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Notiziario Marketpress di Martedì 14 Settembre 2010
 
   
  INCIDENTI LAVORO: SCONCERTANTI” ANALOGIE TRA TRAGEDIA CAPUA E CAMPELLO SUL CLITUNNO

 
   
   Perugia, 15 settembre 2010 – “Il drammatico incidente sul lavoro avvenuto a Capua sabato scorso ha sconcertanti analogie con quello che si è verificato a Campello sul Clitunno nel novembre 2006”. È quanto afferma l’assessore alla Sicurezza nei cantieri della Regione Umbria, Stefano Vinti. “Sembra – commenta - che da certi drammi non si voglia trarre le doverose conseguenze, e condividiamo il giudizio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si è detto indignato per il ripetersi di incidenti provocati da gravi negligenze”. Per quanto compete alla Giunta regionale dell’Umbria, il drammatico incidente di Capua “ci sollecita – sottolinea - a una maggiore attenzione al rispetto della normativa, delle regole e della legalità, avendo come preoccupazione la salvaguardia della salute e della integrità fisica dei lavoratori”. I tre operai edili (Antonio Di Matteo, 63 anni; Giuseppe Cecere, 52 anni; Vincenzo Musso, 43 anni) deceduti a Capua, “sono morti di solitudine e di insicurezza, perché lo Stato non c’è – prosegue l’assessore - Lo Stato non c’è perché il nostro è un Paese dove il ministro dell’Economia considera un ‘lusso che non possiamo permetterci’ la legge sulla sicurezza del lavoro, la 626”. “Le norme di prevenzione sono nate ed esistono fin dagli anni 1955/56 – ricorda Vinti - La sicurezza sul lavoro è oggi prevista dal testo unico D. Lgs. 81/2008, che impone il risanamento dell’atmosfera mediante ventilazione o altri mezzi idonei. Quando possano esservi dubbi sulla pericolosità dell’atmosfera, i lavoratori devono essere legati con cintura di sicurezza, vigilati per tutta la durata del lavoro e, dove occorra, forniti di apparecchi di protezione. Le norme sono senz’altro tra le più avanzate del mondo – aggiunge - ma nessuno è in grado di obbligare i datori di lavoro a rispettarle. Il problema centrale è relativo a chi vigila sull’applicazione della legge, le Aziende sanitarie locali, che ormai da anni sono state svuotate delle risorse necessarie. Oggi il servizio di prevenzione e vigilanza può realmente intervenire sul 5 per cento dei luoghi di lavoro. Per controllarli tutti occorrerebbero circa 20 anni”. “La causa della tragedia di Capua – sottolinea Vinti - è esattamente la stessa che ha causato quattro anni fa la tragedia a Campello sul Clitunno, dove morirono quattro operai morti. Non è un caso che problemi come questi sorgano con le ditte appaltatrici, spesso edili, che lavorano dovendo risparmiare sui costi e sui tempi, e anche sulla formazione, per avere un margine di guadagno”. “In Italia – dice ancora l’assessore regionale alla Sicurezza nei cantieri - è lunga e drammatica la serie di incidenti durante i lavori di manutenzione in luoghi come silos o cisterne. Il settore edile è composto al 95 per cento da piccole e piccolissime imprese, che svolgono un lavoro non standardizzabile, come invece accade per un impianto produttivo. Si tratta di un fenomeno di polverizzazione che non ha eguali in Europa”. “Le imprese – continua Vinti - devono competere in un mercato in crisi dove la norma, ormai, è affidare il lavoro dopo gare al massimo ribasso, che sta arrivando anche al 50% in Umbria, in una filiera di subappalti sempre più lunga. È ovvio che così i rischi connessi alla sicurezza si scaricano in basso, sul segmento più fragile. Gli ultimi decreti del governo in tema di sburocratizzazione del settore, come l’abolizione della ‘Dia’, la Dichiarazione di inizio attività, sostituita dalla ‘Scia’, una semplice comunicazione, hanno come effetto immediato di rendere il mercato sempre più selvaggio e quindi insicuro, in un mercato a maggior evasione fiscale, Iva e contributiva”. “Sembra che il sistema economico nel suo complesso, incoraggiato dalle politiche governative – rileva Vinti -, per uscire dalla crisi economica stia spingendo le imprese a cercare profitti attraverso la deregolamentazione del mercato del lavoro, e la sicurezza del lavoro è considerata solo, e sempre più, una voce di costo. Invece salvaguardare i lavoratori – conclude - non è solo un atto di civiltà in un Paese democratico: è competitività per l’intero sistema”.  
   
 

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