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Notiziario Marketpress di
Martedì 15 Ottobre 2013 |
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OSTEOARTROSI: IN PROVINCIA DI VERONA NE SOFFRE IL 60% DI CHI SI RIVOLGE A UN CENTRO DI TERAPIA DEL DOLORE
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Dossobuono
(Vr), 14 ottobre 2013 – In provincia di Verona 6 pazienti su 10 che si
rivolgono a un centro di terapia del dolore soffrono di patologie osteoarticolari.
In particolare tra i pazienti affetti da artrosi, circa il 10% dovrà sottoporsi
nel corso della vita a un intervento chirurgico di artroprotesi. Proprio con
l’obiettivo di discutere le novità più attuali nel campo della protesica e
approfondire il tema della gestione del dolore ortopedico, sabato 5 ottobre a
Dossobuono, si sono dati appuntamento
Specialisti Ortopedici e di Medicina Fisica Riabilitativa per il corso “La
chirurgia protesica: applicazioni, revisioni e gestione di sintomi e
complicanze”, che si svolgerà presso l’Hotel Veronesi La Torre. Attesi oltre 50
medici provenienti dal Nord-est e dall’Emilia.
“Particolare
risalto al tema delle protesizzazioni
‘difficili’ e alla gestione delle tanto temute infezioni periprotesiche”,
spiega il professor Araldo Causero, Direttore della Clinica Ortopedica
dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Udine, tra i relatori del corso.
“L’intento è stato quello di evidenziare le corrette indicazioni nella scelta
dell’impianto protesico e nel trattamento delle possibili complicanze. Altro
importante argomento, di grande attualità e che ha suscitato clamore da parte
dei media, sarà la tossicità da metallosi degli impianti protesici. La
liberazione di ioni di metallo da parte di alcuni impianti è possibile, ma va
ridimensionato l’eccessivo allarmismo che si è creato attorno a questo
problema. Il corso ci consentirà di fare chiarezza sulla corretta gestione dei
paziente con protesi potenzialmente a rischio. Ad oggi il problema può essere
giudicato assolutamente sotto controllo”.
Tra i
focus del corso anche la gestione del dolore. “I farmaci più utilizzati nel
trattamento sintomatico del dolore da osteoartrosi sono gli antinfiammatori non
steroidei (Fans), gli analgesici e i
farmaci intra-articolari”, illustra il dottor Vittorio Schweiger, Ricercatore
presso l’Università di Verona, Specialista in Anestesia e Rianimazione,
Responsabile Ospedale senza Dolore e relatore del corso. “Per i rilevanti
effetti collaterali e le implicazioni sul rischio cardio-vascolare, tuttavia i
Fans devono essere limitati a un utilizzo di breve durata. Gli analgesici
oppiacei rappresentano una valida alternativa. Accanto a quelli deboli, possono
essere utilizzati gli oppioidi forti, tra i quali i più interessanti sono il
fentanil e l’ossicodone. Quest’ultimo, in particolare, presenta una notevole
efficacia analgesica. Inoltre, la disponibilità dell’associazione
ossicodone-naloxone protegge il paziente dal rischio di stipsi, effetto
indesiderato spesso presente e particolarmente fastidioso”.
Un buon
controllo del dolore è funzionale anche nei pazienti che arrivano
all’intervento di protesi: “Garantisce la ripresa funzionale, con una maggiore
aderenza del paziente al trattamento riabilitativo”, evidenzia Causero. “Dal punto di vista ortopedico, ci permette
di ottenere un miglior grado di soddisfazione del paziente ma anche dimissioni
più rapide, riducendo, almeno dal punto di vista teorico, i tempi di degenza.
Vi sono inoltre alcuni lavori in letteratura che dimostrano come un miglior
controllo delle algie nei pazienti in attesa di intervento chirurgico di
protesizzazione garantisca una soglia di dolore maggiore nella fase peri e
post-operatoria, con dei valori di dolore più bassi, rilevati dalle scale
numeriche”.
Il
trattamento appropriato del dolore è ormai per il medico un vero e proprio
obbligo, sancito dalla Legge 38/2010, che ha riconosciuto il diritto di ogni
cittadino a non soffrire. “Per quanto riguarda l’applicazione di questa
normativa a livello regionale, dopo alcune incertezze, la situazione del Veneto
sembra essere in rapido sviluppo, potendo contare su realtà operative di
eccellenza e con un’esperienza più che trentennale, che necessitano solo di una
sistemazione organizzativa territoriale. Sono state, infatti, identificate le
strutture di riferimento regionale (Centri Hub) nel Centro di Terapia del
Dolore del Policlinico di Verona, diretto dal Prof. Enrico Polati, e nel Centro
di Terapia del Dolore dell’Ospedale di Treviso, diretto dal dott. Marzio
Bevilacqua. Sono stati identificati inoltre i centri satellite (Centri Spoke),
con i requisiti minimi ai quali debbono rispondere. Per quanto attiene il
monitoraggio della rete di cure palliative e di terapia del dolore rivolta al
paziente in età pediatrica, solamente quattro regioni dichiarano che la rete è
attiva e tra queste è presente il Veneto, insieme a Lombardia, Emilia Romagna e
Basilicata”, conclude Schweiger.
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