e automazione si trovano oggi ad affrontare e che sono stati evidenziati da Andrea Riello, presidente di Ucimu-Sistemi Per Produrre, nel corso del convegno "Meccanica strumentale e Borsa", tenutosi ieri a Milano. Andrea Riello, aprendo i lavori di presentazione dell'analisi elaborata da Borsa Italiana, ha sottolineato come le imprese del settore si trovino oggi nella condizione di "dover sostenere un processo di crescita e, conseguentemente, di dover reperire le risorse finanziarie per sostenere lo sviluppo. In tale ottica, l'apertura del capitale a terzi - ha proseguito Riello - è sicuramente un'opportunità che la piccola e media impresa deve approfondire". L'associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, risulta altamente rappresentativa della meccanica strumentale, all'interno della quale detiene una quota del 7,2% sia nella produzione che nell'export. Le caratteristiche strutturali del settore, che sono accomunabili a quelle del complesso industriale nazionale, ne evidenziano la frammentarietà. La piccola dimensione delle imprese presenta punti di forza, quali la flessibilità e l'adattabilità, la capacità di detenere quote di mercato in nicchie di alta personalizzazione, la facilità di un processo di learning by doing grazie all'organizzazione in reti e distretti, ma - come ha sottolineato Riello -"presenta anche numerosi punti di debolezza, oggi sempre più evidenti". Esauritasi la fase di espansione che negli anni Novanta aveva determinato condizioni favorevoli agli investimenti in beni strumentali, oggi la piccola dimensione, secondo il presidente di Ucimu-Sistemi Per Produrre, "comporta una difficoltà oggettiva a competere a livello globale, soprattutto in relazione alla necessità di internazionalizzazione, mentre su! fronte della tecnologia, l'elevata specializzazione delle nostre imprese può portare a delle sovrapposizioni concorrenziali con economie emergenti. Mancano, nel settore, sia una cultura finanziaria che adegui le strutture aziendali a sostenere lo sviluppo, sia una cultura dell'innovazione, che incanali verso forme strutturate e formalizzate l'attività di Ricerca e Sviluppo". "Per essere competitive le imprese devono oggi affrontare importanti scelte strategiche e il reperimento delle risorse finanziarie necessario è un elemento caratterizzante dunque l'attuale scenario competitivo. "Il convegno di oggi - ha concluso Andrea Riello - ci offre l'occasione per fare il punto sulle potenzialità di sviluppo di un settore che è patrimonio dell'intero sistema economico italiano e per approfondire le opportunità che il processo di quotazione può offrire alle nostre imprese". 

MECCANICA STRUMENTALE E BORSA: UN CONVEGNO DI BORSA ITALIANA 
Milano, 17 ottobre 2002 - La quotazione in Borsa rappresenta un'opportunità strategica per le imprese del settore delta meccanica strumentale e un'importante possibilità di crescita per il mercato borsistico italiano: è quanto è emerso dal convegno "Meccanica strumentale e Borsa" tenutosi ieri a Milano che ha visto la partecipazione di Angelo Tantazzi e Massimo Capuano, Presidente e Amministratore Delegato di Borsa Italiana, Andrea Riello, Presidente di Ucimu-Sistemi per produrre, Giorgio Cirla, Amministratore Delegato di Interbanca, Alberto Vacchi, Amministratore Delegato di Ima, Ennio Franceschetti, Presidente e Amministratore Delegato di Gefran e Gian Maria Gros Pietro, Presidente della società Autostrade e docente all'Università di Torino. Aprendo i lavori del convegno, Andrea Riello, Presidente di Ucimu-Sistemì per produrre, ha sottolineato come le imprese del settore "a fronte di un mutato contesto competitivo" si trovino oggi nella condizione di "dover sostenere un processo di crescita e, conseguentemente, di dover reperire le risorse finanziarie per sostenere lo sviluppo. In tale ottica, l'apertura di capitale a terzi è sicuramente un'opportunità che la piccola e media impresa deve approfondire". "Per Borsa Italiana" - ha commentato Massimo Capuano, Amministratore Delegato di Borsa Italiana - "incentivare la quotazione delle imprese domestiche, particolarmente quelle di dimensioni medio-piccole, rimane un obiettivo fondamentale. Con la quotazione, tè imprese del settore, fra i più rappresentativi del made in Italy, avrebbero accesso a nuove risorse per rafforzare la loro capacità di competere, di svilupparsi e di affrontare con successo le sfide del futuro. Una maggior presenza del settore sui mercati rappresenterebbe anche una importante opportunità per investitori e operatori". "La quotazione in Borsa rappresenta per l'azienda un fondamentale salto di cultura imprenditoriale", ha aggiunto Giorgio Cirla, Amministratore Delegato di Interbanca. "Ogni azienda deve porsi il problema di quali siano i suoi traguardi a medio termine e strutturarsi di conseguenza. La quotazione in Borsa è l'avvio di un processo che modifica il sistema proprietario, gestionale, organizzativo, i rapporti con i fornitori, i clienti, i dipendenti e con il sistema finanziario". Ne! corso dell'evento è stato presentato uno studio di Borsa Italiana che analizza le caratteristiche strutturali del settore delle macchine utensili all'interno del contesto industriale italiano evidenziandone if potenziale con riferimento alla quotazione in Borsa. Simbolo del macie in Italy, il settore riveste un ruolo strategico per l'economia italiana e si caratterizza per,un elevato grado di internazionalizzazione e di innovazione tecnologica. Con un fatturato di circa 24 miliardi di euro di cui 16 destinati all'export, impiega 146mifa unità di lavoro. L'Italia, oltre ad essere il quarto paese al mondo per utilizzo di macchine utensili, ne è anche il terzo produttore al mondo con una propensione all'export che per alcuni comparti supera il 70%. Il settore è composto da un elevato numero di imprese di piccole dimensioni; rispetto alla media dell'industria, queste imprese mostrano buoni livelli di redditività seppur con una contenuta patrimonializzazione. Le dimensioni delle imprese italiane sono inferiori a quelle delle altre società quotate europee del settore e dei competìtor diretti. In termini di crescita/ la quotazione contribuirebbe non solo alla visibilità delle imprese, ma anche a reperire risorse per finanziare nuovi piani di investimento, di sviluppo ed espansione e per meglio competere su mercati di sbocco lontani attirando nuovi investitori di medio-lungo periodo. La quotazione aiuterebbe infatti a migliorare l'efficienza dei processi produttivi, ad aumentare gli investimenti in R&S per lo sviluppo di soluzioni di prodotto sempre più innovative e per l'offerta di un servizio completo alla clientela in termini di manutenzione, supporto alla vendita e post vendita. Le società del settore oggi quotate rappresentano solo 1'1,04% della capitalizza-zione delle società industriali presenti in Borsa, 1'1,23% dei numero di contratti e lo 0,18% del controvalore scambiato. Borsa Italiana ha identificato 38 società con caratteristiche potenzialmente idonee alla quotazione: complessivamente esse apporterebbero al mercato circa 1,8 miliardi di euro a livello di capitalizzazione pari a 1,5 volte quella delle società del settore già quotate. La recente esperienza delle nuove ammissioni testimonia come la Borsa stia entrando nella cultura delle imprese. Borsa Italiana desidera sostenere questo processo affichè la quotazione sia percepita non come un traguardo, ma come punto di partenza per lo sviluppo di piani industriali coerenti con il nuovo contesto competitivo. 

INTERNET NEL SETTORE DEI SERVIZI FINANZIARI SECONDO UN'INDAGINE ASSINTEL GLI UTENTI DELL 'ONLINE BANKING SONO ANCORA POCHI ED APPARTENGONO A CLASSI SOCIO ECONOMICHE MEDIO-ALTE 
Milano 16 ottobre 2002 - Sono stati presentati ieri a Milano i risultati di un'indagine realizzata da Assintel, che ha analizzato hi domanda e l'offerta sul canale digitale del settore Finanziario Italiano. L'indagine è stata condotta da Assintel nel corso dei mesi di luglio e settembre 2002 su un campione di 814 interviste a utenti titolari di uno o più conti correnti on line e a 206 non utenti del banking on line. Il campione onl ine è rappresentativo degli utenti di Internet banking, mentre quello offline rappresenta la parte della popolazione italiana che, per caratteristiche socio culturali, dovrebbe essere propensa ad attivare un servizio di Internet banking, ma che di fatto non ha ancora aperto un conto corrente on line. II consumatore tipo di prodotti finanziari online è rappresentato da uomini (58%), con un livello culturale medio alto, spesso libero professionista o manager con reddito medio alto e un'età compresa tra i 35 e i 44 anni, il profilo tende a ringiovanire (dai 25 ai 44 anni) se si considerano anche coloro che ricercano solo informazioni. La ricerca ha evidenziato che gli utenti navigano in Internet in media da più di 3 anni, 73% degli intervistati, sono quindi utenti esperti. II livello di sostituzione del canale online rispetto al canale tradizionale è supportato dal dato che vede la grande maggioranza di tali utenti (76%) collegarsi alla propria banca più volte la settimana. I motivi che li spingono ad operare online sono soprattutto legati alla possibilità di agire senza limiti temporali, di spazio e in autonomia. In generale poi tali utenti sono fiduciosi del livello di sicurezza esistente sulla Rete; si è riscontrata, infatti, una elevata diffusione delle carte di credito. E' importante sottolineare però che gli utenti di banche online sono un campione, che presenta una penetrazione della carta di credito pari all'87%, con caratteristiche molto diverse dalla media della popolazione italiana, dove la carta di credito è ancora poco diffusa. Gli utenti preferiscono reperire le informazioni relative alla liquidità, saldo e movimenti, sul canale online; oltre 1'80% degli intervistati, infatti, dichiara di non utilizzare più i canali tradizionali per ottenere tali informazioni. Quasi la metà del campione ha abilitato più di un conto corrente ornine, con almeno due banche. Oltre il 90% utilizza internet Banking per la gestione della propria liquidità e dei propri risparmi, mentre poco più di un quarto lo utilizza per la gestione delle transazioni connesse alla propria attività professionale. I bonifici, invece, che rappresentano un'operazione più complessa - eseguita dall'80% del campione - vengono effettuati meno attraverso il sito web della banca, con un 10% degli utenti del servizio che continuano a servirsi unicamente del casale tradizionale. Un uso esclusivo dell'internet Banking legato all'attività professionale sì riscontra prevalentemente presso gli imprenditori, seguiti da liberi professionisti e artigiani. Le operazioni relative alla gestione del risparmio, trading online e consultazione del sito per informazioni sulle quotazioni di fondi presentano un livello di utilizzo più basso. L'analisi, inoltre, evidenzia come il trading ornine non sia più la ragione principale per scegliere Internet come canale alternativo a quello tradizionale. È interessante anzi sottolineare la dichiarazione di chi non prevede di effettuare trading oniine, nemmeno in futuro, e preferisce affidarsi al canale tradizionale - bancario e non - per la gestione del proprio risparmio. Tra quanti auspicano un maggior numero di servizi online, oltre uno su cinque vorrebbe qualche potenziamento nel trading online, sia in termini di prodotti trattati (fondi, obbligazioni, polizze) e di borse coperte (non solo Milano), sia in termini di modalità di negoziazione disponibile (intraday, short trading). La possibilità di accedere ad un numero maggiore di informazioni online, sulle condizioni del conto corrente, e soprattutto sui movimenti della carta di credito, rappresenta un'esigenza molto sentita dagli utenti. Anche gli utenti che non utilizzano l'home banking appartengono alle fasce socio-demografiche più elevate e pertanto quelle teoricamente più inclini ad attivare un contratto di online banking. Proprio per questo fa riflettere il dato rilevato dall'indagine per cui gli intervistati sostengono di non sentirne la necessità; a conferma di questo fatto c'è una scarsa frequentazione anche del canale tradizionale. La loro non decisione è motivata anche dalla mancanza di fiducia nel dare disposizioni online relative ai propri risparmi e dalla lentezza del collegamento o dalla sua assenza a casa, e ancora dalla complessità del sito e di effettuare le operazioni elementari, fattori questi ultimi che frenano quasi un utente su dieci. Infine, un intervistato su sei prevede di attivare il C/C online entro l'anno e quasi altrettanti in un tempo più lontano. Un terzo del campione (33%) è sicuro che non opererà o non ricomincerà ad operare online. 

GRANDE SUCCESSO DELLE POLIZZE INDEX LINKED EMESSE DAL BANCO POPOLARE DI VERONA E NOVARA, OLTRE 160 MILIONI DI € SOTTOSCRITTI DA GENNAIO 2002. 
Verona, 17 ottobre 2002 - Sono quasi 10.000 le polizze index linked sottoscritte da altrettanti risparmiatori presso gli sportelli del Banco Popolare di Verona e Novara da gennaio 2002 fino ad oggi, per un totale appunto di 160 milioni di Euro. Sono quasi 10.000 le polizze index linked sottoscritte da altrettanti risparmiatori presso gli sportelli del Banco Popolare di Verona e Novara da gennaio 2002 fino ad oggi, per un totale appunto di 160 milioni di Euro. La situazione di incertezza che ha continuato a caratterizzare le borse europee nel 2002 ha spinto gli investitori a privilegiare questo tipo di investimento che consente di avere la garanzia del capitale e un guadagno minimo assicurato alla scadenza, dando al tempo stesso la possibilità di partecipare alle possibili performance positive della borsa. Proprio la costante richiesta di questi prodotti ha consentito di proseguire con il programma delle emissioni. E' in collocamento in questo giorni una nuova index che si chiama Adesso Index 4 2002 emessa dal Banco popolare di Verona e Novara in collaborazione con B.P.V. Vita, società partecipata al 50% con Cattolica Assicurazioni. I clienti che vorranno sottoscrivere questo nuovo prodotto avranno alla scadenza la garanzia del capitale, un rendimento assicurato del 4% e la possibilità di partecipare ai risultati positivi che si possono registrare sui mercati finanziari. La scadenza a breve termine è però la caratteristica principale di Adesso Index 4 2002. Infatti a fronte di un investimento minimo di 5000 € il cliente ha la possibilità di ricevere la somma investita, aumentata del rendimento assicurato del 4% allo scadere di soli 38 mesi. A differenza di analoghi prodotti precedentemente collocati che prevedevano scadenze più differite nel tempo, Adesso Index 4 - 2002 offre quindi al cliente le peculiarità tipiche di questo tipo di prodotti assicurativi unite alla possibilità di rientrare in possesso del proprio capitale a breve scadenza. Questa polizza è pertanto particolarmente adatta per quei clienti che non desiderano immobilizzare somme di denaro per un lungo periodo e vogliono al tempo stesso investire in un prodotto assicurativo. Il premio versato viene impiegato in un paniere di fondi Gestielle e Arca costituito per il 70% da obbligazioni e per il 30% da fondi azionari che sono: Gestielle Bt Euro 20%, Gestielle MT euro 25%, Arca Bond 25%, Gestielle Europa 15% e Gestielle Internazionale 15%. "Siamo certi che questa nuova index eguaglierà il successo delle altre emesse nel corso del 2002 - ha dichiarato Cristiano Carrus Responsabile Divisione Retail di Banco Popolare di Verona e Novara - La richiesta da parte dei nostri clienti è molto elevata e proprio per soddisfare una domanda crescente abbiamo creato un prodotto assicurativo con scadenza così ravvicinata. Contiamo quindi di distribuire, entro la fine ottobre, altri 57 milioni di €, che è la somma messa a disposizione di Adesso index 4. Questi andranno ad aggiungersi ai precedenti 160 e avremo così un totale di investimenti nelle polizze index pari a 217 milioni di € sottoscritti nel 2002. Si tratta di un risultato particolarmente significativo, ottenuto grazie ad una forte domanda di prodotti di investimento che offrono la garanzia di protezione del capitale e un rendimento assicurato". 

CLAUSOLE VESSATORIE NEI CONTRATTI: BANCHE ITALIANE CONDANNATE ANCHE IN APPELLO
Milano, 17 ottobre 2002 - La Corte d'Appello di Roma ha giudicato abusive circa trenta clausole contenute nei formulari Abi e nei contratti di due banche, Fideuram e Bpm, e ha imposto sia ai due istituti che all'Abi di eliminare tali clausole dai contratti, vessatorie per gli interessi dei consumatori. La sentenza d'appello conferma in sostanza quella del Tribunale di Roma, che aveva accolto nel gennaio del 2000 il ricorso introdotto da Altroconsumo e da Cittadinanza attiva. "E' una sentenza cruciale per gli interessi dei consumatori, che cancella una prassi purtroppo diffusa nei rapporti tra utente e istituto bancario, quella cioé di costringere i correntisti ad accettare condizioni più svantaggiose e meno diritti, rispetto a quelli che la banca stabilisce per sé" ha dichiarato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo. La sentenza corona un lavoro iniziato oltre 5 anni prima, quando finalmente anche in Italia, a seguito di pressanti sollecitazioni al legislatore da parte di Altroconsumo, fu recepita la Direttiva europea sulle clausole vessatorie nei contratti dei consumatori (art.25, legge 6/2/96, n.52) compresi i contratti bancari. In particolare i giudici hanno vietato alle banche l'uso delle clausole che: escludono o limitano la responsabilità della banca in caso di furti o danneggiamenti alla cassetta di sicurezza; consentono alla banca la revoca immediata (o con un preavviso brevissimo, anche di un giorno) delle aperture di credito, senza giustificato motivo; escludono ogni responsabilità della banca per danni a seguito di perdita o furto di assegni non comunicati alla banca stessa; consentono alla banca di addebitare sul conto corrente suoi presunti crediti, stabiliti anche unilateralmente; consentono alla banca la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi (cioé dovuti dal cliente) e annuale degli interessi attivi (cioé dovuti al cliente); consentono alla banca di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali "per proprie necessità organizzative"; prevedono che gli estratti conto della banca (compresi i prelievi bancomat) facciano "piena prova" se non contestati entro 60 giorni. Altroconsumo sta predisposto una lettera tipo e invita i consumatori a consultare il sito www.altroconsumo.iT per poter richiedere l'eliminazione di tali clausole dai contratti della propria banca. 

ADIDAS ITALIA - UNA STORIA DI SUCCESSO 
Monza, 17 ottobre 2002 - Nel gennaio 2002 adidas-Salomon Ag ha assunto il pieno controllo della filiale italiana del brand, acquistando le azioni ancora in possesso della famiglia Colombo. Per la prima volta oggi il management dell'azienda presenta la nuova struttura ed i risultati conseguiti. Herbert Hainer, presidente di adidas-Salomon Ag, ha commentato:"Siamo molto soddisfatti dei risultati riportati finora da adidas Italia. Come avevamo intuito il potenziale di mercato è davvero elevato e continueremo a sfruttarlo al massimo anche negli anni a venire". Guidata da Mario Colombo, adidas Italia nasce nel 1995 come joint venture con la Manifattura Mario Colombo; nel dicembre 2001 il ramo dell'azienda relativo ad adidas viene ceduto alla casa madre e, come anticipato in precedenza, da gennaio 2002 adidas Italia diventa a tutti gli effetti una filiale. Questo cambiamento ha permesso ad adidas-Salomon Ag di rafforzare il suo controllo sul brand e allo stesso tempo di sviluppare una strategia di marketing e vendite piú mirata e precisa. Ad oggi la filiale italiana impiega 191 persone e gestisce 10 punti vendita monomarca affiliati (Milano, due a Roma, Torino, Ancona, Verona, Viareggio, Bari, Sassari, Pesaro). Partner principali per l´Italia sono Ac Milan e Del Piero. I risultati apportati fino ad ora da questa filiale si sono dimostrati molto soddisfacenti. La passione per lo sport e l´attenzione per la moda rendono l´Italia un mercato con grande potenziale di crescita e con grandi prospettive future. "adidas Italia è partita con un entusiasmo tale da prevedere nel suo primo anno di vita una crescita di fatturato che supera il 15% rispetto al 2001 - ha confermato Mario Colombo, Managing Director della filiale -. A questo dato lusinghiero si aggiunge la raccolta ordini, che nel primo trimestre del 2003 ha superato largamente la doppia cifra. Il nostro obiettivo è di proseguire con questo positivo trend di crescita e siamo convinti di essere sulla strada giusta". adidas Italia si inserisce all´interno del piú ampio contesto europeo, vero punto di forza per adidas-Salomon Ag. L´Europa realizza piú del 50% delle vendite, è l´area che adidas riesce a dominare meglio, il mercato maggiormente conosciuto e dove "brand recognition" e fidelizzazione del consumatore raggiungono i livelli piú alti. Il dominio del brand si nota soprattutto nel settore del calcio, ma anche in quello dell'abbigliamento per l´atletica. "L´Europa è la nostra patria, il mercato che ci vede leader e con queste basi contiamo di essere pronti ad accogliere molte sfide future. Il nostro obiettivo è di sfruttare al meglio tutte le opportunità di questo mercato, nonché di aumentare la nostra efficienza interna, cosí da non perdere la leadership acquisita" - Roland Auschel, responsabile di adidas Europa. Nel complesso il primo semestre di quest´anno si è dimostrato uno dei piú attivi e rilevanti per adidas-Salomon Ag. Sono stati introdotti diversi nuovi prodotti, molti dei quali innovativi dal punto di vista del design e della tecnologia ed il mercato ha risposto positivamente a queste novità. Le vendite del gruppo sono salite del 7%, da 2,9 miliardi di euro nel primo semestre del 2001 a 3,1 miliardi di euro nel primo semestre del 2002, superando il target di crescita del 5%. Lo sviluppo ha interessato tutti i segmenti di prodotto e di mercato. Anche gli Stati Uniti hanno riportato un incremento delle vendite dell'8% e questa è considerata una notevole conquista. La presenza di adidas a due eventi sportivi rilevanti quali le olimpiadi invernali di Salt Lake City e la coppa del mondo in Giappone e Corea ha inoltre portato ad un ampliamento della "brand awareness". Un'altra attività ultimata a livello globale quest'anno è stata la ridefinizione della struttura divisionale del brand. adidas oggi si propone con tre divisioni: adidas Sport Performance (prodotti sviluppati per un mercato con alte performance sportive), adidas Sport Heritage (prodotti adidas Originals) e adidas Sport Style (prodotti creati in collaborazione con Yohji Yamamoto). Sia le attivitá di Sport Performance che di Sport Heritage hanno generato fino ad oggi notevoli risultati, adidas si aspetta pertanto che dal 2003 l´apporto della neonata divisione Sport Style sia altrettanto positivo. 

PER BENETTON LA CINA È VICINA. APRE A SHANGAI IL PRIMO MEGASTORE DEL GRUPPO NEL PAESE
Ponzano, 17 ottobre 2002. Il primo megastore Benetton in Cina viene inaugurato ieri da Luciano Benetton a Shanghai, in Central Huai Hai Road 651, uno dei punti focali per l'economia, il commercio e l'attività culturale della maggiore città del Paese. Il nuovo megastore occupa più di 3.000 metri quadri di vendita distribuiti in un palazzo di sette piani, e presenta una completa panoramica del mondo e dello stile Benetton, attraverso le collezioni United Colors of Benetton, Sisley, The Hip Site e Undercolors. Pianoterra e primo piano ospitano, rispettivamente, le collezioni United Colors of Benetton per il bambino di ogni età (baby, kid, junior) e premaman, e le linee complete di abbigliamento e accessori per donna e uomo. Il secondo piano è suddiviso tra le collezioni Undercolors, The Hip Site e gli articoli per la casa, mentre tutto il terzo piano è dedicato al marchio di tendenza del Gruppo, Sisley, con le linee complete uomo, donna e accessori, dedicate a coloro che seguono la moda nei suoi contenuti più trendy. I piani rimanenti sono riservati agli uffici e allo showroom. Installazioni multimediali interattive, ideate dal New Media Department di Fabrica, il centro di ricerca e sviluppo sulla comunicazione della Benetton, sono state installate per la prima volta in un megastore. Questa iniziativa vuole essere la prima di una serie di attività culturali, anche legate a Fabrica, da svolgere all'interno del grande megastore, che assume così anche la valenza di spazio culturale di aggregazione e incontro. L'inaugurazione a Shanghai del primo megastore Benetton nel mercato cinese rientra nel quadro del piano di sviluppo nei mercati asiatici, che ha visto la quasi contemporanea apertura, tra settembre e ottobre 2002, di tre importanti indirizzi in Giappone, a Kyoto, Sapporo e Shinjuku. Grazie a completezza d'offerta, refreshing costante e qualità dei servizi, i megastore Benetton rappresentano oggi la miglior vetrina internazionale dei marchi, dello stile e dell'immagine del Gruppo. La loro rete mondiale, anche a gestione diretta, sta crescendo a ritmi sostenuti, con una previsione di arrivare a un totale di 300 megastores nei prossimi anni. 

E' ARRIVATA LUFTHANSA MILES & MORE MASTERCARD ORO DI CLARIMA: LA NUOVA CARTA DI CREDITO PER VOLARE LONTANO 
Milano, 17 ottobre 2002 - Pensata per chi ama viaggiare, Lufthansa Miles & More MasterCard è la nuova carta di credito Oro emessa da Clarima, Banca del Gruppo Unicredito Italiano, in partnership con Lufthansa. A partire da ottobre 2002 la nuova carta consente ai possessori di guadagnare miglia premio in modo ancora più facile e immediato. Infatti tutti coloro che acquistano con la carta di credito un biglietto aereo Lufthansa, dei suoi partner Air Dolomiti e Air One o dei partner Star Alliance, riceveranno, oltre al consueto accredito di miglia volate previste dal programma Miles & More, un numero supplementare di miglia premio corrispondente al costo del biglietto stesso. Tanti vantaggi anche per chi utilizza la carta per effettuare i propri acquisti in uno dei 23 mila esercizi del circuito MasterCard: per ogni euro di spesa infatti, Lufthansa Miles & More MasterCard regala un miglio premio. Lufthansa Miles & More MasterCard ha solo funzione di carta di credito. Per l'accredito di miglia legato al programma Miles & More, è comunque indispensabile continuare ad utilizzare la propria carta Miles & More. La carta Lufthansa Miles & More MasterCard è una carta di credito Oro comoda per fare acquisti e per accumulare miglia da convertire in tanti premi all'interno del programma di fidelizzazione Lufthansa Miles & More. Oltre ad un premio di 1500 miglia all'attivazione della carta, i titolari di Lufthansa Miles & More MasterCard potranno usufruire di numerose agevolazioni tra le quali un limite di credito fino a 3.000 Euro mensili, nessuna commissione sul cambio valuta, accordi privilegiati con le migliori società di autonoleggio. Per richiedere la carta Lufthansa Miles & More MasterCard Oro, il servizio clienti Clarima è a disposizione al numero verde 800 660698 attivo dalle 8:00 alle 22:00, 7 giorni su 7. E' possibile inoltre compilare l'apposito modulo disponibile nelle sale di attesa e biglietterie Lufthansa presso gli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate. A 9 anni dal suo debutto Lufthansa Miles & More, il programma di fidelizzazione più importante d'Europa, ha raggiunto la soglia dei 6,3 milioni di partecipanti, di cui oltre 270.000 iscritti in Italia. Tutti gli utenti possono accedere direttamente alle informazioni relative al programma Miles & More sul sito www.lufthansa.it  nella sezione Miles & More, oppure chiamando il numero telefonico 02 80 66 30 67. "La partnership con Clarima testimonia ancora una volta l'impegno di Lufthansa nel cercare di rispondere in modo efficace alle esigenze dei propri clienti" ha dichiarato Caroline Schäfer, Direttore Marketing e E-Business Italia. "Abbiamo studiato con Clarima una carta che non solo può essere usata come mezzo di pagamento tradizionale, ma che offre ulteriori possibilità di accumulo miglia nel più importante programma di fidelizzazione europeo." "Per Clarima" ha dichiarato Alberto Garbarino, Direttore Marketing della banca del Gruppo Unicredito Italiano, specializzata nel mercato delle carte di credito "la partnership con Lufthansa e la realizzazione della nuova Carta di Credito costituiscono una piena conferma dell'impegno di Clarima nella ricerca di idee e soluzioni orientate a soddisfare le esigenze della differente clientela e perfettamente integrate nell'offerta del partner: in questo caso grazie all'abbinamento dei servizi di una carta di credito innovativa e flessibile a quelli di un programma aggiuntivo di miglia comodo e conveniente". 

PRIMI 9 MESI AIR DOLOMITI: CRESCITA CONTROCORRENTE (OLTRE 800.000 PASSEGGERI DI LINEA, + 19%) 
Milano, 17 ottobre 2002 - Air Dolomiti, la Compagnia regionale italiana quotata al Mta e partner di Lufthansa, diffonde i dati preliminari di traffico del mese di settembre e le valutazioni del trimestre appena trascorso. 

 

 

Settembre

 

 

Cumulative

Gennaio-Settembre 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

2002

2001

Variazione %

2002

2001

Variazione %

VOLI DI LINEA

 

 

 

 

 

 

Passeggeri

108.791

86.259

+ 26,1%

807.199

677.329

19,2%

Load Factor

61,2%

58,3%

+ 2,9 p.p.

0,553237

0,5638

 

Voli

3.334

2.760

+ 20,8%

27.532

22.691

21,3%

Ore volate

5.252

4.188

+ 25,4%

42.803,28

34.647,27

23,5%

ASK (000)

120.509

96.822

+ 24,5%

985.401

779.434

26,4%

RPK (000)

73.697

56.471

+ 30,5%

545.160

439.445

24%

ATTIVITA' COMPLESSIVA

 

 

 

 

 

 

Voli

3.477

2.925

+ 18,9%

28.439

24131

17,9%

Ore volate

5.485

4.461

+ 23%

44.246,61

36.641,78

20,8%

Passeggeri

113.184

91.930

+ 23,1%

831.826

72.5256

14,7%

I dati di traffico del mese di settembre sono ovviamente difficilmente raffrontabili con i risultati dello stesso periodo dell'anno precedente, pesantemente influenzati dai tragici atti terroristici. Il Load Factor di settembre 2002 (61,2%, + 2,9 p.p.) riporta il dato del riempimento degli aeromobili vicino al livello del settembre 2000 (62,5%) nonostante la capacità di Air Dolomiti sia cresciuta del 60% nel biennio, in controtendenza rispetto alla crisi del settore. La variazione decisamente positiva, quindi, è il frutto non solamente del paragone con un periodo critico ma soprattutto il risultato di una crescita oculata e modulata (+ 24,5%, più contenuta rispetto ai mesi precedenti), che non ha trascurato il consolidamento dei mercati dove la Compagnia opera. I positivi dati progressivi da inizio anno (807.199 passeggeri di linea, domanda + 24,1%) sono resi ancora più significativi dal confronto con il risultato delle vendite del mercato Italia, in calo di oltre il 4%. Tale crescita ha permesso l'acquisizione di importanti quote di mercato nel bacino storico d'utenza della Compagnia. Ora, per mantenere la posizione raggiunta pur nel delicato scenario domestico ed internazionale attuale, sarà priorità di Air Dolomiti la cura del consolidamento degli obiettivi raggiunti. Con l'occasione Air Dolomiti rende noto che il giorno 14 novembre 2002 il Consiglio di Amministrazione della Compagnia si riunirà per discutere la relazione trimestrale al 30 settembre 2002 

NUOVE NOMINE NELLA SQUADRA DI EMIRATES ITALIA 
Roma, 17 Ottobre 2002 - Emirates, la compagnia aerea internazionale con sede a Dubai eletta Compagnia dell'anno 2002, annuncia l'ampliamento dell'organico con un direttore commerciale, un direttore amministrativo e un nuovo responsabile di scalo a Malpensa. Antonella Di Clemente entra a far parte del gruppo italiano della Emirates con l'incarico di direttore commerciale per l'Italia, dopo una articolata esperienza professionale in British Airways. Nel suo ruolo Di Clemente dovrà rafforzare l'immagine di Emirates quale vettore emergente con un servizio di qualità ed un network crescente di collegamenti dall'Italia verso Africa, Oriente e Australia. Suo obiettivo sarà identificare e sviluppare tutte le opportunità per incrementare le quote di mercato di Emirates in Italia secondo i piani di sviluppo della compagnia. L'obiettivo di crescita sarà legato all'aumento della penetrazione nel settore viaggi d'affari e alla promozione di nuove destinazioni, mantenendo e consolidando le relazioni che hanno contribuito alla crescita di Emirates nei suoi 10 anni di attività in Italia. A rafforzare il team, con l'incarico di direttore amministrativo per l'Italia e con l'obiettivo di consolidare il business di Emirates in Italia, c'è Claudio Armini, che vanta una lunga esperienza nella gestione finanziaria delle attività per il sud-Europa di Varig Brazilian Airlines ed entra in Emirates per sviluppare nuove metodologie di lavoro e per ottimizzare la moderna organizzazione amministrativa e finanziaria al passo con la crescita della compagnia. L'impronta strategica per la condivisione degli obiettivi comuni sarà la linea guida nel lavoro di Armini, per sostenere la crescita della filiale italiana e creare uno spirito di gruppo in sintonia con le direttive della sede centrale di Emirates, a Dubai. Marko Jasko è il nuovo Capo Scalo a Malpensa: dopo 2 anni in S.E.A. e 14 anni in S.A.S. di cui 7 come Capo Scalo, nella nuova posizione Jasko sarà responsabile di tutte le operazioni di scalo per garantirne la massima sicurezza, oltre che della relazione con i passeggeri per far fronte alle loro esigenze nello stile cordiale e disponibile che distingue la compagnia e ne mantiene lo status di eccellenza. "Emirates ha appena festeggiato i 10 anni di operatività in Italia e, a conferma dei successi riportati e del consolidamento della compagnia nel nostro Paese, oggi rafforziamo il nostro staff per ottimizzare i risultati e conseguirne di nuovi." - dichiara Massimo Massini, direttore generale Emirates Italia - "I 3 nuovi ingressi rispondono ai nostri criteri organizzativi basati su scelte commerciali in linea con la politica di espansione della compagnia, su investimenti economici mirati e su un impeccabile servizio al cliente che ne privilegia, in primis, la sicurezza. Criteri comuni a chi, come Renza Faion (Direttore Prenotazioni e Biglietteria per l'Italia), Cesare Moreira (Direttore Merci per l'Italia) e Marco Calvarese (Capo Scalo Fiumicino), hanno costruito in questi 10 anni Emirates in Italia". 

TRA MILANO E SIVIGLIA UN'INTESA TUTTA PARTICOLARE: GRAZIE A MODA, FIERA, TEATRO, TURISMO E UN PROBABILE VOLO DIRETTO PER L'ANDALUSIA IL LEGAME DIVENTERÀ INDISSOLUBILE 
Milano, 17 ottobre 2002 - Interscambi commerciali sempre più stretti tra la città di Milano e Siviglia. L'assessore Giovanni Bozzetti, dopo aver ospitato per tutto il mese di giugno in piazza Castello la manifestazione "La Spagna a Milano", con degustazione di prodotti enogastronomici e spettacoli andalusi, si è recato nei giorni scorsi nella bellissima città spagnola per porre le basi di preziose collaborazioni future. "Milano e Siviglia -spiega Bozzetti- sono due città molto simili per diversi aspetti. In comune hanno sia la moda e la fiera, che il fatto di ospitare importantissimi spettacoli teatrali. A Milano c'è la Scala, a Siviglia il teatro de la Maestranza. Vi è il massimo interesse da parte della città di Siviglia e dei suoi imprenditori di poter interagire con Milano nei settori della moda, dell'ambiente, del turismo, del design, della formazione, dell'industria aeronautica e delle manifestazioni espositive nelle fiere. La collaborazione potrebbe anche estendersi a un interscambio culturale tra il loro teatro de la Maestranza e la Scala". Bozzetti nella capitale Andalusa ha avuto l'opportunità di incontrare, tra gli altri, il sindaco Alfredo Sanchez, l'assessore al turismo Blas Ballesteros Sastre, il direttore del Consorzio Turismo Gerardo Quintana, il Presidente della Camera di Commercio Ramon Contreras, il presidente degli imprenditori Fernando Guerriero Marin e il direttore generale della Fiera Felipe Luis Maestro Alcantara. "Stiamo programmando per il prossimo mese di marzo -prosegue Bozzetti- una prima manifestazione congiunta a Siviglia, che prevederà una tre giorni in cui ci sarà spazio per una sfilata di moda di stilisti italiani e spagnoli unitamente a una serie di incontri tra imprenditori e istituzioni delle due città. Saranno invitate anche le scuole di formazione di moda e design di Milano che per organizzazione, programmi e risultati, hanno a tal punto impressionato gli operatori spagnoli da volerle prenderle a modello. Nel mese di settembre 2003, invece, sarà una delegazione Andalusa di stilisti a partire alla volta di Milano per mostrare le collezioni spagnole". Nell'ambito degli incontri tra l'assessore e le istituzioni andaluse, si è parlato anche dell'istituzione di un volo diretto, che collegherà finalmente Milano e Siviglia, conseguenza naturale dell'infittirsi degli scambi commerciali tra le due città. 

ALITALIA: 275 VOLI CANCELLATI 35.000 PASSEGGERI COINVOLTI PER LO SCIOPERO GENERALE DEL 18 OTTOBRE 
Roma, 17 ottobre 2002 - In relazione allo sciopero generale proclamato per venerdì 18 ottobre dalle ore 10 alle ore 18 dagli aderenti alle organizzazioni sindacali Cgil e Sulta, Alitalia comunica che sarà costretta a cancellare 275 voli, di cui 157 nazionali 114 internazionali e 4 intercontinentali. I voli modificati saranno 109.I passeggeri che non potranno volare sono 35.000. Alitalia si scusa con i propri passeggeri per i disagi che dovranno sopportare e invita la propria clientela a contattare il Numero Verde 800 650055 per avere tutte le informazioni sui voli. 

BRUXELLES AUTORIZZA GLI AIUTI BRITANNICI PER UN USO EFFICIENTE DEI PRODOTTI ENERGETICI
Bruxelles, 17 ottobre 2002 - La Commissione europea autorizza il Regno Unito a prorogare il sostegno all'uso non domestico dei prodotti energetici nel quadro del programma sulle migliori pratiche di efficienza energetica (Energy Efficiency Best Practice Programme - eebpp). Il programma, che la Commissione aveva approvato la prima volta nel 1995, può essere oggi prolungato dalle autorità britanniche fino al 2006 compreso. Dalla sua entrata in vigore, hanno beneficiato di sovvenzioni per progetti di ricerca e sviluppo circa 200-300 organismi e migliaia sono gli organismi che hanno usufruito di informazioni e consulenze sull'uso dell'energia e l'efficienza energetica. Obiettivo del programma, che è gestito dalla Carbon Trust del ministero britannico del Commercio e dell'Industria, è favorire lo sviluppo e l'introduzione di tecnologie per un uso efficiente e a bassa emissione di anidride carbonica dei prodotti energetici. La Carbon Trust è stata istituita dal ministero britannico del Commercio e dell'Industria per aiutare le imprese a ridurre in futuro l'emissione di anidride carbonica. In particolare, dovrà gestire gli aiuti disponibili a titolo del programma Eebpp e disporrà a tal fine di una dotazione annua di 17 milioni di sterline (circa 27 milioni di euro). Il programma provvede ad erogare aiuti pubblici per progetti di R&S nel settore dell'efficienza energetica, da cui sono esclusi i progetti per lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile. Gli aiuti sono destinati a progetti aventi per oggetto prodotti e processi innovativi, applicabili all'industria, all'edilizia e ai trasporti. Sono finanziabili tutte le fasi della ricerca, dalla ricerca fondamentale a quella precompetitiva, nonché gli studi di fattibilità. Non sono previste restrizioni circa le dimensioni degli organismi beneficiari e le domande di aiuti possono provenire da qualunque settore, comprese le università e gli organismi di ricerca. Il programma fornisce anche informazioni e consulenze indipendenti sulle misure e le tecnologie di efficienza energetica. Vengono organizzati, a tal fine, seminari e eventi per tutti gli utilizzatori non domestici dei prodotti energetici. La Commissione constata che gli aiuti alle attività di R&S configurano aiuti di Stato poiché sono erogati a imprese ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato Ce. Tali aiuti sono tuttavia compatibili con la disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato alla ricerca e sviluppo e potrebbero quindi essere autorizzati. La Commissione osserva inoltre che non costituiscono aiuto di Stato gli aiuti alle attività di R&S degli istituti di istruzione superiore e degli enti pubblici di ricerca senza scopo di lucro. È altresì compatibile con il mercato comune il sostegno alle attività di informazione, trattandosi di attività di cui possono beneficiare indistintamente tutte le parti interessate. 

LA COMMISSIONE AUTORIZZA UN AIUTO IN FAVORE DI ALFA LAN IN SPAGNA 
Bruxelles, 16 ottobre 2002 - La Commissione europea ha autorizzato la Spagna ad erogare aiuti regionali agli investimenti per complessivi 3,1 milioni di euro al gruppo Alfa Lan, nella regione basca, a favore di investimenti presso diversi impianti di fabbricazione del gruppo. Gli investimenti, per un totale complessivo di 34,9 milioni di euro, creeranno numerosi posti di lavoro ed avranno effetti positivi sullo sviluppo della regione. L'aiuto proposto è ben al di sotto del massimale del 20% di aiuto consentito per la regione in base alle norme applicabili. Beneficiario dell'aiuto proposto sarà Alfa Lan S.A., che è a capo di un gruppo di piccole e medie imprese attivo su diversi mercati compresi quelli della microfusione di alluminio, della fusione di precisione in acciaio, dei componenti per il settore automobilistico, e delle macchine agricole. La società ha sede ad Eibar, nella regione basca di Guipúzcoa. L'insieme dei progetti d'investimento copre il periodo 2000-2003, ammonta complessivamente a 34,9 milioni di euro e porterà alla creazione di 313 nuovi posti di lavoro. Il governo basco propone la concessione di 3,1 milioni di euro sotto forma di aiuti non rimborsabili. L'intensità di aiuto è pari al 5,98% dei costi ammissibili, al netto, dedotte le imposte, ed è di gran lunga inferiore al 20% del massimale di aiuto consentito nella regione di Guipúzcoa, riconosciuta dalla Commissione come un'area assistita ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c) del trattato CE sulla base della carta degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006. Nella propria valutazione la Commissione ha notato che il programma quadro nell'ambito del quale è stato scelto il progetto è aperto a tutti i settori e promuove lo sviluppo economico della regione basca. Considerando l'esigua quota di mercato della società, la debole intensità dell'aiuto come pure il fatto che Alfa Lan non opera in un settore che soffre di sovraccapacità strutturale oppure su un mercato in declino, la Commissione è giunta alla conclusione che l'aiuto non avrà un indebito effetto distorsivo sulla concorrenza. 

ENERGIA, ACQUA, AMBIENTE, TELECOMUNICAZIONI, TRASPORTI, SANITA' E ASSISTENZA: TXT E-SOLUTIONS PER LA GESTIONE OTTIMIZZATA DEGLI ASSET 
Milano, 17 ottobre 2002 - Qualita' del servizio e contenimento dei costi. La soluzione mobile per il Work Force Management in linea con le esigenze delle aziende Multi-Servizi Pianificazione e ottimizzazione di skill, operatori, squadre, materiali, mezzi e attrezzature e' la risposta di Txt e-solutions al mercato delle Aziende di Multiservizi. La soluzione di Workforce Management e' uno strumento di supporto alla gestione delle funzioni aziendali, mirato sulle esigenze di rete (reti di distribuzione dell'elettricita' e gas, reti di telecomunicazioni,...) e di operatori che erogano servizi distribuiti sul territorio (interventi di manutenzione, installazione e posa, pronto intervento, sulle reti e presso i clienti/utenti finali,...) o localizzati in centri produttivi/operativi (attivita' di operatori legate a processi produttivi, operazioni di carico/scarico/packaging presso i magazzini, svolgimento pratiche presso uffici territoriali, assistenza clienti presso contact-center). E' una soluzione che risponde appieno alle esigenze di competitivita' e reattivita' ai cambiamenti del mercato in modo da garantire nuovi margini di efficienza e un rapido ritorno sull'investimento. La conoscenza approfondita delle problematiche specifiche del settore Utilities e la decennale esperienza di collaborazione con alcune tra le piu' note aziende sul mercato nazionale, ha consentito a Txt e-solutions di realizzare uno strumento che consente l'ottimizzazione delle decisioni chiave nelle diverse fasi di pianificazione e di schedulazione operativa, massimizzando la cooperazione e il coordinamento tra i molteplici attori coinvolti. Queste soluzioni sono gia' state applicate con successo in aziende leader di mercato che ne stanno godendo i benefici. Le soluzioni di Workforce Management proposte da Txt e-solutions comprendono diversi strumenti, che sinergicamente affrontano i vari problemi organizzativi delle risorse coinvolte nell'erogazione di servizi: Strumenti di previsione della domanda di servizi e di pianificazione strategica; Strumenti di programmazione dell'attivita' degli operatori; Strumenti di prenotazione appuntamenti cliente; Strumenti di collaborazione con fornitori e terzisti Strumenti di comunicazione con le risorse sul campo sfruttando tecnologia wireless (mobile e Pda). Infolink: http://www.txt.it 

AIUTI EUROPEI PER UN INVESTIMENTO DI OPEL IN PORTOGALLO 
Bruxelles, 17 ottobre 2002 - La Commissione europea ha autorizzato il Portogallo ad erogare aiuti regionali per un totale di 38 milioni di euro allo stabilimento Opel di General Motors sito ad Azambuja, nella regione di Lisbona, a favore di un investimento per la produzione di un nuovo modello basato sulla piattaforma Corsa. La decisione è stata presa dopo un'indagine formale dalla quale è risultato che gli aiuti erano giustificati e proporzionati. Al tempo stesso la Commissione ha limitato a 3 milioni di euro gli aiuti alla formazione che potranno essere concessi ad Opel in relazione al medesimo progetto. Beneficiaria dell'aiuto proposto sarà Opel Portugal Comércio e Indústria de Veículos, SA, una controllata del gruppo General Motors Europe. Gli aiuti regionali all'investimento consentiranno ad Opel Portugal di installare una nuova linea di produzione per un nuovo piccolo veicolo per passeggeri e per uso commerciale, la Corsa Combo, basata sulla piattaforma dell'Opel Corsa. L'aiuto alla formazione contribuirà a far fronte alle esigenze di formazione interna di Opel Portugal in relazione al progetto. Gli aiuti regionali all'investimento Il progetto di aiuto valutato dalla Commissione si riferisce ad investimenti per 124 milioni di euro tra il 1998 e il 2003, di cui 35 milioni di euro sono apportati dall'aiuto. La zona di Azambuja è riconosciuta dalla Commissione come zona assistita ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c) del trattato nella carta degli aiuti regionali. Nel 2002, vi sono ammessi aiuti fino ad un massimo del 34% al netto delle imposte (il cosiddetto equivalente sovvenzione netto). Inizialmente la Commissione nutriva dei dubbi sulla compatibilità dell'aiuto con la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato all'industria automobilistica del 1997; essa ha perciò aperto un procedimento d'indagine formale per dare alle autorità portoghesi ed agli altri interessati la possibilità di presentare osservazioni. Ai sensi della disciplina degli aiuti di Stato all'industria automobilistica, la Commissione deve assicurarsi che qualsiasi aiuto concesso nel settore in questione sia necessario per realizzare il progetto nella località prescelta e proporzionato agli svantaggi che la zona presenta rispetto ad una località alternativa. Per quanto riguarda il criterio della necessità dell'aiuto, il beneficiario deve dimostrare chiaramente di possedere un'alternativa economicamente valida per l'ubicazione del suo progetto. La Commissione ha studiato la cosiddetta mobilità geografica del progetto e ritiene che lo stabilimento del gruppo General Motors Europe a Gliwice in Polonia avrebbe potuto ospitare il progetto, e che quindi la realizzazione dell'investimento in tale sito alternativo rappresentava per Gme un'opzione concreta. Per valutare la proporzionalità dell'aiuto è stata effettuata una "analisi costi-benefici", nella quale sono stati messi a confronto i costi che Opel Portugal sosterrà per realizzare il progetto ad Azambuja con quelli che comporterebbe un progetto identico nel sito alternativo di Gliwice. L'analisi costi-benefici ha dimostrato che i costi supplementari per la realizzazione della produzione ad Azambuja piuttosto che a Gliwice sono più elevati dell'ammontare dell'aiuto proposto per il progetto. La Commissione ha quindi concluso che l'aiuto poteva essere autorizzato. Gli aiuti alla formazione Con la medesima decisione la Commissione ha autorizzato un aiuto alla formazione di 3 milioni di euro che contribuirà a coprire i 7 milioni di euro di spese di formazione interna che Opel Portugal sosterrà in relazione al progetto d'investimento. L'aiuto autorizzato è inferiore a quello proposto dalle autorità portoghesi (3,4 milioni di euro), in quanto la Commissione ha accertato che varie azioni di formazione erano intese a far acquisire competenze solo parzialmente trasferibili ad altre imprese od occupazioni. La politica della Commissione è invece rivolta a favorire la formazione che fa acquisire qualifiche che sono in gran parte trasferibili ad altre imprese od occupazioni e che migliorano quindi sostanzialmente l'occupabilità del lavoratore. 

ITALIA-COREA DEL NORD: INAUGURATO IMPIANTO DI RICICLAGGIO DI PNEUMATICI USATI 
Italia - Corea Del Nord, 17 ottobre 2002 - Inaugurato Impianto A Pyongyang E' stato recentemente inaugurato a Pyongyang, alla presenza del presidente Kim Jong II, un impianto di riciclaggio di pneumatici usati che produrrà oltre 50 mila tonnellate all'anno di polvere e granulato di gomma. L'impianto è stato realizzato dalla società Cis Estero, da anni attiva nei rapporti di interscambio e cooperazione industriale con la Repubblica Democratica di Corea. ''E' un Paese in cui si stanno muovendo i primi passi di una profonda trasformazione economica - ha spiegato il presidente di Cis Estero, Carlo Baeli, illustrando il progetto - che porterà al progressivo avvicinamento della Corea all' economia di mercato. L'apertura di una nuova zona di libero mercato a Sinuiju, la seconda dopo quella di Rajin-Sonbong aperta alla fine degli anni '90, è un'ulteriore dimostrazione della volontà del Paese di attrarre investimenti dall'estero''. Infolink: www.cisestero.it 

CESOP COMMUNICATION ORGANIZZA LA V EDIZIONE DEL JOB MEETING NAPOLI 
Milano, 17 ttobre 2002 - Cesop Communication - società di consulenza specializzata nello sviluppo di strategie di Employer Branding con le quali supporta le aziende nella pianificazione di azioni mirate, che consentono di costruire e sviluppare il marchio aziendale sia sul mercato interno (retention) che sul mercato esterno del lavoro (recruiting) - annuncia che mercoledì 23 Ottobre 2002, dalle ore 9.00 alle 18.00, avrà luogo la V edizione del Job Meeting Napoli, importante momento di incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro qualificata, in programma presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, in Piazzale Tecchio n.80. La manifestazione, rivolta ai laureati e ai laureandi di tutte le facoltà, è organizzata da Cesop Communication, in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, presente con Sof-Tel, il Centro di Ateneo per l'Orientamento, la Formazione e la Teledidattica , che si occupa di orientamento in tutte le sue diverse fasi. Il Prof. Ing. Vincenzo Naso, Preside della Facoltà di Ingegneria dell'Università Federico II, dichiara: "I rapporti che le Facoltà di Ingegneria, da sempre, intrattengono con le realtà esterne si sono intensificati negli ultimi anni, come testimoniano i numerosi contratti e convenzioni di ricerca, stipulati da Dipartimenti universitari con Enti pubblici e privati, ed il diffondersi delle attività di tirocinio dei diplomandi. Un'ulteriore conferma è data dall'ampio spazio per attività formative da svolgersi in collegamento con il mondo delle imprese previsto dal progetto, di ormai imminente attuazione, che riforma i curricula formativi universitari. L'attenzione dedicata dall'Università Federico II di Napoli al collegamento organico con la realtà esterna, ha dato luogo ad un ampio programma di iniziative volte all'orientamento degli allievi nelle diverse fasi della loro carriera. Attualmente, queste attività sono strutturate nel progetto Orienta, coordinato, a livello di Ateneo, dal Prof. Luciano De Menna, che tenta di sviluppare attività di orientamento in ingresso, in itinere e in uscita". Il Prof. Luciano De Menna, Direttore Scientifico del Sof-Tel, dell'Università Federico II, informa: "In particolare nel campo dell'orientamento in uscita, e quindi al lavoro, il Sof-Tel ha al suo attivo diverse iniziative, alcune delle quali finanziate anche dalla Comunità Europea. Esse prevedono: incontri per settore con il mondo produttivo, l'erogazione di piccoli contributi economici per gli allievi che svolgono il tirocinio, la creazione e gestione di una banca dati tirocini, la collaborazione con uno specifico ufficio, a questo scopo creato, presso l'Unione Industriali di Napoli, la gestione della banca dati laureati, già da tempo operativa nell'Ateneo ed altre iniziative non meno significative ed importanti, di cui si può avere notizia visitando il sito del Centro all'indirizzo: www.orientamento.unina.it La partecipazione all'incontro organizzato da Cesop Communication rientra, quindi, perfettamente nelle finalità del Sof-Tel, che è ben lieto che l'Ateneo ospiti, anche quest'anno, la manifestazione nella Facoltà di Ingegneria". # In quest'ottica, il Job Meeting, importante "Fiera dell'orientamento" che dal 1991 segue con successo la formula "Impresa in Università", mira a coinvolgere attivamente laureati e laureandi alla ricerca della prima occupazione e i responsabili aziendali della selezione. Grazie ai Job Meeting, i neolaureati, che aspirano ad una posizione in linea con la propria formazione accademica, possono acquisire e scambiare conoscenze e informazioni qualificate, ma anche proporsi direttamente ai più rinomati gruppi industriali, cogliendo opportunità lavorative non pubblicizzate. E' possibile, peraltro, inserire personalmente e gratuitamemte il proprio cv nella banca dati on-line di Cesop, consultata dalle aziende partecipanti, per un periodo di tre mesi dalla data della manifestazione, all'indirizzo www.cesop.it. E', altresì, vitale per le realtà imprenditoriali dialogare attivamente con gli atenei italiani per reperire potenziali candidature d'eccellenza, poichè, per vincere la guerra dei talenti, è necessario che le imprese considerino le risorse umane con la consapevolezza che il talento in azienda produce qualità, "conducendola" verso lo sviluppo e nuovi traguardi. Le società partecipanti, dagli stand e nel corso di specifici workshop, mettono in vetrina le principali caratteristiche della propria organizzazione e filosofia di lavoro, illustrando, al tempo stesso, i profili professionali richiesti. Inoltre, un utile canale di comunicazione dell'immagine aziendale è rappresentato da Ateneo&Azienda - guida alle imprese che assumono neo laureati: la rivista di Cesop Communication, giunta al suo undicesimo anno, che sarà distribuita gratuitamente a tutti i visitatori nel corso del Job Meeting. L'ingresso è libero e gratuito. Napoli è il settimo appuntamento del calendario stilato per il 2002, che prevede l'organizzazione di altri 2 Job Meeting, nelle città di Milano (14 Novembre: Università degli Studi Milano - Bicocca) e Modena (10 Dicembre: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia). Nell'ultima edizione del Job Meeting di Napoli, i visitatori sono stati circa 5000, dei quali il 40% proveniente dalla Facoltà di Ingegneria, il 36% Economia, il 10% Scientifiche, il 14% altre. Mentre l'area geografica di appartenenza è risultata essere: Napoli (72%), Salerno (6%), Puglia (6%), Calabria e Sicilia (12%), Centro Nord (6%). Alcune delle Aziende partecipanti all'edizione 2002: Accenture, Assicurazioni Generali, Banca Primavera, Barilla, Carrefour, Danone, Fater, Gruppo Fiat, Ibm Italia, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Manpower, Merloni Elettrodomestici, Mip - Politecnico di Milano, Poste Italiane, Procter&Gamble, Saritel, Siemens Business Services Italia, Siemens Mobile Communications St. John's University, Telecom Italia, Telecom Italia Lab, Unilever, Vodafone Omnitel, Bollettino del Lavoro. Infolink: www.cesop.it 

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