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Notiziario Marketpress di Venerdì 16 Giugno 2000
 
   
  I MACCHIAIOLI - MUSEO DEL CORSO, ROMA IN CORSO FINO AL 24 SETTEMBRE

 
   
  Mancava da Roma da circa cinquant’anni una mostra dedicata ai Macchioli, risalendo l’ultima organica esposizione al 1956. Focalizzati gli anni sessanta dell’800, la rassegna ruota nel periodo 60-70 periodo di un nuovo linguaggio e di stretto contatto passando dalla macchia chiaroscurale a quella tonale. Il decennio rappresenta il vertice della pittura di macchia, il momento più unitario e insieme organicamente creativo. 80 opere tutte di grande qualità prodotte da artisti che operarono a Firenze e in Toscana negli anni tra il 1855 e il 1867, ovvero il periodo prima e dopo l’Unità d’Italia. Le opere provengono dalle principali raccolte pubbliche e private. Nel tollerante Granducato toscano affluirono molti artisti da diverse parti d’Italia. Il "romanticismo storico", una vera novità rispetto alla tradizione accademica, venne scosso dagli echi dell’Esposizione Universale del 1855, dalla scuola di Barbizon e dai paesaggi ispirati dal vero. Una pittura nuova, che superava il paesaggismo convenzionale. Telemaco Signorini teorizzò una pittura di macchia chiaroscurale, evidenziando masse e profili, un antefatto della pittura macchiaiola, dal tratto sintetico e tonale. Alla macchia di Signorini e al contrappunto lirico-patetico legato al temi della guerra del ’59 e a tempi campestri laziale di Nino Costa, si aggiunsero le potenzialità artistiche di Giovanni Fattori, vincitore del concorso Ricasoli. E’ alla sua pittura che si devono i paesaggi reali dipinti all’aperto di quotidiana verità oltre che scene militari. Le opere costituirono impulsi sui quali si plasmaromo i Macchiaoli. Motivi sulla motivi della campagna, sulla ricerca del rapporto colore e luce trasformarono la macchia chiaroscurale di Signorini nella macchia tonale, sintetica e luminosa, essenza della nuova pittura. Vengono annotate acute osservazioni del paesaggio e nascono i primo soggetti sociali e gli interni. Scelte tematiche e ottiche diverse fra loro ma fondamentalmente legate a un filo comune. Non si trattò di scuole a confronto ma di momenti di lavoro comuni e di incontro di pittori e luoghi, accomunati da ideali politici, della sinistra radicale, mazziniana e garibaldina, battuta dalla soluzione istituzionale monarchica che portò a confinarsi in una pittura extra cittadina, a esaltare la pittura della vita in campagna e esaltare la modesta moralità borghese e l’operosa attività contadina e pastorale. , ignorando realtà emergenti di trasformazione urbana e sociale. Diego Martelli il critico-mecenate di Castiglioncello intuì come il movimento macchiaiolo, pur con mezzi stilistici diversi e con un decennio in anticipo avesse affinità di visione con la pittura impressionista francese. Promossa dall’Ente Cassa di Risparmio di Roma e organizata dalle edizioni De Luca , è curata da Alessandro Marabottini e Vittorio Quercioli. Info tel. 049/633. 499 Piranesi & Goya. Opere della Fondazione Antonio Mazzottaù Milano, Fondazione Antonio Mazzotta (Foro Buonaparte 50) fino al 10 settembre 2000 Info: tel. 02. 878197, fax 02. 8693046; www. Mazzotta. It; e-mail mazzotta@iol. It Orario: 10-19. 30; martedì e giovedì 10-22. 30 Giorni di chiusura: tutti i lunedì e dal 14 al 21 agosto 2000 Biglietto: L. 10. 000 intero, L. 8. 000/6. 000 ridotti. Gratuito il mese di agosto Catalogo di Piranesi con testi di Luigi Ficacci e Augusta Monferini (200 pp. , L. 50. 000 in libreria, L. 30. 000 in mostra) Catalogo di Goya con testi di Tulliola Sparagni (120 pp. , L. 35. 000 in libreria, L. 20. 000 in mostra) In mostra i due cataloghi saranno venduti insieme a L. 40. 000. La mostra estiva della Fondazione Antonio Mazzotta è dedicata alla ricchissima produzione grafica di due artisti, Piranesi e Goya, il cui trait d’union è la dedizione con cui esercitarono questa forma d’arte, in due momenti diversi della storia dell’arte. Le opere provengono dal fondo della Fondazione stessa. La rassegna è realizzata in collaborazione la Regione Lombardia, la Provincia di Milano/settore Cultura e il Comune di Milano/ Settore Cultura, Musei e Mostre, con il contributo della Fondazione Cariplo e di Bayerische Vita e la collaborazione del Club La Repubblica. Sono esposte complessivamente 222 opere, di cui di Piranesi 80 fogli delle Vedute di Roma (1748-1775), una selezione di una trentina di fogli dalla serie delle Antichità romane (1754) e 10 matrici originali provenienti dalla Calcografia Nazionale di Roma; di Goya 80 fogli della serie dei Capricci (1799) nella prima edizione del 1799 e 22 fogli delle Follie (1815-24), nella terza edizione di Madrid del 1891. Si tratta di un appassionante viaggio attraverso le visioni fantasiose, eroiche e grottesche di Piranesi e Goya. Le incisioni sono il frutto di una incredibile sapienza artistica, attraverso un utilizzo molto originale della tecnica dell’acquaforte. Giambattista Piranesi (Mojano di Mestre 1720 - Roma 1778) architetto veneziano, come egli stesso amava definirsi durante il suo soggiorno a Roma, fu incisore, acquafortista e architetto profondamente legato sia all’ambiente veneziano che a quello romano. La vocazione all’architettura permea l’opera grafica di Piranesi dall’inizio alla fine della sua attività e in questo senso le Vedute di Roma costituiscono l’esempio migliore: iniziate nel 1748 senza l’intenzione di crearne un vero e proprio ciclo, vengono continuamente riprese lungo l’arco della sua vita in diversi rami e pubblicate fino al 1775, e di fatto costituiscono la sua opera più organica e grandiosa. In esse si intrecciano la conoscenza esatta dell’archeologia, la precisa strutturazione architettonica, che traeva spunto da un rigoroso studio dell’architettura degli edifici, fatta con puntiglio prima della realizzazione della Veduta, e l’inserzione dell’elemento "capriccioso" ottenuto con l’uso di varie morsure dell’acido sulle lastre di rame e tonalità cromatiche Alla "veduta secondo verità" Piranesi inserisce l’elemento "capriccioso" grazie alla tecnica dell’acquaforte, da lui usata con grande maestria e spregiudicatezza. Il ritorno più volte sullo stesso rame, già inciso, con rielaborazioni e l’uso variato degli inchiostri (alle volte con aggiunta di seppia) dà risultati di "colore" sorprendenti e effetti pittorici che rimandano alla sua radice veneta. L’imponente serie delle Antichità Romane, che conta 216 tavole, antecedente alle Vedute, testimonia lo studio accurato fatto da Piranesi sui resti dei monumenti della Roma antica, con una precisione metodologica tale da gettare le basi dell’archeologia moderna. In mostra verranno anche inserite 10 matrici originali delle Vedute e delle Antichità. I rami di Piranesi hanno un fascino se possibile superiore a quello dell’opera incisa, perché a chi le osserva consegnano, in tutta la sua immediatezza, la suggestione del fare artistico che le ha generate. I solchi variamente incisi, le tonalità del colore sul fondo della lastra di rame, insomma l’effetto entusiasmante e romantico della creazione saranno visibili grazie a questi veri gioielli messi a disposizione dalla Calcografia Nazionale che ne custodisce il fondo completo, acquistato da Gregorio Xvi nel 1839 e collocato nella sede di via della Stamperia a Roma. Artista già affermato nel mondo della corte, Francisco Goya (Fuendetodos 1746 - Bordeaux 1828) nell´ultimo decennio del Xviii secolo vede la sua vita cambiare radicalmente a causa della sordità che lo colpisce nel 1792, isolandolo in una dimensione interiore del tutto nuova, che da quel momento contrassegnerà anche la sua arte. Significativamente la genesi dei Capricci, pubblicati nel 1799, si situa appunto tra il 1794 e il 1795 a immediato ridosso della malattia. Le acqueforti della serie superano d´un balzo l´eleganza rococò dei cartoni per gli arazzi di corte, la preziosità della ritrattistica e persino i primi passi figurativi nel regno della pazzia compiuti con la serie dei piccoli dipinti su latta. Le grandi creazioni di Francisco Goya cominciano appunto a partire dai Capricci. Ma il ciclo grafico non è solo una testimonianza dell´animo dell´artista, rivelano anche la sua appassionata partecipazione alla scena politica e sociale della Spagna. Attraverso il ricorso al fantastico e al grottesco, al "divertimento" intelligente della caricatura, Goya sferza i costumi dei suoi compatrioti e rivela l´arretratezza del paese con la denuncia della nobiltà corrotta e inutile, del clero bigotto, del popolo ignorante e superstizioso. Testimone attento delle vicende della Spagna, Goya passa indenne tra rivoluzioni e restaurazioni, in cui si consumano via via tutte le sue illusioni illuministiche. Così se i Capricci sono il primo dei suoi grandi e immortali capolavori, il ciclo delle Follie (inciso tra il 1815 e il 1824) chiude non solo l´opera grafica, ma in fondo lo stesso arco creativo dell´artista. Dominate da un generale sfondo nero che le apparenta ai famosi dipinti della "Quinta del Sordo" (la sua casa nei dintorni di Madrid), come i Capricci anche le Follie fanno esplicito ricorso al fattore evocativo del sonno-sogno, mescolando inestricabilmente la riflessione sulla situazione sociale a quella sulla natura umana, delle cui mostruosità Goya fu infaticabile ricercatore. La casa editrice Mazzotta pubblica per la mostra due cataloghi: il primo su Piranesi con testi di Luigi Ficacci e Augusta Monferini il secondo su Goya con testi di Tulliola Sparagni. Sezione didattica: Tel. 02-878380, fax. 02-8693046; email: mazzotta@iol. It Il giovedì alle ore 19 serate con ascolto guidato a partire dal 22 giugno fino al 27 luglio (L. 6. 000 + L. 6. 000 bigliettod’ingresso), senza prenotazione. La mostra è aperta gratuitamente durante il mese di agosto grazie al contributo del Comune di Milano/ Settore Cultura, Musei e Mostre. .  
   
 

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